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DECRETO CALABRIA: OVVERO, “SE NON TROVIAMO NESSUNO CI METTIAMO LO SPECIALIZZANDO”

Alla Camera è stato approvato il disegno di legge per la conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35 (il cosiddetto “Decreto Calabria”) recante oltre a misure emergenziali per la regione Calabria anche modifiche urgenti in termini di formazione post-lauream. In particolare, è stato approvato l’emendamento 12.200, che prevede che, fino al 31 dicembre 2021, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale (SSN) possano procedere all’assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato con orario a tempo parziale gli specializzandi agli ultimi due anni, utilmente collocati nelle graduatorie dei concorsi da dirigente medico, per i quali era stata aperta la partecipazione dalla Legge di Bilancio 2018 (anche se, originariamente, solo per gli specializzandi all’ultimo anno) Si specifica poi che “gli specializzandi assunti ai sensi del presente comma sono inquadrati con qualifica dirigenziale e al relativo trattamento economico, proporzionato alla prestazione lavorativa resa e commisurato alle attività assistenziali svolte” e che “essi svolgono attività assistenziali coerenti con il livello di competenze e autonomia raggiunto e correlato all’ordinamento didattico di corso, alle attività pratiche professionalizzanti nonché al programma formativo seguito e all’anno di corso di studi superato.” Sulla carta, l’assunzione progressiva di responsabilità è un concetto giusto e condivisibile, anzi auspicabile come descritto dal d.lgs 368/99. Ma di preciso, come potrà essere messo in pratica? Come sarà possibile valutare le competenze degli specializzandi se ad oggi non esistono dei piani formativi nazionali per ogni singola scuola di specializzazione? Gli unici obiettivi formativi esistenti sono racchiusi, per ogni specializzazione, in due pagine generiche del DIM 68/2015. In altri paesi, per esempio, esistono curricula standardizzati di più di 300 pagine per disciplina. Chi certificherà cosa, se tra Scuole esistono ancora enormi differenze formative? Allo stato attuale, l’unica condizione che si verificherà sarà un placet discrezionale del Direttore di Scuola dato assieme ai tutor di reparto. All’atto pratico vorrà dire che uno specializzando, già al penultimo anno (che, ricordiamo, già ora lavora erogando attività assistenziale in maniera tutelata), se assunto, dovrà farsi carico di responsabilità che il sistema formativo italiano attualmente non mette nelle condizioni di affrontare. Questo con possibili conseguenze legali per sé e sanitarie per il paziente: una cosa, è svolgere attività medica all’interno di una rete formativa protetta in cui, per legge, l’attività dello specializzando in alcun caso deve essere sostitutiva del personale di ruolo e in cui deve sempre essere garantita la presenza di un tutor; altra cosa è chiamare uno specializzando per sopperire alle carenze di organico in maniera esplicitamente sostitutiva scaricando su di lui tutti gli oneri e i rischi legali. Si avrà, insomma, un quadro pasticciato in cui le aziende sanitarie potranno assumere medici volenterosi (per non dire temerari) che si troveranno in un limbo giuridico non normato, in cui saranno contemporaneamente specializzandi e dirigenti. Senza contare poi che fino all’ultimo lo specializzando deve completare rotazioni tra le strutture della rete formativa, deve poter effettuare attività di ricerca e svolgere periodi all’estero, deve preparare una tesi. Attività che arricchiscono il profilo dello specialista e rischiano di essere sacrificate, dequalificando sempre di più la formazione. Ciò che ci lascia perplessi è inoltre l’applicazione concreta del concetto di “formazione a tempo parziale”: essendo i crediti universitari stabiliti per legge, con il tempo parziale si dilazionerebbe il periodo per ottenerli, con un conseguente allungamento del percorso di specializzazione. Non vorremmo assistere ad un ulteriore tentativo di scardinare la qualità della formazione medica specialistica, già frammentata e disomogenea. Su questa battaglia si gioca la partita della qualità del Sistema Sanitario Nazionale del futuro e pretendiamo che non vengano vanificati gli sforzi profusi per ottenere standard qualitativi. Infine, il trattamento economico. L’emendamento, in maniera poco chiara, afferma che agli specializzandi assunti si applicheranno le disposizioni del contratto collettivo nazionale di lavoro del personale della dirigenza medica, proporzionato alla prestazione lavorativa resa e commisurato alle attività assistenziali svolte, e che non ci sarà diritto al cumulo del trattamento economico previsto dal contratto di formazione specialistica. Nulla viene detto né sulle somme accantonate, né sull’importo minimo in caso di contratto a tempo determinato con orario a tempo parziale per cui se l’assunzione fosse alle condizioni economiche dell’attuale contratto di formazione specialistica, o di poco superiore, oltre al danno si avrebbe anche la beffa, con maggiori responsabilità e simile retribuzione. L’obiettivo di questa operazione è verosimilmente quello di recuperare risorse dagli ultimi anni delle specializzazioni, di fatto tagliando, per meri motivi economici, preziosi anni di formazione, come