Author Redazione SIGM

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Concorso Medicina Generale triennio 2019-2022. Il SIMeG “No ad ulteriori ritardi nella pubblicazione del bando”

Il Dipartimento di Medicina Generale (SIMeG) del Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM) esprime il suo disappunto riguardo il ritardo nell’uscita del bando di concorso per il test d’accesso al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale per il triennio 2019-2022. La mancata pubblicazione, nei tempi previsti dalla normativa, del bando di concorso per l’accesso al CFSMG potrebbe, infatti, tradursi in tre ordini di conseguenze: L’aumento delle borse finanziate per il CFSMG triennio 2018-21 (con il conseguente rinvio della prova d’accesso da settembre a dicembre 2018) potrebbe essere vanificato dal ritardo del test di quest’anno. Infatti il ritardo nella pubblicazione del bando dell’anno 2018-2021, unito al ritardo nella pubblicazione del bando di quest’anno, potrebbero di fatto far saltare un anno di formazione, situazione sfavorevole data la carenza di Medici di Medicina Generale paventata dal governo come imminente; Non ci sarà la sincronizzazione, auspicata e richiesta da tempo dal SIGM, tra la prova d’accesso al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale ed il Concorso SSM, né l’unificazione tra le due graduatorie, che a nostro avviso sarebbero provvedimenti utili a ridurre la perdita di borse; si rischia nuovamente uno slittamento dell’inizio delle attività didattiche teorico – pratiche, come già avvenuto per il triennio 2018-2021. Pertanto, il SIGM – SIMeG chiede chiarimenti in merito ed auspica che non vi siano ulteriori ritardi nella tempistica per l’ammissione al prossimo triennio del CFSMG. In un momento in cui le Istituzioni denunciano la grave carenza di camici bianchi, soprattutto in relazione ai Pronto Soccorso, sembra stridere questo silenzio inquietante sul prossimo concorso di Medicina Generale, con l’ulteriore riprova che la medicina territoriale, unico e reale filtro per la sostenibilità dell’attività ospedaliera, viene utilizzata spesso solo a fini propagandistici piuttosto che per un reale interesse.

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VITTORIA! CRUDELE al CNSU

Finalmente è giunta l’ufficialità dei risultati delle elezioni per l’unico rappresentante italiano degli specializzandi in seno al CNSU, che mostrano una netta affermazione della nostra candidata e del nostro programma elettorale. Più di 2000 colleghi in tutta Italia hanno deciso di supportare l’idea di una rappresentanza che fa dell’esperienza e della presenza reale nelle vite lavorative e formative di tutti gli specializzandi italiani il proprio tratto distintivo. Abbiamo basato la campagna elettorale sui contenuti, sulla discussione aperta e schietta anche e soprattutto sulle prospettive della nostra categoria per rimettere in carreggiata tutta la classe medica partendo dai giovani professionisti, quelli veramente giovani sia per età anagrafica che per progettualità scevra da qualsiasi interesse sindacale e politico. Siamo ormai al quarto mandato consecutivo, e la nostra presenza negli organi di rappresentanza subisce ciclicamente denigrazioni e mortificazioni: questa volta la nostra esperienza decennale è stata fatta passare come un disvalore e la nostra competenza puntuale all’interno degli organi di rappresentanza come servilismo. Abbiamo incassato serenamente, mentre giravamo l’Italia in carne e ossa, le accuse di chi ha improntato il proprio consenso sulla mortificazione dei competitor e a chi ha preferito parlarne male piuttosto che costruire un’alternativa credibile. Abbiamo continuato a raccontare il nostro programma, attraverso le esperienze e i volti dei colleghi incontrati nei reparti di tutta Italia, anche quando altri utilizzavano addirittura come sponsor i sindacati dei medici ospedalieri, quanto di più lontano dagli interessi reali degli specializzandi. Noi, presenti da 10 anni, siamo stati e saremo, paradossalmente, l’argine a chi ha applicato logiche e politiche da prima repubblica. Rifiutiamo, e continueremo a farlo, partnership con gli enti che organizzano i corsi di preparazione al concorso SSM ma continueremo a chiederne la bibliografia; continueremo a rifiutare quote di iscrizione in cambio di servizi che proveremo a continuare ad offrire gratuitamente, non solamente come entità nazionale ma in tutte le singole sedi locali, dove abbiamo dimostrato di essere ancora capillari, rappresentati e rappresentativi. Riteniamo che la rappresentanza non si faccia sullo studio dei numeri, ma sul battersi per soddisfare le esigenze dei medici che ci assumiamo l’onore e l’onere di rappresentare a tutti i livelli, dai semplici Dipartimenti agli organi di rappresentanza Nazionale. Prima di studiare quanti contratti sono stati messi a bandi, eravamo fuori dalle stanze del “potere” a chiederne l’incremento, a proporre soluzioni e a trovare meccanismi per tutelare i nostri giovani colleghi. Ed ancora una volta il nostro impegno è stato riconosciuto: onoreremo la fiducia concessaci mettendoci a lavorare, sin dal primo giorno, per portare a termine il programma che abbiamo proposto e saremo aperti, senza alcun tipo di censura (atteggiamento che non ci ha mai contraddistinto), alle istanze che vorranno essere portate da chiunque, senza preclusioni di sorta. Lavoreremo a testa bassa, il doppio per chi ci ha premiato ancora una volta, il triplo per chi ci ha denigrato! A tutti grazie! 

