Author Redazione SIGM

Formazione

Accesso programmato a Medicina: la posizione di SIGM e CNAS

Il Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi e il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) apprendono a mezzo stampa dell’audizione avvenuta in VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati sulla proposta di revisione dei termini di accesso alla Scuola di Medicina e Chirurgia avanzata dal Rettore di Ferrara, prof. Zauli, che prevedrebbe l’iscrizione di 600 studenti al I anno di corso di laurea senza alcuna selezione in ingresso e il prosieguo legato al superamento di tre esami al primo semestre con media aritmetica di almeno 27 trentesimi. Si esprime profonde perplessità su qualsiasi proposta che non tenga conto di una programmazione quantitativa e qualitativa del fabbisogno di medici e professionisti sanitari ai fini della definizione del numero degli studenti ammessi a frequentare il percorso di studi in Medicina e Chirurgia. Selezionare il contingente del numero di studenti da ammettere a Medicina, o peggio, basandosi esclusivamente sul potenziale formativo delle università, peraltro sovradimensionato, utilizzare la media degli esami e il numero degli esami superati e arrivare a proporre, per riassorbire un numero di medici nettamente incrementato, va a discapito della qualità dei percorsi di formazione post-lauream, comportando un rapporto tra docenti e discenti nettamente a sfavore dei primi. Il ruolo dell’Università nella formazione medica è quello di rispondere, con qualità e in termini numericamente adeguati, al fabbisogno formativo di medici e professionisti sanitari, che a sua volta dovrebbe essere funzionale al bisogno di Salute espresso dalla popolazione italiana, e non, a scopo demagogico, soddisfare la pressione di migliaia di studenti che aspirano al percorso di formazione in Medicina e Chirurgia. Il ventilato meccanismo di svolgimento degli esami, inoltre, sembra lungi dall’assicurare l’imparzialità dei risultati e non fornisce garanzie sul corretto svolgimento della prova d’esame. Imparzialità, meritocrazia e oggettività sono criteri irrinunciabili per stabilire le corrette modalità di accesso al CdL di Medicina e Chirurgia, condizioni che troverebbero riscontro soltanto nell’utilizzo di quesiti prodotti da enti terzi e mediante correzione centralizzata degli elaborati attraverso un sistema che garantisca l’anonimato, procedimenti che il test d’ingresso attuale impone. Inoltre, in assenza di un limite al numero di posti disponibili ma al cospetto della sola necessità di raggiungere un valore soglia per l’ammissione, il rischio di collaborazione fra studenti risulterebbe altissimo, richiedendo controlli serrati in ciascun ateneo. In ultimo, in considerazione del numero di candidati dell’ultima selezione nazionale per i corsi di medicina e Chirurgia in rapporto agli studenti ammessi a frequentarlo, le Università si troverebbero ad accogliere un numero di studenti pari a 7, se non 8 volte il volume attualmente ospitato. Qualora non venisse garantito a tutti gli studenti iscritti il diritto di seguire le lezioni frontali e di interagire con il corpo docente la proposta non farebbe altro che sostituire con 3 esami, soggetti al controllo dei professori, il test unico a numero programmato a correzione centrale. Siffatta soluzione all’ “imbuto formativo” pre-laurea, pertanto, si fonda su un accesso non programmato, e quindi incontrollato, alla formazione medica con la prospettiva dell’immissione nel mercato del lavoro di un numero esorbitante di medici, per di più non adeguatamente formati. Non a caso, si assiste al fiorire di petizioni online contro la proposta del Rettore di Ferrara, che hanno avuto origine dagli studenti in medicina dell’Università di Ferrara (http://chng.it/ctsKyWYLFt). Ricordiamo, inoltre, che la denunciata carenza di medici non è nel pool di medici laureati ma degli specialisti che mancano: l’urgenza è attualmente a carico dell’imbuto post-lauream e qualsiasi altro provvedimento che sposti l’attenzione su un altro momento del percorso formativo è segno di mancanza di consapevolezza del problema. Ancora sottolineiamo che a causa dei provvedimenti della giustizia amministrativa negli anni passati, il numero di ingressi ai Corsi di Laurea a numero chiuso è stato superiore a quanto programmato, e che tale incremento non ha trovato corrispondenza nell’aumento dei contratti per la formazione postlaurea.  Pertanto il mancato rispetto della programmazione è un evento che determina un danno non solo a carico del Sistema Sanitario Nazionale ma anche della futura classe medica. SIGM e CNAS ribadiscono assoluta contrarietà a qualsiasi manovra che reintroduca discrezionalità nella valutazione dei candidati e che rischi di far scadere la qualità della formazione erogata. Si ritiene, inoltre, che il sistema Universitario debba porsi come obiettivo il continuo miglioramento dei propri percorsi didattici e che si interroghi profondamente sulla direzione verso cui sta andando: le soluzioni al ribasso rischiano di far implodere un sistema che dovrebbe giovarsi, invece, di una tensione al continuo miglioramento, in un’ottica di sostenibilità e programmazione.  

