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Giovani Medici SIGM “Facciamo il punto sull’accreditamento delle scuole di specializzazione e sul concorso nazionale”

Care colleghe e cari colleghi, come è noto, con l’emanazione del Decreto Interministeriale n. 402 del il 13 Giugno 2017, i Ministeri dell’Istruzione, Università e Ricerca e della Salute hanno varato il nuovo sistema di accreditamento delle Scuole di Specializzazione di medicina. Nel particolare, sono stati adottati i nuovi standard e requisiti minimi, nonché sono stati introdotti per la prima volta degli indicatori di performance (che misurano le performance assistenziali e formative), che devono essere posseduti dalle differenti tipologie di Scuola di Specializzazione. La scorsa edizione del concorso per l’accesso alle Scuole di Specializzazione di Area Medica (SSM2017) ha registrato, pertanto, per la prima volta l’attivazione di scuole di specializzazione accreditate in maniera definitiva o provvisoria. Per inciso, l’attivazione si sostanzia attraverso l’assegnazione alla scuola di almeno un contratto statale ad opera del MIUR. In dettaglio, delle 1431 proposte di accreditamento provenienti dalle 41 università sedi di corsi di medicina, 672 (47.0%) sono state approvate con parere di accreditamento pieno e 629 (43.9%), invece, con parere di accreditamento provvisorio. Le rimanenti 130 (9.1%) proposte, invece, sono esitate in un non accreditamento. Infine, solo 1.254 tra le 1301 accreditate sono state attivate. Inoltre, atteso che l’accreditamento si fonda su un sistema di miglioramento continuo, anche nel corrente anno, in previsione del concorso SSM2018, l’Osservatorio Nazionale per la Formazione Medica Specialistica è stato chiamato a valutare le nuove proposte di accreditamento, ovvero a rivalutare quelle scuole già accreditate (pienamente o provvisoriamente), laddove le Università abbiano comunicato delle variazioni dell’assetto delle scuole di specializzazione. Infatti, ciascuna Università, ai sensi dell’art. 5, comma 2, del D.I. n. 402/2017, è tenuta a comunicare al MIUR, entro 30 giorni, tutte “le variazioni che intervengano sui presupposti, le condizioni e gli standard che hanno costituito la base dell’accreditamento” e a produrre una dichiarazione periodica, con cadenza annuale, del Rettore sul rispetto degli standard delle strutture della rete formativa. Secondo i nostri calcoli, pertanto, nel corrente anno accademico dovrebbero risultare accreditate, nell’insieme, circa 1365 scuole di specializzazione, a fronte delle quali ne sono state attivate n. 1307 (fonte bando di concorso). Da quanto appreso dal nostro rappresentante in Osservatorio Nazionale, se, da una parte, sono state accreditate delle nuove proposte di scuole ovvero un numero esiguo di scuole non accreditate lo scorso anno, riproposte in maniera adeguatamente articolata e strutturata, dall’altro, a seguito degli aggiornamenti comunicati dalle Università, sono state non accreditate alcune scuole già accreditate, poiché non più in possesso degli standard o dei requisiti minimi richiesti. Inoltre, come già anticipato, confermiamo che l’Osservatorio Nazionale ha avviato la fase sperimentale delle site visits, ed anche gli esiti di tale attività è stata presa in considerazione ai fini della rivalutazione, ovvero della conferma, dei pareri sull’accreditamento. Un altro punto che la nostra Associazione sta seguendo con grande attenzione, si riferisce ad alcune criticità che si sono evidenziate in fase di prima applicazione della riforma, laddove, per talune tipologie di scuole o per alcuni contesti territoriali, alcuni standard