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DECRETO CALABRIA: OVVERO, “SE NON TROVIAMO NESSUNO CI METTIAMO LO SPECIALIZZANDO”

Alla Camera è stato approvato il disegno di legge per la conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35 (il cosiddetto “Decreto Calabria”) recante oltre a misure emergenziali per la regione Calabria anche modifiche urgenti in termini di formazione post-lauream. In particolare, è stato approvato l’emendamento 12.200, che prevede che, fino al 31 dicembre 2021, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale (SSN) possano procedere all’assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato con orario a tempo parziale gli specializzandi agli ultimi due anni, utilmente collocati nelle graduatorie dei concorsi da dirigente medico, per i quali era stata aperta la partecipazione dalla Legge di Bilancio 2018 (anche se, originariamente, solo per gli specializzandi all’ultimo anno) Si specifica poi che “gli specializzandi assunti ai sensi del presente comma sono inquadrati con qualifica dirigenziale e al relativo trattamento economico, proporzionato alla prestazione lavorativa resa e commisurato alle attività assistenziali svolte” e che “essi svolgono attività assistenziali coerenti con il livello di competenze e autonomia raggiunto e correlato all’ordinamento didattico di corso, alle attività pratiche professionalizzanti nonché al programma formativo seguito e all’anno di corso di studi superato.” Sulla carta, l’assunzione progressiva di responsabilità è un concetto giusto e condivisibile, anzi auspicabile come descritto dal d.lgs 368/99. Ma di preciso, come potrà essere messo in pratica? Come sarà possibile valutare le competenze degli specializzandi se ad oggi non esistono dei piani formativi nazionali per ogni singola scuola di specializzazione? Gli unici obiettivi formativi esistenti sono racchiusi, per ogni specializzazione, in due pagine generiche del DIM 68/2015. In altri paesi, per esempio, esistono curricula standardizzati di più di 300 pagine per disciplina. Chi certificherà cosa, se tra Scuole esistono ancora enormi differenze formative? Allo stato attuale, l’unica condizione che si verificherà sarà un placet discrezionale del Direttore di Scuola dato assieme ai tutor di reparto. All’atto pratico vorrà dire che uno specializzando, già al penultimo anno (che, ricordiamo, già ora lavora erogando attività assistenziale in maniera tutelata), se assunto, dovrà farsi carico di responsabilità che il sistema formativo italiano attualmente non mette nelle condizioni di affrontare. Questo con possibili conseguenze legali per sé e sanitarie per il paziente: una cosa, è svolgere attività medica all’interno di una rete formativa protetta in cui, per legge, l’attività dello specializzando in alcun caso deve essere sostitutiva del personale di ruolo e in cui deve sempre essere garantita la presenza di un tutor; altra cosa è chiamare uno specializzando per sopperire alle carenze di organico in maniera esplicitamente sostitutiva scaricando su di lui tutti gli oneri e i rischi legali. Si avrà, insomma, un quadro pasticciato in cui le aziende sanitarie potranno assumere medici volenterosi (per non dire temerari) che si troveranno in un limbo giuridico non normato, in cui saranno contemporaneamente specializzandi e dirigenti. Senza contare poi che fino all’ultimo lo specializzando deve completare rotazioni tra le strutture della rete formativa, deve poter effettuare attività di ricerca e svolgere periodi all’estero, deve preparare una tesi. Attività che arricchiscono il profilo dello specialista e rischiano di essere sacrificate, dequalificando sempre di più la formazione. Ciò che ci lascia perplessi è inoltre l’applicazione concreta del concetto di “formazione a tempo parziale”: essendo i crediti universitari stabiliti per legge, con il tempo parziale si dilazionerebbe il periodo per ottenerli, con un conseguente allungamento del percorso di specializzazione. Non vorremmo assistere ad un ulteriore tentativo di scardinare la qualità della formazione medica specialistica, già frammentata e disomogenea. Su questa battaglia si gioca la partita della qualità del Sistema Sanitario Nazionale del futuro e pretendiamo che non vengano vanificati gli sforzi profusi per ottenere standard qualitativi. Infine, il trattamento economico. L’emendamento, in maniera poco chiara, afferma che agli specializzandi assunti si applicheranno le disposizioni del contratto collettivo nazionale di lavoro del personale della dirigenza medica, proporzionato alla prestazione lavorativa resa e commisurato alle attività assistenziali svolte, e che non ci sarà diritto al cumulo del trattamento economico previsto dal contratto di formazione specialistica. Nulla viene detto né sulle somme accantonate, né sull’importo minimo in caso di contratto a tempo determinato con orario a tempo parziale per cui se l’assunzione fosse alle condizioni economiche dell’attuale contratto di formazione specialistica, o di poco superiore, oltre al danno si avrebbe anche la beffa, con maggiori responsabilità e simile retribuzione. L’obiettivo di questa operazione è verosimilmente quello di recuperare risorse dagli ultimi anni delle specializzazioni, di fatto tagliando, per meri motivi economici, preziosi anni di formazione, come