Formazione

GIOVANI MEDICI SIGM: “No al Regionalismo Differenziato. Sì ad una Sanità omogenea ed universale e ad una formazione di qualità”

GIOVANI MEDICI SIGM: “No al Regionalismo Differenziato. Crediamo in una Sanità omogenea ed universale e che garantisca la stessa assistenza in ogni angolo del nostro Paese. Per ottenere questo obiettivo è necessaria una formazione di qualità che non deroghi al raggiungimento di standard minimi!”   Nel merito delle riflessioni recentemente diffuse a mezzo stampa dall’Osservatorio Giovani della FNOMCeO circa le implicazioni negative per il Servizio Sanitario Nazionale pubblico, equo e solidale, derivanti dall’ipotesi di introduzione di un regionalismo differenziato, pur condividendo le preoccupazioni espresse per le potenziali ricadute sulla formazione medica pre e post-lauream, l’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) ritiene opportuno ribadire pubblicamente quanto segue. I Giovani Medici (SIGM) hanno da sempre sostenuto in tutte le sedi la necessità di sostenere un sistema formativo di riferimento per i medici e le professioni sanitarie universale ed omogeneo su tutto il territorio nazionale, fermo restando le fisiologiche differenze di contesto, e che sia tale da garantire agli aspiranti medici adeguati standard di qualità della formazione su tutto il territorio nazionale, a garanzia della salute di tutti i cittadini italiani.   A tal fine, il SIGM ha sostenuto e continua a sostenere l’attuale sistema di accreditamento delle scuole di specializzazione di medicina, che ha adottato ed introdotto standard e requisiti minimi ed indicatori di performance assistenziali e formative (decreto interministeriale 402/17) in linea con quanto richiesto ai fini della spendibilità del titolo nel contesto dell’Unione Europea. Siamo alla vigilia del completamento del primo ciclo di accreditamento delle scuole di specializzazione di medicina e, a conclusione del primo triennio, riteniamo un grave errore concettuale ipotizzare di “salvaguardare” l’esistenza di scuole di specializzazione che risultassero inottemperanti rispetto ai criteri di qualità previsti dalla Riforma dell’accreditamento. Né riterremmo in alcun modo di avallare qualsivoglia ipotesi di “correggere” in corso d’opera i criteri di qualità al fine di preservare realtà formative che, negli anni, hanno dimostrato di non poter garantire performance adeguate in maniera autonoma. Tali scuole di specializzazione andrebbero riconfigurate all’interno delle reti formative delle scuole che dimostrino un accreditamento pieno. Pertanto, rivolgiamo un appello ai Ministri dell’Università e della Salute affinchè si facciano garanti di tale percorso di accreditamento, dotando l’Osservatorio Nazionale di una tecnostruttura dedicata e rendendo più efficace l’azione di monitoraggio capillare ad opera degli Osservatori Regionali, che a tal proposito dovrebbero essere presieduti da componenti terzi rispetto alle Università. Inoltre, ai fini della prossima procedura di accreditamento chiediamo che vengano presi in debita considerazione anche i risultati della survey sull’opinione degli specializzandi in tema di qualità della formazione e dei servizi erogati dalle scuole di specializzazione che, da quanto ci è dato sapere, ha riscontrato un’adesione senza precedenti da parte degli iscritti alle scuole di specializzazione. Chiediamo, altresì, che vengano rese pubbliche le valutazioni delle singole scuole di specializzazione e che alle scuole di specializzazione che documentino migliori performance formative venga assegnato un maggior numero di contratti di formazione, nel rispetto del potenziale formativo delle singole scuole. I Giovani Medici (SIGM) in ultimo, ma non da ultimo, fermo restando che l’accesso programmato sia un valore da preservare, laddove questo sia costruito sul bisogno di salute espresso dalla popolazione, credono che debba essere garantito a quanti intendano intraprendere il percorso della formazione medica un continuum formativo-professionalizzate, dall’accesso ai corsi di laurea, alla prosecuzione con la formazione post-lauream ed all’accesso al mondo del lavoro. In tal senso, un modello virtuoso di ingresso alla formazione post-lauream cui guardare con interesse è quello in adozione in Francia.    