ed alcuni requisiti stabiliti dal D.I. n. 402/2017, e discendenti dagli obiettivi formativi adottati dal D.I. n. 68/2015 (Riforma degli ordinamenti didattici delle scuole di specializzazione di medicina), hanno fatto registrare una non totale coerenza con la situazione assistenziale. L’esempio più emblematico è quello delle scuole facenti capo all’Università Federico II di Napoli, laddove la Azienda Policlinico è sprovvista sia di Dipartimento Emergenza ed Accettazione (DEA) che di un Pronto Soccorso. Di contro, il DEA rappresenta uno standard richiesto alle strutture di sede che per definizione sono a direzione universitaria e sono capofila delle reti formative. Se i Ministeri competenti avessero dovuto applicare alla lettera quanto previsto dalle tabelle sugli standard, allora non sarebbe stato possibile accreditare ed attivare la maggior parte delle scuole di specializzazione proposte da questa Università che, come è noto, è la seconda Università più grande del Paese. Su tutti, basti l’esempio della Scuola di Igiene, laddove la presenza del DEA presso la struttura di sede appare una forzatura, mentre il DEA potrebbe essere utilmente presente in una o più delle strutture collegate facenti capo alla rete formativa, stante il principio della rotazione degli specializzandi all’interno delle reti. Una delle conseguenze di una eventuale interpretazione restrittiva della norma avrebbe comportato non solo la mancata attivazione delle scuole, ma anche una indisponibilità di posti su base regionale, cui assegnare i contratti di formazione in risposta al fabbisogno di specialisti espresso dal territorio. Motivo per il quale i Ministeri hanno preferito far prevalere il diritto alla formazione e le cogenti richieste delle Regioni al fine di soddisfare il fabbisogno di specialistici, invece che agire in maniera ragionieristica. Per analogia, tale modus operandi è stato esteso ad altri situazioni similari (in vero limitate), fermo restando che è stato richiesto alle Regioni di provvedere a colmare tali gap strutturali nel più breve tempo possibile, e comunque entro i tempi di adeguamento previsto dalla norma, laddove queste strutture sanitarie devono rispondere ai criteri previsti dal Decreto del Ministero della Salute n. 70 del 2015 sul “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”. Questo a titolo esemplificativo. In verità, la presenza del DEA nella struttura di sede, inteso quale standard fondamentale (e quindi indispensabile), è prevista per la sola scuola di Medicina delle Emergenze-Urgenze. Anche per questa tipologia di scuola, pertanto, sono state fatte delle valutazioni di merito, laddove insistono in Italia delle realtà di comprovata affidabilità che non hanno un DEA, canonicamente inteso, bensì dei Pronto Soccorso ad elevato numero di accessi. Peraltro, le Regioni, come riscontrabile negli atti prodotti dalla Conferenza Stato-Regioni, hanno richiesto di incrementare in maniera sensibile il numero di contratti da destinare a questa tipologia di scuola, a fronte della necessità di poter disporre, nel più breve tempo possibile, di specialisti “urgentisti” da impiegare nei Pronto Soccorso. Altre criticità emerse si riferiscono ad alcune tipologie di scuole, limitatamente ad alcuni requisiti assistenziali che, così come numericamente dimensionati nel D.I. n. 68/2015, nell’applicazione dell’algoritmo di calcolo dei requisiti minimi che dovrebbero essere posseduti dall’intera rete formativa, sono risultati ipertrofici e non rispondenti alla situazione assistenziale. Emblematico è il caso della medicina legale e dell’anatomia patologica, laddove i volumi di