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DL Calabria e bandi concorso di medicina generale 2019. Il SIMeG sulle linee guida delle Regioni: “Presenti ancora criticità. Ecco la nostra proposta in 3 punti”

Al fine di superare l’impasse dei bandi regionali per la prova d’accesso ai Corsi di Formazione Specifica in Medicina Generale per il triennio 2019-22, venutosi a determinare a causa delle criticità presenti nel testo del DL Calabria, evidenziate dalle Regioni in una nota, le Regioni stesse, di concerto con il Ministero della Salute hanno prodotto una “Proposta di Linee Guida Regionali in merito all’attuazione delle disposizioni di cui all’art.12 della legge 25/06/2019, n.60, conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2019, n.35, recante misure emergenziali per il servizio sanitario della Regione Calabria e di altre misure urgenti in materia sanitaria” (link). Il SIGM, pur concordando in pieno con le perplessità delle Regioni, come già espresso in una lettera inviata lo scorso 24 luglio al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni e Province Autonome, nella quale si richiedeva l’emanazione di un decreto attuativo che ponesse chiarezza su tali aspetti consentendo dunque la pubblicazione dei bandi per il concorso di quest’anno (link), ritiene tuttavia che il documento elaborato presenti ancora alcune criticità e non scongiuri il rischio di ricorso alla giustizia amministrativa. Pertanto, con l’obiettivo di  superare tali ambiguità, in data odierna il Dipartimento di Medicina Generale (SIMeG) dell’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) ha inviato al Ministero della Salute e alle Regioni una lettera (in allegato in fondo all’articolo) nella quale propone che nel recepimento del documento in sede di Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e di intesa Stato-Regioni, vengano accettate le seguenti modifiche al testo: “Idoneità al concorso” non retroattiva, ma applicata a partire dal prossimo concorso. Sulla scorta di quanto previsto dal DL Calabria, i candidati in possesso del requisito “idoneità al concorso per l’ammissione al corso” accedono ad una graduatoria riservata, non specificando tuttavia a quale concorso ci si riferisca. Per il principio della non retroattività di una legge e per l’impossibilità di confrontare le idoneità conseguite in concorsi diversi e con diverse prove d’esame, si verrebbero a creare, con molta probabilità, disparità di trattamento tra i candidati in possesso dei requisiti. Dunque per scongiurare il ricorso alla giustizia amministrativa, il SIGM ritiene che l’idoneità di cui al Dl Calabria dovrebbe essere conseguita alla prossima selezione concorsuale, per poter garantire a tutti i candidati in possesso dei requisiti di godere delle stesse possibilità maturate ai sensi della legge; Stesso concorso, due graduatorie. In base a quanto previsto dal DL Calabria, i candidati in possesso dei requisiti previsti dal comma 3 accedono ad una graduatoria riservata. Il SIGM ritiene che questo punto debba essere normato come segue: unico concorso in cui al momento della presentazione della domanda per la partecipazione i candidati in possesso dei requisiti devono scegliere se accedere alla graduatoria ordinaria (per merito e per le borse retribuite) o alla graduatoria riservata. Uno stesso concorso, rispetto a due concorsi separati, permetterebbe infatti da un lato un risparmio in termini economici e di tempistiche, dall’altro preserverebbe l’uniformità d’accesso per tutti coloro che sono in possesso dei requisiti. Meritocrazia principio costituzionale. Secondo il DL Calabria  “accedono in via prioritaria all’iscrizione al corso coloro che risultino avere il maggior punteggio per anzianità di servizio maturata nello svolgimento dei suddetti incarichi convenzionali, attribuito sulla base dei criteri previsti dall’accordo collettivo nazionale vigente per il calcolo del punteggio di anzianità di servizio.” E’ la costituzione (art. 34 e 97) che pone la meritocrazia come valore primario sul quale operare una selezione nei concorsi pubblici. L’attuale interpretazione presente nel documento redatto dalle Regioni presenta, dunque, profili di illegittimità e incostituzionalità. Per tale motivo, la proposta del SIGM di un concorso con graduatoria riservata come sopra esposto, e il mantenimento come primo criterio di selezione del punteggio conseguito durante la prova, e solo secondariamente l’anzianità di servizio, garantirebbe la meritocrazia per la selezione dei concorsi pubblici come previsto dalla Costituzione . Il Dipartimento di Medicina Generale del SIGM si rende disponibile ad un confronto costruttivo con le istituzioni, al fine di garantire un accesso meritocratico alla formazione specifica in medicina generale e di scongiurare il rischio di contenzioni in sede di giustizia amministrativa. proposte modifiche linee guida dl calabria_sigm_simeg

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Diritto alla malattia per i corsisti di Medicina Generale. A seguito della risposta favorevole del Ministero della Salute il SIMeG chiede il parere delle Regioni

