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Notice

Emendamenti Concorso di Specializzazione: i chiarimenti dei Giovani Medici

Intendiamo richiamare l’attenzione su un emendamento in tema di formazione medica specialistica, recentemente presentato in seno al Decreto Legge di Semplificazione http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emendc&leg=18&id=1094568&idoggetto=1095835 Da sempre la nostra Associazione è a favore della trasparenza. Non a caso, negli scorsi anni, ha sostenuto in prima linea la riforma dell’accesso alle Scuole di Specializzazione, fondata su un concorso a graduatoria nazionale. E siamo, ancora oggi, impegnati per richiedere la semplificazione degli standard organizzativi delle prove di accesso alle SSM. Pertanto, non possiamo che accogliere favorevolmente qualsivoglia emendamento che preveda la pubblicazione, prima dello svolgimento delle prove concorsuali, del numero di contratti di formazione specialistica abbandonati nel corso dell’anno accademico precedente (cosa peraltro parimenti richiesto dalla nostra Associazione in passato (https://drive.google.com/file/d/1Jz4JgrQ5qqr2ZLREi2uYwEEhzt4pgY9f/view).

 

Tuttavia, è bene fare alcune precisazioni a beneficio di giovani medici aspiranti specializzandi. In verità, già dal 2014, tale aspetto è regolamentato nei Bandi di accesso alle scuole di specializzazione, laddove è stabilito quanto segue:

 

1) Premesse: VISTA la nota del 4 aprile 2018 prot. n. 10781 con la quale il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, con riferimento alla coorte di specializzandi iscritti agli a.a. precedenti all’a.a. 2017/2018, ha comunicato al Ministero dell’Economia e Finanze l’ammontare della spesa prevista per l’A.A. 2017-2018, comprensiva anche delle sospensioni, relativa alla corresponsione dei contratti di formazione medica specialistica già in essere, al netto della quale risultano attivabili con risorse statali n. 6.200 contratti di formazione medica specialistica per l’A.A. 2017-2018;2

 

2) Articolo 10: […] “I contratti di formazione specialistica eventualmente resisi liberi sono oggetto, compatibilmente con le procedure ministeriali in atto, di riassegnazione nell’ambito del contingente dei contratti di specializzazione per i successivi anni accademici.”

Nonostante ciò, in passato è stato fatto notare come non ci sia corrispondenza tra il numero di contratti abbandonati/non assegnati nell’anno accademico precedente e quello dei contratti rimessi a bando nell’anno accademico successivo. Come mai accade?

 

Anche questo è già in parte spiegato nel bando, sempre nelle premesse: TENUTO CONTO che parte delle risorse residue relative all’a.a. 2016-2017 sono state accantonate, in via prudenziale, a copertura delle eventuali spese a carico dello Stato per il finanziamento dei contratti di formazione medico specialistica quale conseguenza di una eventuale soccombenza del Ministero nel contenzioso instaurato avverso la procedura concorsuale relativa all’a.a. 2016/2017;” (http://www.miur.gov.it/documents/20182/6487429/DECRETO+N.+1208+DEL+17+MAGGIO+2018.pdf/f9b6cab8-505b-49cc-ab45-af45d70237fc?version=1.0)

 

Ma vi sono non altri meccanismi di natura amministrativo-contabile che riteniamo opportuno spiegarvi di seguito. Giova spiegare, innanzitutto, che la contabilità nella Pubblica Amministrazione segue l’anno solare (inizio 1 gennaio e scadenza 31 dicembre) e non certamente quello accademico. Per di più, l’anno accademico di riferimento per le scuole di specializzazione è sfalsato di un anno indietro nel tempo (gli attuali neospecializzandi risultano iscritti all’a.a. 2017/2018, con inizio delle attività assistenziali il 1° novembre 2018).

Laddove, ad esempio, si sia registrata nel precedente anno accademico una rinuncia in corso d’opera, non è detto che le corrispondenti economie liberatisi, a causa di ineludibili passaggi economico-contabili e del predetto disallineamento, possano essere immediatamente disponibili in tempo per il successivo bando di specializzazione.

Infatti, lo Stato centrale trasferisce le somme spettanti alle Università tramite il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), con cadenza annuale.

Ogni coorte di specializzandi ha iniziato la propria attività in anni differenti: può accadere che un medico in formazione specialistica rinunci all’inizio dell’anno accademico, ma può anche accadere che rinunci ad anno iniziato, o magari a ridosso del 31 Dicembre quando la contabilità solare è già chiusa (in molti casi, se vi rivolgete alle vostre Segreterie, vi rendete conto che la contabilità chiude già nelle prime settimane di Dicembre, per poi riaprire a Gennaio). Qualora accada una situazione del genere, la rinuncia viene contabilizzata ancora per l’anno successivo, cioè nel concorso che viene bandito due anni dopo l’effettiva rinuncia.

