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Inquadramento Previdenziale del Medico in formazione specialistica

Il decreto legislativo n. 368/1999, modificato e reso pienamente operativo dalla legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Art. 1, comma 300, lettera c), ha introdotto il contratto di formazione specialistica (che si stipula con Regione ed Università di appartenenza), a fronte di un più strutturato contratto di formazione-lavoro, previsto dalla norma nella sua versione originaria, al pari di quanto in vigore negli altri membro dell’U.E.;  in corrispondenza alla modifica del profilo contrattuale, il Legislatore ha imposto l’inquadramento Tale imposizione, oltre che asistematica rispetto alla vigente disciplina legislativa, risulta iniqua e oltremodo svantaggiosa nei confronti dei medici contribuenti, per il seguente ordine di ragioni. Si evidenzia, innanzitutto, che il medico nel periodo in cui frequenta il corso di specializzazione non conosce con certezza quale sarà la sua successiva collocazione professionale: potrà instaurare un rapporto di impiego nel settore pubblico (AASSLL, ospedali o altre Pubbliche Amministrazioni), con versamento contributivo all’INPDAP; potrà divenire titolare di un rapporto di dipendenza con una casa di cura o con strutture private, con versamento all’INPS; potrà svolgere un’attività convenzionata con gli Istituti del Servizio Sanitario Nazionale, con versamento ai Fondi Speciali dell’ENPAM; potrà in ultimo dedicarsi ad un’attività autonoma (libero-professionale), con versamento obbligatorio alla “Quota B” del Fondo Generale ENPAM. Ne discende che l’unica gestione alla quale tutti i medici sono obbligatoriamente iscritti dal momento dell’iscrizione all’Albo professionale sino al compimento dell’età prevista per il pensionamento di vecchiaia è il Fondo di Previdenza Generale, gestito dall’ENPAM. Pertanto, solo il versamento presso tale gestione della contribuzione in parola può garantire in ogni caso l’utilizzazione ai fini pensionistici del flusso contributivo, evitando la costituzione di spezzoni assicurativi di precaria valorizzazione. Si rappresenta, inoltre, che la Gestione Separata, istituita presso l’INPS con legge 8 agosto 1995, n. 335 art. 2, commi 26-33, è stata prevista solo al fine di estendere la copertura previdenziale ed assistenziale obbligatoria ad alcune categorie di lavoratori autonomi o parasubordinati la cui attività non risulta coperta da assicurazione previdenziale. Stante perciò la natura residuale della Gestione Separata INPS ed al fine di evitare una diseconomica dispersione delle risorse contributive, sarebbe auspicabile ed opportuno che i contributi previdenziali dovuti sui compensi spettanti ai medici in formazione specialistica siano versati al Fondo di Previdenza Generale gestito dall’ENPAM, il che garantirebbe una rendita sicuramente più vantaggiosa rispetto all’INPS. Attualmente, purtroppo, viene imposto il duplice inquadramento dei medici in formazione specialistica sia nella gestione separata INPS, sia nella Quota A del Fondo Generale ENPAM. Siffatta condizione risulta particolarmente svantaggiosa per il futuro previdenziale del giovane medico in quanto: 1) la maggior parte dei medici dopo la specializzazione passa ad altra cassa previdenziale (INPDAP, ENPAM), il che espone i contribuenti ad ulteriori ricongiungimenti onerosi; 2) non si tiene conto del fatto che si necessita di un periodo minimo di 6 anni perché i predetti contributi versati nella gestione separata INPS possano venire gratuitamente totalizzati alla fine della carriera, a fronte di una durata di sei anni di corso limitata ad un numero esiguo di scuole di specializzazione. Al di sotto di questa soglia temporale, è comunque possibile effettuare il ricongiungimento a pagamento, ma con ulteriore evidente svantaggio; 3) i coefficienti di ritorno contributivo relativi alla gestione separata INPS sono soggetti ad inflazione e sono molto bassi se confrontati a quelli di altre casse previdenziali. Di contro, l’univoco inquadramento nel Fondo di Previdenza Generale ENPAM (Quota A in qualità di iscritti agli Albi degli Ordini Professionali e Quota B in qualità di iscritti alle scuole di specializzazione) rappresenterebbe la condizione ottimale per garantire in ogni condizione l’utilizzazione ai fini pensionistici del flusso contributivo, evitando la costituzione di spezzoni assicurativi di precaria valorizzazione.

