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SSM19 VADEMECUM E NOVITA’

VADEMECUM E NOVITA’ SSM19 All’indomani della pubblicazione del bando per l’ammissione alle Scuole di Specializzazione di area sanitaria, vogliamo fornire ai colleghi che sosterranno la prova un vademecum riassuntivo dei punti salienti inerenti la presentazione della domanda ed il cronoprogramma di questo concorso; nonché una analisi delle novità introdotte. CLICCA QUI PER VISUALIZZARE IL PDF RIASSUNTIVO Due le principali novità di questo bando di concorso: 1) L’introduzione della certificazione di lingua italiana, attestante la conoscenza della lingua italiana corrispondente al livello C1 del Quadro Comune Europeo di Riferimento delle Lingue (QCER) rilasciata dagli enti certificatori accreditati appartenenti al sistema di certificazione unificato CLIQ (Certificazione Lingua Italiana di Qualità): Società Dante Alighieri, Università per Stranieri di Perugia, Università per Stranieri di Siena e Università degli Studi Roma Tre. Da bando tale certificazione sarebbe richiesta a tutti i concorrenti extracomunitari, seppur con titolo conseguito in Italia. Come associazione, sottolineando che da circolare MIUR n. 39 del 21 Marzo 2005, si è dispensati per lavorare in Italia dalla presentazione del certificato CELI 5 (corrispondente al C1) qualora in possesso di una laurea conseguita presso una Università Italiana, abbiamo chiesto al MIUR (ED OTTENUTO) chiarimenti affinché la certificazione in oggetto non vada a riguardare i colleghi extracomunitari con titolo conseguito in Italia. (CLICCA QUI). 2) L’introduzione, con riferimento all’art.10 comma 2 del bando, di una Sessione Straordinaria di recupero finalizzata alla riassegnazione dei posti assegnati a candidati che non hanno perfezionato l’immatricolazione. Potranno ambire a questi contratti tutti i candidati “compresi i candidati già immatricolati e quelli decaduti dalla procedura degli scaglioni di scelta o decaduti dal posto assegnato per mancato perfezionamento dell’immatricolazione” nel rispetto della graduatoria di merito. Si legge in questo la volontà delle Istituzioni di porre un argine al fenomeno dei contratti assegnati, ma per i quali non venga poi perfezionata l’immatricolazione. E’ una novità a cui guarderemo con attenzione, vigilando sulla sua efficacia e sulla sua realizzazione nel rispetto della meritocrazia.   Seppur guardando positivamente al rispetto della tempistiche di attuazione della prova concorsuale, intendiamo comunque sottolineare che molti restano ancora i punti critici e non ancora affrontati della prova di accesso alle scuole di specializzazione di area medica: l’eccessiva parcellizzazione ed eterogeneità nella vigilanza delle sedi concorsuali; il numero di contratti di formazione ancora troppo inferiore al numero di concorrenti e slegato a qualunque ottica di programmazione,  la mancata introduzione di criteri che regolino i requisiti di assegnazione dei contratti SSN e l’incapacità di rispondere al gran numero di contratti abbandonati in corso d’opera e non riassegnati. Sono ancora molte, troppe, le criticità da colmare per poterci dire soddisfatti di questa prova di concorso e continueremo a batterci affinché esse vengano recepite e risolte. Intanto auguriamo ai colleghi impegnati in questa tornata concorsuale il nostro più grande in bocca al lupo. L’Associazione Italiana Giovani Medici S.I.G.M.

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Accesso programmato a Medicina: la posizione di SIGM e CNAS

