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MIUR riveda organizzazione di un concorso nazionale che resta un valore non negoziabile da preservare.

Dopo due anni le soluzioni (non ascoltate) restano le stesse: sede unica/sedi macro-regionali, graduatoria unica nazionale e più risorse alla formazione.

Care Colleghe e cari Colleghi,

con la conclusione delle quattro giornate di selezione per l’accesso alle scuole di specializzazione di medicina è il momento di fare un punto di analisi strutturata della situazione grazie al supporto dai tantissimi input e dalle segnalazioni che ci avete fatto pervenire in queste giornate (che vi invitiamo sempre a indirizzare sia ai contatti ufficiali del MIUR sia agli indirizzi in calce).

In particolare, nonostante nella maggior parte delle aule il concorso sia stato svolto nella correttezza e nella piena osservanza delle indicazioni ministeriali, abbiamo appreso dalle testimonianze dei colleghi di come l’aver trascurato da parte del MIUR le nostre osservazioni (le ultime, ripetutamente inviate, per migliorare specificatamente questo concorso senza causare ritardi e impostare il lavoro per modificare la struttura dei prossimi) ha portato all’emergere delle criticità che continuiamo a rappresentare e prefigurare ormai da ben due anni assieme al Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi (CNAS) sulla base dei dati raccolti dalla consultazione pubblica.

È palese che è ormai necessario un aggiornamento del concorso nazionale, in primis per risolvere la criticità rappresentata dal numero eccessivo di sedi concorsuali (ben 449, addirittura superiori all’edizione dello scorso anno) che, come preannunciato, sembra aver causato una eterogeneità nei controlli e nella sorveglianza!

Appare dunque indispensabile che il MIUR garantisca per i concorsi dei prossimi anni un’impostazione simile a quella dei concorsi di altre categorie professionali (es. notai) con una singola aula capace di accogliere tutti i candidati (es. Rho Fiera Milano, Nuova Fiera di Roma, Fiera di Oltremare Napoli) ovvero, in alternativa, poche gradi sedi macro-regionali gestibili da consorzi inter-universitari (con un numero complessivo nazionale inferiore a 10) al fine di prevenire ed evitare le irregolarità che potenzialmente una parcellizzazione rende possibili e che difatti molti colleghi hanno segnalato quest’anno (con particolare riferimento al crearsi di gruppi di collaborazione in alcune aule).

Altro “aggiornamento” da fare a questa macchina in movimento è sicuramente il passaggio a una graduatoria unica nazionale (che selezioni attraverso un test di carattere generale uguale per tutti) sulla base della quale i candidati risultati idonei possano scegliere liberamente fra le scuole e le sedi rimaste disponibili nell’ordine dettato dalla loro posizione, soluzione che abbiamo da sempre identificato come naturale obiettivo cui tendere.

Guardando ad alcuni timori riferiti al post concorso, oggetto di ampia discussione tra gli aspiranti specializzandi sono i criteri con la quale verranno distribuiti nelle sedi aggregate i vincitori. Difatti, il timore più grande è che a questo riguardo viga ancora la discrezionalità della direzione della scuola, un criterio che contrasta completamente con gli ideali che hanno portato alla nascita del concorso nazionale. In realtà nei mesi scorsi abbiamo lavorato con le istituzioni per sollevare questo tema e una risposta è arrivata dall’Osservatorio Nazionale sulla Formazione Medica Specialistica (ONFMS) con la necessità a questo punto di una reale e sistematica implementazione dei criteri di rotazione, così come stabilito dall’Osservatorio Nazionale.

Resta poi necessario che le Università si attrezzino per garantire dei corsi di preparazione al concorso post laurea, poiché al netto di una buona preparazione di base acquisibile negli anni di studio, è necessaria una preparazione ad hoc per allenare la capacità di risposta sui quiz evitando di delegare tale compito al proliferare di iniziative private assolutamente non controllate a livello qualitativo dal MIUR e il cui costo grava sui singoli concorrenti.

In definitiva è evidente la perfettibilità del concorso che, con i limiti rilevati, presta il fianco a dure critiche ma invitiamo tutti i colleghi a ricordare come il concorso nazionale resti un valore imprescindibile nato sull’onda di una situazione non più sostenibile che aveva reso le vecchie modalità di selezione locale vincolate a logiche totalmente estranee a criteri di merito e trasparenza.