attività necroscopica e di autopsie richieste risultavano enormemente sovradimensionati rispetto alla realtà assistenziale. Motivo per il quale i Ministeri, avvalendosi del contributo tecnico dell’Osservatorio Nazionale, hanno ritarato le soglie richieste. Tutte le criticità in parola, unitamente ad altri aspetti ritenuti migliorativi della riforma, sono stati oggetto di una proposta di aggiornamento dei decreti n. 402/2017 e n. 68/2015, e sottoposti all’attenzione del Ministri uscenti. Tuttavia, la prossimità delle scadenze elettorali per il rinnovo del Parlamento non ha consentito di recepire le modifiche in parola in tempo per il corrente anno accademico. Ad ogni modo, i Ministeri e l’Osservatorio Nazionale sono al lavoro per chiedere al nuovo Governo un aggiornamento delle vigenti normative. Nelle more, fatto salvo l’assolvimento degli standard e dei requisiti all’interno della rete formativa, laddove la struttura di sede non potesse garantirli, l’Osservatorio Nazionale monitorerà la corretta applicazione del principio di rotazione degli specializzandi all’interno di ciascuna rete formativa, in modo da garantire pari esperienze formative a tutti gli specializzandi all’interno di una medesima scuola. Ma per agevolare il compito dell’Osservatorio Nazionale a tutela della qualità della formazione specialistica, è necessario farsi parte attiva. Vi informiamo, pertanto, che la nostra Associazione ha attivato uno “servizio di segnalazione” di eventuali criticità (osservatorionazionalesigm@gmail.com) che possa consentire di riportare eventuali problematiche, tramite i nostri Rappresentanti in Osservatorio Nazionale ed al CNSU/CUN, all’attenzione dell’Osservatorio Nazionale e dei Ministeri competenti, al fine di verificare la presenza di eventuali malfunzionamenti delle Scuole di Specializzazione. Inoltre, il SIGM ha inviato una richiesta ai nuovi Ministri al fine di ottenere: 1) l’immediata implementazione di tutte le procedure di valutazione diretta (site visits) ed indiretta (questionari anonimi di valutazione delle scuole di specializzazione), al fine di rendere più efficace l’azione dell’Osservatorio Nazionale per la Formazione Medica Specialistica e degli omologhi Osservatori Regionali; 2) l’attivazione di tutti gli Osservatori Regionali, nell’ottica di garantire in maniera capillare il monitoraggio continuo degli standard, dei requisiti e delle performance formative ed assistenziali delle scuole di specializzazione, così come previsto dal Decreto Interministeriale n. 402/2017. Resta inteso che la Riforma dell’accreditamento delle scuole di specializzazione, per quanto perfettibile per definizione, ha introdotto una rivoluzione culturale nel contesto della formazione specialistica post-lauream e rappresenta un’innovazione che si può meglio apprezzare dal confronto con l’era antecedente all’adozione del decreto sull’accreditamento. Occorre, pertanto, presidiare il campo, ma occorre farlo in maniera competente e responsabile, consci che molto c’è ancora da fare, ma che si è comunque intrapresa la giusta strada. Infine, in prossimità dello svolgimento delle prove del concorso nazionale SSM 2018, vi informiamo che la nostra Associazione, con la medesima missiva citata in precedenza, ha chiesto formalmente al MIUR ed al Ministero della Salute che, al fine di orientare in maniera adeguata i concorrenti nella scelta della Scuola di Specializzazionein fase di scorrimento della graduatoria di merito: 1) venga reso pubblico un elenco completo delle scuole di specializzazione accreditate e attivate, differenziate per tipologia di accreditamento (pieno o parziale); 2)…