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Riscatto Anni di Laurea

A norma di legge il riscatto degli anni di laurea può essere fatto, seppur a titolo particolarmente oneroso. Nel particolare, la legge 24 dicembre 2007, n. 247, che ha modificato l’art. 2 del Decreto Legislativo 30 aprile 1997, n. 184, ha inteso favorire i giovani neolaureati, dando loro la possibilità di riscatto ai fini previdenziali presso l’INPS dei corsi universitari di studio. Purtroppo, nei fatti per i giovani medici la norma è al momento di difficile applicazione, in quanto gran parte degli interessati, essendo già iscritti ad altra forma obbligatoria di previdenza, cioè alla “Quota A” del Fondo di Previdenza Generale della Fondazione ENPAM, in virtù dell’iscrizione all’Albo professionale, non è in possesso del requisito soggettivo previsto dalla legge. Ulteriore criticità è data dalla precaria regolamentazione della valorizzazione dei periodi riscattati secondo tale nuova disciplina, all’atto del loro eventuale trasferimento presso l’ENPAM, Ente privatizzato, al quale i professionisti saranno successivamente iscritti in caso esercitassero attività libero professionale ovvero convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale. La norma in questione, infatti, fa espresso riferimento alle regole del sistema contributivo, mentre l’ENPAM su tali gestioni adotta un sistema di calcolo retributivo-reddituale.

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Inquadramento Previdenziale del Medico in formazione specifica di medicina generale

L’ENPAM ha apportato una modifica all’art. 3, comma 2, del proprio regolamento, tale da introdurre un inquadramento previdenziale unico dei medici iscritti al corso specifico di medicina generale nella Quota B del Fondo Generale ENPAM, col vantaggio di versarli nella stessa cassa insieme agli altri contributi versati in qualità di iscritti agli Ordini professionali. Nel particolare, i medici in formazione specifica di medicina generale versano i contributi pensionistici direttamente (ed esclusivamente) nella Quota B del Fondo Generale ENPAM, con una quota ridotta del 2% (oppure con una quota intera del 12,5%, a discrezione quindi del singolo contribuente) della somma eccedente il reddito cui fa riferimento la quota A (ad esempio i 5160€ circa per medici al di sotto dei 35 anni).

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Inquadramento Previdenziale del Medico