se le sforbiciate degli scorsi anni non fossero state sufficienti. Certo, l’emendamento presenta almeno la prospettiva positiva di un inquadramento a tempo indeterminato dello specializzando non appena conseguito il titolo, che permetterebbe di dare una stabilizzazione a coloro disposti ad assumersi, anche con entusiasmo, i rischi prima indicati. Fortunatamente, inoltre, ci sono dei paletti temporali e condizioni precise prima di procedere all’assunzione degli specializzandi. Tuttavia, la logica emergenziale, spesso non suffragata da dati univoci, come sempre serve a creare brecce che poi si potranno in seguito consolidare e allargare, senza intervenire strutturalmente su quello che davvero servirebbe, cioè un miglioramento della qualità didattica-formativa per gli specializzandi e delle condizioni di lavoro per gli specialisti. Sono i ritmi massacranti, i rischi e le responsabilità esagerate a disincentivare in molti casi la partecipazione a certi concorsi da parte dei professionisti, che preferiscono optare per percorsi più sicuri se non addirittura per il privato. O si lavora su questi aspetti, o si tratterà di un palliativo blando, con rischi maggiori dei benefici. Forti preoccupazioni e perplessità inoltre riguardano anche le novità in merito alla Medicina Generale. Il decreto dispone che fino al 31 dicembre 2021, i laureati in medicina e chirurgia idonei all’ammissione al corso triennale di formazione specifica in medicina generale, che risultino già incaricati, per almeno 24 mesi anche non continuativi negli ultimi 10 anni possano accedere al corso stesso tramite graduatoria riservata, senza borsa di studio e nei limiti di spesa previsti.” Questa decisione presenta vari aspetti critici e non valorizza adeguatamente il valore della Formazione in Medicina Generale e della meritocrazia nell’accesso ai percorsi di formazione post-laurea. Pur essendo noti i problemi dell’imbuto formativo nell’accesso ai percorsi di formazione e specializzazione, questi non possono essere risolti attraverso l’accesso di colleghi con criteri non meritocratici, ovvero scavalcando la graduatoria di merito stilata dopo svolgimento di apposito concorso, per il fatto di aver lavorato almeno 24 mesi nei settori della Medicina Convenzionata. La cosa più grave è il fatto che i colleghi che dovessero accedere ai corsi di formazione attraverso tale modalità non riceveranno una borsa di studio. Questo ovviamente non darebbe loro la possibilità di dedicare alla formazione la maggior parte della loro attività lavorativa, ed andrebbe certamente a scapito della qualità della stessa. CONCLUSIONI Nonostante queste considerazioni, nonostante le nostre richieste e le proposte positive pervenute in più occasioni, la politica ha trovato l’ennesima scappatoia di comodo. Eppure la strada per noi è chiara, e per la tutela della formazione chiediamo: il mantenimento della possibilità per gli specializzandi all’ultimo anno, di partecipare ai concorsi a tempo indeterminato, con l’inizio delle attività lavorative solamente al termine della specializzazione; lo stop di qualsiasi proposta che miri all’istituzione di canali formativi paralleli, su base locale e regionale non standardizzati a livello nazionale; l’eventuale possibilità su base volontaria, solo per gli specializzandi dell’ultimo anno, di fornire prestazioni occasionali tipo gettonista extra orario formativo, con retribuzione separata rispetto alla borsa di studio e con vincoli e garanzie tali (ad esempio non più di 38 ore mensili) da non inficiare la qualità della formazione, in analogia a quanto avviene per le sostituzioni di guardia medica e dei medici di medicina generale; l’aumento straordinario per i prossimi anni dei contratti di formazione specialistica in funzione della capacità massima della rete formativa, al fine di eliminare definitivamente il fenomeno dell’imbuto formativo e ripristinare una corretta programmazione; nel computo generale dei contratti, l’aumento prioritario per le specializzazioni ad oggi carenti, come le chirurgie e l’emergenza urgenza, in relazione a quanto richiesto dalla Conferenza Stato Regioni. l’introduzione, per ogni specializzazione, di core curricula nazionali strutturati per competenze, in modo da avere strumenti rigorosi per certificare l’effettiva autonomia dello specializzando e l’avvio, in parallelo a quelli assistenziali, di sistemi di accreditamento didattici e formativi per tutor e docenti di tutte le Scuole; l’utilizzo, a livello ministeriale, di strumenti precisi per conteggiare la carenza o la pletora di medici, per avere un quadro oggettivo e non discrezionale per ogni specializzazione; il miglioramento delle condizioni lavorative ed economiche per il personale medico del SSN, specie per le aree critiche. A questo proposito si dovrà procedere con urgenza allo sblocco del turnover e dei tetti di spesa e al riconoscimento dello status di lavoro usurante per alcune specializzazioni, come l’Emergenza Urgenza. Chiediamo infine la creazione di un tavolo con tutte le realtà associative interessate per un confronto organico sulla formazione medica post-laurea. Da un lato, c’è il miglioramento strutturale e programmatico delle condizioni del personale del SSN. Dall’altro, soluzioni di comodo che fanno l’interesse di pochi. La politica scelga ora da…