Il Dipartimento di Medicina Generale (SIMeG) dell’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM), in una lettera (in allegato in fondo all’articolo) inviata in data 25 luglio 2019, ha chiesto alla Conferenza delle Regioni e Province Autonome un parere in merito al diritto alle assenze per malattia di durata inferiore a 40 giorni per i medici in formazione in Medicina Generale. Riassunto delle puntate precedenti. A seguito dei chiarimenti ricevuti dal MIUR, su richiesta del SIGM, con la nota del 5 febbraio 2019 (link) che ha precisato che, per i medici in formazione specialistica, le assenze inferiori a 40 giorni, debitamente certificate, non vengano computate nell’ambito dei 30 giorni previsti dall’art. 40, comma 4 del d.lgs. 368/99, quali assenze per motivi personali, il Dipartimento di Medicina Generale del SIGM ha ritenuto opportuno avere chiarimenti riguardo tale aspetto anche per i corsisti in formazione in medicina generale. Il 14 giugno scorso, il Ministero della Salute, nella figura della Dott.ssa Rossana Ugenti, Direttore delle Professioni Sanitarie e Risorse Umane, in risposta al nostro sollecito (link), ha inviato alle Regioni una nota (link) nella quale ha espresso “orientamento favorevole” al riconoscimento, anche per i medici in formazione specifica in medicina generale, del diritto all’assenza per malattia, al di fuori dei 30 giorni previsti per motivi personali, per periodi inferiori a 40 giorni, senza che ciò determini interruzione della formazione, ritenendo altresì che la questione investa la sfera di competenza delle Regioni e Province Autonome “che necessariamente devono essere interpellate in ordine alla accoglibilità di quanto formulato dal Segretariato di indirizzo”. Restiamo in attesa di risposta da parte delle Regioni riguardo tale questione e vi teniamo aggiornati. richiesta_parere_assenze_malattia_corso_medicina_generale

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SIGM: “NON PIU’ TOLLERABILE IL RITARDO DEI BANDI PER IL CONCORSO DI MEDICINA GENERALE.” LE PROPOSTE DEI GIOVANI MEDICI AL MINISTERO DELLA SALUTE PER UN DECRETO ATTUATIVO CHE SUPERI L’IMPASSE CREATA DAL DL CALABRIA

Ormai quasi alla fine del mese di luglio e all’indomani della pubblicazione della graduatoria per l’accesso alle Scuole di Specializzazione di Area Medica, il ritardo nell’uscita dei bandi regionali per il test di ammissione al triennio 2019-2022 del Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale, ma soprattutto la mancanza di informazioni e di chiarimenti in proposito, pone gli aspiranti medici di medicina generale in una situazione di smarrimento. Il ritardo di pubblicazione dei bandi per la prova di ammissione di quest’anno, come segnalato dalle Regioni in una nota, sarebbe dovuto al fatto che la conversione in legge del DL Calabria presenta diverse ambiguità, tali che senza un decreto attuativo ad hoc da parte del Ministero della Salute “qualsiasi formulazione del prossimo bando di concorso per l’accesso al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale rischia di essere fonte di notevoli contenziosi”. Alla luce di ciò, per superare le criticità evidenziate dalle Regioni, il SIMeG ritiene che in sede di decreto ministeriale possano essere risolutive dell’impasse le seguenti proposte: DL Calabria effettivo a partire dal prossimo concorso. Il SIGM ritiene che il concorso di cui al DL Calabria dovrebbe essere un concorso che si deve ancora bandire ed espletare. Stesso concorso, due graduatorie. Un unico concorso in cui al momento della presentazione della domanda per la partecipazione alla prova i candidati in possesso dei requisiti devono scegliere se accedere alla graduatoria ordinaria o alla graduatoria riservata. Meritocrazia principio costituzionale da salvaguardare: il decreto attuativo dovrebbe prevedere, all’interno della graduatoria riservata, quale primo criterio di selezione il punteggio conseguito al test e solo secondariamente l’anzianità di servizio; Definizione chiara del numero di borse in sovrannumero finanziate e della redistribuzione su base regionale. A ciò si aggiunge il fatto che si potrebbe avere una riduzione delle borse stanziate per i candidati, non in possesso dei requisiti previsti dal DL Calabria, che superano il test. Le Regioni potrebbero infatti decidere di dimezzare rispetto all’anno precedente il finanziamento delle borse, sfruttando l’accesso, in sovrannumero e senza borsa, di un numero cospicuo di medici secondo i requisiti del decreto in questione. Ciò si tradurrebbe di fatto in un definanziamento della formazione in medicina generale, contrapponendosi allo sforzo compiuto dalle Regioni, nell’agosto 2018, quando si optò per un incremento delle borse stanziate per la Medicina Generale per il triennio 2018-2021, determinando tra l’altro lo slittamento della prova d’accesso e di conseguenza l’inizio delle attività didattiche. Pertanto, in data odierna il Dipartimento di Medicina Generale (SIMeG) dell’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) ha inviato al Ministero della Salute e alle Regioni una lettera (link in fondo all’articolo) nella quale chiede l’emanazione urgente di un decreto ministeriale attuativo che, facendo chiarezza sulle criticità sopra esposte, consenta di superare il blocco delle procedure concorsuali determinato dal Decreto Calabria, permettendo alle Regioni di elaborare e di pubblicare i bandi per la prova d’accesso al triennio 2019-22 dei CFSMG. Il SIMeG esorta, inoltre, allo stanziamento di un numero di borse congruo sulla base del fabbisogno di medici di famiglia, scongiurando il definanziamento della formazione medica post-lauream in medicina generale. richiesta_decreto_attuativo_sigm_simeg

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Concorso Medicina Generale triennio 2019-2022. Il SIMeG “No ad ulteriori ritardi nella pubblicazione del bando”