Specializzazione

Emendamenti Concorso di Specializzazione: i chiarimenti dei Giovani Medici

Intendiamo richiamare l’attenzione su un emendamento in tema di formazione medica specialistica, recentemente presentato in seno al Decreto Legge di Semplificazione http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emendc&leg=18&id=1094568&idoggetto=1095835 Da sempre la nostra Associazione è a favore della trasparenza. Non a caso, negli scorsi anni, ha sostenuto in prima linea la riforma dell’accesso alle Scuole di Specializzazione, fondata su un concorso a graduatoria nazionale. E siamo, ancora oggi, impegnati per richiedere la semplificazione degli standard organizzativi delle prove di accesso alle SSM. Pertanto, non possiamo che accogliere favorevolmente qualsivoglia emendamento che preveda la pubblicazione, prima dello svolgimento delle prove concorsuali, del numero di contratti di formazione specialistica abbandonati nel corso dell’anno accademico precedente (cosa peraltro parimenti richiesto dalla nostra Associazione in passato (https://drive.google.com/file/d/1Jz4JgrQ5qqr2ZLREi2uYwEEhzt4pgY9f/view).   Tuttavia, è bene fare alcune precisazioni a beneficio di giovani medici aspiranti specializzandi. In verità, già dal 2014, tale aspetto è regolamentato nei Bandi di accesso alle scuole di specializzazione, laddove è stabilito quanto segue:   1) Premesse: “VISTA la nota del 4 aprile 2018 prot. n. 10781 con la quale il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, con riferimento alla coorte di specializzandi iscritti agli a.a. precedenti all’a.a. 2017/2018, ha comunicato al Ministero dell’Economia e Finanze l’ammontare della spesa prevista per l’A.A. 2017-2018, comprensiva anche delle sospensioni, relativa alla corresponsione dei contratti di formazione medica specialistica già in essere, al netto della quale risultano attivabili con risorse statali n. 6.200 contratti di formazione medica specialistica per l’A.A. 2017-2018;2   2) Articolo 10: […] “I contratti di formazione specialistica eventualmente resisi liberi sono oggetto, compatibilmente con le procedure ministeriali in atto, di riassegnazione nell’ambito del contingente dei contratti di specializzazione per i successivi anni accademici.” Nonostante ciò, in passato è stato fatto notare come non ci sia corrispondenza tra il numero di contratti abbandonati/non assegnati nell’anno accademico precedente e quello dei contratti rimessi a bando nell’anno accademico successivo. Come mai accade?   Anche questo è già in parte spiegato nel bando, sempre nelle premesse: “TENUTO CONTO che parte delle risorse residue relative all’a.a. 2016-2017 sono state accantonate, in via prudenziale, a copertura delle eventuali spese a carico dello Stato per il finanziamento dei contratti di formazione medico specialistica quale conseguenza di una eventuale soccombenza del Ministero nel contenzioso instaurato avverso la procedura concorsuale relativa all’a.a. 2016/2017;” (http://www.miur.gov.it/documents/20182/6487429/DECRETO+N.+1208+DEL+17+MAGGIO+2018.pdf/f9b6cab8-505b-49cc-ab45-af45d70237fc?version=1.0)   Ma vi sono non altri meccanismi di natura amministrativo-contabile che riteniamo opportuno spiegarvi di seguito. Giova spiegare, innanzitutto, che la contabilità nella Pubblica Amministrazione segue l’anno solare (inizio 1 gennaio e scadenza 31 dicembre) e non certamente quello accademico. Per di più, l’anno accademico di riferimento per le scuole di specializzazione è sfalsato di un anno indietro nel tempo (gli attuali neospecializzandi risultano iscritti all’a.a. 2017/2018, con inizio delle attività assistenziali il 1° novembre 2018). Laddove, ad esempio, si sia registrata nel precedente anno accademico una rinuncia in corso d’opera, non è detto che le corrispondenti economie liberatisi, a causa di ineludibili passaggi economico-contabili e del predetto