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IV Workshop Nazionale del Giovane Medico. A Roma due giorni di Workshop organizzati dal Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM)

Si è tenuto tra sabato 24 e domenica 25 Novembre presso il Policlinico Umberto I di Roma il IV Workshop Nazionale del Giovane Medico; due giorni di confronto e discussione sulle tematiche che riguardano da vicino i Giovani Medici. Un’occasione di approfondimento e di crescita dedicato ai soci dell’Associazione Italiana dei Giovani Medici (SIGM). Parte attiva dell’evento sia i volti storici che i neofiti dell’Associazione Italiana dei Giovani Medici, in un connubio perfetto di esperienza ed innovazione culturale e sociale. Nella giornata di sabato, la giornata formativa, i Giovani Medici hanno approfondito i temi di maggiore attualità ed interesse: la formazione specialistica, con la disamina del contratto di specializzazione tra attualità e prospettive future; e la formazione in Medicina Generale alla luce della Campagna “2018 Primary Health Care: Now or Never”, volta a promuovere un nuovo modello di Assistenza Primaria. La costituzione di gruppi di lavoro dedicati ha permesso così lo sviluppo dei temi trattati in chiave interattiva e pratica. Nella seconda giornata sono stati passati in rassegna gli aspetti riguardanti l’organizzazione interna, i rapporti interassociativi e le collaborazioni esterne, in un confronto di grande interesse sulle prospettive associative. Giornata conclusiva proficua in cui è stato tracciata una linea programmatica tra passato, presente e futuro, ricca di contenuti inerenti le sorti della Sanità Italiana. Hanno così preso forma idee e progetti con l’obiettivo principale di produrre proposte utili e fruibili al confronto permanente in sede tecnico-politica e di partecipare al dibattito in tema di sanità e salute, dando voce ai Giovani Medici e guidandoli nel loro percorso professionale.

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#GiovaniMediciPerLaSanità: appello alle forze politiche in vista delle elezioni per porre al centro i temi della sanità italiana e del futuro dei suoi giovani professionisti

L’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) rilancia i temi della propria campagna #GiovaniMediciPerLaSanità invitando le varie forze politiche a focalizzare l’attenzione in questi ultimi giorni di campagna elettorale ai temi della Sanità con particolare riferimento alle problematiche inerenti i giovani medici. “A dicembre, con il documento #GiovaniMediciPerLaSanità, (scarica documento), inviato ai referenti sanità delle principali forze politiche nazionali, abbiamo inteso fornire un contributo alla realizzazione del programma politico attraverso topic ritenuti prioritari dalla nostra comunità di giovani medici per la sostenibilità e rilancio del nostro SSN. Con nostro rammarico abbiamo visto in queste settimane che molto poco spazio è stato destinato alla Sanità e ancora meno a soluzioni destinate a migliorare le condizioni formative e lavorative delle giovani generazioni di medici e professionisti sanitari (cfr. monitoraggio indipendente GIMBE dei programmi elettorali delle forze politiche, leggi qui)”. L’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) con quest’ultima iniziativa, che segue il lancio di campagne nazionali quali #WeLoveSSN, #SvoltiAMOlaSANITÀ e gli appuntamenti annuali del #GiovaniMediciDay, aveva inteso porre sotto i riflettori della politica la preoccupante situazione della Sanità italiana che, soprattutto a causa dei propri storici e immutati assetti, penalizza i giovani professionisti della salute e, in tal modo, reca danno al futuro della tutela della salute dei cittadini. Con questo ultimo appello, trasversale e rivolto a tutti gli schieramenti, i Giovani Medici chiedono alla Politica il coraggio di riscoprire il proprio ruolo di guida e leadership all’interno della società garantendo le condizioni ai giovani per mettersi in gioco e scommettere sul futuro del Paese. Questo è vero in particolar modo in sanità, settore chiamato ad affrontare un ricambio generazionale massivo nei prossimi anni senza aver avuto un’adeguata programmazione quali-quantitativa. Il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.), dai più conosciuto come Associazione Italiana Giovani Medici, è un’associazione no profit diventata ormai da tempo il principale riferimento nel panorama nazionale per i medici under 40. Il S.I.G.M. nasce nel 2008 dalle robuste radici del Segretariato Italiana Medici Specializzandi (S.I.M.S.) per fornire un contributo qualificante alla formazione dei giovani medici, ai profili etici e sociali della professione medica, alla crescita intellettuale, professionale, deontologica delle nuove classi mediche; il tutto promuovendo virtuose e operose relazioni fra le professionalità mediche Italiane e di ogni nazionalità, fra i medici e la società civile; il S.I.G.M. svolge, inoltre, attività nei settori dell’educazione medica generale e specifica, della formazione medica e della ricerca scientifica, della salute globale e cooperazione sanitaria.