se le sforbiciate degli scorsi anni non fossero state sufficienti. Certo, l’emendamento presenta almeno la prospettiva positiva di un inquadramento a tempo indeterminato dello specializzando non appena conseguito il titolo, che permetterebbe di dare una stabilizzazione a coloro disposti ad assumersi, anche con entusiasmo, i rischi prima indicati. Fortunatamente, inoltre, ci sono dei paletti temporali e condizioni precise prima di procedere all’assunzione degli specializzandi. Tuttavia, la logica emergenziale, spesso non suffragata da dati univoci, come sempre serve a creare brecce che poi si potranno in seguito consolidare e allargare, senza intervenire strutturalmente su quello che davvero servirebbe, cioè un miglioramento della qualità didattica-formativa per gli specializzandi e delle condizioni di lavoro per gli specialisti. Sono i ritmi massacranti, i rischi e le responsabilità esagerate a disincentivare in molti casi la partecipazione a certi concorsi da parte dei professionisti, che preferiscono optare per percorsi più sicuri se non addirittura per il privato. O si lavora su questi aspetti, o si tratterà di un palliativo blando, con rischi maggiori dei benefici. Forti preoccupazioni e perplessità inoltre riguardano anche le novità in merito alla Medicina Generale. Il decreto dispone che fino al 31 dicembre 2021, i laureati in medicina e chirurgia idonei all’ammissione al corso triennale di formazione specifica in medicina generale, che risultino già incaricati, per almeno 24 mesi anche non continuativi negli ultimi 10 anni possano accedere al corso stesso tramite graduatoria riservata, senza borsa di studio e nei limiti di spesa previsti.” Questa decisione presenta vari aspetti critici e non valorizza adeguatamente il valore della Formazione in Medicina Generale e della meritocrazia nell’accesso ai percorsi di formazione post-laurea. Pur essendo noti i problemi dell’imbuto formativo nell’accesso ai percorsi di formazione e specializzazione, questi non possono essere risolti attraverso l’accesso di colleghi con criteri non meritocratici, ovvero scavalcando la graduatoria di merito stilata dopo svolgimento di apposito concorso, per il fatto di aver lavorato almeno 24 mesi nei settori della Medicina Convenzionata. La cosa più grave è il fatto che i colleghi che dovessero accedere ai corsi di formazione attraverso tale modalità non riceveranno una borsa di studio. Questo ovviamente non darebbe loro la possibilità di dedicare alla formazione la maggior parte della loro attività lavorativa, ed andrebbe certamente a scapito della qualità della stessa. CONCLUSIONI Nonostante queste considerazioni, nonostante le nostre richieste e le proposte positive pervenute in più occasioni, la politica ha trovato l’ennesima scappatoia di comodo. Eppure la strada per noi è chiara, e per la tutela della formazione chiediamo: il mantenimento della possibilità per gli specializzandi all’ultimo anno, di partecipare ai concorsi a tempo indeterminato, con l’inizio delle attività lavorative solamente al termine della specializzazione; lo stop di qualsiasi proposta che miri all’istituzione di canali formativi paralleli, su base locale e regionale non standardizzati a livello nazionale; l’eventuale possibilità su base volontaria, solo per gli specializzandi dell’ultimo anno, di fornire prestazioni occasionali tipo gettonista extra orario formativo, con retribuzione separata rispetto alla borsa di studio e con vincoli e garanzie tali (ad esempio non più di 38 ore mensili) da non inficiare la qualità della formazione, in analogia a quanto avviene per le sostituzioni di guardia medica e dei medici di medicina generale; l’aumento straordinario per i prossimi anni dei contratti di formazione specialistica in funzione della capacità massima della rete formativa, al fine di eliminare definitivamente il fenomeno dell’imbuto formativo e ripristinare una corretta programmazione; nel computo generale dei contratti, l’aumento prioritario per le specializzazioni ad oggi carenti, come le chirurgie e l’emergenza urgenza, in relazione a quanto richiesto dalla Conferenza Stato Regioni. l’introduzione, per ogni specializzazione, di core curricula nazionali strutturati per competenze, in modo da avere strumenti rigorosi per certificare l’effettiva autonomia dello specializzando e l’avvio, in parallelo a quelli assistenziali, di sistemi di accreditamento didattici e formativi per tutor e docenti di tutte le Scuole; l’utilizzo, a livello ministeriale, di strumenti precisi per conteggiare la carenza o la pletora di medici, per avere un quadro oggettivo e non discrezionale per ogni specializzazione; il miglioramento delle condizioni lavorative ed economiche per il personale medico del SSN, specie per le aree critiche. A questo proposito si dovrà procedere con urgenza allo sblocco del turnover e dei tetti di spesa e al riconoscimento dello status di lavoro usurante per alcune specializzazioni, come l’Emergenza Urgenza. Chiediamo infine la creazione di un tavolo con tutte le realtà associative interessate per un confronto organico sulla formazione medica post-laurea. Da un lato, c’è il miglioramento strutturale e programmatico delle condizioni del personale del SSN. Dall’altro, soluzioni di comodo che fanno l’interesse di pochi. La politica scelga ora da…