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Aggiornamento su abilitazione post-lauream.

Nella scorsa seduta del CNSU del 26/06, come anticipato da un nostro comunicato, abbiamo presentato una mozione che richiedesse l’inserimento di un pool di domande note dalle quali attingere per le sedute di abilitazione post-lauream. Non tutte le sigle studentesche si sono dette d’accordo sull’approvazione di questa mozione, che pertanto non ha avuto seguito, ma, di converso, abbiamo concluso con soddisfazione il rapporto sulla condizione studentesca nel quale, trattando di laurea abilitante, di concerto con chi era sulla nostra stessa linea di pensiero, abbiamo sottolineato la necessità di rendere questo percorso realmente abilitante e richiedendo, come soluzione “ponte”, l’istituzione di un pool di domande note dalle quali attingere. Tale soluzione, ovviamente, rimane un correttivo, volto a scongiurare il rischio di un’ulteriore interruzione nel percorso di accesso al mondo del lavoro del già troppo lungo iter della formazione medico-chirurgica italiana. Ci riserviamo, qualora il MIUR ignorasse questi aspetti (e riteniamo di dover sottolineare ancora una volta la gravità della mancata condivisione con il CNSU, massimo organo di rappresentanza studentesca, un cambiamento di portata epocale nel percorso formativo-professionalizzante del medico italiano) di ripresentare la mozione nella prossima seduta del CNSU per rimarcare la necessità di risolvere il nodo di un ulteriore potenziale imbuto. Di seguito uno stralcio del documento: “Il CNSU, nei confronti di questa spinosa problematica, rimarca ancora una volta la propria posizione di assoluta contrarietà al mantenimento dell’esame di Stato e, pur non ritenendola una soluzione edificante nel lungo termine ma solo una soluzione ponte, ritiene che sarebbe auspicabile mantenere le modalità sinora adottate per la somministrazione del test, in particolare quindi il mantenimento di un quiz a scelta multipla attinto da un database consultabile dai candidati affinché l’esame di abilitazione non costituisca un ulteriore potenziale sbarramento per il prosieguo della formazione e carriera dei neolaureati in medicina.”

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AGGIORNAMENTI SULLE NUOVE MODALITA’ DI ACQUISIZIONE DELL’ABILITAZIONE ALL’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE DI MEDICO-CHIRURGO

In data 9 Maggio 2018 è stato emanato il nuovo decreto concernente le modalità di esecuzione dell’esame di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo (la cui entrata in vigore è prevista dal 2019) (TESTO DECRETO). Con tale documento viene regolamentata la strutturazione del tirocinio necessario per accedere all’esame, che finalmente verrà espletato interamente all’interno del corso di laurea. Questa novità rappresenta sicuramente un punto positivo rispetto al passato, essendo sinora previsto lo svolgimento di tre mesi di tirocinio formativo esclusivamente nel post-lauream (da cui un ampliamento ingiustificato dei tempi tecnici richiesti al laureato in medicina per poter usufruire in modo pragmatico del proprio titolo). Allo stesso modo è da accogliere positivamente l’incremento del numero di sedute di abilitazione, passate da due a tre. Tuttavia, ciò che al momento resta irrealizzato è purtroppo proprio il punto nodale della questione: il nuovo decreto ha perso di vista in maniera eclatante l’obiettivo principale ovvero la creazione di una laurea abilitante nel senso concreto del termine. Il