Ricorsi e Iniziative Legali

EX MEDICI SPECIALIZZANDI 1994/2006: CORTE D’APPELLO DI MESSINA CONDANNA UNIVERSITÀ E MIUR

EX MEDICI SPECIALIZZANDI 1994/2006 CORTE D’APPELLO DI MESSINA CONDANNA UNIVERSITA’ E MIUR Lo Stato condannato nuovamente per l’inadeguata remunerazione della specializzazione medica nel periodo 94-2006. Ennesimo successo conseguito dagli Avv.ti Francesco Caronia e Giuseppe Pinelli, nella qualità di responsabili del coordinamento nazionale network legale del network ELEGALNET e LAWNET, che a tutt’oggi rappresentano oltre 7 mila medici in tutta Italia. Tali azioni collettive hanno portato ad acquisire oramai ben 30 sentenze positive avanti ai Tribunali di Torino, Novara, Brescia, Ferrara, Siena, Firenze, Pisa, Ancona, Parma, Padova, Roma e Bari, nonché, in ultimo, dinnanzi alle Corti d’appello di Roma, Milano, L’Aquila, Bologna, Catanzaro e Bari. Ed è sempre lo stesso network che ha recentemente corrisposto oltre 30 milioni di euro ai medici di Padova e Parma.   L’azione a tutela  degli specializzandi del periodo compreso tra il 1994 e il 2006 che vennero penalizzati dal mancato recepimento da parte dell’Italia delle Direttive Comunitarie parte da molto lontano: fu il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) la prima associazione di camici bianchi a sollevare nell’ormai lontano 2006 la questione e, negli ultimi tempi, l’iniziativa in sede giudiziare ha registrato il supporto dell’Associazione Italiana Medici (A.I.M.) che, nei trascorsi 10 anni, ha fisiologicamente raccolto nelle proprie fila proprio le coorti di medici interessate e che furono allora ingiustamente penalizzate. L’azione di Messina è stata patrocinata dagli Avvocati Caronia e Pinelli unitamente all’Avv. Santi Delia. Un’altra sentenza della stessa Corte si attende entro il mese di marzo.  La Corte d’appello di Messina ha oggi “finalmente” riconosciuto il diritto al risarcimento ed all’adeguamento del trattamento economico dei medici per il periodo di specializzazione 94/2006, poiché non adeguatamente retribuito, negli anni di riferimento, in violazione della direttiva 93/16. L’Università di Messina è stata condannata a rideterminare le borse di studio, sulla base del parametro dell’incremento di trattamento economico previsto dal CCNL dei medici del Servizio Sanitario Nazionale oltre interessi. Il MIUR è stato poi condannato al risarcimento del danno da liquidarsi nella differenza tra il trattamento percepito e quello dovuto in base ai DPCM 2007, oltre interessi. Lo Stato dovrà dunque versare oltre 15mila euro più interessi per ogni anno di specializzazione. La vicenda degli ex specializzandi risale alle direttive europee 75/362 e 82/76/CEE che imponevano agli Stati membri di corrispondere il giusto compenso ai camici bianchi per gli anni di specializzazione in medicina, laddove in Italia, nonostante tale obbligo comunitario, fino al 2006, non è stato riconosciuto il corretto trattamento economico.   La sentenza di Messina, facendo riferimento non solo alla varia giurisprudenza di Tribunali e Corti di Merito, ma anche a quella della Suprema Corte di Cassazione, ricopre un ruolo molto importante nel quadro giurisprudenziale nazionale, in quanto è la prima sentenza ad essere conseguita in una Corte siciliana riconoscendo tale diritto ai medici specializzandi del periodo 1994-2006. Conferma peraltro l’orientamento delle Corti capitoline, riconoscendo contestualmente sia il risarcimento per violazione della normativa comunitaria sulla adeguata remunerazione, sia il riadeguamento del trattamento economico per mancata attuazione della normativa nazionale.   I legali esprimono “ampia soddisfazione per l’ennesima vittoria nazionale, conseguita contro lo Stato italiano a tutela dei medici specializzandi 78-2006, per il riconoscimento del principio all’adeguata remunerazione, sancito in ambito comunitario, al fine di garantire ambiti omogenei di tutela tra gli Stati membri“. Il network comunica inoltre che a breve verrà organizzata una riunione informativa concordata con le Associazioni di categoria e per prendere contatto con il coordinamento nazionale del network si potrà inviare una richiesta all’indirizzo specializzandi@pinellischifani.com, al fine di ricevere informazioni su luogo e data della prossima riunione che si svolgerà a Messina. Tale evento sarà rivolto a tutti coloro che fino al 2017 hanno diritto e vorranno essere tutelati in giudizio. Inoltre si informa che la prossima scadenza per l’adesione all’azione collettiva a tutela degli specializzandi 78-2006 è prevista per il 15 aprile 2016.