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Firmato dal Ministro della Salute il DPCM per la stabilizzazione dei precari

La firma, da troppo tempo attesa, del DPCM per la stabilizzazione dei precari in Sanità rappresenta un primo passo per dare risposte ai lavoratori precari del Servizio Sanitario Nazionale. Ma occorre pensare a cancellare tutte le pendenze anomale di anni di precarizzazione del settore, eliminando tutti quei contratti atipici che non fanno di un Medico un lavoratore “anomalo”, privo delle giuste tutele. Come già è noto il DPCM disciplina: – le procedure di reclutamento speciale transitorie, destinate al personale in possesso di contratto di lavoro a tempo determinato, in misura non superiore al 50 per cento delle risorse finanziarie disponibili per assunzioni a tempo indeterminato; Potranno accedere alla stabilizzazione i precari del SSN che abbiano prestato un servizio effettivo non inferiore ai tre anni nell’ambito del quinquennio precedente. – la proroga dei contratti di lavoro a tempo determinato in essere; – la possibilità di partecipare alle procedure in questione per il personale dedicato alla ricerca in sanità e per il personale medico in servizio presso il pronto soccorso delle aziende sanitarie locali, con almeno 5 anni di prestazione continuativa, ancorché non in possesso della specializzazione. Adesso ci aspettiamo che le Regioni e le Aziende Sanitarie recepiscano immediatamente il DPCM, assumendosi le proprie responsabilità. Segnaliamo, infatti, che insistono migliaia di medici precari i cui contratti sono in scadenza e sono a rischio di mancato rinnovo. Il Dipartimento Specialisti Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM)

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Riprende l’iter del DPCM “salva precari”. Si intravede la luce per i medici precari titolari di contratto tipico, ma non basta!

