image
sims
Cerca nel Portale
Accedi
Recupera le credenziali.
Registrati al Portale per ricevere la Newsletter ed accedere ai servizi.
S.I.G.M. su...

Chi c'è in linea?
 68 visitatori online
Utenti : 18595
Contenuti : 2370
Link web : 5
Tot. visite contenuti : 10755866
Contatti


Licenze Creative Commons

Notice

In Primo Piano

Il SIGM annuncia la propria candidatura alle elezioni del CNSU per il triennio 2019-2022

Il 14 e 15 maggio 2019 si vota in tutta Italia per l’elezione dell’unico rappresentante di tutti gli specializzandi all’interno del Consiglio Nazionale Studenti Universitari.

Il CNSU è un organo costituito da 30 componenti eletti, 28 studenti e uno a testa per dottorandi e specializzandi, il cui compito è quello di formulare pareri e proposte e rivolgere quesiti al MIUR su temi che riguardano il mondo universitario nel suo complesso (attuazione delle riforme, diritto allo studio, finanziamenti, notizie di rilevanza nazionale che riguardano gli atenei nazionali).

Il SIGM (Segretariato Italiano Giovani Medici) propone ai colleghi specializzandi, attraverso la candidatura della Dr.ssa Lucilla Crudele, medico in formazione specialistica al secondo anno alla Scuola di Medicina di Emergenza-Urgenza dell’Università degli studi di Bari, un programma elettorale di ampio respiro e di assoluta necessità per migliorare la quotidianità degli specializzandi e allo stesso tempo per riportare in particolare la categoria dei giovani medici al centro di un dibattito politico e culturale costruttivo.

Rivendichiamo la nostra autonomia rispetto a qualsiasi influenza partitica, sindacale ed universitaria, non avendo la nostra rappresentanza alcuno spirito personalistico e autoreferenziale.

Non siamo più disposti a delegare il nostro futuro a una generazione che, finora, per gli interessi di pochi a mantenere lo status quo, non ha osato soluzioni lungimiranti e in linea con le nuove esigenze epidemiologiche della popolazione e i bisogni formativi di una classe medica sempre più preparata e distante da vecchie logiche consociative o di subalternità.

Allo stesso tempo mai come in questo momento riteniamo fondamentale porre un argine alle proposte sensazionalistiche che, perdendo di vista la realtà, minerebbero il nostro futuro.

La rappresentanza in CNSU è incardinata nel sistema formativo universitario ma la nostra attività è inevitabilmente proiettata al futuro, a quel mondo sanitario a cui già apparteniamo e in cui, da specialisti, costruiremo le nostre vite lavorative. Non si possono scindere quindi le nostre battaglie e le nostre proposte sulla nostra formazione dalla nostra futura professione, rappresentata dal Bisogno di Salute della Popolazione Italiana, che sta progressivamente evolvendo in termini di impatto epidemiologico, sociale e demografico, da anni al centro dell’agenda politica del SIGM.

L’Istituzione Universitaria deve infatti essere in grado di formare, in maniera numericamente adeguata, dei medici qualitativamente adatti a combattere le sfide che il futuro della Sanità del nostro Paese ci metterà davanti.
Sebbene rappresentante della sola categoria degli Specializzandi, riteniamo che il ruolo del rappresentante nel CNSU, debba tutelare gli interessi dell’intera categoria dei giovani medici, e pertanto debba potersi esprimere con competenza e lungimiranza anche sui temi del pre-laurea, post-specializzazione e delle problematiche dei camici-grigi.

Ecco le aree cardine del programma che intendiamo portare avanti nelle nostre battaglie per difendere gli specializzandi italiani:

1) Concorso di Accesso alle Scuole di Specializzazione;

 

2) Collaborazione reale e fattiva con l'Osservatorio Nazionale e Coordinalmento degli Osservatori Regionali al fine di garantire la qualità della formazione e il rispetto dei diritti dei medici in formazione specialistica;

 

3) Tutela previdenziale e contrattuale del medico in formazione specialistica

 

4) Laurea Abilitante

 

5) Numero programmato per gli accessi al CdL in Medicina e Chirurgia

 

6) Istituzione della Scuola di Specializzazione in Medicina Generale e delle Cure Primarie

 

7) Specializzandi non Medici: singoli doveri per diritti dissimili?