Tutti i medici abilitati alla Professione, a partire dal momento in cui si iscrivono al corrispondente Albo Ordinistico, contribuiscono obbligatoriamente alla Quota A del Fondo Generale ENPAM. Inoltre, in funzione della tipologia lavorativa (autonoma, dipendente, subordinata, ecc.), i medici trovano un differente inquadramento previdenziale che può essere riassunto schematicamente come di seguito: – rapporto di impiego presso Aziende Sanitarie Territoriali ed Ospedaliere o altre Pubbliche Amministrazioni (Ministero Salute, Assessorati Regionali Sanità, IRCCS, ecc.), con versamento contributivo alla Gestione ex-INPDAP dell’INPS; – rapporto di dipendenza con una casa di cura o con strutture private, accreditate e non, con versamento all’INPS; – regime di attività convenzionata con gli Istituti del Servizio Sanitario Nazionale, con versamento ai Fondi Speciali dell’ENPAM; – regime di attività autonoma libero professionale, con versamento alla “Quota B” del Fondo Generale ENPAM. Le normative vigenti prevedono che i periodi coperti da contribuzione obbligatoria presso diverse gestioni pensionistiche (ad esempio, gestione ex-INPDAP dell’INPS), al fine del conseguimento del diritto alla pensione, potranno essere riuniti mediante l’istituto della ricongiunzione/totalizzazione contributiva. La ricongiunzione permette il trasferimento materiale dei contributi da una cassa e/o gestione ad altra, quindi tutti i contributi vengono utilizzati secondo le regole della cassa presso la quale sono stati ricongiunti; è onerosa, ma può essere vantaggiosa. Nella totalizzazione, invece, i contributi restano accreditati presso le originarie casse e/o gestioni e pertanto l’ammontare finale del trattamento pensionistico è dato dalla sommatoria delle singole quote di pensione, calcolate secondo le differenti regole della cassa e/o gestione; è gratuita sopra i 6 anni, ma non è sempre conveniente. All’atto della presentazione della domanda di entrata in quiescenza, l’ultima cassa previdenziale di riferimento trasmette la pratica all’INPS, che provvede a collezionare tutti i contributi versati a vario livello nelle varie casse e poi provvede alla corresponsione della pensione. Parallelamente alla previdenza obbligatoria, è fortemente consigliato di avviare il percorso previdenziale complementare al fine di compensare l’insufficiente pacchetto pensionistico che sarà restituito al giovane medico al termine del percorso lavorativo, a fronte dei contributi previdenziali versati negli anni. Tra i  sistemi pensionistici integrativi considerati più affidabili, si cita a titolo esemplificativo il Fondo Sanità www.fondosanita.it, fondo complementare senza finalità speculative che offre enormi vantaggi. Trattasi di un fondo di previdenza complementare collettiva a capitalizzazione (ovvero ciascun contribuente rimane titolare del patrimonio versato e del rendimento prodotto negli anni dagli investimenti) “chiuso”, cioè limitato alla categoria professionale degli esercenti le professioni sanitarie, e “multi comparto”, perché permette investimenti differenziati agli aderenti, in grado di soddisfare l’obiettivo di rendimento e la propensione al rischio del singolo, senza farlo pesare sugli altri. Tutti i medici abilitati alla Professione, a partire dal momento in cui si iscrivono al corrispondente Albo Ordinistico, contribuiscono obbligatoriamente alla Quota A del Fondo Generale ENPAM.* *Obbligatorietà della contribuzione Art. 21 del D.Lg.C.P.S. 13 settembre 1946, n. 238“Gli iscritti agli Albi sono tenuti all’iscrizione ed al pagamento dei relativi contributi all’Ente nazionale di Previdenza ed Assistenza istituito o da istituirsi per ciascuna categoria”. Art. 1, comma 3 del D. Lg. 30 giugno 1994, n. 509“Gli enti trasformati continuano a svolgere le attività previdenziali e assistenziali in atto riconosciute a favore delle categorie di lavoratori e professionisti per le quali sono stati originariamente istituiti, ferma restando la obbligatorietà della iscrizione e della contribuzione”. Sentenza Corte Costituzionale 23 giugno 1988, n. 707“Il sistema previdenziale si ispira a superiori esigenze di solidarietà sociale il che impone di prescindere da elementi precipuamente soggettivi quali la maggiore o minore attività professionale e la conseguente diversa remunerazione dell’assicurato. Tale principio solidaristico giustifica la obbligatorietà del contributo al solo presupposto del potenziale svolgimento dell’attività professionale, connesso all’iscrizione nel relativo albo. E’, pertanto, costituzionalmente legittimo l’art. 21 D.Lg.C.P.S. 13 settembre 1946 n. 233 nella parte in cui prescrive l’obbligo per tutti i medici iscritti all’albo, senza esenzione per quelli che svolgono attività ospedaliera a tempo pieno, del pagamento dei contributi E.N.P.A.M.”. Sentenza Corte Costituzionale 17 marzo 1995, n. 88“La struttura di tipo solidaristico dei sistemi previdenziali delle categorie professionali giustifica l’onere di contribuzione a carico di tutti gli appartenenti all’ordine professionale, ancorché dipendenti di un ente in ragione del solo potenziale esercizio dell’attività professionale connesso con l’iscrizione all’albo”.

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Meccanismi Previdenziali e Contributivi