Attività

DECRETO CALABRIA: OVVERO, “SE NON TROVIAMO NESSUNO CI METTIAMO LO SPECIALIZZANDO”

Alla Camera è stato approvato il disegno di legge per la conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35 (il cosiddetto “Decreto Calabria”) recante oltre a misure emergenziali per la regione Calabria anche modifiche urgenti in termini di formazione post-lauream. In particolare, è stato approvato l’emendamento 12.200, che prevede che, fino al 31 dicembre 2021, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale (SSN) possano procedere all’assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato con orario a tempo parziale gli specializzandi agli ultimi due anni, utilmente collocati nelle graduatorie dei concorsi da dirigente medico, per i quali era stata aperta la partecipazione dalla Legge di Bilancio 2018 (anche se, originariamente, solo per gli specializzandi all’ultimo anno) Si specifica poi che “gli specializzandi assunti ai sensi del presente comma sono inquadrati con qualifica dirigenziale e al relativo trattamento economico, proporzionato alla prestazione lavorativa resa e commisurato alle attività assistenziali svolte” e che “essi svolgono attività assistenziali coerenti con il livello di competenze e autonomia raggiunto e correlato all’ordinamento didattico di corso, alle attività pratiche professionalizzanti nonché al programma formativo seguito e all’anno di corso di studi superato.” Sulla carta, l’assunzione progressiva di responsabilità è un concetto giusto e condivisibile, anzi auspicabile come descritto dal d.lgs 368/99. Ma di preciso, come potrà essere messo in pratica? Come sarà possibile valutare le competenze degli specializzandi se ad oggi non esistono dei piani formativi nazionali per ogni singola scuola di specializzazione? Gli unici obiettivi formativi esistenti sono racchiusi, per ogni specializzazione, in due pagine generiche del DIM 68/2015. In altri paesi, per esempio, esistono curricula standardizzati di più di 300 pagine per disciplina. Chi certificherà cosa, se tra Scuole esistono ancora enormi differenze formative? Allo stato attuale, l’unica condizione che si verificherà sarà un placet discrezionale del Direttore di Scuola dato assieme ai tutor di reparto. All’atto pratico vorrà dire che uno specializzando, già al penultimo anno (che, ricordiamo, già ora lavora erogando attività assistenziale in maniera tutelata), se assunto, dovrà farsi carico di responsabilità che il sistema formativo italiano attualmente non mette nelle condizioni di affrontare. Questo con possibili conseguenze legali per sé e sanitarie per il paziente: una cosa, è svolgere attività medica all’interno di una rete formativa protetta in cui, per legge, l’attività dello specializzando in alcun caso deve essere sostitutiva del personale di ruolo e in cui deve sempre essere garantita la presenza di un tutor; altra cosa è chiamare uno specializzando per sopperire alle carenze di organico in maniera esplicitamente sostitutiva scaricando su di lui tutti gli oneri e i rischi legali. Si avrà, insomma, un quadro pasticciato in cui le aziende sanitarie potranno assumere medici volenterosi (per non dire temerari) che si troveranno in un limbo giuridico non normato, in cui saranno contemporaneamente specializzandi e dirigenti. Senza contare poi che fino all’ultimo lo specializzando deve completare rotazioni tra le strutture della rete formativa, deve poter effettuare attività di ricerca e svolgere periodi all’estero, deve preparare una tesi. Attività che arricchiscono il profilo dello specialista e rischiano di essere sacrificate, dequalificando sempre di più la formazione. Ciò che ci lascia perplessi è inoltre l’applicazione concreta del concetto di “formazione a tempo parziale”: essendo i crediti universitari stabiliti per legge, con il tempo parziale si dilazionerebbe il periodo per ottenerli, con un conseguente allungamento del percorso di specializzazione. Non vorremmo assistere ad un ulteriore tentativo di scardinare la qualità della formazione medica specialistica, già frammentata e disomogenea. Su questa battaglia si gioca la partita della qualità del Sistema Sanitario Nazionale del futuro e pretendiamo che non vengano vanificati gli sforzi profusi per ottenere standard qualitativi. Infine, il trattamento economico. L’emendamento, in maniera poco chiara, afferma che agli specializzandi assunti si applicheranno le disposizioni del contratto collettivo nazionale di lavoro del personale della dirigenza medica, proporzionato alla prestazione lavorativa resa e commisurato alle attività assistenziali svolte, e che non ci sarà diritto al cumulo del trattamento economico previsto dal contratto di formazione specialistica. Nulla viene detto né sulle somme accantonate, né sull’importo minimo in caso di contratto a tempo determinato con orario a tempo parziale per cui se l’assunzione fosse alle condizioni economiche dell’attuale contratto di formazione specialistica, o di poco superiore, oltre al danno si avrebbe anche la beffa, con maggiori responsabilità e simile retribuzione. L’obiettivo di questa operazione è verosimilmente quello di recuperare risorse dagli ultimi anni delle specializzazioni, di fatto tagliando, per meri motivi economici, preziosi anni di formazione, come se le sforbiciate