 

Clicca >>QUI<< per il programma completo!

 

Comunicato congiunto della Conferenza Stampa sulla Formazione Medica "Criticità e Orizzonti"

In data 13 Marzo il Segretariato Italiano Giovani Medici S.I.G.M ha presieduto, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, ad una conferenza nella quale sono state attenzionate le criticità impellenti relative alla formazione ed alla Professione Medica in genere. All'ordine del giorno della discussione: accesso allo studio e nella fattispecie alle Scuole di Medicina e Chirurgia, l'abilitazione alla Professione Medica, l'accesso al post-lauream ed il regionalismo differenziato in Sanità.


Il tavolo tecnico, organizzato dal "Forum Sanità Giovani Democratici”, ha potuto contare della presenza e condivisione di intenti da parte di diverse associazioni di categoria (SIGM, GD, Federspecializzandi, ALS, CLDS) e di una rappresentanza del CNSU.

L'incontro, aperto a tutti i partiti, ha visto nel ruolo di moderatore il Vice -coordinatore del Forum Sanità GD, Dr. Giovanni Romualdi, inoltre hanno preso parte attivamente all'evento non solo gli On. Vito De Filippo e Paolo Siani e i Sen. Paola Boldrini e Stefano Collina in orbita al PD ,ma anche la Sen. Paola Binetti (UDC), l'On Marcello Gemmato (FDI), l'On. Manuel Tuzi (M5S) e per quanto concerne il mondo Accademico il Vice Presidente della Conferenza Permanente dei Presidenti dei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia,Prof. Giuseppe Familiari; segno tangibile di quanto le criticità relative alla formazione Medica e professionale siano sentite e necessitino di attenzione.


La posizione del SIGM è stata rappresentata dal Dott. Gaetano Tumbarello, Responsabile Nazionale per la Comunicazione e Ufficio Stampa, che ha chiesto, provocatorio: <<“Dove va la Sanità? Curiamo la miopia dovuta alla non lungimiranza figlia di cattive programmazioni sanitarie”>>. Nei pochi minuti a disposizione abbiamo cercato di toccare le problematiche più pressanti dell’accesso alla formazione post-lauream, quale la necessità di risoluzione immediata dell’imbuto formativo, svilente e grande minus per l’aspirante specialista o medico di medicina generale, la necessità di una tempestiva programmazione con prospettiva almeno decennale del numero di accessi al corso di Laurea pari al numero di contratti/borse per la formazione post-lauream, la riqualificazione del corso di formazione specifica in medicina generale in vera e propria specializzazione con una creazione di skills tali da garantire un core curriculum omogeneo, la creazione di un concorso unico con unica graduatoria di merito per Specializzazioni-MG in modo da evitare inutile spreco di borse e quindi risorse, la difesa della qualità della formazione medica che passi attraverso un miglioramento degli standard di accreditamento atti a garantire alla popolazione italiana una sanità di valore.


Positivo il riscontro, ma deve essere, oggi più che mai, il momento del fare, lontani da logiche personalistiche e scevri da logiche di partito.

Al link il comunicato congiunto redatto dal tavolo tecnico, comprensivo di tutti gli interventi esposti.

 

I GIOVANI MEDICI CHIEDONO RISPOSTE TEMPESTIVE SULLA LAUREA ABILITANTE ALL'ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE

COMUNICATO CONGIUNTO DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA GIOVANI MEDICI S.I.G.M, DEL COMITATO NAZIONALE ASPIRANTI SPECIALIZZANDI C.N.A.S., DELLA CONFEDERAZIONE DEGLI STUDENTI C.D.S. E DEL COORDINAMENTO LISTE PER IL DIRITTO ALLO STUDIO C.L.D.S. SU LAUREA ABILITANTE


L’approvazione del D.M. del 9 maggio 2018 n. 58. del MIUR, regolamentante le nuove modalità di svolgimento degli Esami di Stato di abilitazione all'esercizio della professione medico-chirurgica, e lo stralcio della sua proroga, inserita all’interno del dl semplificazioni, vedrebbero le nuove modalità di svolgimento in vigore dalla sessione di luglio 2019.