Il Dipartimento di Medicina Generale (SIMeG) del Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM) esprime il suo disappunto riguardo il ritardo nell’uscita del bando di concorso per il test d’accesso al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale per il triennio 2019-2022. La mancata pubblicazione, nei tempi previsti dalla normativa, del bando di concorso per l’accesso al CFSMG potrebbe, infatti, tradursi in tre ordini di conseguenze: L’aumento delle borse finanziate per il CFSMG triennio 2018-21 (con il conseguente rinvio della prova d’accesso da settembre a dicembre 2018) potrebbe essere vanificato dal ritardo del test di quest’anno. Infatti il ritardo nella pubblicazione del bando dell’anno 2018-2021, unito al ritardo nella pubblicazione del bando di quest’anno, potrebbero di fatto far saltare un anno di formazione, situazione sfavorevole data la carenza di Medici di Medicina Generale paventata dal governo come imminente; Non ci sarà la sincronizzazione, auspicata e richiesta da tempo dal SIGM, tra la prova d’accesso al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale ed il Concorso SSM, né l’unificazione tra le due graduatorie, che a nostro avviso sarebbero provvedimenti utili a ridurre la perdita di borse; si rischia nuovamente uno slittamento dell’inizio delle attività didattiche teorico – pratiche, come già avvenuto per il triennio 2018-2021. Pertanto, il SIGM – SIMeG chiede chiarimenti in merito ed auspica che non vi siano ulteriori ritardi nella tempistica per l’ammissione al prossimo triennio del CFSMG. In un momento in cui le Istituzioni denunciano la grave carenza di camici bianchi, soprattutto in relazione ai Pronto Soccorso, sembra stridere questo silenzio inquietante sul prossimo concorso di Medicina Generale, con l’ulteriore riprova che la medicina territoriale, unico e reale filtro per la sostenibilità dell’attività ospedaliera, viene utilizzata spesso solo a fini propagandistici piuttosto che per un reale interesse.

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Medicina Generale. Il Ministero della Salute in risposta alle richieste del SIMeG: “Le Regioni riconoscano diritto alla malattia ai corsisti in formazione”.

In data odierna, il Ministero della Salute, nella figura della Dott.ssa Rossana Ugenti, Direttore Generale delle Professioni Sanitarie e Risorse Umane, in risposta alla nostra sollecitazione (link) sul riconoscimento del diritto all’assenza per malattia per i corsisti in formazione in Medicina Generale, ha inviato alla Conferenza delle Regioni e Province Autonome una nota (link) nella quale esprime “orientamento favorevole” e chiede “di conoscere l’avviso delle Regioni e Province Autonome in ordine alla questione”. Si legge nella nota che “questo Ministero ha appreso solo in questa sede quanto riportato dal suddetto Segretariato a proposito della circostanza che, sia da parte di alcune Regioni (per quanto riguarda la formazione specifica in medicina generale), sia da parte delle Università (per quanto concerne la formazione specialistica) sarebbe prassi imputare le assenze inferiori a 40 giorni consecutivi per malattia ai 30 giorni concessi ai medici in formazione per motivi personali”, sottolineando che a tale riguardo vi è una lacuna normativa. A seguito dei chiarimenti ricevuti dal MIUR, su richiesta del SIGM, con la nota del 5 febbraio 2019 (link), che ha contribuito a colmare tale vuoto normativo per quel che riguarda i medici in formazione specialistica, precisando che le assenze inferiori a 40 giorni, debitamente certificate, non vengano computate nell’ambito dei 30 giorni previsti dall’art. 40, comma 4 del d.lgs. 368/99, quali assenze per motivi personali, il Dipartimento di Medicina Generale del SIGM ha ritenuto opportuno avere chiarimenti in merito a tale aspetto anche per i corsisti in formazione in medicina generale. Il Ministero della Salute, nell’esprimere parere favorevole al riconoscimento, anche per i medici in formazione specifica in medicina generale, del diritto all’assenza per malattia, al di fuori dei 30 giorni previsti per motivi personali, per periodi inferiori a 40 giorni, senza che ciò determini interruzione della formazione, “soprattutto alla luce della ravvisata disparità di trattamento che comporterebbe il recente indirizzo fornito dal MIUR agli specializzandi universitari”, ritiene altresì che la questione investa la sfera di competenza delle Regioni e Province Autonome “che necessariamente devono essere interpellate in ordine alla accoglibilità di quanto formulato dal Segretariato di indirizzo”. Pertanto il Dipartimento di Medicina Generale (SIMeG) dell’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) esprime soddisfazione per la risposta del Ministero della Salute e ringrazia la Dott.ssa Ugenti per aver mostrato interesse riguardo tale problematica e per aver fornito una risposta concreta e attuabile dalla quale partire per risolvere la questione. A tal proposito ci attiveremo nell’immediato per conoscere il parere delle Regioni, al fine di ottenere un risultato positivo per tutti i corsisti in formazione in medicina generale.

Attività

DECRETO CALABRIA: OVVERO, “SE NON TROVIAMO NESSUNO CI METTIAMO LO SPECIALIZZANDO”