disallineamento, possano essere immediatamente disponibili in tempo per il successivo bando di specializzazione. Infatti, lo Stato centrale trasferisce le somme spettanti alle Università tramite il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), con cadenza annuale. Ogni coorte di specializzandi ha iniziato la propria attività in anni differenti: può accadere che un medico in formazione specialistica rinunci all’inizio dell’anno accademico, ma può anche accadere che rinunci ad anno iniziato, o magari a ridosso del 31 Dicembre quando la contabilità solare è già chiusa (in molti casi, se vi rivolgete alle vostre Segreterie, vi rendete conto che la contabilità chiude già nelle prime settimane di Dicembre, per poi riaprire a Gennaio). Qualora accada una situazione del genere, la rinuncia viene contabilizzata ancora per l’anno successivo, cioè nel concorso che viene bandito due anni dopo l’effettiva rinuncia. In altre parole, se si registra la rinuncia di un contratto entro un termine temporale utile, ovvero tale da allinearsi con le scadenze amministrative, allora in linea teorica si potrebbe disporre delle economie per l’anno successivo. Ma se, come invece avviene spesso, tale rinuncia è troppo a ridosso della scadenza dell’anno solare (31 dicembre) o se scavalla nell’anno solare successivo, tali economie non sono immediatamente recuperabili dalla Stato. Ne consegue, pertanto, che le Università non “conservano” tali somme, nè sono autorizzate ad utilizzarle per finalità diverse da quelle della formazione medica specialistica. Semmai, parte di tali fondi residuali (ma potrebbe accadere tutti) sono utilizzati dalle Università, di concerto con il MEF ed il MIUR, per coprire le spettanze relative al recupero della formazione da parte delle giovani colleghe che esercitano il diritto del congedo di gravidanza, ovvero da parte di tutti quei colleghi che siano costretti ad assentarsi dalla formazione/lavoro per periodi superiori ai 40 giorni. Queste colleghe e questi colleghi dovranno recuperare la formazione in coda all’anno di riferimento, percependo di diritto la parte fissa della retribuzione. Ne consegue che, di anno in anno, attraverso il FFO lo Stato trasferisce alle Università le risorse spettanti al netto delle risorse residue, recuperando, laddove necessario, le risorse non effettivamente erogate dall’Università, anche se risalenti.   Alla base di tutto, al di là della complessità di tali passaggi, la garanzia che le risorse residuali destinate ai contratti di formazione medica specialistica non vengano “distratte” per altre finalità, deriva dal fatto che nel bilancio statale esiste un capitolo di spesa dedicato ai contratti di formazione specialistica e, pertanto, a quello si deve fare riferimento. Ed ogni eventuale storno, non potrebbe che avvenire tramite espresse disposizioni in sede di bilancio dello Stato. Non ci risulta che, almeno negli ultimi 10 anni, una siffatta fattispecie si sia mai verificata, anzi, il capitolo del spesa, a partire dall’anno accademico 2012/2013 è stato sempre progressivamente implementato.   In conclusione, ben venga la trasparenza, ma sia altrettanto benvenuta una rappresentanza competente e responsabile, tale da fornire ai medici in formazione specialistica ed agli aspiranti Specializzandi informazioni complete ed esaustive. Il rischio, altrimenti, è quello di scadere in  annunci sensazionalistici o, addirittura, di dare informazioni distorte rispetto alla verità fattuale. Nel caso dell’emendamento in questione, pertanto, non è per nulla detto che rendere note “per legge” quante e quali risorse siano residuate dalla rinunzia, ovvero dalla non assegnazione, di contratti nel corrente anno accademico, possa tradursi, nel prossimo bando di concorso, in una pedissequa disponibilità di tali somme per stanziare contratti aggiuntivi.   Il Segretariato Italiano Giovani Medici