I meccanismi previdenziali sono sostanzialmente riconducibili a due tipologie di sistema: a) a ripartizione; b) a capitalizzazione. a) Il sistema a ripartizione, storicamente adottato in Italia, si fonda su un principio di solidarietà intergenerazionale, per cui ogni generazione di lavoratori attivi si priva di parte della sua disponibilità finanziaria corrente e la consegna ad un soggetto pubblico, preposto per legge alla raccolta, custodia ed erogazione di quanto occorre per assicurare una rendita pensionistica alla generazione degli anziani in quiescenza. La generazione corrente di lavoratori matura in tal modo il diritto a ricevere una rendita pensionistica attraverso il versamento dei contributi da parte della successiva generazione di lavoratori attivi. La principale criticità connessa a questa tipologia di sistema è rappresentata dal caso in cui intervenga uno squilibrio demografico ed economico tra generazioni subentranti, a seguito del quale la generazione corrente non produce reddito sufficiente per finanziare le pensioni e l’assistenza della generazione subentrante. b) Nel sistema a capitalizzazione ciascun lavoratore si costruisce autonomamente e personalmente una posizione pensionistica, versando economie eventualmente accantonate con finalità previdenziale ad un ente che ne cura la gestione di lungo periodo. All’età della pensione al lavoratore in quiescenza l’ente restituirà le somme versate sottoforma di rendita o capitale, nelle quantità consentite dai risultati della gestione di quel portafoglio previdenziale. Tale sistema si fonda su un meccanismo di tipo assicurativo-finanziario, che assume l’anzianità quale rischio da sopportare e da amministrare autonomamente. Il punto critico di questo sistema consiste nella riduzione del valore della pensione a causa della perdita del potere d’acquisto dei contributi accantonati, conseguente all’inevitabile inflazione intervenuta nel periodo di tempo intercorso: in parole povere, si corre il rischio di pagare contributi con denaro con un determinato potere d’acquisto per poi ricevere pensioni con moneta svalutata. Nel passato si ricorreva al Sistema Retributivo al fine di effettuare il calcolo delle pensioni da corrispondere al lavoratore che presentava domanda di entrata in quiescenza. Tale sistema, che si fondava su una netta preponderanza di soggetti lavoratori attivi contribuenti rispetto ai pensionati, era molto vantaggioso in quanto si basava sulle retribuzioni percepite dal lavoratore negli ultimi cinque anni. A seguito però delle variazioni demografiche (aumento dell’aspettativa di vita alla nascita e calo delle nascite), la proporzione dei lavoratori rispetto ai pensionati si è progressivamente avvicinata, rendendo tale sistema di fatto non più sostenibile. Si è dovuto pertanto ricorrere all’adozione, attraverso una complessiva riforma del sistema pensionistico, del Sistema Contributivo, che si basa ai fini del computo delle pensioni da corrispondere sui contributi versati nel corso del periodo lavorativo, in funzione di coefficienti di trasformazione predefiniti. È intuitivo come insistano differenze sostanziali rispetto al sistema retributivo, in quanto col nuovo impianto il calcolo viene effettuato non più sugli ultimi cinque anni, bensì sulla media dei contributi versati nel corso dell’intero arco lavorativo. I servizi odiernamente operanti ai fini della maturazione del diritto alla pensione sono, dunque, quelli coperti da contribuzione. La contribuzione può essere ricondotta alle seguenti tipologie: a) contribuzione obbligatoria (quella versata dal datore di lavoro all’ente previdenziale in base ad aliquote contributive proporzionali alla retribuzione percepita dal lavoratore); b) contribuzione figurativa (riconosciuta gratuitamente dalla legge per periodi non coperti da contribuzione obbligatoria, come il servizio militare o il periodo corrispondente allo stato di maternità verificatosi al di fuori del rapporto di lavoro); c) contribuzione da riscatto (riconosciuta onerosamente e su domanda dell’interessato per periodi non coperti da contribuzione obbligatoria, quali i periodi di studio per il conseguimento del diploma di laurea).