Alla Camera è stato approvato il disegno di legge per la conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35 (il cosiddetto “Decreto Calabria”) recante oltre a misure emergenziali per la regione Calabria anche modifiche urgenti in termini di formazione post-lauream. In particolare, è stato approvato l’emendamento 12.200, che prevede che, fino al 31 dicembre 2021, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale (SSN) possano procedere all’assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato con orario a tempo parziale gli specializzandi agli ultimi due anni, utilmente collocati nelle graduatorie dei concorsi da dirigente medico, per i quali era stata aperta la partecipazione dalla Legge di Bilancio 2018 (anche se, originariamente, solo per gli specializzandi all’ultimo anno) Si specifica poi che “gli specializzandi assunti ai sensi del presente comma sono inquadrati con qualifica dirigenziale e al relativo trattamento economico, proporzionato alla prestazione lavorativa resa e commisurato alle attività assistenziali svolte” e che “essi svolgono attività assistenziali coerenti con il livello di competenze e autonomia raggiunto e correlato all’ordinamento didattico di corso, alle attività pratiche professionalizzanti nonché al programma formativo seguito e all’anno di corso di studi superato.” Sulla carta, l’assunzione progressiva di responsabilità è un concetto giusto e condivisibile, anzi auspicabile come descritto dal d.lgs 368/99. Ma di preciso, come potrà essere messo in pratica? Come sarà possibile valutare le competenze degli specializzandi se ad oggi non esistono dei piani formativi nazionali per ogni singola scuola di specializzazione? Gli unici obiettivi formativi esistenti sono racchiusi, per ogni specializzazione, in due pagine generiche del DIM 68/2015. In altri paesi, per esempio, esistono curricula standardizzati di più di 300 pagine per disciplina. Chi certificherà cosa, se tra Scuole esistono ancora enormi differenze formative? Allo stato attuale, l’unica condizione che si verificherà sarà un placet discrezionale del Direttore di Scuola dato assieme ai tutor di reparto. All’atto pratico vorrà dire che uno specializzando, già al penultimo anno (che, ricordiamo, già ora lavora erogando attività assistenziale in maniera tutelata), se assunto, dovrà farsi carico di responsabilità che il sistema formativo italiano attualmente non mette nelle condizioni di affrontare. Questo con possibili conseguenze legali per sé e sanitarie per il paziente: una cosa, è svolgere attività medica all’interno di una rete formativa protetta in cui, per legge, l’attività dello specializzando in alcun caso deve essere sostitutiva del personale di ruolo e in cui deve sempre essere garantita la presenza di un tutor; altra cosa è chiamare uno specializzando per sopperire alle carenze di organico in maniera esplicitamente sostitutiva scaricando su di lui tutti gli oneri e i rischi legali. Si avrà, insomma, un quadro pasticciato in cui le aziende sanitarie potranno assumere medici volenterosi (per non dire temerari) che si troveranno in un limbo giuridico non normato, in cui saranno contemporaneamente specializzandi e dirigenti. Senza contare poi che fino all’ultimo lo specializzando deve completare rotazioni tra le strutture della rete formativa, deve poter effettuare attività di ricerca e svolgere periodi all’estero, deve preparare una tesi. Attività che arricchiscono il profilo dello specialista e rischiano di essere sacrificate, dequalificando sempre di più la formazione. Ciò che ci lascia perplessi è inoltre l’applicazione concreta del concetto di “formazione a tempo parziale”: essendo i crediti universitari stabiliti per legge, con il tempo parziale si dilazionerebbe il periodo per ottenerli, con un conseguente allungamento del percorso di specializzazione. Non vorremmo assistere ad un ulteriore tentativo di scardinare la qualità della formazione medica specialistica, già frammentata e disomogenea. Su questa battaglia si gioca la partita della qualità del Sistema Sanitario Nazionale del futuro e pretendiamo che non vengano vanificati gli sforzi profusi per ottenere standard qualitativi. Infine, il trattamento economico. L’emendamento, in maniera poco chiara, afferma che agli specializzandi assunti si applicheranno le disposizioni del contratto collettivo nazionale di lavoro del personale della dirigenza medica, proporzionato alla prestazione lavorativa resa e commisurato alle attività assistenziali svolte, e che non ci sarà diritto al cumulo del trattamento economico previsto dal contratto di formazione specialistica. Nulla viene detto né sulle somme accantonate, né sull’importo minimo in caso di contratto a tempo determinato con orario a tempo parziale per cui se l’assunzione fosse alle condizioni economiche dell’attuale contratto di formazione specialistica, o di poco superiore, oltre al danno si avrebbe anche la beffa, con maggiori responsabilità e simile retribuzione. L’obiettivo di questa operazione è verosimilmente quello di recuperare risorse dagli ultimi anni delle specializzazioni, di fatto tagliando, per meri motivi economici, preziosi anni di formazione, come se le sforbiciate degli scorsi anni non fossero state