Il Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi e il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) apprendono a mezzo stampa dell’audizione avvenuta in VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati sulla proposta di revisione dei termini di accesso alla Scuola di Medicina e Chirurgia avanzata dal Rettore di Ferrara, prof. Zauli, che prevedrebbe l’iscrizione di 600 studenti al I anno di corso di laurea senza alcuna selezione in ingresso e il prosieguo legato al superamento di tre esami al primo semestre con media aritmetica di almeno 27 trentesimi. Si esprime profonde perplessità su qualsiasi proposta che non tenga conto di una programmazione quantitativa e qualitativa del fabbisogno di medici e professionisti sanitari ai fini della definizione del numero degli studenti ammessi a frequentare il percorso di studi in Medicina e Chirurgia. Selezionare il contingente del numero di studenti da ammettere a Medicina, o peggio, basandosi esclusivamente sul potenziale formativo delle università, peraltro sovradimensionato, utilizzare la media degli esami e il numero degli esami superati e arrivare a proporre, per riassorbire un numero di medici nettamente incrementato, va a discapito della qualità dei percorsi di formazione post-lauream, comportando un rapporto tra docenti e discenti nettamente a sfavore dei primi. Il ruolo dell’Università nella formazione medica è quello di rispondere, con qualità e in termini numericamente adeguati, al fabbisogno formativo di medici e professionisti sanitari, che a sua volta dovrebbe essere funzionale al bisogno di Salute espresso dalla popolazione italiana, e non, a scopo demagogico, soddisfare la pressione di migliaia di studenti che aspirano al percorso di formazione in Medicina e Chirurgia. Il ventilato meccanismo di svolgimento degli esami, inoltre, sembra lungi dall’assicurare l’imparzialità dei risultati e non fornisce garanzie sul corretto svolgimento della prova d’esame. Imparzialità, meritocrazia e oggettività sono criteri irrinunciabili per stabilire le corrette modalità di accesso al CdL di Medicina e Chirurgia, condizioni che troverebbero riscontro soltanto nell’utilizzo di quesiti prodotti da enti terzi e mediante correzione centralizzata degli elaborati attraverso un sistema che garantisca l’anonimato, procedimenti che il test d’ingresso attuale impone. Inoltre, in assenza di un limite al numero di posti disponibili ma al cospetto della sola necessità di raggiungere un valore soglia per l’ammissione, il rischio di collaborazione fra studenti risulterebbe altissimo, richiedendo controlli serrati in ciascun ateneo. In ultimo, in considerazione del numero di candidati dell’ultima selezione nazionale per i corsi di medicina e Chirurgia in rapporto agli studenti ammessi a frequentarlo, le Università si troverebbero ad accogliere un numero di studenti pari a 7, se non 8 volte il volume attualmente ospitato. Qualora non venisse garantito a tutti gli studenti iscritti il diritto di seguire le lezioni frontali e di interagire con il corpo docente la proposta non farebbe altro che sostituire con 3 esami, soggetti al controllo dei professori, il test unico a numero programmato a correzione centrale. Siffatta soluzione all’ “imbuto formativo” pre-laurea, pertanto, si fonda su un accesso non programmato, e quindi incontrollato, alla formazione medica con la prospettiva dell’immissione nel mercato del lavoro di un numero esorbitante di medici, per di più non adeguatamente formati. Non a caso, si assiste al fiorire di petizioni online contro la proposta del Rettore di Ferrara, che hanno avuto origine dagli studenti in medicina dell’Università di Ferrara (http://chng.it/ctsKyWYLFt). Ricordiamo, inoltre, che la denunciata carenza di medici non è nel pool di medici laureati ma degli specialisti che mancano: l’urgenza è attualmente a carico dell’imbuto post-lauream e qualsiasi altro provvedimento che sposti l’attenzione su un altro momento del percorso formativo è segno di mancanza di consapevolezza del problema. Ancora sottolineiamo che a causa dei provvedimenti della giustizia amministrativa negli anni passati, il numero di ingressi ai Corsi di Laurea a numero chiuso è stato superiore a quanto programmato, e che tale incremento non ha trovato corrispondenza nell’aumento dei contratti per la formazione postlaurea.  Pertanto il mancato rispetto della programmazione è un evento che determina un danno non solo a carico del Sistema Sanitario Nazionale ma anche della futura classe medica. SIGM e CNAS ribadiscono assoluta contrarietà a qualsiasi manovra che reintroduca discrezionalità nella valutazione dei candidati e che rischi di far scadere la qualità della formazione erogata. Si ritiene, inoltre, che il sistema Universitario debba porsi come obiettivo il continuo miglioramento dei propri percorsi didattici e che si interroghi profondamente sulla direzione verso cui sta andando: le soluzioni al ribasso rischiano di far implodere un sistema che dovrebbe giovarsi, invece, di una tensione al continuo miglioramento, in un’ottica di sostenibilità e programmazione.  

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GIOVANI MEDICI SIGM: “No al Regionalismo Differenziato. Sì ad una Sanità omogenea ed universale e ad una formazione di qualità”

GIOVANI MEDICI SIGM: “No al Regionalismo Differenziato. Crediamo in una Sanità omogenea ed universale e che garantisca la stessa assistenza in ogni angolo del nostro Paese. Per ottenere questo obiettivo è necessaria una formazione di qualità che non deroghi al raggiungimento di standard minimi!”   Nel merito delle riflessioni recentemente diffuse a mezzo stampa dall’Osservatorio Giovani della FNOMCeO circa le implicazioni negative per il Servizio Sanitario Nazionale pubblico, equo e solidale, derivanti dall’ipotesi di introduzione di un regionalismo differenziato, pur condividendo le preoccupazioni espresse per le potenziali ricadute sulla formazione medica pre e post-lauream, l’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) ritiene opportuno ribadire pubblicamente quanto segue. I Giovani Medici (SIGM) hanno da sempre sostenuto in tutte le sedi la necessità di sostenere un sistema formativo di riferimento per i medici e le professioni sanitarie universale ed omogeneo su tutto il territorio nazionale, fermo restando le fisiologiche differenze di contesto, e che sia tale da garantire agli aspiranti medici adeguati standard di qualità della formazione su tutto il territorio nazionale, a garanzia della salute di tutti i cittadini italiani.   A tal fine, il SIGM ha sostenuto e continua a sostenere l’attuale sistema di accreditamento delle scuole di specializzazione di medicina, che ha adottato ed introdotto standard e requisiti minimi ed indicatori di performance assistenziali e formative (decreto interministeriale 402/17) in linea con quanto richiesto ai fini della spendibilità del titolo nel contesto dell’Unione Europea. Siamo alla vigilia del completamento del primo ciclo di accreditamento delle scuole di specializzazione di medicina e, a conclusione del primo triennio, riteniamo un grave errore concettuale ipotizzare di “salvaguardare” l’esistenza di scuole di specializzazione che risultassero inottemperanti rispetto ai criteri di qualità previsti dalla Riforma dell’accreditamento. Né riterremmo in alcun modo di avallare qualsivoglia ipotesi di “correggere” in corso d’opera i criteri di qualità al fine di preservare realtà formative che, negli anni, hanno dimostrato di non poter garantire performance adeguate in maniera autonoma. Tali scuole di specializzazione andrebbero riconfigurate all’interno delle reti formative delle scuole che dimostrino un accreditamento pieno. Pertanto, rivolgiamo un appello ai Ministri dell’Università e della Salute affinchè si facciano garanti di tale percorso di accreditamento, dotando l’Osservatorio Nazionale di una tecnostruttura dedicata e rendendo più efficace l’azione di monitoraggio capillare ad opera degli Osservatori Regionali, che a tal proposito dovrebbero essere presieduti da componenti terzi rispetto alle Università. Inoltre, ai fini della prossima procedura di accreditamento chiediamo che vengano presi in debita considerazione anche i risultati della survey sull’opinione degli specializzandi in tema di qualità della formazione e dei servizi erogati dalle scuole di specializzazione che, da quanto ci è dato sapere, ha riscontrato un’adesione senza precedenti da parte degli iscritti alle scuole di specializzazione. Chiediamo, altresì, che vengano rese pubbliche le valutazioni delle singole scuole di specializzazione e che alle scuole di specializzazione che documentino migliori performance formative venga assegnato un maggior numero di contratti di formazione, nel rispetto del potenziale formativo delle singole scuole. I Giovani Medici (SIGM) in ultimo, ma non da ultimo, fermo restando che l’accesso programmato sia un valore da preservare, laddove questo sia costruito sul bisogno di salute espresso dalla popolazione, credono che debba essere garantito a quanti intendano intraprendere il percorso della formazione medica un continuum formativo-professionalizzate, dall’accesso ai corsi di laurea, alla prosecuzione con la formazione post-lauream ed all’accesso al mondo del lavoro. In tal senso, un modello virtuoso di ingresso alla formazione post-lauream cui guardare con interesse è quello in adozione in Francia.    