Riprendono a sperare le migliaia di precari della sanità in attesa, ormai da anni, dell’emanazione del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri (DPCM) “Salva precari”, il cui iter di definizione, interrottosi alcuni mesi addietro a causa di alcuni rilievi mossi dal Ministero dell’Economia e Finanze, riprende approdando in Conferenza Stato-Regioni. Come è noto, la bozza del  D.P.C.M. prevede di disciplinare: – le procedure di reclutamento speciale transitorie, destinate al personale in possesso di contratto di lavoro a tempo determinato, in misura non superiore al 50 per cento delle risorse finanziarie disponibili per assunzioni a tempo indeterminato; – la proroga dei contratti di lavoro a tempo determinato in essere; – la possibilità di partecipare alle procedure in questione per il personale dedicato alla ricerca in sanità e per il personale medico in servizio presso il pronto soccorso delle aziende sanitarie locali, con almeno 5 anni di prestazione continuativa, ancorché non in possesso della specializzazione. L’emanazione del citato DPCM non rappresenterebbe, purtroppo, una soluzione a tutte le criticità, non ricomprendendo interventi né per i medici titolari di contratti atipici né per i medici con rapporto libero-professionale, ma sarebbe di certo un passo avanti. Il precariato in Sanità, oggi, è vissuto come un’emergenza permanente da parte delle giovani generazioni di medici, sulle cui spalle si scarica tutto il peso delle poco lungimiranti politiche professionali assunte nei passati decenni, incapaci di cogliere l’importanza di prevedere gli scenari di salute futuri, e quindi i corretti fabbisogni di professionalità sanitarie, nell’ottica di un inevitabile approccio multi-professionale e ridefinizione delle competenze professionali. Trovarsi però, oggi, nella condizione di dover fare distinzioni tra precariato tipico ed atipico, non giova al sistema, prima ancora che ai singoli professionisti, nella misura in cui tutti questi professionisti contribuiscono parimenti a reggere il nostro Servizio Sanitario Nazionale. Non a caso l’Europa definisce atipico ogni precario della sanità, a prescindere dalla natura del rapporto di lavoro! Il precariato nel SSN rappresenta un’emergenza da affrontare in sede legislativa al fine di dare ai medici stabilità e certezze. Per questo, parallelamente all’adozione del DPCM “Salva precari” occorre riconfigurare il prima possibile l’assetto del SSN e dei singoli Servizi Sanitari Regionali in funzione dei nuovi bisogni di salute, presupposto necessario per avviare lo sblocco del turnover in Sanità. I Giovani Medici (S.I.G.M.), come ribadito già in passato nelle sedi istituzionali, ritengono che la discussione vada ampliata negli orizzonti, interrogando la Professione Medica in tutte le sue componenti, sindacali e non, sulle capacità produttive inespresse del sistema salute in termini di soddisfacimento del bisogno di salute. Il superamento del blocco del turn-over, infatti, non può dipendere esclusivamente dalla esigenza di risolvere una questione di carattere occupazionale, seppur urgente e particolarmente grave per le giovani generazioni di medici, ma è indispensabile soprattutto nell’ottica di garantire un reale upgrade di competenze ed una visione di sistema che permettano di affermare nel nostro SSN concetti quali sostenibilità, competitività, produttività. Tutti elementi essenziali, assieme ad un  approccio di pianificazione e programmazione, per rimuovere sprechi, inappropriatezza ed inefficienza, in modo da liberare risorse da poter investire in maniera virtuosa, a cominciare dal capitolo delle risorse umane in sanità. La ripresa dell’iter di definizione del DPCM “Salva precari” rappresenta un segnale positivo da parte del Governo nei confronti di chi vive l‘aspettativa della stabilizzazione, ma si spera che possa essere anche da stimolo per quelle Regioni che ancora tardano a provvedere alla riorganizzazione del rispettivo SSR e che, ad oggi, non sono pertanto in grado di garantire né una chiarezza amministrativa in tema di definizione delle piante organiche e quindi di programmazione dei fabbisogno di medici generalisti e specialisti né, conseguentemente, i Livelli Essenziali di Assistenza. S.I.M.Spec. – Dipartimento Specialisti del SIGM

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Ribadito l’alt a incarichi dirigenziali per medici in quiescenza

Care Colleghe, cari Colleghi, nella giornata di lunedì il Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione ha diffuso una circolare per dettagliare l’applicazione dell’articolo 6 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, che ha introdotto nuove disposizioni in materia di “incarichi dirigenziali a soggetti in quiescenza”, modificando la disciplina già posta dall’articolo 5, comma 9, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, e prevedendo alcuni nuovi divieti. “Le modifiche introdotte dalla norma – si legge nella circolare – sono volte a evitare che il conferimento di alcuni tipi di incarico sia utilizzato dalle amministrazioni pubbliche per continuare ad avvalersi di dipendenti collocati in quiescenza o, comunque, per attribuire a soggetti in quiescenza rilevanti responsabilità nelle amministrazioni stesse, aggirando di fatto lo stesso istituto della quiescenza e impedendo che gli incarichi di vertice siano occupati da dipendenti più giovani”. (leggi approfondimento e scarica circolare qui) Ricordiamo come lo scorso Marzo l’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) si era già fatta promotrice di una ferma richiesta alle Istituzioni competenti atta a far rispettare la normativa che sancisce l’incompatibilità tra i medici dipendenti in quiescenza dal SSN ed il convenzionamento con la specialistica ambulatoriale. Alla stessa era poi seguite l’interpellanza parlamentare n. 92815 presentata dall’On. Prof. Calabrò tesa ad avere chiarimenti circa le iniziative per regolamentare l’incompatibilità tra incarichi di consulenza e trattamento pensionistico per il personale medico già dipendente dal Servizio Sanitario Nazionale alla quale era seguita risposta scritta del Ministero della Salute (leggi qui): tale risposta affermava chiaramente che l’incompatibilità era già vigente e per di più per ogni forma di rapporto convenzionale, ivi inclusi la medicina generale e la pediatria di libera scelta. Da qui discende l’evidenza di una scarsa attenzione da parte delle organizzazioni sindacali di settore e della stessa FNOMCeO alla tutela dei diritti delle giovani generazioni di medici, in modo particolare quando questi sembrano andare in conflitto con i legittimi interessi maturati dalle precedenti generazioni così come argomentato di recente (leggi qui). Desta pertanto meraviglia l’autocelabrazione da parte dei giovani di alcune sigle sindacali che, a fronte del silenzio protrattosi negli anni, oggi annunciano il conseguimento di risultati storici a fronte di un parere richiesto alla SISAC, guarda caso dopo la pubblicazione della risposta alla citata Interrogazione Parlamentare, quasi prendendosi i meriti di un risultato che era previsto per legge e che, laddove sia stato disatteso in passato, certamente dovrebbe far aprire una discussione interna ai sindacati tra le giovani e le meno giovani generazioni. Ricordiamo, inoltre, come l’accesso al lavoro ed una valutazione trasparente delle professionalità basata su merito e performance sia stata e continui ad essere una delle tematiche fondanti della campagna #svoltiAMOlaSANITÀ lanciata dal SIGM per sollevare criticità e presentare proposte utili a rilanciare il nostro SSN. Invitiamo, in ogni caso, i colleghi che dovessero riscontrare anomalie circa la corretta applicazione a livello locale della normativa a segnalarle tempestivamente al SIGM che si farà tramite presso le Istituzioni per poter attuare i provvedimenti del caso.