sufficienti. Certo, l’emendamento presenta almeno la prospettiva positiva di un inquadramento a tempo indeterminato dello specializzando non appena conseguito il titolo, che permetterebbe di dare una stabilizzazione a coloro disposti ad assumersi, anche con entusiasmo, i rischi prima indicati. Fortunatamente, inoltre, ci sono dei paletti temporali e condizioni precise prima di procedere all’assunzione degli specializzandi. Tuttavia, la logica emergenziale, spesso non suffragata da dati univoci, come sempre serve a creare brecce che poi si potranno in seguito consolidare e allargare, senza intervenire strutturalmente su quello che davvero servirebbe, cioè un miglioramento della qualità didattica-formativa per gli specializzandi e delle condizioni di lavoro per gli specialisti. Sono i ritmi massacranti, i rischi e le responsabilità esagerate a disincentivare in molti casi la partecipazione a certi concorsi da parte dei professionisti, che preferiscono optare per percorsi più sicuri se non addirittura per il privato. O si lavora su questi aspetti, o si tratterà di un palliativo blando, con rischi maggiori dei benefici. Forti preoccupazioni e perplessità inoltre riguardano anche le novità in merito alla Medicina Generale. Il decreto dispone che fino al 31 dicembre 2021, i laureati in medicina e chirurgia idonei all’ammissione al corso triennale di formazione specifica in medicina generale, che risultino già incaricati, per almeno 24 mesi anche non continuativi negli ultimi 10 anni possano accedere al corso stesso tramite graduatoria riservata, senza borsa di studio e nei limiti di spesa previsti.” Questa decisione presenta vari aspetti critici e non valorizza adeguatamente il valore della Formazione in Medicina Generale e della meritocrazia nell’accesso ai percorsi di formazione post-laurea. Pur essendo noti i problemi dell’imbuto formativo nell’accesso ai percorsi di formazione e specializzazione, questi non possono essere risolti attraverso l’accesso di colleghi con criteri non meritocratici, ovvero scavalcando la graduatoria di merito stilata dopo svolgimento di apposito concorso, per il fatto di aver lavorato almeno 24 mesi nei settori della Medicina Convenzionata. La cosa più grave è il fatto che i colleghi che dovessero accedere ai corsi di formazione attraverso tale modalità non riceveranno una borsa di studio. Questo ovviamente non darebbe loro la possibilità di dedicare alla formazione la maggior parte della loro attività lavorativa, ed andrebbe certamente a scapito della qualità della stessa. CONCLUSIONI Nonostante queste considerazioni, nonostante le nostre richieste e le proposte positive pervenute in più occasioni, la politica ha trovato l’ennesima scappatoia di comodo. Eppure la strada per noi è chiara, e per la tutela della formazione chiediamo: il mantenimento della possibilità per gli specializzandi all’ultimo anno, di partecipare ai concorsi a tempo indeterminato, con l’inizio delle attività lavorative solamente al termine della specializzazione; lo stop di qualsiasi proposta che miri all’istituzione di canali formativi paralleli, su base locale e regionale non standardizzati a livello nazionale; l’eventuale possibilità su base volontaria, solo per gli specializzandi dell’ultimo anno, di fornire prestazioni occasionali tipo gettonista extra orario formativo, con retribuzione separata rispetto alla borsa di studio e con vincoli e garanzie tali (ad esempio non più di 38 ore mensili) da non inficiare la qualità della formazione, in analogia a quanto avviene per le sostituzioni di guardia medica e dei medici di medicina generale; l’aumento straordinario per i prossimi anni dei contratti di formazione specialistica in funzione della capacità massima della rete formativa, al fine di eliminare definitivamente il fenomeno dell’imbuto formativo e ripristinare una corretta programmazione; nel computo generale dei contratti, l’aumento prioritario per le specializzazioni ad oggi carenti, come le chirurgie e l’emergenza urgenza, in relazione a quanto richiesto dalla Conferenza Stato Regioni. l’introduzione, per ogni specializzazione, di core curricula nazionali strutturati per competenze, in modo da avere strumenti rigorosi per certificare l’effettiva autonomia dello specializzando e l’avvio, in parallelo a quelli assistenziali, di sistemi di accreditamento didattici e formativi per tutor e docenti di tutte le Scuole; l’utilizzo, a livello ministeriale, di strumenti precisi per conteggiare la carenza o la pletora di medici, per avere un quadro oggettivo e non discrezionale per ogni specializzazione; il miglioramento delle condizioni lavorative ed economiche per il personale medico del SSN, specie per le aree critiche. A questo proposito si dovrà procedere con urgenza allo sblocco del turnover e dei tetti di spesa e al riconoscimento dello status di lavoro usurante per alcune specializzazioni, come l’Emergenza Urgenza. Chiediamo infine la creazione di un tavolo con tutte le realtà associative interessate per un confronto organico sulla formazione medica post-laurea. Da un lato, c’è il miglioramento strutturale e programmatico delle condizioni del personale del SSN. Dall’altro, soluzioni di comodo che fanno l’interesse di pochi. La politica scelga ora da…