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RIFORMA ACCESSO A MEDICINA: “NO A MODALITA’ DI SELEZIONE CHE NON TENGANO CONTO DELLA PROGRAMMAZIONE E CHE NON SIANO OGGETTIVE”

Il Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM) esprime la propria preoccupazione riguardo alla proposta di modifica delle modalità di accesso al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia preseNtata il 25 Gennaio u.s. dal rettore dell’Università degli Studi di Ferrara, prof. Zauli. Durante una tavola rotonda tenutasi a Ferrara, il rettore ha proposto un modello di accesso che di fatto vanificherebbe ogni tentativo di programmazione della formazione dei professionisti sanitari in funzione del fabbisogno da parte del SSN. La sua proposta prevede, infatti, l’ingresso di circa 600 studenti, oltre alla quota assegnata a livello nazionale e selezionata mediante il regolare test d’ingresso, che abbiano come requisiti necessari solamente il superamento di un test di autovalutazione psico-attitudinale gratuito e la conoscenza della lingua inglese. Dopo il primo semestre, la possibilità di continuare gli studi sarebbe data a tutti gli studenti con la media uguale o superiore al 27 agli esami del primo semestre. Questa modalità di accesso da un lato non appare oggettiva: non riteniamo infatti che gli esami universitari, spesso sostenuti oralmente e con criteri di valutazione soggettivi, siano un metodo di selezione imparziale per l’accesso a Medicina. Inoltre, questa proposta abolirebbe di fatto una programmazione degli accessi, perché non prevederebbe più un numero predeterminato di studenti, ma l’accesso a chiunque superi una determinata media. Da sempre il SIGM sostiene una corretta programmazione degli accessi alla Facoltà di Medicina, per la tutela della qualità della formazione dei futuri medici anche a garanzia dei diritti dei cittadini di ricevere assistenza sanitaria da medici formati con un percorso di alta qualità. È infatti fondamentale una corretta programmazione che tenga conto dei fabbisogno del SSN e della necessità che i futuri professionisti possano ricevere una formazione di alta qualità, con maggiore spazio dedicato alle attività pratiche e professionalizzanti, possibili solo laddove il numero di studenti lo rende possibile. Un aumento così ampio di accessi, inoltre, non farebbe che aumentare l’imbuto formativo alla fine del corso di Laurea, portando al collasso un sistema in cui già migliaia di medici ogni anno, dopo la Laurea, non riescono ad accedere ad una scuola di Specializzazione  o al Corso di Formazione in Medicina Generale, generando un numero sempre maggiore di Medici Laureati ma senza formazione post Laurea, a forte rischio di disoccupazione o sotto-occupazione, come già avviene oggi. Il SIGM ribadisce quindi l’importanza di una corretta programmazione degli accessi, e auspica che questi siano calcolati tenendo conto dei fabbisogni del SSN e sempre più proporzionati al numero di contratti di formazione post Laurea messi a disposizione. Il SIGM vuole inoltre esprimere il suo rammarico per il mancato invito alla “tavola rotonda” tenutasi presso l’Università di Ferrara. Una esplicita richiesta di partecipazione, anche in qualità di semplici uditori, di alcuni membri della nostra Associazione inviata al Rettore dell’Università e al Preside della Facoltà di Medicina di Ferrara è stata ignorata, non ricevendo alcuna risposta. Dispiace per il mancato coinvolgimento, in una scelta così importante, di associazioni come la nostra, che sicuramente avrebbero fornito un punto di vista di chi conosce bene la realtà formativa e lavorativa di studenti di Medicina e Giovani Medici. Appare inoltre curioso come la stampa locale parli di proposta accolta con l’unanime consenso di tutti gli intervenuti alla tavola rotonda. Un uditorio selezionato, che non prevedesse l’ingresso neanche come uditori, di chi sostiene idee diverse, non può che esprimere parere unanime. La nostra Associazione ribadisce la sua contrarietà a qualsiasi modalità di accesso alla formazione medica che non rispetti il principio di programmazione e che non avvenga attraverso criteri e modalità oggettive. Ribadisce inoltre la sa disponibilità al dialogo e alla collaborazione in merito a proposte di riforma delle modalità di accesso, che rispondano però necessariamente ai requisiti esposti.