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ESITO INCONTRO AL MINISTERO DELLA SALUTE SUL DPCM “SALVA PRECARI”

Martedì 3 giugno alle ore 13:00 una delegazione del SIGM, composta da Gianluca Albanese, Amministratore Nazionale e referente per il Dipartimento Specialisti, Walter Mazzucco, Presidente Nazionale e Carlo Manzi, Vice Presidente ha partecipato all’incontro di presentazione del DPCM “salva precari”, che si è tenuto presso il Ministero della Salute. L’incontro è stato presieduto dal Sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, e dai dirigenti degli Uffici preposti del Ministero, ed ha registrato la partecipazione di tutte le sigle sindacali. Il SIGM ha rappresentato per la prima volta la componente giovane della Professione, pur non essendo un’organizzazione sindacale. Il MEF ha apportato sostanziali modifiche alla bozza originaria del testo del DPCM, già condivisa a dicembre con le sigle sindacali, nel merito delle quali si è discusso nel corso dell’incontro. In sostanza, le modifiche garantirebbero l’accesso ai concorsi riservati (in misura del 50% del totale) a tutti quei medici con contratto a subordinato a tempo determinato che abbiano prestato servizio anche non continuativo di almeno tre anni negli ultimi cinque anni, e lo slittamento delle graduatorie per i vincitori e gli idonei laddove si fosse già espletato un concorso, escludendo, di fatto, i contratti “atipici” (co.co.co., co.co.pro., 15 septis apicali ecc.) e fermo restando i limiti di spesa delle singole Regioni. Inoltre, le modifiche del MEF, seguendo una logica prettamente di tipo economico finanziario, non prendono in considerazione, come presupposto fondamentale, il rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza – LEA. Le modifiche proposte dal MEF, pertanto, non terrebbero nel dovuto conto il numero di operatori sanitari necessari per il mantenimento di prestazione assistenziali essenziali. È stata, inoltre, richiesto di fare una riflessione a favore della consistente quota di precari con contratti atipici, che rimarrebbero fuori da tale intervento normativo. La riunione si è conclusa con la proposta da parte delle sigle sindacali di retrocedere al vecchio DPCM approvato a dicembre o di procedere parallelamente, su altri tavoli già attivati, con provvedimenti a favore delle categorie di medici escluse. In questo contesto, la delegazione del SIGM è intervenuta, facendo presente che tutti i precari da più di 36 mesi hanno diritto alla stabilizzazione, diversamente sarebbero legalmente autorizzati a fare appello presso i tribunali competenti. Inoltre, si è fatto un accenno al percorso formativo degli specializzandi nel SSN (DDL Lorenzin) e il SIGM ha ribadito che gli specializzandi, fermo restando l’utilità di ampliare la rete formativa con strutture d’eccellenza del SSN, non dovranno mai essere considerati sostitutivi del personale di ruolo (D.Lgs. 368/99), altrimenti le Regioni li utilizzeranno per coprire le falle del sistema e riducendo al minimo le possibilità di stabilizzazione dei precari (già titolari di contratti a tempo determinato e di contratti atipici), nonché di assunzione dei futuri specialisti, arrecando un grave vulnus a tutte le nuove generazioni di medici. Esprimiamo altresì grande preoccupazione per tutti quei precari che rischiano oggi di perdere il lavoro perché prorogati per brevi periodi di tempo, proprio perché in vista della approvazione definitiva del DPCM che avrebbe sancito la loro stabilizzazione e che per ora viene a cadere per mancanza di presupposti che finalmente avrebbero sancito la dignità dei lavoratori. Il Dipartimento Specialisti del SIGM continuerà a seguire gli sviluppi della vicenda ed a tal proposito chiede a quanti fossero interessati di contattare i colleghi Gianluca Albanese (gianlucaalba15@hotmail.com), Carlo Manzi (carlomanzi@live.it), Antonio Carnì (antoniocarn@gmail.com) e Salvatore Marafioti (salvatore.marafioti@gmail.com) anche al fine di creare un coordinamento nazionale.