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Il sistema previdenziale

Il sistema previdenziale italiano si incentra su un rapporto giuridico di previdenza sociale che si articola in un insieme di relazioni intercorrenti tra i diversi soggetti e si struttura sui cosiddetti “due pilastri” previdenziali: la previdenza obbligatoria e la previdenza complementare. Nella previdenza obbligatoria rientrano le prestazioni pensionistiche che sono garantite per legge ai lavoratori e si fondano sull’imposizione contributiva obbligatoria, ossia il pagamento di specifici oneri sulla retribuzione corrisposta al lavoratore. La previdenza complementare è una forma di previdenza integrativa che si aggiunge a quella obbligatoria. Nasce per garantire a tutti i lavoratori, in particolare ai più giovani, un tenore di vita adeguato anche dopo il pensionamento. I destinatari della previdenza complementare sono: dipendenti pubblici e privati, lavoratori autonomi, liberi professionisti, soci di cooperative, cittadini titolari di redditi diversi da quelli da lavoro, familiari a carico. Una delle fonti di finanziamento della previdenza complementare è rappresentata dal trattamento di fine rapporto. La previdenza complementare a differenza di quella obbligatoria è: – volontaria (il lavoratore può scegliere se aderire a una forma pensionistica complementare); – a capitalizzazione individuale (i versamenti confluiscono in conti individuali intestati ai singoli iscritti. Al momento del pensionamento sono restituiti in forma di prestazione pensionistica aggiuntiva); – a contribuzione definita (si sa quanto si versa e la prestazione finale dipende dalle somme versate e da quanto ha reso il loro investimento); – gestita da forme pensionistiche di diritto privato. Il Sistema Previdenziale italiano si articola in tre poli fondamentali: Polo a presidio della tutela per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, incentrato sull’Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL). Polo per la gestione dei regimi pensionistici e delle prestazioni minori per i dipendenti privati, che fa riferimento all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS). L’INPS è tra i più grandi e complessi enti previdenziali d’Europa ed assicura la stragrande maggioranza dei lavoratori in Italia. L’attività principale consiste nella liquidazione e nel pagamento delle pensioni e indennità di natura previdenziale e di natura assistenziale.
Le prestazioni previdenziali sono determinate sulla base di rapporti assicurativi e finanziate con il prelievo contributivo: pensione di vecchiaia, pensione di anzianità, pensione ai superstiti, assegno di invalidità, pensione di inabilità, pensione in convenzione internazionale per il lavoro svolto all’estero.
Le prestazioni assistenziali sono interventi propri dello “stato sociale”, che l’Inps è stato chiamato ad attuare: integrazione delle pensioni al trattamento minimo, assegno sociale, invalidità civili. L’INPS fornisce l’assicurazione generale obbligatoria (A.G.O.) per i lavoratori dipendenti del settore privato, i fondi integrativi e sostitutivi dei lavoratori dipendenti, la gestione speciale dei lavoratori autonomi, la gestione separata (quarta gestione) dei lavoratori autonomi. Per effetto della Legge art. 21 della Legge n. 214/2011 (conversione in legge del D.L. 201 del 06/12/2011 “Decreto salva-Italia” anche Ia previdenza dei dipendenti pubblici (ivi compresi I medici dipendenti di ASL, Università, Regioni, ecc.) è passata sotto la gestione dell’INPS. Tutto questo a seguito dell’abolizione dell’INPDAP (Istituto Nazionale di Previdenza per I Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica), che garantiva la gestione dei contributi e l’erogazione delle pensioni, dei TFS e TFR, nonché delle attività di carattere sociale (vacanze studio, Master, borse di studio, case albergo, RSA, ecc.)  e creditizio. Tutti I servizi di cui sopra sono ora garantiti dal Gestione ex INPDAP dell’INPS. Determinate categorie di lavoratori autonomi e professionisti dispongono di casse previdenziali separate dalla gestione del fondo pensioni Inps. E’ il caso dei commercialisti, dei notai, degli avvocati, dei giornalisti, dei medici, ecc. I contributi versati dai lavoratori autonomi, appartenenti a questi albi, affluiscono al fondo gestito dalla relativa cassa professionale. Le casse professionali si distinguono dal fondo Inps per autonomia economico-organizzativa e prestazioni erogate. L’Ente previdenziale di riferimento per i medici è la Fondazione ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri). Essa attua la previdenza e l’assistenza a favore degli iscritti, dei loro familiari e superstiti, gestendo quattro Fondi di previdenza: 1. il Fondo di Previdenza generale; 2. il Fondo Speciale di Previdenza per i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e gli addetti ai servizi di continuità assistenziale; 3. il Fondo Speciale di Previdenza per i medici specialisti ambulatoriali; 4. il Fondo Speciale per i medici specialisti convenzionati (o accreditati) esterni. Quattro distinti Regolamenti disciplinano tipologie di rapporti previdenziali altrettanto differenziati, per origini storiche e stratificazione successiva delle norme che li regolano, per presupposti di costituzione del rapporto, negli elementi del rapporto contributivo, circa i criteri di determinazione delle prestazioni, sino in considerazione del diverso grado di vitalità futura dei relativi Fondi.
E tuttavia, pur in presenza di Fondi e Regolamenti ben distinti e differenziati, è consentito ed anzi doveroso parlare dei Fondi di Previdenza ENPAM anche come di un unico “Sistema Previdenziale”, soprattutto col proposito di evidenziare giustamente che la previdenza dei medici e degli odontoiatri iscritti alla Fondazione realizza un regime previdenziale autonomo, e come tale inassimilabile ad ogni altra forma di previdenza integrativa, sostitutiva od esonerativa dell’assicurazione generale obbligatoria.
È legittimo dunque configurare il sistema previdenziale dell’ENPAM come un’assicurazione categoriale obbligatoria che concorre, col sistema dell’assicurazione generale obbligatoria ed in similarità di fini con i sistemi previdenziali delle altre categorie di liberi professionisti, alla costruzione del composito ed articolato impianto del welfare state italiano.