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SIGM-SIMeG su Dl Calabria: I dubbi sul comma 3 dell’art.12: perchè si continua a trascurare la qualità della formazione in medicina generale?

In questi giorni è stato approvato dalla Camera dei Deputati il cosiddetto DL Calabria, che all’art. 12 (“Disposizioni sulla formazione in materia sanitaria e sui medici di medicina generale”) contiene provvedimenti riguardanti la Formazione Specifica in Medicina Generale.   Il Dipartimento di Medicina Generale (SIMeG) del Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM) esprime forti perplessità in particolare riguardo il comma 3. Tale comma prevede che, fino al 31 dicembre 2021, i laureati in medicina e chirurgia abilitati all’esercizio della professione, risultati idonei all’ammissione al corso triennale di formazione in medicina generale e che risultino già incaricati, per almeno 24 mesi anche non continuativi negli ultimi 10 anni, possano accedere al corso stesso tramite graduatoria riservata, senza borsa di studio e nei limiti di spesa previsti. La posizione del SIMeG Il SIMeG esprime la propria contrarietà al riguardo per diversi motivi. In primo luogo viene meno un criterio meritocratico di accesso alla formazione. Si cerca, infatti, di  di rispondere alla (presunta) carenza di medici di medicina generale, frutto della mancata programmazione degli ultimi anni, e al problema dell’imbuto formativo nel quale stazionano i cosiddetti “camici grigi”, legittimando la filosofia del “tutti dentro”. Verrebbe infatti consentito l’accesso alla formazione in medicina generale, attraverso criteri non meritocratici, scavalcando la graduatoria di merito, stilata dopo svolgimento di apposito concorso, solo in base al criterio dell’anzianità di servizio nei settori della medicina convenzionata. Ciò risulta ancora più grave se si considera che i colleghi che dovessero accedere al CFSMG tramite tale modalità non riceverebbero una borsa di studio, vedendosi negata, quindi, la possibilità di dedicare alla formazione la maggior parte della loro attività lavorativa, a scapito della qualità del percorso formativo stesso. Questo è un aspetto critico cruciale. Si tratta, infatti, dell’ennesimo provvedimento che va a svilire l’importanza della formazione in Medicina Generale, facendola passare, erroneamente, come un peso da dover assolvere piuttosto che come una tappa fondamentale per il futuro medico di medicina generale.   Inoltre, data la carenza che sussiste anche per alcune specializzazioni mediche, per quale motivo si aprono unicamente le maglie della medicina generale? Perché non si permette l’accesso alla formazione con queste modalità anche per le altre branche specialistiche? E ancora, comprendiamo la necessità di tutelare i “camici grigi”, ma nutriamo a questo proposito alcuni dubbi. Chi sono i camici grigi? Sono soltanto coloro che hanno almeno 24 mesi di anzianità nei settori della Medicina Generale? O sono anche tutti coloro che non sono riusciti ad accedere alla formazione post-lauream negli ultimi anni? In questo caso, perché discriminare questi ultimi, che magari oltre a non essere entrati in un percorso di formazione non sono neanche riusciti a lavorare nei settori della Medicina Generale? Questo aspetto non va trascurato, se si considera che la possibilità di fare 24 mesi di sostituzione nei settori della medicina convenzionata non è uniforme su tutto il territorio italiano (ad esempio, nel Sud-Italia dove c’è minore carenza). Tale provvedimento, quindi, andrebbe a favorire soltanto una parte di coloro che sono rimasti bloccati nel cosiddetto imbuto formativo. Riteniamo pertanto che una possibile soluzione, atta a risolvere il problema dei camici grigi, sia quella di aumentare i fondi destinati alla formazione post-lauream e che nell’affrontare il problema dell’imbuto formativo non venga privilegiata, sulla base di criteri discutibili, una categoria di colleghi piuttosto che un’altra. Alla luce delle criticità evidenziate, auspicando una revisione anche parziale durante il passaggio del testo dal Senato della Repubblica, il SIMeG propone: il rispetto del valore della meritocrazia nell’accesso alla formazione in Medicina Generale: la creazione di percorsi alternativi di accesso al CFSMG non farebbero altro che svilire ulteriormente la figura del medico di medicina generale e di svalutare il merito degli aspiranti MMG che hanno vinto il concorso tramite il punteggio conseguito al test; di prevedere, come suggerito dalla nostra associazione, nell’accesso alla formazione in Medicina Generale la possibilità di scegliere, dopo aver superato il concorso, se frequentare il corso full – time con borsa intera e durata triennale o il corso part – time con borsa ridotta proporzionalmente e di durata prolungata, con un minore impegno orario quotidiano ma con la possibilità di assumere l’incarico di assistenza primaria in un’area carente, preferibilmente all’interno di  forme organizzative nelle quali siano presenti medici di medicina generale titolari di convenzione che diano supporto ai corsisti affiancandoli quali figure tutoriali e vicariandoli nelle ore in cui sono impegnati nelle attività previste dal corso.  In questo modo la qualità della formazione non verrebbe inficiata, anzi il momento del lavoro in ambulatorio con un collega più esperto al quale fare riferimento diventerebbe parte integrante del percorso di formazione una formazione di qualità che, come tale,  preveda un impegno costante da parte del formando ed un’adeguata retribuzione. Non è tollerabile che si creino due percorsi di formazione, uno di serie A, retribuito e con obblighi stringenti ed incompatibilità per il corsista, ed uno di serie B, non retribuito, senza incompatibilità ma con la necessità per il formando di trovare altre forme di retribuzione per il proprio sostentamento con la conseguente impossibilità di dedicarsi prevalentemente alla propria formazione e allo sviluppo delle relative competenze specifiche.   Al fine di valorizzare la qualità della formazione dei futuri MMG, il dipartimento di medicina generale del SIGM, come propone da anni, ribadisce la necessità di istituire un core curriculum di competenze e di definire skills ed obiettivi formativi da conseguire durante il percorso. Propone, inoltre, l’evoluzione accademica del Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale in “Scuola di Specializzazione in Medicina Generale, di Comunità e Cure Primarie”, che si ispiri ai contenuti specifici della Medicina Generale e di Famiglia così come definiti dal WONCA, e che formi i nuovi professionisti in modo tale da consentire loro di acquisire e consolidare le competenze adeguate per lavorare sul territorio e per rispondere alle sfide imposte dalla transizione epidemiologica, demografica e sociale in atto.

Concorsi

La Camera approva il “Decreto Calabria”. Il Segretariato Italiano Giovani Medici è soddisfatto per l’accoglimento di alcune istanze suggerite ma permangono grosse perplessità e preoccupazioni su qualità della formazione specialistica e per quello che riguarda la Medicina Generale.