Medicina Sociale e Volontariato

Il SIGM sostiene l’AISM: il 10 e l’11 ottobre le MELE SCENDONO IN PIAZZA!

Anche quest’anno il Segretariato Italiano Giovani Medici sostiene l’iniziativa “LA MELA DI AISM”, promossa dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla per sostenere la ricerca scientifica sulla Sclerosi Multipla. Sabato 10 e domenica 11 ottobre 2015 torna infatti in 4000 piazze italiane La Mela di AISM, manifestazione organizzata dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla e la sua Fondazione sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, con il patrocinio di Pubblicità Progresso Fondazione per la Comunicazione Sociale, con lo nostro scopo di informare, sensibilizzare, sostenere la ricerca scientifica sulla sclerosi multipla e i servizi per i giovani con SM. Per il secondo anno consecutivo lo chef Alessandro Borghese è volto della campagna. La sclerosi multipla oggi in Italia colpisce 75 mila persone, il 50% sono giovani. Cronica, imprevedibile e spesso invalidante: è la prima causa di invalità tra i giovani dopo gli incidenti stradali. Una diagnosi ogni 4 ore. La malattia si manifesta per lo più con disturbi del movimento, della vista e dell’equilibrio, seguendo un decorso diverso da persona a persona. Acquista un sacchetto di mele anche tu per contribuire ai progetti AISM!   **Dal 27 settembre al 12 ottobre all’evento La Mela di AISM è legato anche l’SMS solidale 45591 del valore di 1 euro per ciascun SMS inviato da cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile e CoopVoce. Sarà di 2 euro anche per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa Vodafone e TWT e di 2/5 euro per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa Telecom Italia, Infostrada e Fastweb** Invitiamo tutti i colleghi ad aderire all’iniziativa! Ulteriori info: sito dell’AISM Il Consiglio Esecutivo del SIGM

Responsabilità professionale

L’OMCeO Milano chiede collaborazione per la redazione del primo Vademecum Medico Legale

Cari Colleghi, Come ben sapete, il rapporto medico-paziente, presupposto del nostro agire, si è evoluto nel tempo, passando da una concezione di tipo “paternalistico” ad un rapporto pressoché paritetico. In parallelo, la giurisprudenza ha studiato e approfondito la questione, definendo il perimetro entro il quale questo “dualismo” può muoversi. Ognuno di noi sarà giunto a conoscenza, per esperienza diretta o per conoscenza di fatti accaduti a colleghi, di circostanze in cui la decisione terapeutica che si ritiene opportuno intraprendere possa confliggere, da un lato, con la volontà del paziente, o, dall’altro lato, con i riferimenti normativi. Cosa fare in questi casi? Come comportarsi senza entrare in contrasto con l’Autorità Giudiziaria e venir meno al proprio senso etico e al giuramento di Ippocrate? Si pensi, ad esempio, al caso del paziente Testimone di Geova, che, affetto da una grave forma di leucemia, non voglia ricorrere ad una trasfusione ematica. Seguendo la volontà del paziente, non dovrebbe essere trasfuso, atteggiamento che, di fatto, ne causerebbe la morte. Cosa fare? E se dovesse subentrare il cosiddetto “stato di necessità?”. Oppure, come comportarsi nel caso della minore di anni 18, gravida e magari priva di permesso di soggiorno, che si presenta in Pronto Soccorso in travaglio di parto? E’ sufficiente il consenso informato della minore per poter effettuare, nell’alveo dei riferimento di legge, i trattamenti sanitari necessari? O è necessario segnalare il caso all’attenzione del Tribunale dei Minori? Innanzi a queste ed altre problematiche di cogente interesse per noi tutti, professionisti dell’ambito medico, abbiamo deciso di scrivervi, per tentare di dare una concreta risposta ai vostri dubbi. Vi chiediamo di ripensare a situazioni analoghe a quelle poco sopra accennate e vissute, in maniera diretta o riferita da vostri colleghi, la cui gestione pratica abbia comportato indecisioni e perplessità di carattere medico-legale, comportamentale e deontologico. Trasmettetecele all’indirizzo di posta elettronica stampa@omceomi.it  e avendo a riferimento i casi pratici da voi proposti, realizzeremo una guida promossa dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano e Provincia, una sorta di “vademecum” agile e snello, da poter consultare in caso di necessità per risolvere casi in cui l’aspetto clinico e terapeutico deve, necessariamente, fare i conti sia con i riferimenti di legge, sia con le criticità di ogni singolo caso. Iniziativa promossa dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano e Provincia