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Dlgs in materia di Semplificazione e Sostegno allo Sviluppo. Giovani Medici: “Superare le criticità della formazione post-lauream: ora o mai più! Che il Governo adotti provvedimenti urgenti per sanare le questioni irrisolte nella formazione”

L’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM), presa visione della bozza del Decreto Legge Semplificazione e Sostegno in materia di Sviluppo ed in attesa di esprimersi in merito alle proposte che riguardano la Medicina Generale e le Cure Primarie, ritiene che il Decreto – Legge in materia di Semplificazione e Sostegno allo Sviluppo debba essere lo strumento legislativo per risolvere le note ed irrisolte criticità pendenti che riguardano il percorso formativo post-lauream dei Giovani Medici. Si rivolge pertanto un accorato al Governo e al Parlamento:   <<Rimangono ancora irrisolte alcune criticità che la nostra Associazione, ormai da anni, ha portato all’attenzione della politica, la risoluzione delle quali non può più essere disattesa.>> – incalzano i  Giovani Medici (SIGM) – <<Avevamo rappresentato l’esigenza di migliorare l’organizzazione del concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione, anche attraverso l’adozione di un intervento urgente in sede legislativa atto a superare l’attuale disallineamento tra le selezioni per l’accesso alle scuole di specializzazione di medicina ed i concorsi regionali per l’accesso ai corsi di formazione specifica di medicina generale (peraltro ancora gestiti a livello locale ed oggetto di periodiche lamentele dei candidati per difetto di trasparenza), che è alla base del fenomeno cronico della perdita di contratti di formazione e borse di studio, laddove la platea dei candidati alle selezioni è per larga parte sovrapponibile. La mancata unificazione delle due selezioni, entro il corrente anno, comporterà inevitabilmente anche per l’anno successivo l’ennesimo spreco di risorse preziose, alimentando ancora l’imbuto formativo e penalizzando ulteriormente quanti non hanno ancora avuto la possibilità di accedere alla formazione post-lauream.>> continuano i Giovani Medici (SIGM) –<<In ultimo, ma non da ultimo, a seguito dell’inchiesta del Corriere della Sera e della Gabanelli, avevamo proposto, rimanendo ad oggiinascoltati,di procedere al potenziamento del sistema di accreditamento delle scuole di specializzazione, estendendolo anche ai corsi regionali di formazione specifica di medicina generale, che meritano finalmente di evolvere in vere e proprie Scuole di Specializzazione,  e rendendo al contempo più stringenti le attività di monitoraggio degli Osservatori Regionali.>>   <<In attesa di poter lavorare ad una generale riorganizzazione del sistema formativo pre e post-lauream>>concludono i Giovani Medici<<rivolgiamo un appello alle forze governative affinchè mandino un segnale serio di discontinuità con quanto fatto in passato, per gettare le basi di un reale cambiamento già dall’inizio di questa Legislatura. Ci aspettiamo che questo Governo sia sin da subito emblema del cambiamento e superi qualsiasi conservatorismo. Le criticità che riportiamo sono note e affliggono da anni il corso formativo dei Giovani Medici dopo la laurea: questo decreto è l’ultima possibilità per risolvere problemi già noti e inveterati, che altrimenti si presenteranno anche il prossimo anno e renderanno ancora più drammatico l’imbuto formativo post-laurea>>

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SIGM SU FONDO SANITA’ 2019-2021: POSITIVO IL TREND IN CRESCITA, MA ANCORA LONTANI DA UNA CORRETTA PROGRAMMAZIONE DEL FABBISOGNO SANITARIO.

Equità nell’accesso alle cure, nuovi programmi di edilizia sanitaria e ulteriori finanziamenti di contratti di formazione pari a 800 l’anno per le Scuole di Specializzazione in area Medica e 250 l’anno per il Corso di Formazione in Medicina Generale: questi i punti principali della Bozza della Legge di Bilancio 2019 riguardo il capitolo spesa in Sanità. Il SIGM guarda con apprezzamento all’aumento dei fondi destinati ai contratti di formazione, ma ribadisce la necessità che ad essi si aggiunga un’attenta Programmazione del fabbisogno di operatori sanitari; non più basato sul dato storico e sulle curve di pensionamento ma sull’effettiva evoluzione del Sistema Sanitario Nazionale e sulle odierne richieste assistenziali del territorio. L’obiettivo è che venga pareggiata la quota di specialisti stabilita dalla Conferenza Stato Regioni, traguardo che con questo finanziamento si avvicina ma non viene ancora raggiunto. E’ doveroso, inoltre, che i Ministeri lavorino ad una attenta programmazione e stanziamento delle risorse che riducano fino ad annullare la discrepanza tra i laureati in medicina e coloro che riescono ad accedere al percorso Specialistico; ottimizzandone il processo formativo e tutelandone la qualifica ed i diritti. Auspichiamo ad una Legge di Bilancio in cui si realizzi che, per la sopravvivenza del nostro Sistema Sanitario Nazionale, occorre stanziare non le risorse disponibili, ma quelle necessarie.   Il Segretariato Italiano Giovani Medici S.I.G.M.