degli scorsi anni non fossero state sufficienti. Certo, l’emendamento presenta almeno la prospettiva positiva di un inquadramento a tempo indeterminato dello specializzando non appena conseguito il titolo, che permetterebbe di dare una stabilizzazione a coloro disposti ad assumersi, anche con entusiasmo, i rischi prima indicati. Fortunatamente, inoltre, ci sono dei paletti temporali e condizioni precise prima di procedere all’assunzione degli specializzandi. Tuttavia, la logica emergenziale, spesso non suffragata da dati univoci, come sempre serve a creare brecce che poi si potranno in seguito consolidare e allargare, senza intervenire strutturalmente su quello che davvero servirebbe, cioè un miglioramento della qualità didattica-formativa per gli specializzandi e delle condizioni di lavoro per gli specialisti. Sono i ritmi massacranti, i rischi e le responsabilità esagerate a disincentivare in molti casi la partecipazione a certi concorsi da parte dei professionisti, che preferiscono optare per percorsi più sicuri se non addirittura per il privato. O si lavora su questi aspetti, o si tratterà di un palliativo blando, con rischi maggiori dei benefici. Forti preoccupazioni e perplessità inoltre riguardano anche le novità in merito alla Medicina Generale. Il decreto dispone che fino al 31 dicembre 2021, i laureati in medicina e chirurgia idonei all’ammissione al corso triennale di formazione specifica in medicina generale, che risultino già incaricati, per almeno 24 mesi anche non continuativi negli ultimi 10 anni possano accedere al corso stesso tramite graduatoria riservata, senza borsa di studio e nei limiti di spesa previsti.” Questa decisione presenta vari aspetti critici e non valorizza adeguatamente il valore della Formazione in Medicina Generale e della meritocrazia nell’accesso ai percorsi di formazione post-laurea. Pur essendo noti i problemi dell’imbuto formativo nell’accesso ai percorsi di formazione e specializzazione, questi non possono essere risolti attraverso l’accesso di colleghi con criteri non meritocratici, ovvero scavalcando la graduatoria di merito stilata dopo svolgimento di apposito concorso, per il fatto di aver lavorato almeno 24 mesi nei settori della Medicina Convenzionata. La cosa più grave è il fatto che i colleghi che dovessero accedere ai corsi di formazione attraverso tale modalità non riceveranno una borsa di studio. Questo ovviamente non darebbe loro la possibilità di dedicare alla formazione la maggior parte della loro attività lavorativa, ed andrebbe certamente a scapito della qualità della stessa. CONCLUSIONI Nonostante queste considerazioni, nonostante le nostre richieste e le proposte positive pervenute in più occasioni, la politica ha trovato l’ennesima scappatoia di comodo. Eppure la strada per noi è chiara, e per la tutela della formazione chiediamo: il mantenimento della possibilità per gli specializzandi all’ultimo anno, di partecipare ai concorsi a tempo indeterminato, con l’inizio delle attività lavorative solamente al termine della specializzazione; lo stop di qualsiasi proposta che miri all’istituzione di canali formativi paralleli, su base locale e regionale non standardizzati a livello nazionale; l’eventuale possibilità su base volontaria, solo per gli specializzandi dell’ultimo anno, di fornire prestazioni occasionali tipo gettonista extra orario formativo, con retribuzione separata rispetto alla borsa di studio e con vincoli e garanzie tali (ad esempio non più di 38 ore mensili) da non inficiare la qualità della formazione, in analogia a quanto avviene per le sostituzioni di guardia medica e dei medici di medicina generale; l’aumento straordinario per i prossimi anni dei contratti di formazione specialistica in funzione della capacità massima della rete formativa, al fine di eliminare definitivamente il fenomeno dell’imbuto formativo e ripristinare una corretta programmazione; nel computo generale dei contratti, l’aumento prioritario per le specializzazioni ad oggi carenti, come le chirurgie e l’emergenza urgenza, in relazione a quanto richiesto dalla Conferenza Stato Regioni. l’introduzione, per ogni specializzazione, di core curricula nazionali strutturati per competenze, in modo da avere strumenti rigorosi per certificare l’effettiva autonomia dello specializzando e l’avvio, in parallelo a quelli assistenziali, di sistemi di accreditamento didattici e formativi per tutor e docenti di tutte le Scuole; l’utilizzo, a livello ministeriale, di strumenti precisi per conteggiare la carenza o la pletora di medici, per avere un quadro oggettivo e non discrezionale per ogni specializzazione; il miglioramento delle condizioni lavorative ed economiche per il personale medico del SSN, specie per le aree critiche. A questo proposito si dovrà procedere con urgenza allo sblocco del turnover e dei tetti di spesa e al riconoscimento dello status di lavoro usurante per alcune specializzazioni, come l’Emergenza Urgenza. Chiediamo infine la creazione di un tavolo con tutte le realtà associative interessate per un confronto organico sulla formazione medica post-laurea. Da un lato, c’è il miglioramento strutturale e programmatico delle condizioni del personale del SSN. Dall’altro, soluzioni di comodo che fanno l’interesse di pochi. La politica scelga ora da…