Medicina delle Catastrofi

simcup italia 2015

Cos’è?SIMCUP ITALIA è la prima competizione amatoriale italiana di simulazione medica per specializzandi. Vuole essere un momento di formazione ed educazione diverso dalle solite conferenze. Un momento di conoscenza e diffusione delle moderne tecniche di simulazione in medicina, che ti permetteranno di imparare divertendoti e al tempo stesso dimostrare le tue abilità competendo contro altri team. Per chi?Per tutti gli specializzandi regolarmente iscritti ad una qualsiasi scuola di specializzazione medica di una qualsiasi università italiana di una qualsiasi disciplina. Ci si può iscrivere in team di quattro persone. Sono incoraggiati i team multidisciplinari. Partecipanti singoli che non fanno parte di un team possono comunque iscriversi, verranno appositamente creati dall’organizzazione team di formazione. PRIMA DELL’ISCRIZIONE SCARICA QUI E LEGGI IL REGOLAMENTO COMPLETO Info su http://simnova.unipmn.it/simcup/

Medicina Sociale e Volontariato

Il 7 e l’8 MARZO 2015 DON(n)A LA GARDENIA DI AISM!

Anche quest’anno il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) sostiene e promuove la campagna La GARDENIA di AISM”, organizzata dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (ASIM) per sostenere la ricerca scientifica sulla Sclerosi Multipla.

Come ogni anno, sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, torna in 3000 piazze italiane l’evento benefico destinato a raccogliere fondi per sostenere la ricerca scientifica sulla Sclerosi Multipla, grazie a 10 mila volontari che distribuiranno le Gardenie di AISM.

Che cos’è la sclerosi mulipla? La sclerosi multipla è una malattia cronica, imprevedibile e spesso invalidante; una delle più gravi del sistema nervoso centrale. Colpisce maggiormente le donne, in un rapporto di 2 a 1 rispetto agli uomini. Il 50% delle persone con SM sono giovani, cui spesso la malattia viene diagnosticata tra i 20 e i 40 anni, nel periodo della vita più ricco di progetti. Si manifesta per lo più con disturbi del movimento, della vista e dell’equilibrio, seguendo un decorso diverso da persona a persona. Ogni 4 ore una nuova diagnosi.

Sabato 7 e domenica 8 marzo 2015: in occasione della Festa della Donna, quale atto più bello del sostenere l’AISM e la ricerca per costruire il futuro di tante donne? Quest’anno non regalate la solita mimosa, ma DON(n)ATE la Gardenia di AISM, che potete acquistare con un contributo minimo di 15 euro!

Inoltre, fino al 15 marzo potete donare 2 euro inviando un SMS o chiamando da rete fissa il 45599 con cellulare personale TIM, Vodafone, Wind, 3, Postemobile e CoopVoce e per ogni chiamata allo stesso numero da rete fissa Vodafone, Teletu e TWT oppure 2 o 5 euro chiamando lo stesso numero da telefono di rete fissa Telecom Italia, Infostrada e Fastweb.

I fondi raccolti con Gardenia di AISM 2015 saranno impiegati in progetti di ricerca finalizzati a trovare, in particolare, nuovi trattamenti per le forme gravi di sclerosi multipla ad oggi orfane di terapie. Una forma che colpisce almeno 25 mila persone in tutta Italia e un milione nel mondo.

 

Medicina Sociale e Volontariato

Contro il panico in un Paese paralizzato dall’epidemia di Ebola: la missione di Rainbow For Africa in Sierra Leone