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GRANDE DELUSIONE DEI GIOVANI MEDICI PER IL DL SEMPLIFICAZIONI

  L’Associazione Italiana dei Giovani Medici (SIGM), insieme al Coordinamento degli Specializzandi in Medicina d’Emergenza-Urgenza (CoSMEU) e a FederSpecializzandi esprime forte preoccupazione circa l’emendamento prevede accesso a concorsi in Medicina d’Urgenza anche senza specializzazione del DL Semplificazioni. COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO ISCRIZIONE CONCORSI ACCETTAZIONE E URGENZA SENZA TITOLO Abbiamo appreso a mezzo stampa che la maggioranza di Governo ha presentato una proposta per permettere ai medici che abbiano maturato almeno quattro anni di esperienza in area di emergenza-urgenza negli ultimi dieci, di accedere, anche in assenza di diploma di specializzazione, ai concorsi per la Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza.Leggiamo la notizia con frustrazione, delusione, rammarico e rabbia, ma non con sorpresa.La frustrazione nasce dal fatto che mille parole siano cadute nel vuoto, inascoltate. La frustrazione nasce dal fatto che mille parole siano cadute nel vuoto, inascoltate.Dopo aver evidenziato per anni le criticità nel settore dell’emergenza, quest’estate avevamo inviato al Sottosegretario alla Salute Prof. Bartolazzi una serie di proposte per migliorare la situazione di carenza cronica, poi riprese anche da un nutrito gruppo di colleghi su Quotidiano Sanità. Per rendersi conto del quadro di carenze drammatiche di figure specialistiche per l’emergenza-urgenza e in presenza di stime catastrofiche, vogliamo ricordare che la scuola di specializzazione in medicina d’emergenza-urgenza esiste solo dal 2008-2009 e a partire dal 2014 sono stati immessi sul mercato del lavoro circa 300 specialisti addestrati specificatamente a gestire le urgenze e le emergenze, sia all’interno dell’ospedale che sul territorio, a fronte di circa 2800 Anestesisti e 1600 Chirurghi Generali. Nonostante alcuni incrementi, il finanziamento nell’ultimo concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione di medicina d’emergenza-urgenza è stato di soli 162 contratti ministeriali: un numero del tutto insufficiente, anche nel caso di un sistema a regime, considerando che sul territorio nazionale sono presenti 844 PS/DEA, di cui 513 di base e 331 ad alta complessità e 76 centrali operative di emergenza territoriale con sedi di automediche/ambulanze medicalizzate/elisoccorso. Sicuramente la situazione che l’attuale Governo ha ereditato è il frutto di un decennio di una politica miope sia delle Istituzioni centrali che locali. L’adozione di soluzioni inadeguate, stabilmente provvisorie, e la contemporanea assenza di provvedimenti strutturali, di fatto, rende però gli attori attuali allo stesso modo responsabili. Sappiamo che qualcuno potrà obiettare che, proprio perché il problema della carenza degli specialisti nei PS è reale e improcrastinabile, occorre intanto attivarsi anche con soluzioni immediate e temporanee. Ci teniamo però a sottolineare una cosa: attualmente, sono 28 le specialità che garantiscono la possibilità di essere assunti come medici di Pronto Soccorso, eppure si denuncia una cronica assenza di candidati ai concorsi e una fuga sistematica di coloro che già lavorano nei PS. Nessuno si chiede il perché? Come già espresso in precedenza, la risposta sta a valle dell’intera filiera formativa: condizioni di lavoro massacranti, assenza di una remunerazione in proporzione al carico di lavoro (fino a 6-8 notti al mese, festivi e superfestivi compresi), mancanza di sbocchi universitari e di altri ambiti di carriera. L’emendamento al DL Semplificazioni prova a tamponare l’emergenza sfruttando le condizioni critiche raggiunte, ma continua a ignorare deliberatamente interventi strutturali che mirino ad aumentare la qualità del lavoro: facendo ciò, si mortificano sia coloro che si sono avviati in un percorso di formazione mai davvero valorizzato, sia coloro che per anni hanno lavorato senza specializzazione e che accetteranno le attuali condizioni contrattuali, da cui tutti fuggono, pur di stabilizzarsi. Ciò che viene proposto penalizza inoltre il merito: quale incentivo avrebbe il neolaureato a specializzarsi e ad acquisire specifiche competenze? Perché mai partecipare ad un concorso altamente selettivo, trasferirsi in un’altra città, spesso in un’altra Regione, per frequentare una scuola di specializzazione impegnativa, di cinque anni, che richiede sacrificio ed abnegazione? Quale cittadino si sentirebbe tranquillo a farsi operare da un medico non specializzato in chirurgia? Chi si sottoporrebbe a coronarografia praticata da un medico non specializzato in cardiologia? E allora perché in Pronto Soccorso dovrebbe essere differente? Non vogliamo mancare di fiducia nei confronti dei Colleghi che non hanno avuto negli anni la possibilità di formarsi: anche loro sono vittime di politiche lavorative e di programmazione dissennate. La nostra è una riflessione di sistema, che punti a tutelare la Salute dei Cittadini, che esigono professionisti di alto livello specie in un contesto delicato come le emergenze, e a valorizzare appieno un sistema formativo ancora in sviluppo. Ancora una volta, dunque, chiediamo a gran voce la necessità di intervenire prioritariamente garantendo: Il miglioramento qualitativo delle condizioni lavorative, per rendere appetibile e valorizzare la figura del medico dell’emergenza-urgenza, caratterizzata da un elevato carico di lavoro e di responsabilità, mediante un incremento della retribuzione e il riconoscimento dello stato di “lavoro usurante”, che permetterà di beneficiare di tutele specifiche. Un aumento adeguato del numero di contratti di formazione in medicina d’emergenza-urgenza; se davvero l’esecutivo volesse risolvere questo problema dovrebbe fornire ALMENO quattromila borse in medicina d’emergenza-urgenza nei prossimi 5 anni (800 all’anno), in accordo alle stime effettuate sulle necessità future. Soluzioni come quella proposta dall’emendamento al DL Semplificazioni sono solo blandi palliativi, e non possono che essere temporanee e provvisorie, limitandosi categoricamente ad un contesto eccezionale di cui le istituzioni devono farsi carico in maniera strutturale. Siamo a disposizione per un confronto plurale e condiviso per discutere ulteriori soluzioni pratiche per la risoluzione delle attuali e future criticità della medicina d’emergenza-urgenza, con l’obiettivo ultimo di tutelare il diritto alla salute dei Cittadini e la qualità del percorso formativo di tanti giovani colleghi. Coordinamento degli Specializzandi in Medicina d’Emergenza-Urgenza (CoSMEU) Associazione Italiana dei Giovani Medici (SIGM) FederSpecializzandi Alexandra Asrow – Italian Ambassador – American College of Emergency Physicians (ACEP)