Facciamo pertanto pubblico appello a tutti i concorrenti del concorso nazionale 2016 a fare fronte comune per richiedere l’attuazione immediata dei correttivi necessari (SCARICA FILE) aderendo a iniziative di manifestazione che proporremo nei prossimi mesi per rilanciare un concorso nazionale che rischia di rimanere impantanato in burocrazia e mediocrità e che, invece, con pochi accorgimenti potrà realmente diventare uno strumento importante per la selezione e formazione dei giovani medici della sanità italiana.

Nel frattempo, per ogni evenienza vi invitiamo a monitorare il sito universitaly nei prossimi giorni e facciamo un grande in bocca al lupo a tutti i colleghi concorrenti e li invitiamo ad attendere la prossima pubblicazione delle graduatorie di merito previste per l’11 agosto.

Per segnalazioni, dubbi, proposte vi invitiamo a contattare via e-mail gli indirizzi:

 

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PERCORSO SPECIALISTICO PER LA FORMAZIONE SPECIFICA IN MEDICINA GENERALE. DIFFUSI TIMORI INFONDATI TRA I CORSISTI E I GIOVANI MEDICI DI MEDICINA GENERALE PER CREARE MOVIMENTO DI OPINIONE CONTRO IL CAMBIAMENTO. FACCIAMO CHIAREZZA.

Assistiamo negli ultimi giorni al diffondersi sul web di notizie allarmanti sulle conseguenze dell’evoluzione in percorso specialistico della formazione specifica in medicina generale, sostenute per giunta da vari esponenti del mondo sindacale. Tale allarmismo è stato motivato, oltre che con il tema “evergreen” dell’equipollenze, con una lettura approssimativa della proposta di bozza del nuovo ACN proposta dalla Sisac, arrivando ad ipotizzare scenari complottistici finalizzati a fare della medicina generale una valvola di sfogo occupazionale per i medici specialistici.

Riteniamo pertanto utile e corretto nei confronti dei colleghi cercare di chiarire le incertezze createsi in questi giorni, raccogliendo e dando risposta ai più frequenti timori alimentati in questi giorni e fornendo, nell’esposizione, i riferimenti normativi in modo tale che tutti possano verificare personalmente quanto detto.

 

L’evoluzione a percorso specialistico della formazione specifica in medicina generale aprirà all’ “invasione della medicina generale”?

Ricordiamo che l’Italia è uno dei pochissimi Paesi Europei dove la formazione specifica in medicina generale non è considerata una specializzazione, senza per questo assistere nel resto d’Europa alla tanto temuta “invasione della medicina generale”.

L’esercizio della professione di medico di medicina generale è vincolato dalla normativa europea al possesso di un titolo attestante una formazione specifica in medicina generale (Art. 7 Direttiva 86/457/CEE , Art. 36 Direttiva 93/19/CE, Art. 29 Direttiva 2005/36/CE ). A tale normativa l’Italia deve attenersi, tanto che l’ormai famoso D.lvo 17 Agosto 1999, n. 368 che regola la formazione specifica in medicina generale italiana, altro non è se non il recepimento di una di queste direttiva: la Direttiva 93/19/CE. Il D.lvo reca in sé, infatti, l’ “Attuazione della direttiva 93/16/CEE in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli e delle direttive 97/50/CE, 98/21/CE, 98/63/CE e 99/46/CE che modificano la direttiva 93/16/CEE”. La normativa europea prevede che il titolo possa essere rilasciato al termine di un percorso di formazione specifica in medicina generale, che ogni Stato Membro è tenuto a istituire.

La normativa prevede la possibilità, inoltre, che gli Stati Membri possano decidere di rilasciare il titolo a chi abbia compiuto una formazione diversa da quella sopra citata, purché complementare, fissandone i requisiti minimi:

1) essere rilasciata da un ente riconosciuto;

2) prevedere 6 mesi all’interno di un ambulatorio MMG o dove si dispensino cure primarie;

3) comprova conoscenze di livello qualitativamente equivalente a quelle fornite dal percorso di formazione specifica in MG.