In altre parole, se si registra la rinuncia di un contratto entro un termine temporale utile, ovvero tale da allinearsi con le scadenze amministrative, allora in linea teorica si potrebbe disporre delle economie per l’anno successivo. Ma se, come invece avviene spesso, tale rinuncia è troppo a ridosso della scadenza dell’anno solare (31 dicembre) o se scavalla nell’anno solare successivo, tali economie non sono immediatamente recuperabili dalla Stato. Ne consegue, pertanto, che le Università non “conservano” tali somme, nè sono autorizzate ad utilizzarle per finalità diverse da quelle della formazione medica specialistica. Semmai, parte di tali fondi residuali (ma potrebbe accadere tutti) sono utilizzati dalle Università, di concerto con il MEF ed il MIUR, per coprire le spettanze relative al recupero della formazione da parte delle giovani colleghe che esercitano il diritto del congedo di gravidanza, ovvero da parte di tutti quei colleghi che siano costretti ad assentarsi dalla formazione/lavoro per periodi superiori ai 40 giorni. Queste colleghe e questi colleghi dovranno recuperare la formazione in coda all’anno di riferimento, percependo di diritto la parte fissa della retribuzione. Ne consegue che, di anno in anno, attraverso il FFO lo Stato trasferisce alle Università le risorse spettanti al netto delle risorse residue, recuperando, laddove necessario, le risorse non effettivamente erogate dall’Università, anche se risalenti.

 

Alla base di tutto, al di là della complessità di tali passaggi, la garanzia che le risorse residuali destinate ai contratti di formazione medica specialistica non vengano “distratte” per altre finalità, deriva dal fatto che nel bilancio statale esiste un capitolo di spesa dedicato ai contratti di formazione specialistica e, pertanto, a quello si deve fare riferimento. Ed ogni eventuale storno, non potrebbe che avvenire tramite espresse disposizioni in sede di bilancio dello Stato. Non ci risulta che, almeno negli ultimi 10 anni, una siffatta fattispecie si sia mai verificata, anzi, il capitolo del spesa, a partire dall’anno accademico 2012/2013 è stato sempre progressivamente implementato.

 

In conclusione, ben venga la trasparenza, ma sia altrettanto benvenuta una rappresentanza competente e responsabile, tale da fornire ai medici in formazione specialistica ed agli aspiranti Specializzandi informazioni complete ed esaustive. Il rischio, altrimenti, è quello di scadere in  annunci sensazionalistici o, addirittura, di dare informazioni distorte rispetto alla verità fattuale. Nel caso dell’emendamento in questione, pertanto, non è per nulla detto che rendere note “per legge” quante e quali risorse siano residuate dalla rinunzia, ovvero dalla non assegnazione, di contratti nel corrente anno accademico, possa tradursi, nel prossimo bando di concorso, in una pedissequa disponibilità di tali somme per stanziare contratti aggiuntivi.

 

Il Segretariato Italiano Giovani Medici

 

GRADUATORIE CONCORSO MEDICINA GENERALE 2018-21: NON ABILITATI VINCITORI DI PIU' DI UN TERZO DELLE BORSE. SIGM-SIMeG: "NECESSARIA ULTERIORE PROROGA DEGLI SCORRIMENTI OLTRE SETTEMBRE 2019"

Il Dipartimento di Medicina Generale (S.I.Me.G) del Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) apprezza lo sforzo dimostrato dal Ministro Grillo che, accogliendo le istanze da noi presentate, ha firmato il provvedimento con il quale viene stabilito il prolungamento, a 180 giorni dalla presa di servizio, degli scorrimenti delle graduatorie regionali di merito per l’accesso ai Corsi di Formazione Specifica in Medicina Generale per il triennio 2018-2021.

Tuttavia, il prolungamento delle graduatorie fino a settembre 2019, previsto dal Decreto, potrebbe non essere sufficiente a scongiurare la perdita di borse.

Dall’analisi delle graduatorie finora pubblicate (link), infatti, si evince che in media il 38% delle borse di studio è stato assegnato a colleghi non ancora abilitati all’esercizio della professione medica che, come tali, non hanno mai sostenuto il Concorso per l’accesso alle Scuole di Specializzazione, e che quindi potrebbero decidere di partecipare alla prossima prova concorsuale, la quale si svolgerà verosimilmente nella primavera/estate 2019.