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Risposta del Ministero ad interpellanza scritta su iniziative per regolamentare l’incompatibilità tra incarichi di consulenza e trattamento pensionistico per il personale medico già dipendente dal Servizio Sanitario Nazionale

Care Colleghe e cari Colleghi, nel mese di marzo l’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) si era fatta promotrice di una ferma richiesta alle Istituzioni competenti atta a far rispettare la normativa che sancisce l’incompatibilità tra i medici dipendenti in quiescenza dal SSN ed il convenzionamento con la specialistica ambulatoriale. In questa cornice rientra l’interpellanza n. 92815 presentata dall’On. Prof. Calabrò, che ringraziamo per la cortese disponibilità, tesa ad avere chiarimenti circa le iniziative per regolamentare l’incompatibilità tra incarichi di consulenza e trattamento pensionistico per il personale medico già dipendente dal Servizio Sanitario Nazionale. La risposta de Ministero sembra soddisfacente in quanto, nel ribadire il vincolo rappresentato dalla normativa vigente in materia che, di fatto, rende impossibile sennonché illegale il conferimento di incarichi di convenzione a personale sanitario in quiescenza al di fuori delle procedure di selezione ordinarie, conferma quanto ricordato e richiesto dall’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) con il fine di preservare le possibilità lavorative dei giovani medici e garantire uno sviluppo professionale alle nuove generazioni di professionisti sanitari. Ricordiamo inoltre come l’accesso al lavoro ed una valutazione trasparente delle professionalità basata su merito e performance è una delle tematiche fondanti della campagna #svoltiAMOlaSANITÀ lanciata dal SIGM per sollevare criticità e presentare proposte utili a rilanciare il nostro SSN. Invitiamo, in ogni caso, i colleghi che dovessero riscontrare anomalie circa la corretta applicazione a livello locale della normativa a segnalarle tempestivamente al SIGM che si farà tramite presso le Istituzioni per poter attuare i provvedimenti del caso. Il Dipartimento Specialisti SIGM TESTO DELLA RISPOSTA In merito alla questione delineata nell’interrogazione parlamentare in esame, in via preliminare, occorre evidenziare che, come anche chiarito dal Ministero dell’economia e delle finanze, nell’ambito di un parere fornito alla Struttura interregionale sanitari convenzionati del 16 dicembre 2013, non sembrano sussistere dubbi sull’applicabilità del divieto di cui all’articolo 5, comma 9, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, anche al conferimento di incarichi di medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, ove il soggetto interessato sia cessato da un rapporto di dipendenza con il medesimo Servizio, atteso che il rapporto convenzionale viene inquadrato, come da giurisprudenza consolidata, fra le prestazioni d’opera professionale, di natura privatistica. In particolare, tali disposizioni valgono per tutta la medicina convenzionata (medicina generale, pediatria di libera scelta, specialistica ambulatoriale), indipendentemente dalla presenza di specifiche disposizioni, in tal senso, negli Accordi collettivi nazionali di riferimento. Al riguardo, occorre altresì segnalare che l’articolo 17, comma 1, dell’Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale del 23 marzo 2005, integrato con l’Accordo collettivo nazionale del 29 luglio 2009, elenca tassativamente i casi di incompatibilità nello svolgimento della professione di medico convenzionato. Orbene, in tale ambito, il successivo comma 2 dell’articolo 17, alla lett. f), prevede che, ai sensi dell’articolo 4, comma 7, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, è incompatibile con lo svolgimento delle attività previste dagli Accordi sopra richiamati, il medico che fruisca di trattamento di quiescenza relativo ad attività convenzionate e dipendenti del Servizio sanitario nazionale, fatta esclusione per i medici già titolari di convenzione per la medicina generale all’atto del pensionamento. Tale interpretazione del quadro normativo vigente è stata resa nota a tutti gli Assessorati regionali alla Sanità, dalla Struttura interregionale sanitari convenzionati (SISAC), che rappresenta la delegazione di parte pubblica per il rinnovo degli Accordi riguardanti il personale sanitario a rapporto convenzionale, con nota del 14 gennaio 2014, e pubblicata successivamente sul relativo sito istituzionale. Pertanto, questo Ministero ritiene che il quadro normativo è chiaro e quindi non appaiono necessari ulteriori interventi. Va comunque evidenziato che la questione in esame investe tematiche sottoposte ai poteri di vigilanza e competenza specifica della regione nell’ambito della propria autonomia, ricadendo, pertanto, sulle Amministrazioni regionali interessate; tuttavia è ferma intenzione del Ministero della salute, per i profili di competenza, avviare ogni idonea iniziativa finalizzata a garantire sull’intero territorio nazionale la compiuta attuazione delle disposizioni vigenti in materia.