 

Le Sigle firmatarie chiedono una proroga dell’applicazione del D.M. del 9 maggio 2018, n. 58. a decorrere dalla sessione di esame di luglio 2020.

Riteniamo opportuno che per questa sessione la prova si svolga secondo le vecchie modalità, per non gravare sugli esaminandi, non opportunamente preparati all’introduzione della nuova normativa.

Richiediamo a tal fine la tempestiva emanazione di note ministeriali ufficiali circa i tempi di pubblicazione del bando di abilitazione all'esercizio della professione di medico chirurgo della I sessione dell’anno 2019, al fine di non compromettere l’inizio del tirocinio clinico di tre mesi previsto per aprile e di non ostacolare la partecipazione dei laureati al concorso di accesso alle scuole di specializzazione del 2019.

 

Si ritiene necessario inoltre, per le sessioni d’esame a decorrere dall’anno 2020, che venga reso omogeneo il regolamento del tirocinio pratico-valutativo pre-laurea valido ai fini dell'esame di Stato, di modo che garantisca opportuni livelli di qualità formativa.

Ad oggi, secondo quanto emerso dall’analisi della Conferenza Permanente dei Presidenti di Consiglio di Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia, il tirocinio pratico richiesto dal Decreto Fedeli sarebbe previsto solo in pochissimi poli Universitari, rendendo necessario ricorrere a modalità provvisorie e discutibili che suppliscano a quanto richiesto ed accentuando peraltro le differenze già esistenti a livello di core curricula tra i diversi Atenei.

Non viene inoltre considerato il problema del tirocinio pratico di studenti appartenenti a ordinamenti precedenti al vigente (NODbis), non prevedenti lo svolgimento di un tirocinio medico-chirurgico durante il corso di laurea.

 

Pur constatando il tentativo di adeguamento al contesto europeo nella riduzione dei tempi di ingresso nel mondo del lavoro, riteniamo che una adeguata applicazione del decreto necessiti di un riordino del sistema formativo-professionalizzante, coordinando gli Atenei per conformarsi alle nuove modalità.

Riteniamo che tale riordino debba comprendere:

  • - una calendarizzazione dei tirocini clinici all’interno dei semestri formativi e la definizione di obiettivi professionalizzanti da certificare su apposito libretto-diario;
  • - l’istituzione di una commissione validatrice degli stessi, attualmente prevista per il post- laurea, ma non per il pre-laurea.
  • - la corretta e anticipata informazione degli studenti circa le effettive nuove modalità di svolgimento della prova scritta
  • - l’istituzione di una commissione nazionale atta a redigere la prova scritta, con l’attenzione che essa sia sì valutativa delle competenze del concorrente, ma che non vada a costituire un ulteriore blocco nel percorso di immissione nel campo del lavoro, aggravando il già drammatico imbuto formativo.

 

Le nostre Associazioni invitano i Ministeri interessati ad investire in risorse umane ed economiche nella programmazione e nel miglioramento della qualità del percorso formativo puntando ad una laurea realmente abilitante, alla quale il DM 58/2018 supplisce solo parzialmente.

Riteniamo infatti che il percorso di laurea, da solo, dovrebbe dotare lo studente di un curriculum qualificante ed omogeneo sul territorio nazionale, condizione possibile mediante l’aggiornamento del core curriculum del corso di laurea di medicina e chirurgia e l’eliminazione dell’esame di stato.

 

Auspichiamo pertanto da parte del MIUR l’istituzione di un tavolo tecnico con la compartecipazione, fra i vari attori, delle Associazioni di rappresentanza giovanili, agendo nell’interesse della formazione di professionisti che sappiano far fronte alle esigenze di Salute in costante evoluzione del nostro Paese, a cui dovrebbero corrispondere adeguati standard del Sistema Sanitario Nazionale.