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Concetto di Previdenza

L’istituto della Previdenza rappresenta “una forma di accantonamento economico, obbligatorio o volontario, collettivo o individuale, effettuato durante il periodo lavorativo, mirante a coprire le necessità economiche del periodo post-lavorativo, restituite sotto forma di pensione”. Il diritto della previdenza e della sicurezza sociale concerne i concetti di “previdenza e assistenza sociale” (che emergono dalla lettura dell’art. 38 della Costituzione italiana) e di “sicurezza sociale” (che ha un valore riassuntivo dei due precedenti). L’assistenza sociale è formata dal complesso degli interventi dello stato a favore di tutta la cittadinanza, indipendentemente dalle capacità lavorative di questa. Anzi, l’intervento è erogato proprio nel duplice presupposto che il cittadino sia inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere (art. 38 comma 1 della Costituzione italiana). Tali interventi consistono nel soddisfare gratuitamente fondamentali bisogni materiali e morali dell’esistenza (cure mediche, istruzione ecc.). La previdenza sociale è invece riservata strettamente ai lavoratori, che come tali hanno diritto all’intervento dello stato sociale per fronteggiare i rischi futuri e prevedibili tipici del rapporto di lavoro e della persona umana (malattia, infortunio sul lavoro, pensione di vecchiaia e di anzianità ecc.). Il trattamento previdenziale è in buona parte sostenuto finanziariamente dagli accantonamenti di quote di reddito presenti. In altre parole, l’Art. 38 della Costituzione Italiana afferma il principio che ogni lavoratore ha il diritto di entrare in quiescenza, o per sopraggiunti limiti di età o nell’evenienza in cui non sia più in grado di svolgere la propria attività lavorativa: su questi presupposti vengono adottati dei “meccanismi” previdenziali, statali-parastatali e/o privati, che provvedano al sostegno del lavoratore pensionato.

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Introduzione alla Previdenza

La stragrande maggioranza dei giovani medici non ha dimestichezza con la tematica previdenziale e tende a sottovalutarne l’importanza. Il S.I.G.M., pertanto, ha ritenuto opportuno impegnarsi in una continua opera di sensibilizzazione dei giovani medici, finalizzata a far comprendere l’esigenza di imparare a costruirsi da subito il futuro pensionistico. Negli ultimi anni, peraltro, sono intervenuti importanti cambiamenti nel sistema previdenziale: sino al 1995 ai medici sono state corrisposte pensioni ben strutturate, ciò grazie al vecchio sistema retributivo (che, come ricordato, calcolava le pensioni in funzione degli ultimi stipendi percepiti) e sulla base del dato di una preponderanza di lavoratori attivi contribuenti rispetto ai pensionati destinatari delle pensioni. La transizione demografica occupazionale, le dissennate politiche previdenziali assunte in passato (ad es. le “baby pensioni”), la crescente inoccupazione, hanno obbligato il Legislatore ad intervenire in maniera incisiva. Le attuali generazioni sono, dunque, assoggettate ad un sistema pensionistico contributivo, che definisce l’ammontare della pensione in funzione di quanto si è riuscito a “mettere da parte” in termini di contributi versati nel corso di tutto l’arco lavorativo. In altre parole, mentre in passato un lavoratore attivo bastava a “coprire” la pensione di due colleghi in “quiescenza”, ai giorni nostri, invece, necessitano quasi due lavoratori contribuenti e mezzo affinché venga garantita la copertura della pensione ad un singolo pensionato. Da qui il ricorso al meno vantaggioso sistema contributivo che non consente di capitalizzare una rendita previdenziale decorosa. Per di più, è stato necessario innalzare progressivamente l’età di pensionamento sino a richiedere il versamento di giusti contributi per ben 36 anni lavorativi. Dal 1 gennaio 2012 il già citato D.L. 201 del 06/12/2011 “Decreto salva-Italia” li ha  elevati a 42 anni, indipendentemente dall’età anagrafica; inoltre con l’agganciamento dei requisiti all’allungamento dell’aspettativa di vita porterà 43 anni i requisiti entro il 2018 ed oltre negli anni venire, senza possibilità di decremento anche in caso di accorciamento di detta aspettativa. Inoltre, per chi si avvia al percorso formativo della medicina i tempi medi di attesa per l’accesso all’esercizio della professione sono di per sé elevati, se comparati agli altri ambiti professionali, e le differenze appaiono più marcate se tale dato è messo a confronto con quello degli altri Paesi Europei. Il risultato dell’analisi è impietoso: le attuali generazioni di giovani medici non potranno andare in pensione col massimo dei contributi pensionistici, tanto meno potranno contare su una pensione degna di tale nome. Da qui l’esigenza di dotarsi degli strumenti necessari a districarsi ed orientarsi nel contesto della complessa materia previdenziale, cercando di adattarsi da subito al cambiamento concettuale introdotto con l’adozione delle forme complementari. Giunge al caso nostro, a tal proposito, una dotta citazione di un celebre postulato della teoria evoluzionistica propugnata da Charles Darwin, che sembra cogliere perfettamente la natura della questione: “Non sono le specie più forti a sopravvivere, né le più intelligenti, ma sono quelle che riescono a rispondere con maggior prontezza ai cambiamenti”.