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I Giovani Medici fanno sentire la loro voce in Commissione Cultura della Camera dei Deputati

Care Colleghe e Colleghi, l’Associazione Italiana dei Giovani Medici (SIGM), è stata oggi in audizione presso la Commissione Cultura della Camera dei Deputati, su convocazione delle forze politiche per esprimere la propria posizione in merito a Programmazione, Accesso e Formazione post-laurea.    VEDI IL VIDEO DELL’INTERVENTO –> CLICCA QUI In sede di audizione i Giovani Medici SIGM hanno illustrato le proposte operative  (allegato) in merito ai tre i momenti critici su cui si compone la formazione dei Giovani Medici: l’accesso al corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, la laurea e l’accesso alla formazione post-lauream, l’inizio dell’attività lavorativa. Una programmazione della reale domanda di professionisti della salute svincolata da stime obsolete appare ancora un miraggio perché i fabbisogni stimati non tengono conto dell’evoluzione sociale e demografica della popolazione e si limitano a pure equazioni numeriche per cui è necessario un numero di medici pari a quanti cessano l’attività lavorativa. L’inizio dell’attività lavorativa e il fabbisogno di salute della nostra popolazione devono guidare la programmazione numerica degli accessi alle Scuole di Medicina e Chirurgia. Per quanto concerne invece la selezione dei candidati, sottolineamo l’imprescindibilità del numero programmato: la scelta di posticipare la selezione al secondo anno per l’area medica è puramente politica e dovrà sempre rispettare i principi di imparzialità, trasparenza, sostenibilità e qualità della formazione e della didattica. Per ciò che concerne la laurea abilitante, ancora numerose sono le incognite circa la attuazione e le disposizioni del DM n.58 del 09/05/2018 del MIUR. Sarebbe auspicabile che, in fase di intervento legislativo, la laurea in Medicina e Chirurgia divenisse automaticamente abilitante e che vengano messe in essere soluzioni tampone per le prossime edizioni dell’abilitazione (dalla pubblicazione di un pool di domande note al posticipo di un anno il nuovo metodo di abilitazione). In ultimo, la drammatica situazione dell’accesso al post-laurea, in cui da anni non viene ad essere pareggiato il fabbisogno espresso dalla Conferenza Stato Regioni sui medici specialisti e generici, rendendo sempre più stretto l’imbuto formativo. E’ necessario non solo finanziare un numero di contratti adeguato alle necessità del Paese, ma anche prevenire i fenomeni di abbandono di contratti. In primis, la creazione di una graduatoria unica nazionale per scuole di specializzazione e medicina generale: secondo le nostre stime, il posticipo del concorso di Medicina Generale a Dicembre 2018 avrà conseguenze sanguinose, con un numero di contratti persi che oscillerà tra 800 e 1000 unità; in secundis, prevenire il fenomeno del “salto” da un contratto di specializzazione all’altro, inserendo opportuni correttivi. Ma non solo: va migliorata la struttura del concorso nazionale, consentendo ai candidati di inserire tutte le sedi di tutte le scuole desiderate, superando il meccanismo degli scaglioni, e garantire lo svolgimento delle prove in un’unica sede nazionale per omogeneizzare i controlli e lo svolgimento della prova, oltre alla regolamentazione dell’accesso ai posti riservati SSN. Non è più procrastinabile, inoltre, un potenziamento delle attività dell’Osservatorio Nazionale con uffici dedicati, cruciale per rendere sempre piu’ un diritto cio’ che per anni e’ sembrato un privilegio: un training specialistico adeguato ai requisiti e agli standard europei. L’attuazione del decreto DM 402/2017 con l’implementazione del monitoraggio dei percorsi formativi si inserisce nella scia delle battaglie che da anni la nostra Associazione cerca di perseguire e su cui non  abbiamo intenzione di cedere il passo. E’ fondamentale affiancarlo ad Osservatori Regionali attivi e fattivi, ed è fondamentale tutelare il diritto degli specializzandi ad essere formati adeguatamente, e non ad essere usati, come ogni anno qualcuno cerca di fare, come tappabuchi nelle corsie ospedaliere. Nodi che sembrano ancora troppo stretti da sciogliere e a cui la nostra Associazione sta cercando di sensibilizzare la politica e l’opinione pubblica : uno sguardo sul passato con occhio vigile sul futuro, questo in Commissione Cultura i nostri rappresentati hanno voluto segnalare, ricordando che nel futuro delle nuove generazioni di medici risiede il futuro dell’intera comunità cittadina. Le risposte dei Deputati che ci hanno accolto in Commissione Cultura, che ringraziamo per l’opportunità di essere ricevuti, segnano l’inizio di una interlocuzione, speriamo proficua. Il messaggio che l’accesso programmato  al Corso di Laurea va difeso e che vanno preservati il merito, la trasparenza e l’oggettività sembra essere stato ben compreso al pari della necessità di rendere automaticamente abilitante il corso di Medicina e Chirurgia al momento della Laurea; e sembra anche che ci sia la volontà di riformare la formazione medica in un’ottica programmatica e progettuale, con un numero di accessi al post-laurea congruo  alle necessità del Paese. Rimaniamo in attesa di visionare i provvedimenti legislativi adottati per poter continuare a dare il nostro Contributo!

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Sentiamo spesso parlare degli Osservatori ma come funzionano veramente?

Il decreto 368\99 prevede l’istituzione di un Osservatorio Nazionale per la Formazione Medica Specialistica che coordini le attività degli Osservatori Regionali. In seno all’Osservatorio Nazionale trovano posto i rappresentanti degli specializzandi, del MIUR e del Ministero della Salute, dei Presidenti delle Scuole di Medicina e Chirurgia e della Conferenza Stato Regioni. In quelli Regionali, invece, siedono i rappresentanti degli specializzandi, i docenti universitari nelle sedi dove insistono le Scuole di Medicina e Chirurgia e dirigenti sanitari delle strutture della rete formativa con il compito di monitorare e vigilare sulla qualità della nostra formazione post laurea. In questi anni però solo poche regioni hanno effettivamente dato vita ad Osservatori Regionali funzionali e pertanto l’Osservatorio Nazionale ha dovuto farsi carico di una mole di lavoro che andava ben oltre le possibilità previste. Ciononostante, grazie anche e soprattutto alle vostre segnalazioni e al lavoro di mediazione della nostra rappresentante in Osservatorio nazionale, molte criticità sono state sanate: l’immagine esplicativa che alleghiamo al presente post spiega, nel particolare, da cosa siamo partiti, cosa abbiamo fatto e quali sono le prospettive future alle quali stiamo lavorando! Noi però non vogliamo fermarci qui: adesso è il momento di rendere capillari gli osservatori regionali! abbiamo disegnato la geografia di quelli già attivi, quelli da attivare e quelli addirittura da istituire, e abbiamo richiesto di provvedere e sollecitare quanto prima le regioni ancora inadempienti! Ne va della nostra formazione!   La mappa allegata restituisce lo stato attuale degli Osservatori Regionali in Italia.. Se sei uno specializzando e vuoi aiutarci a istituire l’osservatorio regionale nella tua regione, questo è il tuo momento! Contattaci qui –> osservatorionazionalesigm@gmail.com e ti daremo tutte le info utili! #accreditamento #osservatori #sitevisits

Attivita'