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Lorenzin e Giannini su specializzazione: ecco le novità dagli Stati Generali della Salute

Care Colleghe e cari Colleghi, come anticipato nella giornata odierna, martedì 8 aprile 2014, si è tenuta l’apertura degli Stati Generali della Salute 2014, convention nazionale organizzata dal Ministero della Salute che ha visto la partecipazione, oltre alla padrona di casa Beatrice Lorenzin, del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e del Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca Stefania Giannini. Nel corso della prima giornata dei lavori si è tenuta la tavola rotonda dal titolo “CURAMI TRA VENT’ANNI”: INVESTIRE NELLE PROFESSIONI IN UNA SANITÀ CHE CAMBIA (scarica il Programma) che, come preannunciato, è stata condotta e moderata da Walter Mazzucco, Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM). Nel corso di tale spazio, in cui si sono affrontate tematiche di attualità e di prospettiva per la Professione Medica, quali la programmazione del fabbisogno di professionalità sanitarie, la mobilità e la fuga di cervelli, gli investimenti in formazione di area sanitaria etc., c’è stato l’intervento a sorpresa del Ministro Lorenzin che ha vivacizzato la sessione interagendo direttamente con gli esperti sul palco e rispondendo alle domande ed agli spunti forniti dalla platea. In primis, l’attenzione della Lorenzin è stata focalizzata sulla problematica riguardante la scarsità del numero di contratti ministeriali dedicati alla formazione post laurea di area sanitaria finanziabili per il prossimo concorso di accesso e, in secundis, la riorganizzazione quali-quantitativa della programmazione delle risorse umane in sanità per un intervento che non sia solo puntuale e dettato dall’emergenza quanto per iniziare a un percorso di ampio respiro (clicca VIDEO 1).   CLICCA FOTO PER VEDERE VIDEO 1 Allo stesso modo, al termini della predetta sessione e durante i lavori della sessione sulla Ricerca biomedica ha preso la parola Stefania Giannini, Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) che, rispondendo ad una domanda del moderatore inviata dalla platea tramite il sistema telematico (al minuto 03.40 del video sottostante) che stigmatizzava con l’hashtag #medicisenzafuturo quella che dalla tradizionale “fuga di cervelli” si sta trasformando in una vera e propria “cacciata di cervelli”, ha anche lei ribadito la necessità di trovare ulteriori fondi per superare lo stato emergenziale (ha parlato di 42 milioni come stima per raggiungere i 4.500/5.000 contratti del dato storico e non, come erroneamente riportato da alcuni lanci di agenzia, come promessa di finanziamento governativo) e, nel contempo, della necessità di attuare un ripensamento complessivo dell’offerta specialistica post laurea di area sanitaria compresa la modalità di accesso. CLICCA FOTO PER VEDERE VIDEO 2 Arrivano con sempre maggiore insistenza indiscrezioni da fonti governative che vedrebbero nel decreto legge su riduzione IRPEF per bassi redditi, collegato al DEF ed atteso alla discussione nel prossimo Consiglio dei Ministri, il provvedimento dell’Esecutivo con il quale s’intenderà affrontare la problematica urgente dell’aumento del contingente di contratti per l’accesso alle scuole di specializzazione di area sanitaria.

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Giovani Medici (S.I.G.M.): si rispetti l’incompatibilità tra medici dipendenti in quiescenza dal SSN ed il convenzionamento con la specialistica ambulatoriale.

COMUNICATO STAMPA

ASSOCIAZIONE ITALIANA GIOVANI MEDICI (SIGM)

Giovani Medici (S.I.G.M.): si rispetti l’incompatibilità tra medici dipendenti in quiescenza dal SSN ed il convenzionamento con la specialistica ambulatoriale.

“Riceviamo segnalazioni da tutta Italia in merito a deroghe rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente. Chiediamo l’intervento del Ministero della Salute, delle Regioni e degli OMCeO; E’ venuto il momento di mettere un punto alla prassi diffusa di riservare corsie preferenziali ai medici in quiescenza ex dipendenti del SSN a scapito delle nuove generazioni di medici.”