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Carenza di Medici Specialisti e Formazione Post-Lauream, le proposte dei Giovani Medici al Ministero della Salute

In data 30/08/2018 si è tenuta una riunione presso il Ministero della Salute, ove siamo stati convocati circa le criticità relative alla “Carenza di Medici Specialisti” e “Formazione Post-Lauream”. La nostra Associazione ha riportato una attenta analisi dell’attuale scenario, proponendo ipotesi di soluzione relativamente a quanto in oggetto. In tale contesto un plauso va riconosciuto al Ministero della Salute che in occasione della riapertura del tavolo tecnico cosiddetto ex art 22 del Patto della Salute , ha ritenuto opportuno  convocarcii, dandoci la possibilità di portare posizioni e proposte su tematiche che, da anni, trattiamo. In tale occasione abbiamo avuto modo di consegnare e presentare un documento realizzato ad hoc relativo allo status quo e alle proposte in merito a quanto in oggetto (documento completo). In sintesi, abbiamo ribadito che: Qualsiasi valutazione di merito relativamente alla carenza di Medici (Specialisti e di Medicina Generale) non può essere determinata solo sulla base di un dato storico ma deve essere orientato alle sfide che il SSN si trova ad affrontare in termini di transizione sociale, epidemiologica e demografica e della necessità di applicare nuovi modelli assistenziali. Allo stato attuale, infatti, i principali spunti sono basati esclusivamente sulle curve di pensionamento, il cui valore è assolutamente anacronistico per un SSN che deve far fronte ad esigenze assistenziali nuove e diverse da quelle su cui appare tuttora settato. E’ inaccettabile utilizzare il percorso di formazione per rispondere a mere lacune in organico (in sintesi, “tappare i buchi”) ed eventuali ruoli che il Medico in Formazione Post-Lauream può e deve avere nel SSN non universitario (ospedaliero e non) devono essere inseriti nel contesto di una rete formativa strutturata e riconosciuta, ovvero in un sistema di qualità ove si riconosca, nel periodo di formazione, ovunque sia svolto, la possibilità di acquisire competenze e skills altrimenti non fruibili da parte del Medico in Formazione. Si è ribadito che eventuali carenze di Medici Specialisti nelle strutture pubbliche o convenzionate debbano essere sanate dall’assunzione di figure specialistiche attualmente disponibile e spesso invischiate nel precariato, sempre più presenti nel panorama Italiano, che necessitano di essere messi in condizioni lavorative consone ad esercitare la loro Professione. In questo, si è rilanciata l’opportunità che, con il sistema di Accreditamento, è stata introdotta recentemente nella normativa Italiana. In particolare occorre rilanciare e potenziare le procedure di accreditamento dotando le Istituzioni (in primis l’Osservatorio Nazionale della Formazione Medica Specialistica) di strumenti atti e adeguati a monitorare non solo il rispetto dei requisiti minimi da parte delle Scuole, ma anche e soprattutto le competenze effettivamente acquisite dai Colleghi in Formazione presso le Scuole stesse. Risulta mandatorio ridurre al minimo l’emorragia di borse unificando le prove concorsuali e per l’accesso alle Scuole di Specializzazione con quella relativa al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale  con l’introduzione di una graduatoria unica reale e inserendo dei deterrenti per l’abbandono di borse di formazione post-lauream. Nell’attesa che si possa rispondere alla riformulazione del Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale nell’ottica di una parificazione alla Scuola di Specializzazione, si può provvedere ad attuare un sistema che consenta, nella Medicina Generale e delle Cure Primarie, un accesso al sistema lavorativo anche in condizioni di part-time, come d’altronde già proposto dalla Nostra Associazione a Giugno 2018 (vedi link). Appare chiaro che le tematiche discusse saranno oggetto di ulteriori lavori e l’Ufficio di Gabinetto del Ministro ci ha garantito che tale incontro si inserirà in un percorso volto a rispondere alle necessità dei Medici in Formazione e del SSN. Nell’informarvi di ciò che, con energia e trasparenza, portiamo avanti gradiamo garantirvi che in questa fase delicata della vita del Nostro SSN, con le grandi sfide e opportunità che si intravedono all’orizzonte, noi vogliamo intervenire da protagonisti per il bene della Professione Medica e dei Pazienti che quotidianamente assistiamo.   Per informazioni, commenti o proposte scriveteci a presidente@giovanemedico.it Associazione Italiana Giovani Medici – SIGM  

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Giovani Medici: “A rischio la qualità della formazione e la salute dei cittadini”