Questa possibilità, per giunta non recepita in Italia, se da una parte non limita al solo percorso di FSMG la possibilità di rilasciare il titolo di FSMG, dall’altra fissa dei paletti molto precisi sul profilo professionale di chi può esercitare la professione di medico di medicina generale. A tal proposito è utile far presente come, in Italia, potrebbe ambire a soddisfare i requisiti sopra citati solo la Scuola di Specializzazione di Medicina di Comunità e Cure Primarie e non altre Scuole di Specializzazione. Da notare come la normativa europea non parla di equipollenze, ma, negli Stati che ammettono tale possibilità, consente il rilascio stesso del titolo attestante la formazione specifica in medicina generale.

 

La specializzazione in medicina interna e titoli equipollenti sono, secondo l’ultima bozza ACN avanzata dalla Sisac, titoli sufficienti per l’iscrizione alla graduatoria regionale?

No. Questo errore interpretativo della bozza dell’ACN è stato generato ponendo l’accento sulla lettura del solo Allegato 1, in cui sono elencati i titoli utili per la formazione delle graduatorie regionali, tralasciando di precisare che le condizioni necessarie per l’iscrizione alla graduatoria regionale sono in realtà stabilite dall’Art. 17 comma 3. Tra le condizioni necessarie, infatti, si ritrova il possesso dell’ “attestato di formazione in medicina generale, o titolo equipollente, come previsto dal D.Lgs. 17 agosto 1999 n. 368 e successive modifiche e integrazioni.” Da notare che nell’ ACN 2005 in vigore, all’Art. 15 era presente la stessa condizione: “essere in possesso dell'attestato di formazione in medicina generale, o titolo equipollente, come previsto dai decreti legislativi 8 agosto 1991, n. 256, 17 agosto 1999 n. 368 e 8 luglio 2003 n. 277”. Le due scritture sono infatti equivalenti dal momento che il D.lvo 277/2003 introduce una modifica (l’introduzione del trienno al posto del biennio) al D.lvo 368/99, in recepimento della Direttiva 2001/19/CE. Per i motivi sopra esposti, titoli equipollenti per esercitare la professione di medico di medicina generale non esistono.

Rispetto al precedente ACN, tuttavia, si registra un maggior peso dato ai titoli di specialista in medicina interna/equipollenti e affini a questa disciplina, che passano rispettivamente da 2 e 0,5 punti a 4 e 2 punti. Ciò vuol dire che chi possiede già un titolo di formazione specifica in medicina generale, ma ha al contempo una formazione specialistica ricevuta nelle discipline sopracitate, vedrà pesare maggiormente in graduatoria rispetto al passato la propria formazione specialistica. La scelta può essere discutibile, ma si tratta di un bagaglio culturale che la Sisac ha ritenuto opportuno valorizzare. L’aver aumentato il peso di tali formazioni specialistiche, senza necessità di scomodare tesi complottiste, dovrebbe far riflettere sul fatto che evidentemente il titolo di specialista in tali discipline viene ritenuto, rispetto al passato, indice più affidabile di garanzia della qualità del professionista. Più che un tentativo di valorizzare la specializzazioni in medicina interna con le sue equipollenze e affinità, ci chiediamo se questo non rappresenti un’accresciuta sfiducia nel valore della formazione fornita dai corsi di formazione specifica regionali e, pertanto, un segno da interpretare in modo diametralmente opposto di chi vede nei corsi regionali una “difesa” della medicina generale.

 

Se per esercitare la medicina generale è necessario un titolo di formazione specifica in medicina generale perché i medici abilitati entro il ’94 possono esercitare la professione di medico di medicina generale?

I medici abilitati prima del 1 Gennaio 1995 possono esercitare la medicina generale in virtù del diritto acquisito. Anche questo aspetto non dipende dalle norma italiana, bensì dalla stessa normativa europea (Art. 7 Direttiva 86/457/CEE , Art. 36 Direttiva 93/19/CE, Art. 29 Direttiva 2005/36/CE ) e stabilita nella nostra normativa nazionale all’Art. 30 del D.lvo 368/99. L’interpretazione attuale del diritto acquisito, particolarmente generosa, lascia sostanzialmente la possibilità a tutti gli abilitati entro il 1 Gennaio 1995 di accedere alla medicina generale (CLICCA QUI per saperne di più)

 

Se per esercitare la formazione specifica in medicina generale è necessario un titolo di formazione specifica in medicina generale, perché i medici abilitati non in formazione possono esercitare la medicina generale anche senza FSMG?