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SIGM-SIMeG su Dl Calabria: I dubbi sul comma 3 dell’art.12: perchè si continua a trascurare la qualità della formazione in medicina generale?

In questi giorni è stato approvato dalla Camera dei Deputati il cosiddetto DL Calabria, che all’art. 12 (“Disposizioni sulla formazione in materia sanitaria e sui medici di medicina generale”) contiene provvedimenti riguardanti la Formazione Specifica in Medicina Generale.   Il Dipartimento di Medicina Generale (SIMeG) del Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM) esprime forti perplessità in particolare riguardo il comma 3. Tale comma prevede che, fino al 31 dicembre 2021, i laureati in medicina e chirurgia abilitati all’esercizio della professione, risultati idonei all’ammissione al corso triennale di formazione in medicina generale e che risultino già incaricati, per almeno 24 mesi anche non continuativi negli ultimi 10 anni, possano accedere al corso stesso tramite graduatoria riservata, senza borsa di studio e nei limiti di spesa previsti. La posizione del SIMeG Il SIMeG esprime la propria contrarietà al riguardo per diversi motivi. In primo luogo viene meno un criterio meritocratico di accesso alla formazione. Si cerca, infatti, di  di rispondere alla (presunta) carenza di medici di medicina generale, frutto della mancata programmazione degli ultimi anni, e al problema dell’imbuto formativo nel quale stazionano i cosiddetti “camici grigi”, legittimando la filosofia del “tutti dentro”. Verrebbe infatti consentito l’accesso alla formazione in medicina generale, attraverso criteri non meritocratici, scavalcando la graduatoria di merito, stilata dopo svolgimento di apposito concorso, solo in base al criterio dell’anzianità di servizio nei settori della medicina convenzionata. Ciò risulta ancora più grave se si considera che i colleghi che dovessero accedere al CFSMG tramite tale modalità non riceverebbero una borsa di studio, vedendosi negata, quindi, la possibilità di dedicare alla formazione la maggior parte della loro attività lavorativa, a scapito della qualità del percorso formativo stesso. Questo è un aspetto critico cruciale. Si tratta, infatti, dell’ennesimo provvedimento che va a svilire l’importanza della formazione in Medicina Generale, facendola passare, erroneamente, come un peso da dover assolvere piuttosto che come una tappa fondamentale per il futuro medico di medicina generale.   Inoltre, data la carenza che sussiste anche per alcune specializzazioni mediche, per quale motivo si aprono unicamente le maglie della medicina generale? Perché non si permette l’accesso alla formazione con queste modalità anche per le altre branche specialistiche? E ancora, comprendiamo la necessità di tutelare i “camici grigi”, ma nutriamo a questo proposito alcuni dubbi. Chi sono i camici grigi? Sono soltanto coloro che hanno almeno 24 mesi di anzianità nei settori della Medicina Generale? O sono anche tutti coloro che non sono riusciti ad accedere alla formazione post-lauream negli ultimi anni? In questo caso, perché discriminare questi ultimi, che magari oltre a non essere entrati in un percorso di formazione non sono neanche riusciti a lavorare nei settori della Medicina Generale? Questo aspetto non va trascurato, se si considera che la possibilità di fare 24 mesi di sostituzione nei settori della medicina convenzionata non è uniforme su tutto il territorio italiano (ad esempio, nel Sud-Italia dove c’è minore carenza). Tale provvedimento, quindi, andrebbe a favorire soltanto una parte di coloro che sono rimasti bloccati nel cosiddetto imbuto formativo. Riteniamo pertanto che una possibile soluzione, atta a risolvere il problema dei camici grigi, sia quella di aumentare i fondi destinati alla formazione post-lauream e che nell’affrontare il problema dell’imbuto formativo non venga privilegiata, sulla base di criteri discutibili, una categoria di colleghi piuttosto che un’altra. Alla luce delle criticità evidenziate, auspicando una revisione anche parziale durante il passaggio del testo dal Senato della Repubblica, il SIMeG propone: il rispetto del valore della meritocrazia nell’accesso alla formazione in Medicina Generale: la creazione di percorsi alternativi di accesso al CFSMG non farebbero altro che svilire ulteriormente la figura del medico di medicina generale e di svalutare il merito degli aspiranti MMG che hanno vinto il concorso tramite il punteggio conseguito al test; di prevedere, come suggerito dalla nostra associazione, nell’accesso alla formazione in Medicina Generale la possibilità di scegliere, dopo aver superato il concorso, se frequentare il corso full – time con borsa intera e durata triennale o il corso part – time con borsa ridotta proporzionalmente e di durata prolungata, con un minore impegno orario quotidiano ma con la possibilità di assumere l’incarico di assistenza primaria in un’area carente, preferibilmente all’interno di  forme organizzative nelle quali siano presenti medici di medicina generale titolari di convenzione che diano supporto ai corsisti affiancandoli quali figure tutoriali e vicariandoli nelle ore in cui sono impegnati nelle attività previste dal corso.  In questo modo la qualità della formazione non verrebbe inficiata, anzi il momento del lavoro in ambulatorio con un collega più esperto al quale fare riferimento diventerebbe parte integrante del percorso di formazione una formazione di qualità che, come tale,  preveda un impegno costante da parte del formando ed un’adeguata retribuzione. Non è tollerabile che si creino due percorsi di formazione, uno di serie A, retribuito e con obblighi stringenti ed incompatibilità per il corsista, ed uno di serie B, non retribuito, senza incompatibilità ma con la necessità per il formando di trovare altre forme di retribuzione per il proprio sostentamento con la conseguente impossibilità di dedicarsi prevalentemente alla propria formazione e allo sviluppo delle relative competenze specifiche.   Al fine di valorizzare la qualità della formazione dei futuri MMG, il dipartimento di medicina generale del SIGM, come propone da anni, ribadisce la necessità di istituire un core curriculum di competenze e di definire skills ed obiettivi formativi da conseguire durante il percorso. Propone, inoltre, l’evoluzione accademica del Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale in “Scuola di Specializzazione in Medicina Generale, di Comunità e Cure Primarie”, che si ispiri ai contenuti specifici della Medicina Generale e di Famiglia così come definiti dal WONCA, e che formi i nuovi professionisti in modo tale da consentire loro di acquisire e consolidare le competenze adeguate per lavorare sul territorio e per rispondere alle sfide imposte dalla transizione epidemiologica, demografica e sociale in atto.

Concorsi

La Camera approva il “Decreto Calabria”. Il Segretariato Italiano Giovani Medici è soddisfatto per l’accoglimento di alcune istanze suggerite ma permangono grosse perplessità e preoccupazioni su qualità della formazione specialistica e per quello che riguarda la Medicina Generale.