Cari Colleghe e Colleghi,Esprimiamo profonda preoccupazione per le dichiarazioni divulgate a mezzo stampa dal ministro della Salute Grillo riguardanti una revisione di sistema della formazione postlauream.  Come già preannunciato nel programma di governo, la proposta di riforma mirerebbe a trasferire la formazione dei medici specializzandi dalle strutture universitarie alle aziende sanitarie e ospedaliere del Sistema Sanitario Nazionale, definite come “Ospedali d’Insegnamento”. Si tratterebbe di una iniziativa, tutt’altro che innovativa e nell’interesse delle nuove generazioni di medici come affermato.Infatti riproduce per grandi linee quanto previsto nella versione del  Ddl delega ex art. 22 del Patto per la Salute stilato dal precedente Governo, che puntava alla creazione di una nuova figura di medico neoabilitato, contrattualizzato dai Servizi Sanitari Regionali e contro il quale la nostra Associazione ha aspramente espresso opposizione.  Per quale motivo? Ad un primo sguardo tale riforma permetterebbe l’inserimento di giovani medici nell’ SSN garantendo a coloro che non superano il concorso di Specializzazioni Mediche di trovare una occupazione dignitosa.   In realta’ gravi sono I risvolti della medaglia. 1.    Per gli aspiranti specializzandi: la riforma comporterebbe una dequalificazione della formazione postlauream, creando un divario tra medici di serie A (in formazione specialistica) e medici di serie B (neoassunti senza adeguato training impiegati in ospedali periferici e privati di casistica, strutture e figure di riferimento (tutor), imprescindibili per una formazione a 360 gradi. 2.    Per i medici neospecialisti: costoro rischierebbero di vedere ridotte le proprie opportunità lavorative all’interno dell’SSN perché vedrebbero già occupata la propria casella da manodopera a basso costo conun ulteriore blocco del turnover 3.    Per i cittadini: si priverebbe il cittatino del diritto di godere di una figura professionale adeguamente formata . Ci chiediamo pertanto chi ne gioverebbe? Tale proposta si inserisce nel divario fra il numero, esiguo, di contratti di formazione specialistica e l’incremento costante di candidati al concorso per le scuole di specializzazione in medicina. Le giovani generazioni di medici ci appaiono nuovamente sacrificate sull’altare della mancata programmazione e pianificazione del fabbisogno dei professionisti di area sanitaria , che non ha garantito negli anni la possibilità di completare il percorso formativo a tutti i medici laureatisi (ma che promuove ulteriori ampliamenti dell’accesso al corso di laurea). Riteniamo gravissimo che tale situazione venga sfruttata al fine di soddisfare le esigenze delle Regioni per logiche contabili e che tale proposta, oggi come ieri, venga supportata dal coordinamento interregionale in Sanità della Conferenza Stato Regioni, che in data 5 giugno ha presentato al Governo la medesima istanza. Come in passato ribadiamo l’importanza del coinvolgimento di aziende ospedaliere e sanitarie nel percorso formativo degli specializzandi purchè queste concorrano a migliorare la formazione dello specializzando e non sia lo specializzando a dover colmare le carenze di organico legate alle mancate assunzioni da parte delle Regioni sostituendo l’attività degli strutturati, ovvero gli specializzandi di domani.  Appreso dai social dell’incontro recente del Ministro con MIUR, MEF, sigle sindacali, Regioni e Ministero della Salute e ritenendo paradossale affrontare un tema del genere in assenza della compartecipazione dei diretti interessati, il SIGM auspica un forte coinvolgimento delle Associazioni di rappresentanza giovanili già dalle prossime riunioni, visto anche il lavoro prodotto in questi anni sul tema e  le numerose battaglie per il future dei giovani medici. Il SIGM

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Giovani Medici SIGM “Facciamo il punto sull’accreditamento delle scuole di specializzazione e sul concorso nazionale”