nuovo decreto prevede, infatti, comunque la presenza di un esame scritto a scelta multipla (di cui rispetto alla precedente versione dell’esame non esiste un pool nè una bibliografia nota). Ciò determina un effetto controproducente nei termini in cui i neolaureati si trovano a ridosso di un imbuto ulteriore, un nuovo possibile sbarramento, dopo il test di medicina e dopo il lungo percorso che li ha condotti alla laurea e prima dei test di accesso alle SSM o al CFSMG. Più volte il CNSU si è espresso (vedasi parere del 22/12/2017 – Testo-  e mozione del 13/12/2016 – testo- ) affinchè il Miur creasse un tavolo di compartecipazione, aperto quindi alle rappresentanze studentesche (eventualità purtroppo mai verificatosi), affinchè una riforma dalla portata storica potesse essere discussa attivamente, soprattutto dalle parti direttamente conivolte la cui finalità era quella di creare una laurea totalmente abilitante  (dalla mozione CNSU del 22.12.17 “ È in primo luogo importante ribadire quanto sia imprescindibile coinvolgere la componente studentesca, finora mai interpellata in merito, nei percorsi di strutturazione di una riforma così importante. Infatti, se come sembra evidente, questo DM dovesse rappresentare un primo passo per rendere professionalizzante il corso di studi di Medicina e Chirurgia, aspetto su cui lo stesso CNSU si era espresso favorevolmente, si ritiene che l’iter scelto sia sbagliato in quanto manchevole di una discussione e di una visione complessiva e inclusiva di tutte le componenti coinvolte ed interessate. Inoltre, è necessario sottolineare che il percorso per rendere il corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia finalmente abilitante non può risolversi esclusivamente con un mero anticipo delle attività abilitanti: questo rende lo schema in oggetto incompleto e inadatto ad avviare un percorso che preveda una serie di passaggi necessari per giungere in maniera efficace alla laurea abilitante. In primo luogo la revisione dell’offerta formativa, in particolare delle attività formative professionalizzanti, delle modalità e metodi dell’Esame di Stato e la valutazione della sua effettiva utilità”). Alla luce degli avvenimenti attuali, l’Associazione Italiana dei Giovani Medici S.I.G.M. attraverso la propria componente eletta presso il CNSU, la dott.ssa Federica Azzolini, desidera esprimersi ancora una volta ed appellarsi agli organi ministeriali competenti, affinché venga data udienza e voce attiva alla parte studentesca all’interno di un percorso finalizzato alla conquista della laurea abilitante, nella fattispecie quindi dell’iter volto a determinare l’eliminazione dell’esame di Stato. Nel frattempo, pur non ritenendola una soluzione edificante nel lungo termine ma solo una soluzione ponte nell’attesa della laurea abilitante in senso stretto, richiede la creazione di un pool di domande-risposte note affinché l’esame di abilitazione non costituisca un ulteriore potenziale sbarramento per il prosieguo della formazione e carriera dei neolaureati in medicina, in considerazione del percorso didattico e professionalizzante già affrontato durante il corso di laurea, che al momento risulta ancora tra i più lunghi ed onerosi sostenuti a livello europeo e per tale motivo merita a pieni titoli di conferire, in contemporanea all’acquisizione del titolo di dottore in Medicina, anche quello di Medico- Chirurgo. Verrà per tale scopo, presentata in seno al CNSU una mozione in merito, proprio in occasione della prossima seduta del 26.06.18.