Cari Colleghe e Colleghi, Apprendiamo a mezzo stampa che nella notte di venerdì e’ stato approvato alla Camera il disegno di legge per la conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35 (Decreto Calabria) recante oltre a misure emergenziali per la regione Calabria anche modifiche urgenti in termini di formazione post-lauream. L’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) aveva espresso forte disappunto e preoccupazione circa la proposta avanzata con un emendamento del M5S che proponeva la possibilità di conferire per gli anni 2019 e 2020 incarichi con contratto di lavoro autonomo di durata non superiore a 2 anni e non rinnovabili, a medici già in pensione che non avessero superato i 70 anni l’assunzione in formazione-lavoro come contratto subordinato a tempo determinato da parte delle aziende ospedaliere per i colleghi in formazione specialistica A nostro avviso sembrava l’ennesimo tentativo di costringere i colleghi in formazione specialistica a farsi carico delle falle del SSN con ruoli e responsabilità da personale strutturato in assenza di una corrispondente tutela economica e contrattuale. Certi che in gioco non ci fosse solo il futuro dei giovani medici ed una lotta generazionale di categoria ma anche e soprattutto la qualità del nostro Sistema Sanitario Nazionale Universalistico e la tutela del cittadino, avevamo avanzato un documento di risposta contenente proposte e soluzioni pragmatiche a quello che ormai sembra un leitmotiv senza via di uscita (http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=74481&fbclid=IwAR1KDGcXZukAXCls-2WdsiqzAmz0ZEcgE4lsv0-1Rcp_cdF-33ROCXf3sSQ). Esprimiamo soddisfazione nell’apprendere che su parere contrario della Commissione Bilancio, l’emendamento sull’assunzione dei colleghi in pensione si stato bocciato. Ma non solo. Apprendiamo inoltre favorevolmente il tentativo di stabilizzazione dei colleghi all’ultimo anno in formazione specialistica ai quali venga offerta la possibilità di assunzione nelle aziende sanitarie con contratti di lavoro subordinato.  Le Aziende sanitarie potranno procedere, fino al 31 dicembre 2021, all’assunzione dei colleghi, inquadrati con “qualifica dirigenziale e al relativo trattamento economico […]secondo le disposizioni del Contratto collettivo nazionale di lavoro del personale della dirigenza medica e veterinaria del Servizio sanitario nazionale […]. Inoltre a decorrere dalla data del conseguimento del relativo titolo di formazione medica specialistica, “coloro che sono assunti ai sensi del presente comma verranno inquadrati a tempo indeterminato nell’ambito dei ruoli della dirigenza del Servizio sanitario nazionale” (Articolo 12-Disposizioni sulla formazione in materia sanitaria e sui medici di medicina generale).  I colleghi vedranno pertanto davanti a loro un continuum formativo ed assistenziale che potra’ tutelare il cittadino, non esposto alla mercé di figure temporanee e precarie, ma di professionisti inquadrati che potranno continuare un percorso nelle strutture Ospedaliere. Ciò che ci lascia perplessi è tuttavia il tema della “formazione parziale”: non vorremmo assistere ad un ulteriore tentativo di scardinare la qualità della formazione medica specialistica, che non è in discussione e non deve essere oggetto di mercanteggiamento. Ma in che modo, sopratutto, nell’erogazione della propria attività assistenziale il medico in formazione specialistica potrà continuare la sua formazione? Su questa battaglia si gioca la partita della qualità del Sistema Sanitario Nazionale del futuro e pretendiamo che non vengano vanificati gli sforzi che abbiamo profuso per ottenere una formazione che rispetti standard qualitativi: con sconcerto ci accorgiamo di essere gli unici, con pochi altri, a difendere questi concetti nei confronti delle forze parlamentari, nonostante molti facciano della qualità della formazione il proprio cavallo di battaglia. Forti preoccupazioni e perplessità vengono invece espresse dal dipartimento di Medicina Generale (SIMeG) per le novità in merito alla Medicina Generale. Il decreto dispone che fino al 31 dicembre 2021, i laureati in medicina e chirurgia idonei all’ammissione al corso triennale di formazione specifica in medicina generale, che risultino già incaricati, per almeno 24 mesi anche non continuativi negli ultimi 10 anni possano accedere al corso stesso tramite graduatoria riservata, senza borsa di studio e nei limiti di spesa previsti.” Il Dipartimento SIMeG, che si esprimerà nello specifico attraverso un comunicato che verrà pubblicato nei prossimi giorni, ritiene che questa decisione presenti vari aspetti critici e non valorizzi adeguatamente il valore della Formazione in Medicina Generale e della meritocrazia nell’accesso ai percorsi di formazione post-laurea. Ben conscio dei problemi dell’imbuto formativo nell’accesso ai percorsi di formazione e specializzazione, non ritiene però che questo possa essere risolto attraverso l’accesso di colleghi con criteri non meritocratici, ovverosia scavalcando la graduatoria di merito stilata dopo svolgimento di apposito concorso, per il fatto di aver lavorato almeno 24 mesi nei settori della Medicina Convenzionata. Considera inoltre ancora più grave il fatto che i colleghi che dovessero accedere ai corsi di formazione attraverso tale modalità non riceveranno una borsa di studio. Questo ovviamente non darebbe loro la possibilità di dedicare alla formazione la maggior parte della loro attività lavorativa, ed andrebbe certamente a scapito della qualità della stessa. In tema di laurea abilitante, esprimiamo soddisfazione nella proroga dell’entrata in vigore del DM. 9 maggio 2018,n. 58, la cui applicazione tempestiva non avrebbe consentito una omogenea e universale riorganizzazione del percorso formativo-professionalizzante degli studenti prossimi alla laurea. Il nostro auspicio, nonché ambito su cui ci impegneremo a vigilare, è che il tempo utile offerto dalla proroga venga utilizzato per strutturare al meglio una riforma del corso di laurea in medicina e chirurgia, che lo renda realmente abilitante ed omogeneo sul territorio italiano. A tal fine ribadiamo la necessità che tale riordino debba comprendere: – una calendarizzazione dei tirocini clinici all’interno dei semestri formativi e la definizione di obiettivi professionalizzanti da certificare su apposito libretto-diario; – l’istituzione di una commissione validatrice degli stessi, attualmente prevista per il post- laurea, ma non per il pre-laurea. – la corretta e anticipata informazione degli studenti circa le effettive nuove modalità di svolgimento della prova scritta – l’istituzione di una commissione nazionale atta a redigere la prova scritta, con l’attenzione che essa sia sì valutativa delle competenze del concorrente, ma che non vada a costituire un ulteriore blocco nel percorso di immissione nel campo del lavoro, aggravando il già drammatico imbuto formativo. Ribadiamo tuttavia come questo decreto sancisca uno spartiacque tra le tendenze del passato ed una nuova volontà di accogliere le nostre istanze, che sono le istanze di una intera classe di professionisti  che mira a salvaguardare l’interesse del cittadino, sia esso nella veste di medico o di fruitore del Servizio Sanitario Nazionale. Ciò apre una proficua strada di dialogo con le varie forze politiche con le quali ci auguriamo di poter continuare a discutere costruttivamente in un’ottica di sana risoluzione dei problemi della formazione post-lauream e non solo.