Alla luce di ciò, il pericolo che molte di queste borse vadano perse diventa sempre più concreto, rischiando di vanificare l’aumento del numero di contratti messi a disposizione dal Ministero che ha determinato lo slittamento del Concorso di ammissione ai Corsi di Formazione in Medicina Generale per il triennio 2018-21 al mese di dicembre 2018 e della presa di servizio per i giovani colleghi.

In alcune regioni l’aumento dei contratti è stato addirittura numericamente inferiore al numero di non abilitati vincitori di borsa.

Per scongiurare il rischio di perdita di borse, il SIGM chiede un’ulteriore proroga degli scorrimenti delle graduatorie regionali per l’accesso ai CFSMG oltre i 180 giorni previsti dal Decreto Ministeriale. Tale proroga consentirebbe di riassegnare, secondo l’ordine della graduatoria, i contratti abbandonati dai candidati che dovessero iscriversi ad una Scuola di Specializzazione anche qualora le graduatorie del concorso SSM dovessero scorrere oltre il mese di Settembre.

Vista la reiterata necessità di mantenere le Graduatorie del Concorso per l’accesso al CFSMG per periodi lunghi (vedi, oltre al concorso 2018-2021, gli anni 2014-2017 e 2017-2020), il SIGM chiede al Ministero, come già fatto in passato, di unificare i due concorsi per l’accesso al Corso di Formazione in Medicina Generale e alle Scuole di Specializzazione di Area Medica, con la creazione pertanto di una graduatoria unica, al fine di risolvere definitivamente le criticità della perdita di borse.

Inoltre, visti gli slittamenti che il Concorso per l’accesso ai CFSMG ha subito negli ultimi due anni, e preoccupati dal fatto che, con ulteriori slittamenti, si rischierebbe la perdita di un anno di borse di formazione, in una situazione di ormai dichiarata carenza di Medici di Medicina Generale nel prossimo futuro, chiediamo il rispetto dei tempi per i prossimi concorsi, con lo svolgimento di quello per il triennio 2019-2022 già nell’estate del 2019.

 

GRANDE DELUSIONE DEI GIOVANI MEDICI PER IL DL SEMPLIFICAZIONI

 

L'Associazione Italiana dei Giovani Medici (SIGM), insieme al Coordinamento degli Specializzandi in Medicina d’Emergenza-Urgenza (CoSMEU) e a FederSpecializzandi esprime forte preoccupazione circa l'emendamento prevede accesso a concorsi in Medicina d’Urgenza anche senza specializzazione del DL Semplificazioni.

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO ISCRIZIONE CONCORSI ACCETTAZIONE E URGENZA SENZA TITOLO

Abbiamo appreso a mezzo stampa che la maggioranza di Governo ha presentato una proposta per permettere ai medici che abbiano maturato almeno quattro anni di esperienza in area di emergenza-urgenza negli ultimi dieci, di accedere, anche in assenza di diploma di specializzazione, ai concorsi per la Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza.
Leggiamo la notizia con frustrazione, delusione, rammarico e rabbia, ma non con sorpresa.
La frustrazione nasce dal fatto che mille parole siano cadute nel vuoto, inascoltate.

La frustrazione nasce dal fatto che mille parole siano cadute nel vuoto, inascoltate.
Dopo aver evidenziato per anni le criticità nel settore dell’emergenza, quest’estate avevamo inviato al Sottosegretario alla Salute Prof. Bartolazzi una serie di proposte per migliorare la situazione di carenza cronica, poi riprese anche da un nutrito gruppo di colleghi su Quotidiano Sanità.

Per rendersi conto del quadro di carenze drammatiche di figure specialistiche per l’emergenza-urgenza e in presenza di stime catastrofiche, vogliamo ricordare che la scuola di specializzazione in medicina d’emergenza-urgenza esiste solo dal 2008-2009 e a partire dal 2014 sono stati immessi sul mercato del lavoro circa 300 specialisti addestrati specificatamente a gestire le urgenze e le emergenze, sia all’interno dell’ospedale che sul territorio, a fronte di circa 2800 Anestesisti e 1600 Chirurghi Generali.

Nonostante alcuni incrementi, il finanziamento nell’ultimo concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione di medicina d’emergenza-urgenza è stato di soli 162 contratti ministeriali: un numero del tutto insufficiente, anche nel caso di un sistema a regime, considerando che sul territorio nazionale sono presenti 844 PS/DEA, di cui 513 di base e 331 ad alta complessità e 76 centrali operative di emergenza territoriale con sedi di automediche/ambulanze medicalizzate/elisoccorso.