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I Giovani Medici S.I.G.M. denunciano i pericoli del doppio canale formativo

Assistiamo ancora una volta al tentativo della Conferenza Stato-Regioni di riproporre l’inquadramento di giovani laureati in Medicina e Chirurgia all’interno dei Sistemi Sanitari Regionali con la creazione di un doppio canale formativo, in assenza di un chiaro programma didattico e di qualsiasi tutela per la formazione e la professionalizzazione dei colleghi. Attesa la carenza di medici specialisti espressa dalla differenza di 2369 contratti tra quelli messi a bando per il prossimo concorso di accesso alle Scuole di Specializzazione di Area Medica e il fabbisogno esplicitato dalla Conferenza Stato-Regioni l’auspicio è che si vada verso l’integrazione delle risorse territoriali nel contribuire alla creazione delle Reti Formative di ciascuna Scuola di Specializzazione. Le procedure di Accreditamento volute dal MIUR ed espletate dall’Osservatorio Nazionale della Formazione Specialistica garantiscono che ciascuna Scuola di Specializzazione consenta al medico in formazione specialistica il raggiungimento degli obiettivi minimi: pertanto, pur non sottovalutando la valida la possibilità da parte degli specializzandi di attuare un periodo di formazione in reparti di ospedali non universitari, in modo tale da misurarsi con le risorse e la gestione territoriali delle cure mediche,  ragionando anche in un’ottica Europea, la creazione di due percorsi distinti di Specializzazione Medico-Chirurgica creerebbe inevitabilmente medici “specializzandi/specialisti di serie B”. L’utilizzo delle risorse Regionali per finanziare un numero di contratti adeguato alle necessità del Paese e l’inserimento delle strutture ospedaliere che possano offrire strumenti didattici adeguati allo specializzando per arricchire il proprio bagaglio di competenze e conoscenze, sotto la guida delle Scuole di Medicina e Chirurgia, costituiscono l’unica via per tutelare la professionalizzazione e il trattamento dignitoso del giovane laureato in formazione specialistica. Ricordiamo, infatti, che tra le proposte che si sono succedute negli anni per l’inserimento dei neo-abilitati nel Sistema Sanitario Regionale c’era l’inquadramento degli stessi nel “comparto sanitario”, con il chiaro intento, seguendo la logica dell’“invarianza del costo complessivo della dotazione organica aziendale” di un ampio turnover di giovani neo-abilitati a basso costo con diminuzione della possibilità di assunzione di giovani specialisti nel SSN. Svicolare la formazione specialistica dall’Università, che pur con tutti i suoi limiti si è dotata nel corso degli anni di strumenti di controllo, rischia di rendere anch’essa un percorso mortificante così come già accade ai colleghi in formazione specifica in Medicina Generale, dove le logiche culturali e formative sono superate e prevaricate dagli interessi di parte (dall’iniquo compenso economico alla totale assenza della tutela dei diritti). E’ da scongiurare il rischio che sotto la bandiera di un aumento dei contratti di formazione specialistica si celi una disparità di trattamento nella carriera dei giovani medici; che diventino essi stessi parte delle piante organiche come manovalanza a basso costo e che il controllo degli obiettivi formativi di ciascuna Struttura venga sottratto alla verifica dell’Osservatorio Nazionale per la formazione specialistica (che assolutamente necessita di un’implementazione ma che, allo stato attuale, costituisce l’unico organo di controllo e verifica del rispetto degli standard formativi). Chiederemo pertanto che non vengano accolte richieste che rappresentino un passo indietro per la formazione specialistica e che siano svilenti per i giovani colleghi, pur ribadendo la necessità di un’integrazione territoriale nel bagaglio formativo di ciascun medico in formazione e di un’implementazione del capitolo di finanziamento dei contratti di formazione specialistica di concerto con la Conferenza Stato-Regioni. LEGGI IL TESTO INVIATO ALLE ISTITUZIONI

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VERSO LA LAUREA ABILITANTE: L’ASSOCIAZIONE ITALIANA DEI GIOVANI MEDICI (S.I.G.M.) SI ESPRIME IN MERITO AL DECRETO MINISTERIALE SULL’ESAME DI STATO DI ABILITAZIONE ALLA PROFESSIONE.

In data 8 maggio 2018 La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli ha firmato il decreto recante “Modifiche al regolamento concernente gli esami di stato di abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo approvato con decreto ministeriale 19 ottobre 2001, n. 445”.

Il nuovo decreto definisce le modifiche che saranno apportate alla modalità di abilitazione all’esercizio della professione medico-chirurgo, introducendo importanti novità relative ai tempi e alle norme di svolgimento dell’esame di Stato.

“Vengono ridotti i tempi di accesso alla professione.” – affermano i Giovani Medici SIGM – “Il nuovo regolamento entra così a far parte del generale riordino del sistema formativo-professionalizzante del medico ed allinea al contesto UE i tempi medi di ingresso dei medici italiani nel mondo del lavoro.”

 

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Al via la terza Conferenza Nazionale sulla Ricerca Sanitaria: un’occasione per avvicinare i giovani medici alla ricerca biomedica.

Cari Colleghi,
il 12 e 13 novembre 2012 a Villa Erba – Cernobbio (Como), sotto la direzione scientifica del Ministero della Salute, si svolgerà la terza Conferenza Nazionale sulla Ricerca Sanitaria, il più importante evento istituzionale dedicato alla Ricerca biomedica e sanitaria in Italia.
Obiettivo della Conferenza è creare un momento di approfondimento e confronto tra tutti gli attori del settore sanitario, nel corso del quale tracciare gli scenari e le frontiere nelle più importanti aree di ricerca e di facilitare la nascita di partnership e collaborazioni tra gli stessi partecipanti.
La Conferenza coinciderà con la pubblicazione del nuovo Bando Ricerca Finalizzata 2011/2012 che prevede una dotazione finanziaria rilevante, superiore a 130 Milioni di euro, renderà l’evento il luogo privilegiato per ricercatori ed imprese dove approfondire, con gli esperti del Ministero della Salute, gli aspetti amministrativi e gestionali del Bando.