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SSM 2019: le richieste al MIUR di SIGM e CNAS!

In data odierna il SIGM e il Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi (CNAS) hanno depositato presso il MIUR le richieste per il prossimo concorso di accesso SSM 2019. In particolari si richiede: 1) condizioni logistiche concorsuali omogenee in tutto il territorio nazionale 2) omogeneizzazione degli scaglioni con numero ristretto di candidati; 3) pubblicazione dei dati relativi ai questionari usati per l’accreditamento e dei risultati delle edizioni precedenti per orientare più consapevolmente le scelte dei candidati oltre all’implementazione del numero di contratti di formazione specialistica. Richieste_SSM19_SIGM_CNAS

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Comunicato congiunto della Conferenza Stampa sulla Formazione Medica “Criticità e Orizzonti”

In data 13 Marzo il Segretariato Italiano Giovani Medici S.I.G.M ha presieduto, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, ad una conferenza nella quale sono state attenzionate le criticità impellenti relative alla formazione ed alla Professione Medica in genere. All’ordine del giorno della discussione: accesso allo studio e nella fattispecie alle Scuole di Medicina e Chirurgia, l’abilitazione alla Professione Medica, l’accesso al post-lauream ed il regionalismo differenziato in Sanità. Il tavolo tecnico, organizzato dal “Forum Sanità Giovani Democratici”, ha potuto contare della presenza e condivisione di intenti da parte di diverse associazioni di categoria (SIGM, GD, Federspecializzandi, ALS, CLDS) e di una rappresentanza del CNSU. L’incontro, aperto a tutti i partiti, ha visto nel ruolo di moderatore il Vice -coordinatore del Forum Sanità GD, Dr. Giovanni Romualdi, inoltre hanno preso parte attivamente all’evento non solo gli On. Vito De Filippo e Paolo Siani e i Sen. Paola Boldrini e Stefano Collina in orbita al PD ,ma anche la Sen. Paola Binetti (UDC), l’On Marcello Gemmato (FDI), l’On. Manuel Tuzi (M5S) e per quanto concerne il mondo Accademico il Vice Presidente della Conferenza Permanente dei Presidenti dei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia,Prof. Giuseppe Familiari; segno tangibile di quanto le criticità relative alla formazione Medica e professionale siano sentite e necessitino di attenzione. La posizione del SIGM è stata rappresentata dal Dott. Gaetano Tumbarello, Responsabile Nazionale per la Comunicazione e Ufficio Stampa, che ha chiesto, provocatorio: <<“Dove va la Sanità? Curiamo la miopia dovuta alla non lungimiranza figlia di cattive programmazioni sanitarie”>>. Nei pochi minuti a disposizione abbiamo cercato di toccare le problematiche più pressanti dell’accesso alla formazione post-lauream, quale la necessità di risoluzione immediata dell’imbuto formativo, svilente e grande minus per l’aspirante specialista o medico di medicina generale, la necessità di una tempestiva programmazione con prospettiva almeno decennale del numero di accessi al corso di Laurea pari al numero di contratti/borse per la formazione post-lauream, la riqualificazione del corso di formazione specifica in medicina generale in vera e propria specializzazione con una creazione di skills tali da garantire un core curriculum omogeneo, la creazione di un concorso unico con unica graduatoria di merito per Specializzazioni-MG in modo da evitare inutile spreco di borse e quindi risorse, la difesa della qualità della formazione medica che passi attraverso un miglioramento degli standard di accreditamento atti a garantire alla popolazione italiana una sanità di valore. Positivo il riscontro, ma deve essere, oggi più che mai, il momento del fare, lontani da logiche personalistiche e scevri da logiche di partito. Al link il comunicato congiunto redatto dal tavolo tecnico, comprensivo di tutti gli interventi esposti.

Specializzazione

Continuano le procedure di presentazione delle istanze di accreditamento delle Scuole di Specializzazione. Il punto dei Giovani Medici