In realtà questa è un’anomalia Italiana. Il motivo è da ricondursi verosimilmente ad un’interpretazione molto lassa della normativa europea, come stabilita all’Art. 29 Direttiva 2005/36/CE, limitandone l’applicazione solo al fine dell’iscrizione alla graduatoria regionale e quindi al convenzionamento. Sebbene con qualche debole accenno (vedi Art 37 comma 3 dell’ACN in vigore), un’interpretazione stringente della normativa europea non sembra essere stata posta tra le priorità delle precedenti contrattazioni dell’ACN. A causa di ciò, inoltre, durante il corso di formazione specifica in medicina generale i corsisti non solo non vengono impiegati come gli unici medici a poter esercitare la professione di medico di medicina generale in assenza di attestato di formazione specifica in medicina generale, ma si vedono sistematicamente scavalcati da colleghi non in possesso di titolo di formazione specifica in medicina generale (CLICCA QUI per saperne di più).

 

Se la formazione specifica in medicina generale diventa una specializzazione il mio titolo non avrà più valore?

Come detto sopra, per esercitare la professione di medico di medicina generale è necessario essere in possesso di un attestato di formazione specifica in medicina generale. Il Diploma di Formazione Specifica in Medicina Generale conseguito a seguito di un corso triennale è e rimarrà uno di questi titoli. A tal proposito non tutti sanno che in Italia esistono già altri tre titoli, precedenti a quello rilasciato attualmente dai corsi triennali (D.lgs 17 Agosto 1999, n. 368 e D.lgs 8 Luglio 2003, n. 277) , che attestano una formazione specifica in medicina generale: 1) Attestato di compiuto tirocinio teorico-pratico per la formazione specifica in medicina generale (L. 8 Aprile 1988, n.109); 2) Attestato di formazione specifica in medicina generale (D.Lgs 8 Agosto 1991, n.256); 3) Diploma di formazione specifica in medicina generale (corso biennale; D.lgs 17 Agosto 1999, n. 368). Quindi i titoli di formazione conseguiti continueranno ad avere lo stesso valore che possiedono attualmente.



Se la formazione specifica in medicina generale diventa una specializzazione la formazione dei futuri medici di medicina generale avverrà negli ospedali anziché sul territorio?

Come già ripetuto la formazione specifica in medicina generale è una specializzazione in molti Paesi europei, senza che ciò implichi che tale formazione avvenga solo negli ospedali. Domina l’idea che debba esistere necessariamente un’identità tra Università e Ospedale, senza far notare che tale identità è essa stessa un prodotto culturale dell’evoluzione storica della formazione medica, conseguenza dell’ospedalo-centrismo che ha caratterizzato la medicina e di conseguenza la formazione medica. Oggi, tuttavia, sappiamo che la medicina richiede una riconversione verso il territorio e pertanto è giunta l’ora che gli enti e le istituzioni dedicati alla formazione escano dagli ospedali e che al contempo il territorio sappia diventare un centro della formazione medica, sia pre-laurea che post-laurea.



Il richiamo al Medico di Cure Primarie è un chiaro riferimento alla volontà di aprire ad altri specializzazioni la medicina generale.

Il termine medico di cure primarie risulta utilizzato nella bozza di ACN per indicare, nel ruolo unico, indistintamente il medico a ciclo di scelte e il medico ad attività oraria. Su questo termine sui social si è assistito alle più fantasiose ideazioni, facendo leva sul fatto che tale termine è presente nel nome della Scuola di Specializzazione proposta come percorso specialistico per la FSMG dalle Regioni. Appare peraltro singolare osservare come nel precedente ACN si usasse il termine medico di assistenza primaria senza che questo generasse particolari reazioni. Dal momento, inoltre, che cure primarie e assistenza primaria sono in Italia sinonimi, è verosimile che, essendo il termine medico di assistenza primaria già stato utilizzato in passato, al fine di non generare confusione, si sia semplicemente preferito il termine cure primarie.

Preoccupano per altro vedere in più commenti come le cure primarie/assistenza primaria sia spesso identificata con la sola figura del medico di medicina generale, mentre teniamo a ricordare come l’assistenza primaria/cure primarie altro non sono che l’universo al cui interno si colloca anche la medicina generale.