Care colleghe e cari colleghi, come è noto, con l’emanazione del Decreto Interministeriale n. 402 del il 13 Giugno 2017, i Ministeri dell’Istruzione, Università e Ricerca e della Salute hanno varato il nuovo sistema di accreditamento delle Scuole di Specializzazione di medicina. Nel particolare, sono stati adottati i nuovi standard e requisiti minimi, nonché sono stati introdotti per la prima volta degli indicatori di performance (che misurano le performance assistenziali e formative), che devono essere posseduti dalle differenti tipologie di Scuola di Specializzazione. La scorsa edizione del concorso per l’accesso alle Scuole di Specializzazione di Area Medica (SSM2017) ha registrato, pertanto, per la prima volta l’attivazione di scuole di specializzazione accreditate in maniera definitiva o provvisoria. Per inciso, l’attivazione si sostanzia attraverso l’assegnazione alla scuola di almeno un contratto statale ad opera del MIUR. In dettaglio, delle 1431 proposte di accreditamento provenienti dalle 41 università sedi di corsi di medicina, 672 (47.0%) sono state approvate con parere di accreditamento pieno e 629 (43.9%), invece, con parere di accreditamento provvisorio. Le rimanenti 130 (9.1%) proposte, invece, sono esitate in un non accreditamento. Infine, solo 1.254 tra le 1301 accreditate sono state attivate. Inoltre, atteso che l’accreditamento si fonda su un sistema di miglioramento continuo, anche nel corrente anno, in previsione del concorso SSM2018, l’Osservatorio Nazionale per la Formazione Medica Specialistica è stato chiamato a valutare le nuove proposte di accreditamento, ovvero a rivalutare quelle scuole già accreditate (pienamente o provvisoriamente), laddove le Università abbiano comunicato delle variazioni dell’assetto delle scuole di specializzazione. Infatti, ciascuna Università, ai sensi dell’art. 5, comma 2, del D.I. n. 402/2017, è tenuta a comunicare al MIUR, entro 30 giorni, tutte “le variazioni che intervengano sui presupposti, le condizioni e gli standard che hanno costituito la base dell’accreditamento” e a produrre una dichiarazione periodica, con cadenza annuale, del Rettore sul rispetto degli standard delle strutture della rete formativa. Secondo i nostri calcoli, pertanto, nel corrente anno accademico dovrebbero risultare accreditate, nell’insieme, circa 1365 scuole di specializzazione, a fronte delle quali ne sono state attivate n. 1307 (fonte bando di concorso). Da quanto appreso dal nostro rappresentante in Osservatorio Nazionale, se, da una parte, sono state accreditate delle nuove proposte di scuole ovvero un numero esiguo di scuole non accreditate lo scorso anno, riproposte in maniera adeguatamente articolata e strutturata, dall’altro, a seguito degli aggiornamenti comunicati dalle Università, sono state non accreditate alcune scuole già accreditate, poiché non più in possesso degli standard o dei requisiti minimi richiesti. Inoltre, come già anticipato, confermiamo che l’Osservatorio Nazionale ha avviato la fase sperimentale delle site visits, ed anche gli esiti di tale attività è stata presa in considerazione ai fini della rivalutazione, ovvero della conferma, dei pareri sull’accreditamento. Un altro punto che la nostra Associazione sta seguendo con grande attenzione, si riferisce ad alcune criticità che si sono evidenziate in fase di prima applicazione della riforma, laddove, per talune tipologie di scuole o per alcuni contesti territoriali, alcuni standard ed alcuni requisiti stabiliti dal D.I. n. 402/2017, e discendenti dagli obiettivi formativi adottati dal D.I. n. 68/2015 (Riforma degli ordinamenti didattici delle scuole di specializzazione di medicina), hanno fatto registrare una non totale coerenza con la situazione assistenziale. L’esempio più emblematico è quello delle scuole facenti capo all’Università Federico II di Napoli, laddove la Azienda Policlinico è sprovvista sia di Dipartimento Emergenza ed Accettazione (DEA) che di un Pronto Soccorso. Di contro, il DEA rappresenta uno standard richiesto alle strutture di sede che per definizione sono a direzione universitaria e sono capofila delle reti formative. Se i Ministeri competenti avessero dovuto applicare alla lettera quanto previsto dalle tabelle sugli standard, allora non sarebbe stato possibile accreditare ed attivare la maggior parte delle scuole di specializzazione proposte da questa Università che, come è noto, è la seconda Università più grande del Paese. Su tutti, basti l’esempio della Scuola di Igiene, laddove la presenza del DEA presso la struttura di sede appare una forzatura, mentre il DEA potrebbe essere utilmente presente in una o più delle strutture collegate facenti capo alla rete formativa, stante il principio della rotazione degli specializzandi all’interno delle reti. Una delle conseguenze di una eventuale interpretazione restrittiva della norma avrebbe comportato non solo la mancata attivazione delle scuole, ma anche una indisponibilità di posti su base regionale, cui assegnare i contratti di formazione in risposta al fabbisogno di specialisti espresso dal territorio. Motivo per il quale i Ministeri hanno preferito far prevalere il diritto alla formazione e le cogenti richieste delle Regioni al fine di soddisfare il fabbisogno di specialistici, invece che agire in maniera ragionieristica. Per analogia, tale modus operandi è stato esteso ad altri situazioni similari (in vero limitate), fermo restando che è stato richiesto alle Regioni di provvedere a colmare tali gap strutturali nel più breve tempo possibile, e comunque entro i tempi di adeguamento previsto dalla norma, laddove queste strutture sanitarie devono rispondere ai criteri previsti dal Decreto del Ministero della Salute n. 70 del 2015 sul “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”. Questo a titolo esemplificativo. In verità, la presenza del DEA nella struttura di sede, inteso quale standard fondamentale (e quindi indispensabile), è prevista per la sola scuola di Medicina delle Emergenze-Urgenze. Anche per questa tipologia di scuola, pertanto, sono state fatte delle valutazioni di merito, laddove insistono in Italia delle realtà di comprovata affidabilità che non hanno un DEA, canonicamente inteso, bensì dei Pronto Soccorso ad elevato numero di accessi. Peraltro, le Regioni, come riscontrabile negli atti prodotti dalla Conferenza Stato-Regioni, hanno richiesto di incrementare in maniera sensibile il numero di contratti da destinare a questa tipologia di scuola, a fronte della necessità di poter disporre, nel più breve tempo possibile, di specialisti “urgentisti” da impiegare nei Pronto Soccorso. Altre criticità emerse si riferiscono ad alcune tipologie di scuole, limitatamente ad alcuni requisiti assistenziali che, così come numericamente dimensionati nel D.I. n. 68/2015, nell’applicazione dell’algoritmo di calcolo dei requisiti minimi che dovrebbero essere posseduti dall’intera rete formativa, sono risultati ipertrofici e non rispondenti alla situazione assistenziale. Emblematico è il caso della medicina legale e dell’anatomia patologica, laddove i volumi di attività necroscopica e di autopsie richieste risultavano enormemente sovradimensionati rispetto alla realtà assistenziale. Motivo per il quale i Ministeri, avvalendosi del contributo tecnico dell’Osservatorio Nazionale, hanno ritarato le soglie richieste. Tutte le criticità in parola, unitamente ad altri aspetti ritenuti migliorativi della riforma, sono stati oggetto di una proposta di aggiornamento dei decreti n. 402/2017 e n. 68/2015, e sottoposti all’attenzione del Ministri uscenti. Tuttavia, la prossimità delle scadenze elettorali per il rinnovo del Parlamento non ha consentito di recepire le modifiche in parola in tempo per il corrente anno accademico. Ad ogni modo, i Ministeri e l’Osservatorio Nazionale sono al lavoro per chiedere al nuovo Governo un aggiornamento delle vigenti normative. Nelle more, fatto salvo l’assolvimento degli standard e dei requisiti all’interno della rete formativa, laddove la struttura di sede non potesse garantirli, l’Osservatorio Nazionale monitorerà la corretta applicazione del principio di rotazione degli specializzandi all’interno di ciascuna rete formativa, in modo da garantire pari esperienze formative a tutti gli specializzandi all’interno di una medesima scuola. Ma per agevolare il compito dell’Osservatorio Nazionale a tutela della qualità della formazione specialistica, è necessario farsi parte attiva. Vi informiamo, pertanto, che la nostra Associazione ha attivato uno “servizio di segnalazione” di eventuali criticità (osservatorionazionalesigm@gmail.com) che possa consentire di riportare eventuali problematiche, tramite i nostri Rappresentanti in Osservatorio Nazionale ed al CNSU/CUN, all’attenzione dell’Osservatorio Nazionale e dei Ministeri competenti, al fine di verificare la presenza di eventuali malfunzionamenti delle Scuole di Specializzazione. Inoltre, il SIGM ha inviato una richiesta ai nuovi Ministri al fine di ottenere: 1) l’immediata implementazione di tutte le procedure di valutazione diretta (site visits) ed indiretta (questionari anonimi di valutazione delle scuole di specializzazione), al fine di rendere più efficace l’azione dell’Osservatorio Nazionale per la Formazione Medica Specialistica e degli omologhi Osservatori Regionali; 2) l’attivazione di tutti gli Osservatori Regionali, nell’ottica di garantire in maniera capillare il monitoraggio continuo degli standard, dei requisiti e delle performance formative ed assistenziali delle scuole di specializzazione, così come previsto dal Decreto Interministeriale n. 402/2017. Resta inteso che la Riforma dell’accreditamento delle scuole di specializzazione, per quanto perfettibile per definizione, ha introdotto una rivoluzione culturale nel contesto della formazione specialistica post-lauream e rappresenta un’innovazione che si può meglio apprezzare dal confronto con l’era antecedente all’adozione del decreto sull’accreditamento. Occorre, pertanto, presidiare il campo, ma occorre farlo in maniera competente e responsabile, consci che molto c’è ancora da fare, ma che si è comunque intrapresa la giusta strada. Infine, in prossimità dello svolgimento delle prove del concorso nazionale SSM 2018, vi informiamo che la nostra Associazione, con la medesima missiva citata in precedenza, ha chiesto formalmente al MIUR ed al Ministero della Salute che, al fine di orientare in maniera adeguata i concorrenti nella scelta della Scuola di Specializzazionein fase di scorrimento della graduatoria di merito: 1) venga reso pubblico un elenco completo delle scuole di specializzazione accreditate e attivate, differenziate per tipologia di accreditamento (pieno o parziale); 2)…