Mancano pochissimi giorni all’inizio della valutazione da parte dell’Osservatorio Nazionale delle proposte di Scuola che arriveranno, ma stiamo già lavorando per fare in modo che quanto accadrà nelle fasi successive alla valutazione possa tutelare la regolare prosecuzione del corso di studio degli specializzandi iscritti e non solo. Infatti, abbiamo chiesto e continueremo a farlo che: 1. quanto indicato dalla Nota Direttoriale del 16.10.2017 “Indicazioni operative relative al trasferimento di specializzandi iscritti presso Scuole di Specializzazione di area medica non accreditate” possa valere anche in questa edizione e che possano essere ricomprese nella stessa anche le Scuole con ACCREDITAMENTO PROVVISORIO che in questa tornata saranno RICOMPRESE nelle reti formativi di Scuole di altre sedi. Resta il problema per gli specializzandi vincitori di BORSA REGIONALE presso Scuole che non saranno accreditate. Infatti qualora nella stessa Regione non siano presenti Scuole accreditate della stessa tipologia, ad oggi il loro trasferimento presso sedi accreditate non risulta garantito. Come per le scorse volte ci faremo interlocutori con le Regioni affinché si possano trovare soluzioni idonee a favore dei colleghi che rientrano in questa fattispecie;2. gli Atenei garantiscano l’avventura NOTIFICA dell’esito dell’acccreditamento delle Scuole agli specializzandi iscritti alle stesse;3. le RETI FORMATIVE di ciascuna Scuola siano rese PUBBLICHE prima della momento della scelta del prossimo concorso nazionale per l’accesso alle Scuole di specializzazione;4. i QUESTIONARI compilati dagli specializzandi, seppur in maniera aggregata, siano anch’essi pubblicati prima della momento della scelta del prossimo concorso nazionale per l’accesso alle Scuole di specializzazione.5. venga rispettato il cronoprogramma per non ritardare l’emanazione del bando per il prossimo concorso SSM 6. alle scuole di Specializzazione con migliori performance formative vengano assegnati un maggior numero di contratti di formazione È grande la preoccupazione sui tempi e le forze che l’Osservatorio Nazionale avrà a disposizione per portare a termine questo difficile compito.L’auspicio è che, terminando con questa edizione il periodo di  introduzione di questo nuovo e complesso sistema a tutela della qualità della formazione, l’Osservatorio possa essere dotato dell’infrastruttura di supporto più opportuna per poter affinare e ottimizzare l’importante percorso già iniziato. In questa fase sarà nostra premura continuare a segnalare situazioni di criticità, seguire da vicino quanto si farà e soprattutto supportare i colleghi di tutte le sedi. Per DUBBI, CHIARIMENTI e SEGNALAZIONI continuate a scriverci in privato o su presidente@giovanemedico.it

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I GIOVANI MEDICI CHIEDONO RISPOSTE TEMPESTIVE SULLA LAUREA ABILITANTE ALL’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE

COMUNICATO CONGIUNTO DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA GIOVANI MEDICI S.I.G.M, DEL COMITATO NAZIONALE ASPIRANTI SPECIALIZZANDI C.N.A.S., DELLA CONFEDERAZIONE DEGLI STUDENTI C.D.S. E DEL COORDINAMENTO LISTE PER IL DIRITTO ALLO STUDIO C.L.D.S. SU LAUREA ABILITANTE L’approvazione del D.M. del 9 maggio 2018 n. 58. del MIUR, regolamentante le nuove modalità di svolgimento degli Esami di Stato di abilitazione all’esercizio della professione medico-chirurgica, e lo stralcio della sua proroga, inserita all’interno del dl semplificazioni, vedrebbero le nuove modalità di svolgimento in vigore dalla sessione di luglio 2019.   Le Sigle firmatarie chiedono una proroga dell’applicazione del D.M. del 9 maggio 2018, n. 58. a decorrere dalla sessione di esame di luglio 2020. Riteniamo opportuno che per questa sessione la prova si svolga secondo le vecchie modalità, per non gravare sugli esaminandi, non opportunamente preparati all’introduzione della nuova normativa. Richiediamo a tal fine la tempestiva emanazione di note ministeriali ufficiali circa i tempi di pubblicazione del bando di abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo della I sessione dell’anno 2019, al fine di non compromettere l’inizio del tirocinio clinico di tre mesi previsto per aprile e di non ostacolare la partecipazione dei laureati al concorso di accesso alle scuole di specializzazione del 2019.   Si ritiene necessario inoltre, per le sessioni d’esame a decorrere dall’anno 2020, che venga reso omogeneo il regolamento del tirocinio pratico-valutativo pre-laurea valido ai fini dell’esame di Stato, di modo che garantisca opportuni livelli di qualità formativa. Ad oggi, secondo quanto emerso dall’analisi della Conferenza Permanente dei Presidenti di Consiglio di Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia, il tirocinio pratico richiesto dal Decreto Fedeli sarebbe previsto solo in pochissimi poli Universitari, rendendo necessario ricorrere a modalità provvisorie e discutibili che suppliscano a quanto richiesto ed accentuando peraltro le differenze già esistenti a livello di core curricula tra i diversi Atenei. Non viene inoltre considerato il problema del tirocinio pratico di studenti appartenenti a ordinamenti precedenti al vigente (NODbis), non prevedenti lo svolgimento di un tirocinio medico-chirurgico durante il corso di laurea.   Pur constatando il tentativo di adeguamento al contesto europeo nella riduzione dei tempi di ingresso nel mondo del lavoro, riteniamo che una adeguata applicazione del decreto necessiti di un riordino del sistema formativo-professionalizzante, coordinando gli Atenei per conformarsi alle nuove modalità. Riteniamo che tale riordino debba comprendere: – una calendarizzazione dei tirocini clinici all’interno dei semestri formativi e la definizione di obiettivi professionalizzanti da certificare su apposito libretto-diario; – l’istituzione di una commissione validatrice degli stessi, attualmente prevista per il post- laurea, ma non per il pre-laurea. – la corretta e anticipata informazione degli studenti circa le effettive nuove modalità di svolgimento della prova scritta – l’istituzione di una commissione nazionale atta a redigere la prova scritta, con l’attenzione che essa sia sì valutativa delle competenze del concorrente, ma che non vada a costituire un ulteriore blocco nel percorso di immissione nel campo del lavoro, aggravando il già drammatico imbuto formativo.   Le nostre Associazioni invitano i Ministeri interessati ad investire in risorse umane ed economiche nella programmazione e nel miglioramento della qualità del percorso formativo puntando ad una laurea realmente abilitante, alla quale il DM 58/2018 supplisce solo parzialmente. Riteniamo infatti che il percorso di laurea, da solo, dovrebbe dotare lo studente di un curriculum qualificante ed omogeneo sul territorio nazionale, condizione possibile mediante l’aggiornamento del core curriculum del corso di laurea di medicina e chirurgia e l’eliminazione dell’esame di stato.   Auspichiamo pertanto da parte del MIUR l’istituzione di un tavolo tecnico con la compartecipazione, fra i vari attori, delle Associazioni di rappresentanza giovanili, agendo nell’interesse della formazione di professionisti che sappiano far fronte alle esigenze di Salute in costante evoluzione del nostro Paese, a cui dovrebbero corrispondere adeguati standard del Sistema Sanitario Nazionale.   Associazione Italiana Giovani Medici S.I.G.M Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi C.N.A.S Confederazione degli Studenti C.d.S. Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio C.L.D.S