 

Invitiamo i colleghi a prendere personalmente visione dei riferimenti normativi riportati al fine di non cadere preda dei timori che si sono propagati nella rete. Ci auguriamo inoltre che possa aprirsi una discussione seria sul tema dell’evoluzione della formazione specifica in medicina generale, che permetta ai corsisti di farsi un’idea non condizionata sulle opportunità e sui limiti di tale evoluzione.

Il Dipartimento di Medicina Generale del SIGM sostiene la proposta delle Regioni di istituire un percorso specialistico per la FSMG che nasca dall’incontro dell’unica esperienza universitaria dedicata alle cure primarie, l’attuale Scuola di Medicina di Comunità e Cure Primarie, ma prevedendo al contempo la valorizzazione del bagaglio esperienziale dei Corsi regionali. La proposta, prendendo le mosse dalla Scuola di Medicina di Comunità e Cure Primarie, ne prevede la ridefinizione dell’ordinamento didattico, della durata, dei criteri e degli standard per l’accreditamento delle strutture della rete formativa mediante un accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni. In tale sede è prevista l’individuazione delle modalità per la valorizzazione e l’inclusione nel processo formativo del patrimonio esperienziale delle scuole regionali di medicina generale. La proposta prevede il coinvolgimento del MIUR nella definizione dei protocolli di intesa al fine di disciplinare le modalità del rapporto di collaborazione per la formazione specialistica dei medici di medicina generale. Se ben guidato questo processo rappresenterebbe in sostanza l’evoluzione e riqualificazione delle reti territoriali dei CFSMG, consentendo tuttavia alla formazione in medicina generale di assumere lo stato di Scuola di Specializzazione con tutte le conseguenze in termini di accesso alla ricerca e promozione della cultura delle cure primarie che questo può comportare, sia nella formazione post-laurea che pre-laurea.

Consci che l’evoluzione in percorso specialistico non risolverà in automatico i problemi della formazione specifica in MG, crediamo che tale passo getterà le premesse affinché questo processo prenda finalmente il via anche in Italia, dopo 20 anni di sostanziale ristagno. Crediamo inoltre che il riconoscimento accademico della formazione specifica in medicina generale possa rappresentare un’importante occasione di valorizzazione dell’intera Medicina Generale, tanto più proficuo quanto la Medicina Generale saprà guidare con coraggio tale processo, anziché ostacolarlo per attendere casomai, in un futuro non troppo lontano, di dover ricorrere frettolosamente ai ripari se il cambiamento verrà imposto dalla Comunità Europea.

 

FORMAZIONE SPECIFICA IN MEDICINA GENERALE: CON IL TWEET MOB I PORTATORI DI INTERESSE SOSTENGONO A GRAN VOCE LA PROPOSTA DI PERCORSO SPECIALISTICO!

 

GIOVANI MEDICI (SIGM): grande riscontro di adesioni al twitter-facebook mob organizzato per sensibilizzare le istituzioni e sostenere la proposta di un percorso specialistico per la Medicina Generale. Laddove si disattendesse nuovamente l'evoluzione della formazione specifica in Medicina Generale, si registrerebbe un ulteriore intollerabile segnale di disattenzione da parte delle Istituzioni nei confronti di un settore strategico per tutto il SSN.


L’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) e il Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi (CNAS) esprimono soddisfazione per il grande risconto di adesione al social flashmob lanciato in data 21 Giugno 2016 su Twitter e Facebook.

L'hashtag utilizzato (#specializzazioneMG) è diventato ben presto virale nei social rappresentando lo strumento per per i giovani medici far sentire la propria voce alle istituzioni tutte, una voce unanime che chiede con forza il cambiamento.

La grande adesione al social flashmob, con l'hashtag #specializzazioneMG che è stato per ore il primo trending topic della politica italiana e un numero imprecisato di messaggi su FB rivolti alle  istituzioni, ha rappresentato le giuste aspettative di migliaia di medici in formazione e di aspiranti specializzandi ma soprattutto l'interesse e la voglia dei giovani camici bianchi di imprimere una svolta radicale alla Formazione specifica in medicina generale.

L’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) e il Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi (CNAS) chiedono pertanto alle Regioni, nello specifico ad Antonino Saitta, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, al Ministro della Salute di farsi portavoce dei portatori di interesse e supportare la proposta di evoluzione della formazione specifica in medicina generale in un percorso Specialistico Accademico di Medicina di Comunità e Cure Primarie per la formazione dei futuri Medici di Medicina Generale, basato su una rete formativa integrata tra Territorio e Università, mantenendo e valorizzando quindi le esperienze maturate negli anni nei corsi regionali.