 

Associazione Italiana Giovani Medici S.I.G.M

Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi C.N.A.S

Confederazione degli Studenti C.d.S.

Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio C.L.D.S

 

III Conferenza Nazionale dei Giovani Medici. A dieci anni dalla nascita del SIGM tracciamo bilancio e road map per il futuro

Bari, 3 marzo 2019

In occasione dei 10 anni dalla nascita del SIGM, tracciamo il bilancio di questi anni e la road map per il nostro futuro.

A dieci anni dalla sua nascita, proprio a Bari dove si è celebrata il 2 e 3 Marzo scorsi la terza Conferenza Nazionale dell’Associazione, tutti noi Giovani Medici del SIGM vogliamo ribadire che la forza della nostra associazione rimane la relazione diretta e capillare con i Colleghi sull’intero territorio nazionale, armonizzata con la rappresentanza eletta assicurata negli Organi istituzionali, sulla base di un forte rapporto fiduciario a livello locale, regionale e nazionale.

Un ulteriore elemento qualificante la nostra azione quotidiana risiede nell’essere espressione di tutte le componenti dei giovani medici, siano esse attive nelle corsie degli ospedali, nel territorio o nelle università, nell’ambito della ricerca o della primary health care. Vivendo quotidinanamente la complessità dell’intero sistema formativo e professionale medico,  raccogliamo le nuove sfide circa l’accesso alla formazione, la qualità della stessa, le istanze dei camici grigi e dei neo-specialisti.

Se da un lato la nostra rappresentanza assicura competente propositività nelle appropriate sedi istituzionali, dall’altro restiamo in continuo ascolto delle singole istanze che i colleghi rappresentano e ci presentano.

Al netto dei sensazionalismi e dei proclami che molti avocano nella realizzazione dei propri successi, sul piano istituzionale, spesso, le modifiche che proponiamo richiedono tempi di confronto e implementazione molto lunghi e non si traducono, quindi, in immediati cambiamenti, apprezzabili nel breve tempo. Il vero cambiamento, specie quello culturale, necessita dei tempi giusti.

Nonostante ciò, rivendichiamo la forza della goccia che erode la roccia e il nostro coerente e tenace impegno nel corso degli anni. La risoluzione delle problematiche, evidenziate a livello locale dai colleghi con cui abbiamo costruito un rapporto fiduciario, risulta invece più tangibile nelle quotidiane battaglie vinte per il rispetto dei diritti e l’applicazione delle norme.

Rivendichiamo la nostra autonomia rispetto a qualsiasi influenza partitica e sindacale, non avendo la nostra rappresentanza alcuno spirito personalistico e autoreferenziale. D’altro canto, non siamo più disposti a delegare il nostro futuro a una generazione di professionisti che, finora, per gli interessi di pochi a mantenere lo status quo, non ha osato soluzioni lungimiranti e in linea con le nuove esigenze epidemiologiche della popolazione e i bisogni formativi di una classe medica sempre più preparata e distante da vecchie logiche consociative o di subalternità.

Le giovani generazioni hanno il diritto di essere adeguatamente rappresentate e di poter partecipare ai processi decisionali che, in primis, impatteranno sulla propria vita professionale. Esse stanno dimostrando sempre più consapevolezza delle criticità proprie  del nostro Servizio Sanitario Nazionale, nonché responsabilità sociale e visione a lungo termine nella proposta di soluzioni efficaci. Riteniamo che la componente giovanile negli organi di rappresentanza sia tutt'oggi poco valorizzata, sia in termini di equa rappresentatività  che, soprattutto,  in relazione al contributo che  i più giovani – cioè coloro che vivranno e manterranno in vita il nostro S.S.N -  possono dare nella lettura delle moderne e future esigenze organizzative del sistema, dei diversi bisogni di salute della popolazione, del cambio dei paradigmi culturali che il nuovo millennio impone. A titolo di esempio, in FNOMCeO le componenti giovanili sono nominate e confinate in organi consultivi. In Assemblea ENPAM, vi è la presenza di un unico giovane eletto tra i contribuenti della quota A sugli oltre 180 componenti, risultando di tutta evidenza una scarsa rappresentatività di una categoria, quella giovanile, che rappresenta  un gran numero di contribuenti. Da quanto descritto emerge nettamente  la pochezza  di spazi reali di azione e confronto, utili concretamente a  poter fornire il punto di vista delle giovani professionalità mediche, determinando una totale impossibilità nel direzionare le politiche degli organi e delle istituzioni della nostra professione.