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III Conferenza Nazionale dei Giovani Medici. A dieci anni dalla nascita del SIGM tracciamo bilancio e road map per il futuro

Bari, 3 marzo 2019 In occasione dei 10 anni dalla nascita del SIGM, tracciamo il bilancio di questi anni e la road map per il nostro futuro. A dieci anni dalla sua nascita, proprio a Bari dove si è celebrata il 2 e 3 Marzo scorsi la terza Conferenza Nazionale dell’Associazione, tutti noi Giovani Medici del SIGM vogliamo ribadire che la forza della nostra associazione rimane la relazione diretta e capillare con i Colleghi sull’intero territorio nazionale, armonizzata con la rappresentanza eletta assicurata negli Organi istituzionali, sulla base di un forte rapporto fiduciario a livello locale, regionale e nazionale. Un ulteriore elemento qualificante la nostra azione quotidiana risiede nell’essere espressione di tutte le componenti dei giovani medici, siano esse attive nelle corsie degli ospedali, nel territorio o nelle università, nell’ambito della ricerca o della primary health care. Vivendo quotidinanamente la complessità dell’intero sistema formativo e professionale medico,  raccogliamo le nuove sfide circa l’accesso alla formazione, la qualità della stessa, le istanze dei camici grigi e dei neo-specialisti. Se da un lato la nostra rappresentanza assicura competente propositività nelle appropriate sedi istituzionali, dall’altro restiamo in continuo ascolto delle singole istanze che i colleghi rappresentano e ci presentano. Al netto dei sensazionalismi e dei proclami che molti avocano nella realizzazione dei propri successi, sul piano istituzionale, spesso, le modifiche che proponiamo richiedono tempi di confronto e implementazione molto lunghi e non si traducono, quindi, in immediati cambiamenti, apprezzabili nel breve tempo. Il vero cambiamento, specie quello culturale, necessita dei tempi giusti. Nonostante ciò, rivendichiamo la forza della goccia che erode la roccia e il nostro coerente e tenace impegno nel corso degli anni. La risoluzione delle problematiche, evidenziate a livello locale dai colleghi con cui abbiamo costruito un rapporto fiduciario, risulta invece più tangibile nelle quotidiane battaglie vinte per il rispetto dei diritti e l’applicazione delle norme. Rivendichiamo la nostra autonomia rispetto a qualsiasi influenza partitica e sindacale, non avendo la nostra rappresentanza alcuno spirito personalistico e autoreferenziale. D’altro canto, non siamo più disposti a delegare il nostro futuro a una generazione di professionisti che, finora, per gli interessi di pochi a mantenere lo status quo, non ha osato soluzioni lungimiranti e in linea con le nuove esigenze epidemiologiche della popolazione e i bisogni formativi di una classe medica sempre più preparata e distante da vecchie logiche consociative o di subalternità. Le giovani generazioni hanno il diritto di essere adeguatamente rappresentate e di poter partecipare ai processi decisionali che, in primis, impatteranno sulla propria vita professionale. Esse stanno dimostrando sempre più consapevolezza delle criticità proprie  del nostro Servizio Sanitario Nazionale, nonché responsabilità sociale e visione a lungo termine nella proposta di soluzioni efficaci. Riteniamo che la componente giovanile negli organi di rappresentanza sia tutt’oggi poco valorizzata, sia in termini di equa rappresentatività  che, soprattutto,  in relazione al contributo che  i più giovani – cioè coloro che vivranno e manterranno in vita il nostro S.S.N –  possono dare nella lettura delle moderne e future esigenze organizzative del sistema, dei diversi bisogni di salute della popolazione, del cambio dei paradigmi culturali che il nuovo millennio impone. A titolo di esempio, in FNOMCeO le componenti giovanili sono nominate e confinate in organi consultivi. In Assemblea ENPAM, vi è la presenza di un unico giovane eletto tra i contribuenti della quota A sugli oltre 180 componenti, risultando di tutta evidenza una scarsa rappresentatività di una categoria, quella giovanile, che rappresenta  un gran numero di contribuenti. Da quanto descritto emerge nettamente  la pochezza  di spazi reali di azione e confronto, utili concretamente a  poter fornire il punto di vista delle giovani professionalità mediche, determinando una totale impossibilità nel direzionare le politiche degli organi e delle istituzioni della nostra professione. Aperti come sempre a qualsiasi nuovo contributo, in virtù della volontà di un confronto costruttivo orientato alla risoluzione delle problematiche dei giovani medici, mai come in questo periodo sotto attacco, in occasione della Terza Conferenza Nazionale dei Giovani Medici organizzata a Bari, abbiamo voluto ascoltare il punto di vista delle Istituzioni, attraverso la partecipazione di rappresentanti di forze politiche di diverso orientamento, e avviare un confronto con le altre realtà portatrici di interessi comuni. La delicatezza del momento storico impone una collaborazione sinergica e tesa al lungo periodo, priva di protagonismi, per far fronte comune alle serie problematiche emerse. Il confronto si è concentrato sulla necessaria programmazione degli accessi e della qualità della formazione pre e post-laurea e sul ruolo della Professione. Su questi temi esprimiamo di seguito la nostra ferma posizione, convinti che non sia possibile trovare soluzioni populiste, atte solo a raccogliere consensi immediati e a posticipare o evitare possibili soluzioni reali.

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