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Borse di Studio

Le Borse di Studio sono regolamentate dalla Legge n. 398 del 30 novembre 1989 (in Gazz. Uff., 14 dicembre, n. 291). Che recita come segue: Art. 1. Borse di studio universitarie. 1. Le università e gli istituti di istruzione universitaria conferiscono borse di studio per la frequenza dei corsi di perfezionamento e delle scuole di specializzazione previsti dallo statuto, per i corsi di dottorato di ricerca, per lo svolgimento di attività di ricerca dopo il dottorato e per i corsi di perfezionamento all’estero. Art. 2. Borse di studio per la frequenza dei corsi di perfezionamento e dell scuole di specializzazione. 1. Le borse di studio per la frequenza dei corsi di perfezionamento e delle scuole di specializzazione, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162, sono assegnate con decreto del rettore sulla base delle graduatorie di merito formate in occasione degli esami di ammissione.Art. 3. Borse di studio per i corsi di dottorato di ricerca. 1. Fino all’approvazione della nuova disciplina sul dottorato di ricerca, restano ferme le disposizioni di cui all’art. 75 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, per quanto concerne la concessione delle borse di studio per i corsi di dottorato di ricerca nell’ambito dell’apposito stanziamento di bilancio.Art. 4. Borse di studio per attività di ricerca post-dottorato. 1. Nell’ambito dei finanziamenti di cui all’art. 7, le università possono conferire borse di studio ai laureati in possesso del titolo di dottore di ricerca conseguito in Italia o all’estero per lo svolgimento di attività di ricerca post-dottorato. Il conferimento avviene per programmi correlati alle esigenze delle attività di ricerca svolte nelle strutture dell’ateneo. 2. Le modalità di conferimento e conferma delle borse e i limiti di età per poterne usufruire sono stabiliti con decreto del rettore, previa deliberazione del senato accademico. 3. Le commissioni giudicatrici devono essere composte da professori straordinari, ordinari ed associati e presiedute da un professore ordinario. Di tali commissioni possono far parte i ricercatori confermati. 4. I borsisti di cui al presente articolo possono partecipare, previa autorizzazione, a progetti di ricerca, coerenti con i programmi di cui al comma 1, svolti anche all’estero presso enti di ricerca ed università. 5. Le borse di studio di cui al comma 1 hanno durata biennale, sono sottoposte a conferma allo scadere del primo anno e non sono rinnovabili. Art. 5. Borse di studio per il perfezionamento all’estero. 1. Il concorso per l’attribuzione delle borse di studio per la frequenza di corsi di perfezionamento all’estero si svolge per aree corrispondenti ai comitati consultivi del Consiglio universitario nazionale determinate dal senato accademico. 2. Al concorso, per titoli ed esami, sono ammessi i laureati di cittadinanza italiana di età non superiore ai ventinove anni, che documentino un impegno formale di attività di perfezionamento presso istituzioni estere ed internazionali di livello universitario, con la relativa indicazione dei corsi e della durata. 3. Le modalità per lo svolgimento del concorso, per l’attribuzione e la conferma delle borse ed i criteri per l’accertamento della qualificazione delle istituzioni di cui al comma 2 sono stabilite con decreto del rettore, previa deliberazione del senato accademico. 4. Le commissioni giudicatrici devono essere composte da professori straordinari, ordinari ed associati e presiedute da un professore ordinario. Di tali commissioni possono far parte i ricercatori confermati. Art. 6. Norme comuni. 1. Le borse di studio di cui alla presente legge non possono essere cumulate con altre borse di studio a qualsiasi titolo conferite, tranne che con quelle concesse da istituzioni nazionali o straniere utili ad integrare, con soggiorni all’estero, l’attività di formazione o di ricerca dei borsisti. 2. Chi ha già usufruito di una borsa di studio non può usufruirne una seconda volta allo stesso titolo. 