SIGM - Associazione Italiana Giovani Medici

CNAS - Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi



 

FORMAZIONE SPECIFICA IN MEDICINA GENERALE: TWEET MOB PER LA SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE!!

L'Associazione Italiana Giovani Medici e il Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi sostengono con forza la proposta avanzata dalla Regioni lo scorso 4 Maggio riguardante la Formazione Specifica in Medicina Generale, nell'ambito della discussione sul Ddl ex Art 22 del Patto per la Salute. Tale proposta consentirebbe l’evoluzione della Formazione Specifica in Medicina Generale in un percorso Specialistico Accademico di Medicina di Comunità e Cure Primarie per la formazione dei futuri Medici di Medicina Generale, basato su una rete formativa integrata tra Territorio e Università, mantenendo e valorizzando quindi le esperienze maturate negli anni nei corsi regionali.

Una siffatta proposta comporterebbe non pochi effetti positivi sui medici in formazione, sulla formazione e più in generale su tutto il SSN:

  • Riconoscimento accademico della disciplina della medicina generale e delle cure primarie, al pari di quanto già avviene in quasi tutta Europa. Ciò permetterebbe di avviare il percorso per la creazione di uno specifico settore scientifico disciplinare autonomo di riferimento per la Medicina Generale e le Cure Primarie, favorendo la ricerca in medicina generale, nonchè l’attivazione di corsi di dottorato di ricerca in Medicina Generale e Cure Primarie; tale percorso rappresenterebbe inoltre il volano per un reale inserimento dell’insegnamento della Medicina Generale, e più in generale delle Cure Primarie, all’interno dei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, oggi presente a macchia di leopardo e con ampia variabilità sul territorio nazionale, oltre che la formazione di una classe di ricercatori e di una classe docente universitaria nell’ambito delle Cure Primarie.

  • Parificazione dei diritti del medico in formazione in medicina generale con il medico in formazione specialistica. Allo stato attuale si ha invece una sperequazione iniqua tra le due categoria sia da un punto di vista economico, che dei diritti, della mobilità e delle opportunità formative.

  • Valorizzazione della Medicina Generale. Attualmente la differenza tra i corsi di formazione specifica in medicina generale e le scuole di specializzazione fa apparire, agli occhi delle giovani generazioni di medici, il medico di medicina generale come medico di serie B sminuendo il valore di una figura cardine per l’assistenza primaria e, di conseguenza, fondamentale per il funzionamento dell’intero SSN.

  • Definizione di standard formativi omogenei sul territorio nazionale che consentano di formare futuri medici di medicina generale orientati alle cure primarie e alla comunità, tenendo conto dei nuovi scenari di salute e delle crescenti cronicità;

  • Creazione di un concorso unico nazionale con unica graduatoria con ottimizzazione degli accessi nel post lauream: l'attuale esistenza di due concorsi  che hanno svolgimento in date distinte e generano due graduatorie separate determina la perdita di contratti o borse di formazione per rinuncia da parte dei candidati vincitori di entrambe le selezioni. Ciò non impedirebbe comunque alle regioni di stanziare borse regionali aggiuntive in base alle necessità locali e vincolare al proprio territorio i futuri Medici Specialisti.

 

Al fine di sostenere la proposta innovativa avanzata dalle Regioni, il SIGM e il CNAS hanno organizzato un Tweet-Facebook mob a partire dalle 12:30 di martedì 21 Giugno, in modo da sensibilizzare attraverso i Social Network le Istituzioni tutte affinché si abbia il coraggio politico di cambiare radicalmente la Formazione Specifica in Medicina Generale, valorizzandola e riconoscendola quale disciplina accademica.

 

Hashtag  su TWITTER e Facebook(per chi non avesse TWITTER): #specializzazioneMG

Indirizzare a: @antonino_saitta @sergioventuribo @BeaLorenzin @DonataLenzi @federicogelli @f_crimi @SteGiannini  @giovanimedici

Vai anche sull'evento facebook

 

 

 

SIGM - Associazione Italiana Giovani Medici

CNAS - Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi

 

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