La Primavera dei Giovani Medici di Medicina Generale

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La Primavera dei giovani medici di Medicina Generale

Articolo a cura della Dott.ssa Maria Elena Maggiore – Sede Provinciale S.I.G.M. Bari

Tutto ha avuto inizio un anno fa: 15 maggio 2012! Dopo anni di inedia e disinteresse, un cospicuo numero di medici iscritti al Corso di Formazione Specifica di Medicina Generale si è dato appuntamento da tutta Italia a Roma, in Piazza Montecitorio, per sensibilizzare le Istituzioni in merito all’infelice condizione dei futuri Medici di Famiglia. Durante la Manifestazione Nazionale, organizzata dal Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM), i giovani medici di Medicina Generale hanno avanzato richieste precise: 1) adozione di un contratto di formazione specialistica, a fronte di un impegno del corsista in attività professionalizzanti nelle strutture assistenziali del territorio; 2) definizione di un core curriculum uniforme in tutte le Regioni in associazione all’introduzione di standard e requisiti finalizzati al monitoraggio continuo della qualità formativa dei corsi; 3) immediata esenzione dalla tassazione IRPEF sulla esigua borsa di studio percepita;   4) revisione delle attuali incompatibilità con la frequenza del corso di Medicina Generale. In tale occasione, si è registrata la presenza di numerose delegazioni di parlamentari di tutti gli schieramenti politici e i primi riscontri non sono tardati a mancare. Difatti, il 6 agosto 2012, è stato insediato presso il Ministero della Salute un tavolo di lavoro sulla “Medicina Generale”, a cui ha preso parte anche una delegazione S.I.G.M., al quale è stato dato il compito di affrontare le criticità che caratterizzano l’attuale sistema formativo  di Medicina Generale.

Nei mesi a seguire, grazie all’interessamento di alcuni parlamentari illuminati e sull’onda della manifestazione di primavera, in sede di approvazione del “Decreto Balduzzi” ha trovato collocazione un articolo che ha sancito che: “nell’ambito del Patto di Salute vengono definite modalità, criteri e procedure per valorizzare, ai fini della formazione specifica in Medicina Generale, l’attività remunerata svolta dai medici in formazione presso i servizi dell’Azienda sanitaria e della Medicina convenzionata”.

Ma facciamo un passo indietro, per meglio comprendere come si è giunti a questa situazione. Il Corso di Formazione specifica in Medicina Generale è regolamentato da una normativa nazionale, la quale ha sancito che il corso sia di durata triennale e sia gestito dalle singole regioni, e che al termine del periodo formativo i corsisti conseguano un Diploma indispensabile per accedere al ruolo di medico di Medicina Generale in regime di convenzionamento con il SSN. Ciò ha generato un sistema formativo scarsamente professionalizzante, con marcate differenze intra ed inter-regionali, senza programmazione e monitoraggio dell’offerta formativa, e con meccanismi di progressione di carriera attraverso graduatoria che risentono di variabili “ampiamente discrezionali”, ai fini dell’acquisizione di titoli cumulabili e spendibili. I corsisti, ad oggi, vengono costretti ad una condizione di borsisti, privi di adeguati riconoscimenti: economici (Reddito pari a circa 11.000 euro annue, inquadrato da un punto di vista previdenziale come derivante da attività libero professionale,  tanto da essere soggetto a tassazione Irpef e Irap con  CUD annuale), professionali (inibizione dell’attività libero professionale a causa di un inquadramento a tempo pieno della formazione, in realtà occupante 6 ore circa al giorno per l’attività pratica giornaliera, ed 8 ore settimanali per l’attività teorica seminariale presso gli Ordini) e giuridici. Per poter “sopravvivere” i giovani camici bianchi si trovano spesso a contendersi saltuarie sostituzioni di Medicina Generale o costretti ad accettare turni di notte o festivi, sottopagati, in cliniche private o ad espletare altre attività che rientrano tra quelle non compatibili. Ragioni di sopravvivenza, dunque, espongono i corsisti a situazioni di illecito legalmente perseguibile, con tanto di esclusione dal corso o addirittura con revoca del titolo acquisito. Prova ne sono gli effetti “dell’Operazione Galeno”  condotta dalla Guardia di Finanza, a seguito della quale è emerso che la categoria dei corsisti di Medicina Generale è tra le più esposte all’attività di evasione fiscale. La diffusione di tale notizia ha aperto un dibattito, nel quale il S.I.G.M. è intervenuto per ribadire che: il “Contratto di Formazione specialistica” in Medicina Generale appare lo strumento più adeguato per conferire ai giovani medici in formazione il giusto valore professionale ed economico, ma anche per rilanciare il percorso di formazione. Occorrono maggiori investimenti nella formazione dei futuri Medici di Famiglia e sarebbe possibile, oltre che auspicabile, reperirli attraverso un riequilibrio generazionale all’interno del comparto medico, senza trincerarsi dietro l’attesa per l’ottenimento di finanziamenti aggiuntivi. Se è vero che un fiore non fa primavera, non si può però escludere che la tanto auspicata “Primavera” della Formazione Specifica di Medicina Generale sia alle porte.

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