3. Alle borse di studio di cui alla presente legge si applica l’art. 79, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382. 4. Con decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con il Ministro del tesoro, sentito il Consiglio universitario nazionale, sono determinati la misura minima delle borse nonchè i limiti e la natura del reddito personale complessivo per poterne usufruire. 5. I borsisti non possono essere impegnati in attività didattiche e sono tenuti ad assolvere gli impegni stabiliti nel decreto di concessione della borsa, pena la decadenza della stessa. 6. Per le borse di studio previste dalla presente legge si applicano le disposizioni in materia di agevolazioni fiscali di cui all’art. 4 della legge 13 agosto 1984, n. 476. 7. Ai dipendenti pubblici che fruiscano delle borse di studio di cui alla presente legge è estesa la possibilità di chiedere il collocamento in congedo straordinario per motivi di studio senza assegni, prevista per gli ammessi ai corsi di dottorato di ricerca dall’art. 2 della legge 13 agosto 1984, n. 476. Il periodo di congedo straordinario è utile ai fini della progressione di carriera e del trattamento di quiescenza e di previdenza. Art. 7. Finanziamento delle borse. 1. Fino alla data di entrata in vigore della legge di attuazione dei princìpi di autonomia delle università, il Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, sentito il Consiglio universitario nazionale, provvede a ripartire tra le università l’apposito stanziamento di bilancio, per la parte non destinata alle borse di studio per i corsi di dottorato di ricerca in relazione a quanto previsto dall’art. 3. 2. Le università possono integrare il fondo destinato alle borse di studio con finanziamenti sufficienti alla corresponsione delle borse per l’intera durata del corso, da iscrivere in bilancio, provenienti da donazioni o convenzioni con enti o privati. 3. Il consiglio di amministrazione, in sede di approvazione del bilancio, ripartisce in distinti capitoli, su parere del senato accademico, i fondi da destinare annualmente alle diverse borse di studio di cui all’art. 1. 4. Il senato accademico, tenuto conto dei fondi disponibili in bilancio per ciascuno degli interventi di cui al comma 3, determina il numero e l’ammontare delle borse di studio, sentiti gli organi collegiali delle strutture didattiche e scientifiche interessate. 5. Le università devono comunque destinare una quota, non inferiore al 25 per cento dei fondi complessivamente destinati alle borse di studio, per le attività di perfezionamento all’estero. 6. Per il conferimento delle borse di studio per lo svolgimento di attività di ricerca post-dottorato, anche all’estero, le università possono utilizzare, nei limiti del 10 per cento, le risorse finanziarie ad esse assegnate per il finanziamento della ricerca universitaria di cui all’art. 65 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382. Art. 8. Norme finali e abrogative. 1. Agli iscritti alle scuole di specializzazione che siano ammessi a frequentare un corso di dottorato di ricerca si applica la sospensione del corso degli studi sino alla cessazione della frequenza del corso di dottorato. L’iscrizione all’anno di corso spettante in base al precedente curriculum può avvenire anche in soprannumero rispetto ai posti previsti dallo statuto della scuola. 2. Le disposizioni della presente legge si applicano anche agli iscritti delle scuole di specializzazione delle facoltà di medicina e chirurgia fino alla data di entrata in vigore della legge di attuazione delle direttive comunitarie in materia di formazione a tempo pieno dei medici specialisti. 3. Sono abrogati gli articoli 75, salvo quanto previsto dall’art. 3 della presente legge; 76; 77; 78; 79, commi primo, secondo e terzo; 80 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, nonchè l’art. 20 del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162, ed ogni altra norma incompatibile con le disposizioni della presente legge.