Contro il panico in un Paese paralizzato dall’epidemia di Ebola: la missione di Rainbow For Africa in Sierra Leone (di Renata Gili) Verso la fine di settembre la mia Professoressa, Direttore della Scuola di Specializzazione di Igiene e Medicina preventiva che sto frequentando, mi propose di partire per una missione breve in Sierra Leone. Sapeva che sono interessata e affascinata dal mondo della cooperazione internazionale, ma non vi nascondo che provai una certa paura, in quel momento, all’idea buttarmi in mezzo all’epidemia di Ebola più grave che ci sia stata fino ad ora. Il lato un po’ incosciente del mio carattere, dopo averci razionalmente pensato qualche giorno, mi fece rispondere “Sì, vado!”. E così, il primo novembre 2014, mi ritrovai su un aereo della Royal Air Maroc. Destinazione: Freetown. Sono partita, con il Dott. Paolo Narcisi, anestesista-rianimatore del Centro Traumatologico dell’ospedale CTO di Torino e presidente dell’associazione torinese di cooperazione internazionale in ambito sanitario Rainbow for Africa. In Sierra Leone ci ha raggiunti, da Roma, Francesco Farnesi, direttore di Engim Internazionale, ONG per la formazione, lo sviluppo e la cooperazione che opera in Italia, in Europa e nei Paesi in Via di Sviluppo. Durante il mese prima della partenza, il lavoro è stato duro: da un lato, era volto ad acquisire una preparazione adeguata che ci permettesse di assumere i comportamenti corretti e di fronteggiare eventuali pericoli, dall’altro era indirizzato a studiare un protocollo di vestizione e svestizione per l’uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI) di alto livello, adatti cioè a lavorare in sala operatoria e ad eseguire un intervento chirurgico. Una volta atterrati in Sierra Leone, abbiamo lavorato in due città nel nord ovest del Paese: Lunsar, nel distretto di Port Loko, e Makeni, nel distretto di Bombali. In queste due realtà ci siamo proposti di attivare un supporto per il sostegno dei due ospedali St. John of God di Lunsar e Holy Spirit di Makeni, attualmente chiusi per la paura di infettare il personale medico. Punto fondamentale di questo supporto era la formazione del personale locale all’utilizzo dei nuovi DPI, in modo che potessero ricominciare a lavorare in sicurezza a contatto con pazienti sospetti. Inoltre, collaborando con il personale locale, abbiamo impostato dei protocolli di ripresa delle attività con l’istituzione di un triage molto stretto esterno all’ospedale che permettesse di non fare entrare i casi sospetti di Ebola e di mandarli direttamente in una zona di isolamento, per evitare la contaminazione degli ambienti interni e del personale. La zona di isolamento nell’ospedale di Lunsar è un vero e proprio Holding Center finanziato da WHO (struttura per il ricovero dei pazienti sospetti, in attesa di esclusione o accertamento della malattia Ebola), a cui noi stiamo dando supporto inviando materiale protettivo per medici e infermieri. Inoltre, il nostro progetto si propone di instaurare una zona di isolamento anche nell’ospedale di Makeni. In questo modo, passo dopo passo, si arriverà alla riapertura progressiva dei reparti di Maternità, Chirurgia e Traumatologia. Infine, abbiamo iniziato a supportare 60 comunità rurali afferenti agli ospedali di Makeni e Lunsar, molte delle quali lontane dalle città (quelle in cui i casi di Ebola stanno crescendo maggiormente). Ad ognuna forniremo un termometro, un telefono, alcuni DPI e formeremo un abitante del villaggio al riconoscimento di un caso sospetto. L’Ebola, ad oggi, ha causato il contagio di circa 15000 persone nei tre Paesi maggiormente colpiti: Guinea, Liberia e Sierra Leone. Le morti sono state circa 5500. Se in questi Paesi ci fosse stato un sistema sanitario organizzato, l’epidemia non sarebbe stata di proporzioni così grandi e si sarebbe controllata facilmente. Ma adesso il vero problema, ciò che più mi ha colpito, è stato vedere un Paese paralizzato dal terrore verso un virus che ancora non si sa fronteggiare correttamente e tenere sotto controllo. È la paura del contagio, che provoca più vittime della diffusione della malattia da Virus Ebola. Si percepisce già dall’ingresso all’aeroporto, dove gli addetti ai controlli non ti permettono di entrare senza essersi lavati le mani nell’acqua e candeggina e ti attendono con guanti e mascherina, armati di termometri laser per il controllo della temperatura. Ogni volta che si tocca qualcosa ci si lava le mani con le soluzioni di acqua e alcol, che ormai tutti possiedono. Nessuno si dà la mano, ogni forma di contatto fisico è proibita … e questo è significativo, soprattutto se si è già stati in Africa altre volte: è un popolo abituato al contatto fisico continuo, agli abbracci, alle strette di mano e alle pacche sulla spalla. Addirittura i bambini non toccano nessuno, con i conseguenti traumi dal punto di vista psicologico che si verificheranno nel post-Ebola. Tutto è fermo. Le scuole sono chiuse, i giochi e gli sport sono interrotti. Qualunque possibile fonte di aggregazione è sospesa. Di fronte ad ogni casa e sparsi per le città si trovano secchi pieni di acqua e candeggina per lavarsi le mani. Il terrore, purtroppo, ha provocato anche la chiusura di molti ospedali. I medici non si proteggono correttamente e rischiano di infettarsi. Questo genera un disastro ancora più grande: non vengono più curate le altre patologie e le morti si accumulano. L’assistenza sanitaria materna è negata, quindi i bambini vengono partoriti in casa con tutte le complicanze che ne derivano (nell’ospedale di Makeni, fino all’agosto scorso, si contavano circa 200 parti al mese). I cesarei non vengono più fatti: nell’ospedale di Makeni, per esempio, c’era una media di 30 cesarei al mese… che fine avranno fatto oggi quelle mamme e quei bambini? Inoltre la malaria, la diarrea, i traumi non vengono più curati. I programmi di vaccinazione infantile sono interrotti. È terribile vedere alcune statistiche che mostrano come, per esempio nel distretto di Bombali, solo il 40% dei cadaveri morti in questa epidemia siano risultati positivi al test per Ebola … e tutti gli altri? Triste vedere come, se si fosse presa in mano la situazione in tempo dandole la giusta importanza, le risorse da impiegare sarebbero state decisamente inferiori. Potevano essere pochi milioni di dollari sei mesi fa, saranno alcuni miliardi nei prossimi mesi. Gli interventi per il controllo di quest’epidemia, infatti, sono semplici, se si applicano le giuste risorse: formazione e protezione degli operatori sanitari, isolamento dei casi, quarantena per i sospetti contagi e pratiche funerarie sicure e non pubbliche. Un’altra emergenza è quella alimentare: migliaia di persone in Sierra Leone sono costrette a violare la quarantena per trovare del cibo, potenzialmente contaminando altri individui, in quanto gli aiuti alimentari non sempre riescono a raggiungere tutte le comunità. In particolare in Sierra Leone dovrebbe essere attivo un sistema atto a garantire gli aiuti alimentari per le persone in quarantena ma questo non funziona in modo effettivo e le persone sono costrette a uscire di casa, esponendo altri alla malattia. Come ho già scritto, con il nostro progetto ci siamo proposti di supportare 60 comunità rurali, e vorremmo dare una mano anche in questo senso: attivando un supporto alimentare, tramite l’invio di riso in Sierra Leone, per le comunità in quarantena. Rainbow for Africa Rainbow for Africa è un’Associazione senza fini di lucro che opera nell’ambito dello sviluppo e della cooperazione internazionale, nata al CTO di Torino nel 2007 per iniziativa di un gruppo di medici e infermieri e riconosciuta Onlus nel 2009. È costituita da medici (specialisti in varie discipline), infermieri, altre figure sanitarie, ingegneri ed esperti informatici, che mettono a disposizione la loro professionalità ed esperienza. Si è rapidamente espansa ed ora ha volontari in diverse regioni d’Italia. L’Associazione vuole contribuire allo sviluppo sostenibile dell’Africa intervenendo nel settore sanitario al fine di accrescerne la qualità, la specificità e l’accessibilità. In Italia è impegnata nella promozione dell’educazione alla cooperazione e nell’integrazione degli immigrati nel tessuto sociale del Paese ospitante. In Africa l’impegno maggiore consiste nella formazione generale e specifica del personale sanitario locale, curando parallelamente la valorizzazione e l’incremento di attrezzature, infrastrutture e strumenti telematici presenti in loco. Rainbow For Africa è intervenuta durante il terremoto ad Haiti, ha missioni in Etiopia, Burkina Faso, Senegal e Sierra Leone. Ha il supporto delle Università di Torino, Novara e Roma TorVergata. Ulteriori info: http://www.rainbow4africa.org