Cari Colleghe e Colleghi, Apprendiamo a mezzo stampa che nella notte di venerdì e’ stato approvato alla Camera il disegno di legge per la conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35 (Decreto Calabria) recante oltre a misure emergenziali per la regione Calabria anche modifiche urgenti in termini di formazione post-lauream. L’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) aveva espresso forte disappunto e preoccupazione circa la proposta avanzata con un emendamento del M5S che proponeva la possibilità di conferire per gli anni 2019 e 2020 incarichi con contratto di lavoro autonomo di durata non superiore a 2 anni e non rinnovabili, a medici già in pensione che non avessero superato i 70 anni l’assunzione in formazione-lavoro come contratto subordinato a tempo determinato da parte delle aziende ospedaliere per i colleghi in formazione specialistica A nostro avviso sembrava l’ennesimo tentativo di costringere i colleghi in formazione specialistica a farsi carico delle falle del SSN con ruoli e responsabilità da personale strutturato in assenza di una corrispondente tutela economica e contrattuale. Certi che in gioco non ci fosse solo il futuro dei giovani medici ed una lotta generazionale di categoria ma anche e soprattutto la qualità del nostro Sistema Sanitario Nazionale Universalistico e la tutela del cittadino, avevamo avanzato un documento di risposta contenente proposte e soluzioni pragmatiche a quello che ormai sembra un leitmotiv senza via di uscita (http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=74481&fbclid=IwAR1KDGcXZukAXCls-2WdsiqzAmz0ZEcgE4lsv0-1Rcp_cdF-33ROCXf3sSQ). Esprimiamo soddisfazione nell’apprendere che su parere contrario della Commissione Bilancio, l’emendamento sull’assunzione dei colleghi in pensione si stato bocciato. Ma non solo. Apprendiamo inoltre favorevolmente il tentativo di stabilizzazione dei colleghi all’ultimo anno in formazione specialistica ai quali venga offerta la possibilità di assunzione nelle aziende sanitarie con contratti di lavoro subordinato.  Le Aziende sanitarie potranno procedere, fino al 31 dicembre 2021, all’assunzione dei colleghi, inquadrati con “qualifica dirigenziale e al relativo trattamento economico […]secondo le disposizioni del Contratto collettivo nazionale di lavoro del personale della dirigenza medica e veterinaria del Servizio sanitario nazionale […]. Inoltre a decorrere dalla data del conseguimento del relativo titolo di formazione medica specialistica, “coloro che sono assunti ai sensi del presente comma verranno inquadrati a tempo indeterminato nell’ambito dei ruoli della dirigenza del Servizio sanitario nazionale” (Articolo 12-Disposizioni sulla formazione in materia sanitaria e sui medici di medicina generale).  I colleghi vedranno pertanto davanti a loro un continuum formativo ed assistenziale che potra’ tutelare il cittadino, non esposto alla mercé di figure temporanee e precarie, ma di professionisti inquadrati che potranno continuare un percorso nelle strutture Ospedaliere. Ciò che ci lascia perplessi è tuttavia il tema della “formazione parziale”: non vorremmo assistere ad un ulteriore tentativo di scardinare la qualità della formazione medica specialistica, che non è in discussione e non deve essere oggetto di mercanteggiamento. Ma in che modo, sopratutto, nell’erogazione della propria attività assistenziale il medico in formazione specialistica potrà continuare la sua formazione? Su questa battaglia si gioca la partita della qualità del Sistema Sanitario Nazionale del futuro e pretendiamo che non vengano vanificati gli sforzi che abbiamo profuso per ottenere una formazione che rispetti standard qualitativi: con sconcerto ci accorgiamo di essere gli unici, con pochi altri, a difendere questi concetti nei confronti delle forze parlamentari, nonostante molti facciano della qualità della formazione il proprio cavallo di battaglia. Forti preoccupazioni e perplessità vengono invece espresse dal dipartimento di Medicina Generale (SIMeG) per le novità in merito alla Medicina Generale. Il decreto dispone che fino al 31 dicembre 2021, i laureati in medicina e chirurgia idonei all’ammissione al corso triennale di formazione specifica in medicina generale, che risultino già incaricati, per almeno 24 mesi anche non continuativi negli ultimi 10 anni possano accedere al corso stesso tramite graduatoria riservata, senza borsa di studio e nei limiti di spesa previsti.” Il Dipartimento SIMeG, che si esprimerà nello specifico attraverso un comunicato che verrà pubblicato nei prossimi giorni, ritiene che questa decisione presenti vari aspetti critici e non valorizzi adeguatamente il valore della Formazione in Medicina Generale e della meritocrazia nell’accesso ai percorsi di formazione post-laurea. Ben conscio dei problemi dell’imbuto formativo nell’accesso ai percorsi di formazione e specializzazione, non ritiene però che questo possa essere risolto attraverso l’accesso di colleghi con criteri non meritocratici, ovverosia scavalcando la graduatoria di merito stilata dopo svolgimento di apposito concorso, per il fatto di aver lavorato almeno 24 mesi nei settori della Medicina Convenzionata. Considera inoltre ancora più grave il fatto che i colleghi che dovessero accedere ai corsi di formazione attraverso tale modalità non riceveranno una borsa di studio. Questo ovviamente non darebbe loro la possibilità di dedicare alla formazione la maggior parte della loro attività lavorativa, ed andrebbe certamente a scapito della qualità della stessa. In tema di laurea abilitante, esprimiamo soddisfazione nella proroga dell’entrata in vigore del DM. 9 maggio 2018,n. 58, la cui applicazione tempestiva non avrebbe consentito una omogenea e universale riorganizzazione del percorso formativo-professionalizzante degli studenti prossimi alla laurea. Il nostro auspicio, nonché ambito su cui ci impegneremo a vigilare, è che il tempo utile offerto dalla proroga venga utilizzato per strutturare al meglio una riforma del corso di laurea in medicina e chirurgia, che lo renda realmente abilitante ed omogeneo sul territorio italiano. A tal fine ribadiamo la necessità che tale riordino debba comprendere: – una calendarizzazione dei tirocini clinici all’interno dei semestri formativi e la definizione di obiettivi professionalizzanti da certificare su apposito libretto-diario; – l’istituzione di una commissione validatrice degli stessi, attualmente prevista per il post- laurea, ma non per il pre-laurea. – la corretta e anticipata informazione degli studenti circa le effettive nuove modalità di svolgimento della prova scritta – l’istituzione di una commissione nazionale atta a redigere la prova scritta, con l’attenzione che essa sia sì valutativa delle competenze del concorrente, ma che non vada a costituire un ulteriore blocco nel percorso di immissione nel campo del lavoro, aggravando il già drammatico imbuto formativo. Ribadiamo tuttavia come questo decreto sancisca uno spartiacque tra le tendenze del passato ed una nuova volontà di accogliere le nostre istanze, che sono le istanze di una intera classe di professionisti  che mira a salvaguardare l’interesse del cittadino, sia esso nella veste di medico o di fruitore del Servizio Sanitario Nazionale. Ciò apre una proficua strada di dialogo con le varie forze politiche con le quali ci auguriamo di poter continuare a discutere costruttivamente in un’ottica di sana risoluzione dei problemi della formazione post-lauream e non solo.