E’ una forte presa di posizione quella con cui Il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) chiede l’intervento del Ministero della Salute, delle Regioni e degli Ordini, al fine di richiamare il rispetto dell’incompatibilità tra l’attività di medico convenzionato con il S.S.N. ed i medici in quiescenza già dipendenti del S.S.N., oltre che di disporre che le convenzioni vengano attribuite esclusivamente secondo il punteggio maturato ai sensi della normativa vigente.

<<Giungono alle nostre sedi in tutta Italia segnalazioni circa il perpetrarsi di una prassi consolidata da parte delle A.S.L. e dei Comitati Consultivi Zonali nel senso di attribuire incarichi di studio e di consulenza o addirittura incarichi di medicina specialistica convenzionata a soggetti, già appartenenti a ruoli del S.S.N., che vanno in pensione per aver raggiunto l’anzianità contributiva necessaria, per poi ricoprire nuovi ruoli nei diversi Servizi Sanitari Regionali>>spiegano i Giovani Medici (SIGM). Si tratta secondo il SIGM di una ingiustificabile forma di penalizzazione a scapito dei giovani medici, che quei ruoli potrebbero ricoprirli utilmente, maturando esperienza ed anzianità di servizio; e che, per aspirare ad accedere alla specialistica convenzionata, spesso permangono per anni in graduatorie immobili per poi scoprire che in quelle stesse graduatorie possono essere scavalcati da quanti fuoriescono dal SSN, potendo documentare titoli ben più strutturati di quelli esibibili dai più giovani colleghi.

Se non fosse per il fatto che tali prassi scavalcherebbero quanto previsto dalla normativa vigente. Infatti, il Legislatore, con l’art. 25 della L. 23 Dicembre 1994, n. 724, aveva già inteso precludere l’affidamento di incarichi “di consulenza, collaborazione, studio e ricerca” ai dipendenti che cessano volontariamente dal servizio, pur non avendo il requisito previsto per il pensionamento di vecchiaia, ma che tuttavia dispongono dei requisiti contributivi per l’ottenimento della pensione anticipata di anzianità. Questa volontà è stata peraltro ribadita dall’art. 5, comma 9 del D.L. 6 Luglio 2012, n. 95. E davanti al sussistere di comportamenti opposti alla volontà del legislatore, il Ministero dell’Economia, con nota del 7 Gennaio 2014 (MEF-RGS Prot. 104123 del 16/12/2013 U), affermava con chiarezza che “non sembrano dunque sussistere dubbi circa il fatto che le norme in questione pongono in capo alle pubbliche amministrazioni il divieto di conferire incarichi di studio o consulenza al personale già dipendente e collocato in quiescenza, ove tali incarichi abbiano ad oggetto la medesima attività, ovvero le medesime funzioni svolte in vigenza del rapporto di lavoro dipendente“, aggiungendo che “tale divieto sembra dunque doversi applicare anche al conferimento di incarichi che si concretizzino nello svolgimento di funzioni di medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, ove il soggetto interessato sia cessato da un rapporto di dipendenza con lo stesso Servizio sanitario nazionale, atteso che il rapporto convenzionale viene inquadrato, da giurisprudenza consolidata, fra le prestazioni d’opera professionale, di natura privatistica“.

S.I.M.Spec. - Segr. Italiano Medici Specialisti

ECM:nuovo sistema,obbligatori 150 crediti nel triennio

Ridefiniti ambiti e modalità dell’Educazione continua in medicina. Nuove linee guida per l’accreditamento, albo dei provider, compiti di Ordini e Collegi, liberi professionisti, obiettivi e crediti formativi, monitoraggio e controllo qualità. Il testo all’esame della Stato Regioni.

03 APR – Un documento ampio e articolato che riassume e definisce tutte le norme prodotte nel passaggio tra la prima fase Ecm, quando venivano accreditati i singoli eventi, e la situazione attuale, che prevede l’accreditamento dei provider, introducendo anche alcune novità sia riguardo alle materie dei corsi organizzati da Ordini e Collegi, sia sulle scelte formative dei singoli professionisti.

Il documento, messo a punto da tecnici dell’Agenas, del ministero e delle Regioni, dovrebbe essere perfezionato in una riunione fissata dopo la pausa pasquale, per poi approdare in Conferenza Stato Regioni entro il mese di aprile.
Sono sette gli argomenti presi in esame: le Linee Guida per i Manuali di accreditamento dei provider, a livello nazionale e regionale; l’istituzione dell’Albo dei provider; i crediti formativi richiesti per il triennio 2011-2013; le regole per i corsi tenuti da Ordini e Collegi; gli obiettivi formativi del programma Ecm; il sistema di verifiche, controlli e monitoraggio della qualità; le regole per i liberi professionisti.

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