Volontariato

Il SIGM sostiene l’AISM: l’11 e il 12 ottobre le MELE SCENDONO IN PIAZZA!


Anche quest’anno il Segretariato Italiano Giovani Medici sostiene l’iniziativa LA MELA DI AISM”, promossa dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla per sostenere la ricerca scientifica sulla Sclerosi Multipla.

Sabato 11 e domenica 12 ottobre 2014 torna infatti in 3000 piazze italiane l’evento benefico destinato a raccogliere fondi per sostenere la ricerca scientifica e le numerose attività di AISM dedicate alle persone colpite dalla sclerosi multipla, e in particolare ai giovani. In Italia, infatti, delle 72 mila persone con SM (600.000 in Europa) la metà è rappresentata da giovani, cui spesso, la malattia, viene diagnosticata tra i 20 e i 30 anni, nel periodo della vita più ricco di progetti.

La manifestazione nasce non solo per garantire sostegno alla ricerca sulla sclerosi multipla ma a far vivere tutti i Programmi di AISM a supporto dei giovani con SM: sportelli informativi e di orientamento, convegni sul territorio, prodotti editoriali pensati per rispondere a quesiti e problemi che si presentano nella  loro vita quotidiana, sanitaria, sociale e lavorativa e un blog (www.giovanioltrelasm.it) dove tutti possono riconoscersi e “sentirsi a casa”.

I 3 milioni di mele verranno distribuiti da 10 mila volontari in 3mila piazze italiane: acquistante un sacchetto anche tu per contribuire ai progetti AISM!

 

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