Aperti come sempre a qualsiasi nuovo contributo, in virtù della volontà di un confronto costruttivo orientato alla risoluzione delle problematiche dei giovani medici, mai come in questo periodo sotto attacco, in occasione della Terza Conferenza Nazionale dei Giovani Medici organizzata a Bari, abbiamo voluto ascoltare il punto di vista delle Istituzioni, attraverso la partecipazione di rappresentanti di forze politiche di diverso orientamento, e avviare un confronto con le altre realtà portatrici di interessi comuni. La delicatezza del momento storico impone una collaborazione sinergica e tesa al lungo periodo, priva di protagonismi, per far fronte comune alle serie problematiche emerse.

Il confronto si è concentrato sulla necessaria programmazione degli accessi e della qualità della formazione pre e post-laurea e sul ruolo della Professione.

Su questi temi esprimiamo di seguito la nostra ferma posizione, convinti che non sia possibile trovare soluzioni populiste, atte solo a raccogliere consensi immediati e a posticipare o evitare possibili soluzioni reali.

 

GIOVANI MEDICI: "LA FORMAZIONE DEI MEDICI E L'EROGAZIONE DEI SERVIZI SANITARI SIANO UNICI E UNIVERSALI SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE, E L'ACCESSO AVVENGA ALLE MEDESIME CONDIZIONI IN TUTTO IL PAESE

Giovani Medici SIGM su autonomia differenziata e formazione medica “La formazione, come del resto l’erogazione dei servizi sanitari, deve essere unica e universale su tutto il territorio italiano e l’accesso deve avvenire alle medesime condizioni. Lo Stato si deve far garante che vengano preservati i principi di uguaglianza, merito e trasparenza nella selezione dei giovani medici!”

Il Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM), apprendendo l’orientamento governativo di favorire il Regionalismo Differenziato anche in tema di formazione medica, esprime forti preoccupazioni e auspica che le forze parlamentari agiscano con forza sul tema, per garantire sia alla formazione medica che al sistema sanitario in toto l’omogeneità e l’universalismo su tutto il territorio italiano.

Sui presupposti dell’articolo 116 della Costituzione, comma terzo, che prevede che la legge ordinaria possa attribuire alle regioni non a statuto speciale "ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia" sulla base di un'intesa fra lo Stato e la regione interessata, l’iter per definire l’attribuzione dell’autonomia differenziata a Emilia Romagna, Veneto e Lombardia, già avviato da anni, ha subito un’accelerazione.

Circa il riparto costituzionale delle competenze in materia di salute, l’autonomia differenziata consentirebbe l'attribuzione alle regioni di competenze statali riguardo ai principi fondamentali in materia di salute e ricerca scientifica e in particolare per quel che riguarda la formazione medica:

-         Attribuirebbe una maggiore autonomia finalizzata a rimuovere specifici vincoli di spesa in materia di personale stabiliti dalla normativa statale

-         Attribuirebbe maggiore autonomia in materia di accesso alle scuole di specializzazione, ivi incluse: la programmazione delle borse di studio per i medici specializzandi e l'integrazione operativa dei medici specializzandi con il sistema aziendale con inquadramenti contrattuali tipo “specializzazione lavoro” da intendere come strumenti alternativi all’accesso alle scuole di specializzazione

-         Per la Lombardia: l’autonomia si estenderebbe alla determinazione del numero dei posti dei corsi di formazione per i medici di medicina generale.

È evidente che consentendo autonomia su questi temi, verrebbe meno l’omogeneità dei percorsi di formazione specialistica su tutto il territorio nazionale, già a partire dall’accesso, sia da un punto di vista culturale che contrattuale.