Corso Specifico di Medicina Generale

Il SIMeG dice sì al Core Curriculum del Movimento Giotto per i futuri Medici di Medicina Generale

Apprendiamo con molto piacere, a mezzo stampa, dell’iniziativa del Movimento Giotto di stesura di un “Core Curriculum” della Medicina Generale (link). Dopo il Position Paper (link), è il secondo documento elaborato dal ramo italiano del WONCA per dare un contributo qualificante alla formazione in Medicina Generale in Italia. Un Core Curriculum per la formazione dei futuri medici di famiglia Si tratta, a distanza di quasi 30 dall’istituzione della Formazione Specifica in Medicina Generale, del primo tentativo, in Italia, di definire le specifiche competenze cliniche e conoscenze biomediche che gli aspiranti medici di famiglia devono apprendere e in base alle quali devono formarsi, senza trascurare l’approccio al contesto familiare e alla comunità, che rappresenta un aspetto imprescindibile nell’esercizio quotidiano della professione del medico di medicina generale. Il Dipartimento di Medicina Generale del SIGM condivide in toto il documento prodotto dal Movimento Giotto, che richiama quanto auspicato storicamente dalla nostra associazione attraverso la proposta di evoluzione del CFSMG in Scuola di Specializzazione in Medicina Generale, di Comunità e Cure Primarie (link). Pertanto, diamo la nostra piena disponibilità a supportare l’iniziativa e a dare ampio spazio ad un confronto costruttivo e concreto sul tema. Un po’ di numeri • 9 coordinatori; • 52 collaboratori; • 3 mesi di lavoro; • Un documento finale di quasi 200 pagine. Non solo. Il documento prodotto dal Movimento Giotto è frutto di un proficuo lavoro condotto con un metodo innovativo basato su trasparenza e condivisione dei contenuti, aperto a chiunque abbia offerto la propria disponibilità. Un documento ispirato alla letteratura internazionale ed elaborato sulla base delle indicazioni del WONCA e dei curricula formativi dei medici di famiglia, adattate al contesto italiano, con l’obiettivo di perseguire il tanto auspicato miglioramento della formazione in medicina generale, perché la qualità delle Cure Primarie non può prescindere dalla qualità della formazione dei futuri medici di famiglia. Un esempio emblematico di come i giovani medici possano essere promotori di un cambiamento in positivo nella formazione post-lauream, come auspicato da anni dal SIGM, soprattutto in una fase di transizione (demografica, epidemiologica e sociale) come quella attuale, nella quale la necessità di colmare i vuoti formativi e di mettere in atto un netto cambio di paradigma non è più procrastinabile. Alla luce di tutto ciò si esprime rammarico, per aver ritenuto inammissibile, durante il passaggio del provvedimento in Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, l’emendamento 12.13 avente come prima firmataria l’onorevole Bologna, che avrebbe consentito proprio l’istituzione di un core curriculum nella Formazione Specifica in Medicina Generale. Il SIGM-SIMeG auspica, pertanto, che i contenuti di tale emendamento, che avrebbero contribuito ad una valorizzazione della formazione in Medicina Generale, vengano riproposti quanto prima. In conclusione, il Dipartimento di Medicina Generale del SIGM chiede massima condivisione ed invita chiunque sia interessato ad unirsi al gruppo di lavoro del Movimento Giotto per proseguire nell’elaborazione e nel perfezionamento del documento.

Corso Specifico di Medicina Generale

Inviato sollecito al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni sul riconoscimento alla malattia per i Corsisti di Medicina Generale

In data 29/05/2019 il Dipartimento di Medicina Generale (SIMeG) dell’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) ha inviato un sollecito (link) al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni a chiarire la questione del riconoscimento del diritto all’assenza per malattia per i Medici in Formazione iscritti ai CFSMG. Il SIMeG richiede, come già fatto in una lettera inviata in data 11/02/2019 (link2), alla quale non è seguita risposta, chiede che anche per i Medici iscritti ai Corsi di Formazione Specifica in Medicina Generale i giorni di assenza per malattia, debitamente certificati, non vengano computati nei 30 giorni di assenza previsti per motivi personali, così come è stato chiarito essere per i colleghi specializzandi. Questa richiesta trova due ordini di motivazione: la tutela del diritto alla malattia del lavoratore e la tutela della saluta pubblica. Oggi, di fatto, in molte regioni i Medici in CFSMG non hanno diritto ad assentarsi dal corso per malattia senza che questi giorni vengano computati all’interno dei 30 giorni di assenza per motivi personali. Questo obbliga i Giovani Medici a recarsi al lavoro anche se malati, aumentando il rischio di diffusione di malattie a pazienti già debilitati che frequentano gli ambulatori o i reparti in cui i medici svolgono la loro formazione. Riteniamo che questa richiesta debba servire a fare chiarezza sul tema e ad equiparare, almeno sotto questo aspetto, i Medici in Formazione Specifica in Medicina Generale ai colleghi specializzandi.

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