IV Workshop Nazionale del Giovane Medico. A Roma due giorni di Workshop organizzati dal Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM)

Si è tenuto tra sabato 24 e domenica 25 Novembre presso il Policlinico Umberto I di Roma il IV Workshop Nazionale del Giovane Medico; due giorni di confronto e discussione sulle tematiche che riguardano da vicino i Giovani Medici. Un’occasione di approfondimento e di crescita dedicato ai soci dell’Associazione Italiana dei Giovani Medici (SIGM). Parte attiva dell’evento sia i volti storici che i neofiti dell’Associazione Italiana dei Giovani Medici, in un connubio perfetto di esperienza ed innovazione culturale e sociale. Nella giornata di sabato, la giornata formativa, i Giovani Medici hanno approfondito i temi di maggiore attualità ed interesse: la formazione specialistica, con la disamina del contratto di specializzazione tra attualità e prospettive future; e la formazione in Medicina Generale alla luce della Campagna “2018 Primary Health Care: Now or Never”, volta a promuovere un nuovo modello di Assistenza Primaria. La costituzione di gruppi di lavoro dedicati ha permesso così lo sviluppo dei temi trattati in chiave interattiva e pratica. Nella seconda giornata sono stati passati in rassegna gli aspetti riguardanti l’organizzazione interna, i rapporti interassociativi e le collaborazioni esterne, in un confronto di grande interesse sulle prospettive associative. Giornata conclusiva proficua in cui è stato tracciata una linea programmatica tra passato, presente e futuro, ricca di contenuti inerenti le sorti della Sanità Italiana. Hanno così preso forma idee e progetti con l’obiettivo principale di produrre proposte utili e fruibili al confronto permanente in sede tecnico-politica e di partecipare al dibattito in tema di sanità e salute, dando voce ai Giovani Medici e guidandoli nel loro percorso professionale.

In Primo Piano

I GIOVANI MEDICI SIGM: “IRRESPONSABILE L’ABOLIZIONE DEL NUMERO PROGRAMMATO A MEDICINA”

Da una nota stampa relativa al DL sulla Legge di Stabilità 2019 pubblicata sul sito del Governo, al punto 22, si fa riferimento all’ “Abolizione del Numero Chiuso a Medicina”. Da 10 anni l’Associazione Italiana dei Giovani Medici ” SIGM promuove iniziative e manifestazioni di piazza per richiedere una PROGRAMMAZIONE SANITARIA per il nostro SSN pubblico che tenga conto dei fabbisogni professionali reali del paese ancorati sul dato epidemiologico e socio-demografico e l’abolizione del numero chiuso si oppone fortemente alle logiche di programmazione e meritocrazia. Alla luce della recente notizia che sconvolge tutti, non ci esimiamo di alcune considerazioni: La Formazione medica è l’unico ambito in cui due diritti fondamentali sanciti dalla nostra costituzione, il diritto all’istruzione e il diritto alla salute, devono contemperarsi e bilanciarsi in un equilibrio che è garanzia per la qualità delle cure. Un cambiamento drastico come l’abolizione del numero programmato aprirebbe le porte a un numero di studenti non sostenibile per il sistema formativo andando ad arrecare grave danno al SSN in un momento storico in cui è già ampia la pletora di medici neolaureati che non possono accedere alla formazione medica post-lauream per l’ormai cronica mancanza di investimenti. Come il sistema garantirà la formazione ai futuri medici? Come potrà permettere una formazione specialistica a un  numero potenzialmente decuplicato di medici quando già oggi riesce a garantire le risorse per nemmeno la metà degli attuali laureati? Altro che programmazione! Attendiamo la lettura del testo del DL ma, se si dovesse confermare una siffatta misura, chiediamo già da ora la disponibilità a tutte le associazioni di categoria, a tutti i giovani medici, a tutto il mondo della sanità scendere in piazza! La salute e le risorse umane della sanità sono un valore non una merce; la definzione del contingente di medici e di professionisti dell’area sanitaria da formare va sottoposto a programmazione quali-quantitativa a tutela della salute dei cittadini; ed il sistema di selezione per l’accesso alla formazione ed al mondo del lavoro deve essere trasparente, meritocratico e  non discrezionale. Quello della formazione medica pre e post lauream, rappresenta l’unico ambito in cui il diritto allo studio dello studente deve trovare un punto di equilibrio con la tutela del diritto alla salute del cittadino. Oggi come ieri, più che mai per tutelare il futuro del nostro SSN. #weLoveSSN #mediciSenza Futuro #SalviamoLaSanità