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Previdenza e Giovani Medici

GIOVANI MEDICI “PREVIDENTI”: COME COSTRUIRE IL FUTURO PENSIONISTICO A cura di Lorenzo Capasso, Francesco Mecrì Gerasoli, Antonio Maria Priolo, Domenico Merendino, Walter Mazzucco Cari Colleghi, da anni il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) è impegnato nello studio della complessa tematica previdenziale, cercando di elaborare proposte volte a contrastare la drammatica previsione di un incerto futuro previdenziale per le giovani generazioni, ed in particolare per la categoria dei medici, che presenta peculiarità che aggravano ulteriormente il quadro previdenziale generale di riferimento per tutte le professioni. In tutti i Congressi Nazionali celebrati dal S.I.G.M., infatti, sono state previste delle apposite sessioni tematiche sulla Previdenza, nel corso delle quali sono stati fatti degli approfondimenti ad opera di illustri relatori competenti in materia, primariamente rivolti a rendere fruibile il complesso istituto previdenziale. Il presente manuale on line, rivolto a studenti in medicina, medici in formazione specialistica ed in formazione specifica di medicina generale, ai giovani medici specialisti, dottorandi e ricercatori, è stato ideato e realizzato con la finalità di disegnare un quadro riassuntivo del sistema previdenziale di riferimento per i Giovani Medici, senza mancare di evidenziarne le principali criticità. Il lettore troverà tutte le informazioni di base necessarie ad approcciare con la dovuta dimestichezza la complicatissima tematica previdenziale, potendosi avvalere del supporto di un Glossario Previdenziale. È necessario che le giovani generazioni, ad ogni livello, si riapproprino del loro futuro per cercare di porre rimedio alle politiche gerontocratiche assunte in passato e che sono state alla base della rottura del patto intergenerazionale, i cui effetti si stanno ripercuotendo sul nostro presente e, in mancanza di interventi urgenti, si ripercuoteranno in maniera ingravescente sui futuri professionisti della sanità. La Sezione Previdenza del Portale è stata ideata e realizzata con la finalità di disegnare un quadro riassuntivo del sistema previdenziale di riferimento per i Giovani Medici, senza mancare di evidenziarne le principali criticità. A supporto di un’ottimale fruibilità del testo, vi invitiamo a consultare il Glossario Previdenziale e gli altri riferimenti utili, ai quali potrete accedere attraverso il menù a tendina. Concetti di Previdenza Sistema Previdenziale Meccanismi previdenziali e contributivi Introduzione alla Previdenza Previdenza del Medico Previdenza del Medico in formazione specialistica Previdenza del Medico in formazione specifica di medicina generale Riscatto anni di laurea Glossario previdenziale