Formazione

Aggiornamento su abilitazione post-lauream.

Nella scorsa seduta del CNSU del 26/06, come anticipato da un nostro comunicato, abbiamo presentato una mozione che richiedesse l’inserimento di un pool di domande note dalle quali attingere per le sedute di abilitazione post-lauream. Non tutte le sigle studentesche si sono dette d’accordo sull’approvazione di questa mozione, che pertanto non ha avuto seguito, ma, di converso, abbiamo concluso con soddisfazione il rapporto sulla condizione studentesca nel quale, trattando di laurea abilitante, di concerto con chi era sulla nostra stessa linea di pensiero, abbiamo sottolineato la necessità di rendere questo percorso realmente abilitante e richiedendo, come soluzione “ponte”, l’istituzione di un pool di domande note dalle quali attingere. Tale soluzione, ovviamente, rimane un correttivo, volto a scongiurare il rischio di un’ulteriore interruzione nel percorso di accesso al mondo del lavoro del già troppo lungo iter della formazione medico-chirurgica italiana. Ci riserviamo, qualora il MIUR ignorasse questi aspetti (e riteniamo di dover sottolineare ancora una volta la gravità della mancata condivisione con il CNSU, massimo organo di rappresentanza studentesca, un cambiamento di portata epocale nel percorso formativo-professionalizzante del medico italiano) di ripresentare la mozione nella prossima seduta del CNSU per rimarcare la necessità di risolvere il nodo di un ulteriore potenziale imbuto. Di seguito uno stralcio del documento: “Il CNSU, nei confronti di questa spinosa problematica, rimarca ancora una volta la propria posizione di assoluta contrarietà al mantenimento dell’esame di Stato e, pur non ritenendola una soluzione edificante nel lungo termine ma solo una soluzione ponte, ritiene che sarebbe auspicabile mantenere le modalità sinora adottate per la somministrazione del test, in particolare quindi il mantenimento di un quiz a scelta multipla attinto da un database consultabile dai candidati affinché l’esame di abilitazione non costituisca un ulteriore potenziale sbarramento per il prosieguo della formazione e carriera dei neolaureati in medicina.”

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