Sicuramente la situazione che l’attuale Governo ha ereditato è il frutto di un decennio di una politica miope sia delle Istituzioni centrali che locali. L’adozione di soluzioni inadeguate, stabilmente provvisorie, e la contemporanea assenza di provvedimenti strutturali, di fatto, rende però gli attori attuali allo stesso modo responsabili.

Sappiamo che qualcuno potrà obiettare che, proprio perché il problema della carenza degli specialisti nei PS è reale e improcrastinabile, occorre intanto attivarsi anche con soluzioni immediate e temporanee.

Ci teniamo però a sottolineare una cosa: attualmente, sono 28 le specialità che garantiscono la possibilità di essere assunti come medici di Pronto Soccorso, eppure si denuncia una cronica assenza di candidati ai concorsi e una fuga sistematica di coloro che già lavorano nei PS.

Nessuno si chiede il perché?

Come già espresso in precedenza, la risposta sta a valle dell’intera filiera formativa: condizioni di lavoro massacranti, assenza di una remunerazione in proporzione al carico di lavoro (fino a 6-8 notti al mese, festivi e superfestivi compresi), mancanza di sbocchi universitari e di altri ambiti di carriera.

L’emendamento al DL Semplificazioni prova a tamponare l’emergenza sfruttando le condizioni critiche raggiunte, ma continua a ignorare deliberatamente interventi strutturali che mirino ad aumentare la qualità del lavoro: facendo ciò, si mortificano sia coloro che si sono avviati in un percorso di formazione mai davvero valorizzato, sia coloro che per anni hanno lavorato senza specializzazione e che accetteranno le attuali condizioni contrattuali, da cui tutti fuggono, pur di stabilizzarsi.

Ciò che viene proposto penalizza inoltre il merito: quale incentivo avrebbe il neolaureato a specializzarsi e ad acquisire specifiche competenze? Perché mai partecipare ad un concorso altamente selettivo, trasferirsi in un’altra città, spesso in un’altra Regione, per frequentare una scuola di specializzazione impegnativa, di cinque anni, che richiede sacrificio ed abnegazione?

Quale cittadino si sentirebbe tranquillo a farsi operare da un medico non specializzato in chirurgia?

Chi si sottoporrebbe a coronarografia praticata da un medico non specializzato in cardiologia?

E allora perché in Pronto Soccorso dovrebbe essere differente?

Non vogliamo mancare di fiducia nei confronti dei Colleghi che non hanno avuto negli anni la possibilità di formarsi: anche loro sono vittime di politiche lavorative e di programmazione dissennate.

La nostra è una riflessione di sistema, che punti a tutelare la Salute dei Cittadini, che esigono professionisti di alto livello specie in un contesto delicato come le emergenze, e a valorizzare appieno un sistema formativo ancora in sviluppo.

Ancora una volta, dunque, chiediamo a gran voce la necessità di intervenire prioritariamente garantendo:

  1. Il miglioramento qualitativo delle condizioni lavorative, per rendere appetibile e valorizzare la figura del medico dell’emergenza-urgenza, caratterizzata da un elevato carico di lavoro e di responsabilità, mediante un incremento della retribuzione e il riconoscimento dello stato di “lavoro usurante”, che permetterà di beneficiare di tutele specifiche.

  2. Un aumento adeguato del numero di contratti di formazione in medicina d’emergenza-urgenza; se davvero l’esecutivo volesse risolvere questo problema dovrebbe fornire ALMENO quattromila borse in medicina d’emergenza-urgenza nei prossimi 5 anni (800 all’anno), in accordo alle stime effettuate sulle necessità future.

Soluzioni come quella proposta dall’emendamento al DL Semplificazioni sono solo blandi palliativi, e non possono che essere temporanee e provvisorie, limitandosi categoricamente ad un contesto eccezionale di cui le istituzioni devono farsi carico in maniera strutturale.

Siamo a disposizione per un confronto plurale e condiviso per discutere ulteriori soluzioni pratiche per la risoluzione delle attuali e future criticità della medicina d’emergenza-urgenza, con l’obiettivo ultimo di tutelare il diritto alla salute dei Cittadini e la qualità del percorso formativo di tanti giovani colleghi.

Coordinamento degli Specializzandi in Medicina d’Emergenza-Urgenza (CoSMEU)

Associazione Italiana dei Giovani Medici (SIGM)

FederSpecializzandi

Alexandra Asrow - Italian Ambassador - American College of Emergency Physicians (ACEP)

 

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