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GLOSSARIO PREVIDENZIALE

·       Cassa pensionistica: Ente statale/parastatale o privato che raccoglie e gestisce contributi economici al fine di fornire servizi previdenziali. ·       Coefficiente di trasformazione: Coefficiente stabilito in relazione all’età del dipendente alla data di decorrenza della pensione usato per effettuare il calcolo delle pensioni col sistema contributivo. ·       Contribuzione obbligatoria: Quota parte versata dal datore di lavoro all’ente previdenziale in base ad aliquote contributive proporzionali alla retribuzione percepita dal lavoratore. ·       Contribuzione figurativa: Quota parte riconosciuta gratuitamente dalla legge per periodi non coperti da contribuzione obbligatoria (Es.: anni di servizio militare). ·       Contribuzione da riscatto: Quota parte riconosciuta onerosamente e su domanda dell’interessato per periodi non coperti da contribuzione obbligatoria (Es.: riscatto anni laurea). ·       Montante contributivo individuale: Rappresenta il capitale che il lavoratore ha accumulato nel corso degli anni di lavoro “attivo”. ·       Pensione di vecchiaia: Prestazione economica erogata, a domanda, ai lavoratori dipendenti e autonomi, che hanno a) raggiunto l’età stabilita dalla legge; b) perfezionato l’anzianità contributiva e assicurativa richiesta; c) cessato il rapporto di lavoro alle dipendenze di terzi alla data di decorrenza della pensione. ·       Pensione di anzianità: Prestazione economica, a domanda, erogata ai lavoratori dipendenti, autonomi, iscritti ai fondi pensioni sostitutivi ed integrativi dell’assicurazione generale obbligatoria. ·       Previdenza: Forma di accantonamento economico, obbligatorio o volontario, collettivo o individuale, effettuato durante il periodo lavorativo, mirante a coprire le necessità economiche del periodo post-lavorativo. ·       Ricongiunzione (o ricongiungimento): Forma di unificazione onerosa presso un unico ente dei periodi contributivi maturati presso diverse casse pensionistiche non coincidenti e di per sé non sufficienti a maturare la pensione. Permette il trasferimento materiale dei contributi da una cassa e/o gestione ad un’altra, che verranno quindi utilizzati secondo le regole della cassa presso la quale sono stati ricongiunti. ·       Sistema a Capitalizzazione: Sistema che si basa sulla sottrazione volontaria e personale di una quota economica e consegna di questa ad un ente che ne cura una gestione di lungo periodo allo scopo di maturare il portafoglio pensionistico del singolo lavoratore. ·       Sistema a Ripartizione: Sistema che si basa sulla sottrazione di una quota economica da un soggetto (giovane) e consegna di questa ad un ente che la distribuirà ad un altro soggetto (anziano) al fine di provvedere al mantenimento di quest’ultimo [Solidarietà Intergenerazionale]. ·       Sistema Contributivo: Sistema usato per effettuare il calcolo delle pensioni da corrispondere al lavoratore che presenta domanda di entrata in quiescenza, basandosi sui contributi versati nel corso del periodo lavorativo ed in relazione a coefficienti di trasformazione predefiniti. ·       Sistema Retributivo: Sistema usato per effettuare il calcolo delle pensioni da corrispondere al lavoratore che presenta domanda di entrata in quiescenza, basandosi sulle ultime retribuzioni percepite dal lavoratore. ·       Totalizzazione: Forma di accumulo e valorizzazione degli anni contributivi maturati presso diverse casse pensionistiche, non coincidenti e di per sé non sufficienti a maturare la pensione. I contributi restano accreditati presso le originarie casse e/o gestioni e pertanto l’ammontare finale del trattamento pensionistico è dato dalla sommatoria delle singole quote di pensione, calcolate secondo le differenti regole della cassa. Non è onerosa, purché siano stati maturati un minimo di 6 anni di contributi presso la stessa cassa (al di sotto di questa soglia temporale, è comunque possibile effettuare il ricongiungimento a pagamento). Al momento del pensionamento, il lavoratore che ha versato contributi presso più gestioni pensionistiche può cumulare, quindi, tutti i contributi versati in periodi non coincidenti per ottenere un’unica pensione. Per totalizzare sono necessari alcuni requisiti relativi all’età (65 anni) e ad un periodo minimo di contribuzione (3 anni), non richiesti invece per la ricongiunzione. ·       Trattamento di fine rapporto (TFR): Somma di denaro corrisposta al lavoratore dipendente al termine del rapporto di lavoro.
L’importo è determinato dall’accantonamento di una quota pari al 6,91% della retribuzione annua e dalle relative rivalutazioni, per ogni anno di servizio o frazione di anno. In quest’ultimo caso la quota è ridotta in proporzione e si computa come mese intero la frazione di mese uguale o superiore a 15 giorni.