Sarebbe infatti prevista una modalità di ammissione alternativa al percorso di formazione medico-specialistica con differenti criteri di selezione, con il rischio di soccombere nuovamente a logiche localistiche o a selezioni influenzate da fattori non oggettivi. Si tratta di un passo indietro rispetto al traguardo raggiunto solo pochi anni fa, e non senza sforzi per combattere i tentativi di ostruzionismo baronale, di un concorso uguale su tutto il territorio nazionale che ha consentito, da cinque edizioni ad oggi, agli aspiranti specializzandi di tutta Italia di concorrere, in base al punteggio conseguito, per tutte le borse messe a concorso nelle Scuole di Specializzazione di Area Medica d’Italia.

Risulta inoltre utile constatare in tal senso che delle 640 borse regionali finanziate nel 2018 in aggiunta ai contratti di formazione specialistica previsti su scala nazionale, il 38% è appannaggio delle tre regioni che oggi chiedono maggiore autonomia (15% Emilia Romagna, 14% Veneto, 9% Lombardia). Nessuna regione, ad eccezione della Campania che attinge però ai fondi del FSE 2014-2020, fa di più e meglio in termini di finanziamento di contratti di formazione.

Ciò condurrebbe a disparità di opportunità per la formazione post-laurea sulla base del solo dato geografico, a evidente discapito dei medici delle Regioni meno abbienti. Quale sarebbe, infatti, lo stimolo per dette Regioni a continuare a finanziare il capitolo di spesa regionale per i contratti regionali da assegnare Scuole di Specializzazione in Area Medica con il concorso nazionale? Sarebbe sicuramente più proficuo, in quelle Regioni, favorire i propri candidati con concorsi ad hoc (o proprio ad personam), svincolati da contenuti definiti a livello nazionale e correzione centrale, e pericolosamente influenzabili da fattori esterni.

Non da sottovalutare inoltre il fatto che i contratti di “specializzazione lavoro” sarebbero ben diversi dai contratti di formazione specialistica attualmente in essere. Svuotati dal forte indirizzo formativo e più orientati invece alla professione, si configurerebbero come una scappatoia a doppio senso: le regioni si assicurerebbero manodopera a basso costo da inserire nelle aziende del territorio, magari per coprire le carenze di organico, mentre i medici esclusi dal concorso nazionale troverebbero, è bene ribadirlo, solo se residenti in tali regioni, una possibilità di impiego che sarebbe pura illusione.

 

Sottopagati per le mansioni di responsabilità e alto profilo che sarebbero tenuti a svolgere, i medici così inquadrati non conseguirebbero al termine di tale contratto a tempo determinato neppure un titolo equiparabile alla Specializzazione. Ad aggravare il quadro, già di per sè drammatico, c’è il rischio che i giovani professionisti neo-specialisti siano difficilmente assunti dalle strutture, pubbliche o convenzionate che siano, poiché queste trarrebbero sicuramente maggior beneficio a finanziare a ciclo continuo medici in formazione “specialistica” a costo ben più basso, dal punto di vista economico e delle tutele professionali.

 

Il pericolo derivante dal regionalismo differenziato è proprio quello di svincolare anche la formazione specialistica dal meccanismo virtuoso di controllo e continuo miglioramento previsto dal sistema di accreditamento e di conferire potere, anche in questo ambito, ai potentati sindacali locali senza alcuna tutela per la qualità della formazione e, in ultimo, per la salute dei cittadini, quando l’auspicio sarebbe di potenziare l’attività dell’Osservatorio Nazionale, da accompagnarsi a Osservatori Regionali funzionanti e terzi rispetti al sistema universitario.

 

Non vogliamo rinunciare all’idea di un SSN e di una formazione universitaria omogenea, universale e uguale per tutti, su tutto il territorio italiano, che tenda al miglioramento e alla qualità!

Fonti:

 
Altri articoli...

immage
Tutti i diritti riservati.

I contenuti del Portale sono soggetti
a Licenza Creative Commons.