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Essere medici di Famiglia

Essere Medici di Famiglia - Francesco Carelli

Francesco Carelli profonde da anni il suo impegno per la salvaguardia e la valorizzazione della figura del medico di famiglia e del medico di medicina generale. La sua attività si estende dall’adesione alle più importanti associazioni nazionali ed europee, quali WONCA ed EURACT, alla fondazione dell’Accademia Italiana dei Medici di Famiglia, nata per sopperire al vuoto educativo dei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia italiani rispetto a questo ambito. La sua attività si traduce, inoltre, in partecipazioni a congressi, convegni e meeting in qualità di relatore. I suoi articoli e le sue pubblicazioni costituiscono un vero atto di denuncia, a volte esplicitamente indirizzato alle forze politiche responsabili delle riforme del SSN, che non si limita ad una semplice analisi dal punto di vista di un medico di famiglia, ma esplora i vantaggi complessivi di un’appropriata riforma del Sistema Sanitario Nazionale, con particolare attenzione all’importanza delle cure primarie, non solo per quanto riguarda il profilo economico, ma anche per il miglioramento complessivo dello stato di salute della popolazione.

‘Essere Medici di Famiglia’ è tutto questo: un compendio multidisciplinare ed organico in sette volumi di contributi dal mondo della musica e della letteratura, passando per Faber, Pascoli e Brecht, nonché degli apporti personali di Carelli, sotto forma di lettere indirizzate ai politici, articoli scientifici, dichiarazioni di intenti, report di casi clinici ed esperienze relative al rapporto medico-paziente, atti ufficiali dell’EURACT ed osservazioni personali, che costituiscono la parte fondamentale dell’opera.

Lo stile semplice ed efficace rende i vari capitoli accessibili anche per i non addetti ai lavori, e l’alternanza fra italiano ed inglese ne delinea un profilo internazionale di analisi e denuncia, valido non solo per il SSN italiano, ma anche per gli altri sistemi sanitari europei che trascurano il lato umano dell’essere medici per concentrarsi solo sull’aspetto finanziario della questione, sul razionamento delle risorse ospedaliere e sulla burocratizzazione delle procedure.

La struttura dell’opera non vincola il lettore ad un percorso obbligato fra i capitoli, ma lascia libertà di movimento fra gli argomenti di interesse, permettendo uno spazio di riflessione personale, che non è forzato dal tracciato dell’autore, ma anzi fornisce le informazioni e i punti di vista necessari alla formazione di una coscienza critica sul tema.

La compenetrazione fra i diversi ambiti culturali e l’eterogeneità degli spazi di attenzione costituiscono un peculiare parallelo con il soggetto dell’opera: il medico di famiglia, ovvero colui che si occupa del paziente utilizzando un approccio olistico, e non specificatamente mirato, inserendo così nella propria valutazione il contesto sociale e familiare, nonché il profilo personale del paziente, svincolandolo dall’essere un numero o un costo da minimizzare, e creando un rapporto di fiducia e stabilità che è parte integrante delle cure, soprattutto per quanto riguarda le malattie croniche come diabete mellito, depressione, malattie cardiovascolari, che necessitano di un’attenzione costante e di un rapporto medico-paziente che non sia frammentato e discontinuo.

I volumi rappresentano quindi una richiesta di un ritorno ad una medicina di qualità e non di forma, ed un ritorno alla centralità della persona. Raggiungere questo obiettivo è possibile, restituendo dignità alla figura del medico di famiglia, relegato dalle ultime riforme a semplice impiegato il cui unico compito è compilare ricette ed impegnative. Un’azione di questo tipo, che passa anche dall’istituire una vera e propria specializzazione in medicina di medicina generale, nonché dall’inserimento di corsi mirati all’interno degli insegnamenti dei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, porterebbe ad un risultato socialmente ottimale, potenziando le cure primarie e riducendo così la necessità di ospedalizzazione. I sostenitori delle varie spending reviews e della necessità di razionamento ed efficientamento delle risorse della sanità sarebbero, quindi, anch’essi accontentati.

Quello che emerge dalla lettura è che un miglior sistema sanitario basato su una effettiva sinergia fra cure primarie e cure secondarie, e non su una competizione fra le due, è possibile e vantaggioso. Il medico di famiglia costituisce una risorsa per il SSN, ma anche per la popolazione tutta, il cui valore non è monetizzabile.

Nelle sue idee Carelli però non è un avanguardista, si tratta invece di una persona che guarda alla situazione con un’ottica perfettamente al passo coi tempi ed in linea con le direttive e i trend europei riguardo all’educazione ed al training dei medici di medicina generale, in un’Italia che si dimostra per l’ennesima volta arretrata e soggetta ai vincoli del gioco politico fra amministrazioni e lobbies.

Fin dalle prime pagine l’autore scuote le coscienze con un invito a non restare immobili, a cercare sempre di migliorarsi e migliorare il contesto sociale nel quale si è inseriti, e nella fattispecie a richiedere e pretendere non un qualcosa di eccezionale, ma quello che è semplicemente un nostro diritto sancito all’art.32 della Costituzione che recita: ‘La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività’, ed è quindi proprio dall’individuo prima e dalla collettività poi che deve partire questa richiesta di miglioramento e riforma del sistema.

‘Essere Medici di Famiglia’ è un’opera in sette volumi caldamente consigliata a coloro a cui ‘importa’, a chi non vuole restare impantanato nello stato attuale delle cose, ai futuri medici, a chi medico lo è già, ma anche a chi non lo sarà mai e non per questo è meno preoccupato del proprio futuro o di quello delle generazioni a venire, in altre parole è suggerita a coloro i quali sanno osservare e pensare in un’ottica di lungo periodo, comprendendo che l’immediato vantaggio di un taglio sui costi, raramente costituisce un vantaggio per il futuro, ma anzi il più delle volte stronca le risorse dinamiche e proattive che potrebbero effettivamente avere un impatto positivo e fare la differenza, o, per dirla con le parole di Brecht (1903), ai ‘ […] più forti, che combattono tutta la vita. E sono loro quelli indispensabili. ’

A cura di Gianfranco Sifanno e del Direttivo S.I.G.M. Bari

 

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