Congressi & Convegni

UN GIOVANE COLLEGA CATANESE TRA I SOPRAVVISSUTI NELL’INCIDENTE AEREO IN SUD SUDAN

Cari Colleghi e Colleghe, in data 9 settembre  un piccolo aereo di linea partito dalla Juba e diretto nella città di Yirol in Sudan si è schiantato nell’omonimo lago poco prima dell’atterraggio. Tra i passeggeri del volo vi era Damiano Biagio Cantone, giovane medico volontario del progetto Cuamm-Medici con l’Africa. Il nostro giovane collega catanese, 32 anni, è uno dei pochi sopravvissuti allo schianto, era impegnato in misisone Cuamm-Medici con l’Africa – prima organizzazione italiana che si spende per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane con cui la nostra  Associazione collabora nella tutela della salute di mamme e bambini – ed era diretto all’ospedale di Yirol per prestare servizio dopo un lungo periodo di preparazione. Nel rispetto della privacy di Damiano, le cui condizioni sono riferite stabili e che domenica e’ stato trasferito in capitale a Juba, in collegamento con l’Unità di Crisi della Farnesina e l’ambasciata italiana ad Addis Abeba, ci auguriamo che si riprenda presto e che questa tragedia non spenga il suo entusiasmo e lo spirito di solidarietà  che lo ha portato in Africa a  dedicare energia e professionalità a chi è vulnerabile  e spesso dimenticato. Esprimiamo profondo cordoglio alle famiglie delle 18 vittime, tra cui  quattro bambini, il pilota, il co-pilota, diversi operatori sanitari ed un vescovo anglicano e siamo vicini alla famiglia che in queste ore così delicate. Forza Damiano! Il Segretariato Italiano Giovani Medici

S.I.Me.G. - Formazione in medicina generale

VERRA’ PUBBLICATA OGGI LA NOTA MINISTERIALE SANCENTE IL RINVIO DEL CONCORSO DI ACCESSO AI CORSI DI FORMAZIONE SPECIFICA IN MEDICINA GENERALE PER IL TRIENNIO 2018/2021

Risposta positiva delle Regioni alla nota Ministeriale del 10.08.2018 in cui il Ministro della Salute chiedeva al Coordinamento Salute della Conferenza Stato Regioni di operare la riapertura dei bandi regionali regolanti il Concorso d’accesso ai corsi di formazione in medicina generale, al fine di garantire la messa a bando di ulteriori 860 contratti. Questa sera verrà resa pubblica in Gazzetta Ufficiale la nota ministeriale che ufficializzerà la riapertura dei bandi regionali. Cosa aspettarci ora? -Il nuovo concorso dovrebbe svolgersi orientativamente nel mese di novembre, tenendo in considerazioni gli opportuni tempi tecnici (30 giorni per la presentazione delle domande e comunicazione della data concorsuale almeno 30 giorni prima della prova stessa). È plausibile che l’inizio dei corsi sarà a dicembre se non a gennaio 2019, in funzione dell’esito degli scorrimenti delle graduatorie. Tale previsione, tuttavia, non dovrebbe penalizzare i corsisti che conseguiranno il diploma “in ritardo” circa l’iscrizione alle graduatorie regionali, dal momento che nell’Accordo Collettivo Nazionale della Medicina Generale, recentemente stipulato, sarebbe prevista l’iscrizione in graduatoria con riserva anche per i diplomandi. Qualora l’inizio dei corsi dovesse slittare, si dovrebbe tenere in considerazione un’altra importante tematica: la possibilità che i laureati della sessione estiva abbiano ottenuto i requisiti per iniziare i corsi e quindi decidano di partecipare alla prova. – Visto l’annullamento dei bandi precedenti e l’annunciata riapertura di nuovi bandi con numero di posti aggiornato e aumentato, resta da chiarire se sarà permesso concorrere in una regione differente rispetto a quella precedentemente scelta qualora un candidato lo ritenga più vantaggioso. Pertanto sarebbe importante che venissero fornite informazioni ufficiali sulla possibilità di cambiare la propria precedente scelta. Infine rimangono ignote anche le conseguenze che questa modifica avrà su chi aveva deciso di concorrere per la regione Sicilia, unico caso in Italia a prevedere il pagamento di una tassa di iscrizione al concorso stesso. Non si sa se verrà rimborsata a tutti, ad alcuni (verosimilmente chi cambierà regione o non concorrerà più), o a nessuno. Il S.I.G.M. chiede al Ministero di informare in maniera tempestiva i prossimi partecipanti al concorso al fine di dissolvere i dubbi che persistono intorno ad esso. Necessaria resta inoltre la considerazione che stante il permanere del disallineamento tra il concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione e le selezioni per l’accesso ai corsi regionali di formazione specifica di medicina generale, anche quest’anno si verificherà il fenomeno dell’abbandono dei contratti di formazione specialistica da parte di quanti, partecipando al concorso di medicina generale e trovandosi in posizione utile, dovessero decidere di optare per la borsa di medicina generale. Anzi, è lecito attendersi che tale fenomeno, a seguito del sensibile incremento delle borse di studio destinate ai corsi regionali di medicina generale, avrà maggiore consistenza. Tale fenomeno, peraltro, in passato si è verificato a parti invertite (ad ordine di selezioni invertito) anche ai danni dei corsi di formazione specifica di medicina generale. Ne consegue che, l’unica soluzione utile a contenere il fenomeno degli abbandoni è rappresentata dall’unificazione delle procedure concorsuali, così come da anni proposto dall’Associazione Italiana Giovani Medici (S.I.G.M.). Tale proposta è stata recentemente sottoposta all’attenzione del Ministro della Salute e confidiamo che possa essere oggetto di adeguata attenzione ed analisi da parte del Ministero della Salute, di concerto col MIUR e le Regioni. Il Segretariato Italiano Giovani Medici S.I.G.M.

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