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Notice

previdenza

Inquadramento Previdenziale del Medico in formazione specialistica

Il decreto legislativo n. 368/1999, modificato e reso pienamente operativo dalla legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Art. 1, comma 300, lettera c), ha introdotto il contratto di formazione specialistica (che si stipula con Regione ed Università di appartenenza), a fronte di un più strutturato contratto di formazione-lavoro, previsto dalla norma nella sua versione originaria, al pari di quanto in vigore negli altri membro dell’U.E.;  in corrispondenza alla modifica del profilo contrattuale, il Legislatore ha imposto l’inquadramento Tale imposizione, oltre che asistematica rispetto alla vigente disciplina legislativa, risulta iniqua e oltremodo svantaggiosa nei confronti dei medici contribuenti, per il seguente ordine di ragioni. Si evidenzia, innanzitutto, che il medico nel periodo in cui frequenta il corso di specializzazione non conosce con certezza quale sarà la sua successiva collocazione professionale: potrà instaurare un rapporto di impiego nel settore pubblico (AASSLL, ospedali o altre Pubbliche Amministrazioni), con versamento contributivo all’INPDAP; potrà divenire titolare di un rapporto di dipendenza con una casa di cura o con strutture private, con versamento all’INPS; potrà svolgere un’attività convenzionata con gli Istituti del Servizio Sanitario Nazionale, con versamento ai Fondi Speciali dell’ENPAM; potrà in ultimo dedicarsi ad un’attività autonoma (libero-professionale), con versamento obbligatorio alla “Quota B” del Fondo Generale ENPAM. Ne discende che l’unica gestione alla quale tutti i medici sono obbligatoriamente iscritti dal momento dell’iscrizione all’Albo professionale sino al compimento dell’età prevista per il pensionamento di vecchiaia è il Fondo di Previdenza Generale, gestito dall’ENPAM. Pertanto, solo il versamento presso tale gestione della contribuzione in parola può garantire in ogni caso l’utilizzazione ai fini pensionistici del flusso contributivo, evitando la costituzione di spezzoni assicurativi di precaria valorizzazione.

Si rappresenta, inoltre, che la Gestione Separata, istituita presso l’INPS con legge 8 agosto 1995, n. 335 art. 2, commi 26-33, è stata prevista solo al fine di estendere la copertura previdenziale ed assistenziale obbligatoria ad alcune categorie di lavoratori autonomi o parasubordinati la cui attività non risulta coperta da assicurazione previdenziale. Stante perciò la natura residuale della Gestione Separata INPS ed al fine di evitare una diseconomica dispersione delle risorse contributive, sarebbe auspicabile ed opportuno che i contributi previdenziali dovuti sui compensi spettanti ai medici in formazione specialistica siano versati al Fondo di Previdenza Generale gestito dall’ENPAM, il che garantirebbe una rendita sicuramente più vantaggiosa rispetto all’INPS.

Attualmente, purtroppo, viene imposto il duplice inquadramento dei medici in formazione specialistica sia nella gestione separata INPS, sia nella Quota A del Fondo Generale ENPAM. Siffatta condizione risulta particolarmente svantaggiosa per il futuro previdenziale del giovane medico in quanto: 1) la maggior parte dei medici dopo la specializzazione passa ad altra cassa previdenziale (INPDAP, ENPAM), il che espone i contribuenti ad ulteriori ricongiungimenti onerosi; 2) non si tiene conto del fatto che si necessita di un periodo minimo di 6 anni perché i predetti contributi versati nella gestione separata INPS possano venire gratuitamente totalizzati alla fine della carriera, a fronte di una durata di sei anni di corso limitata ad un numero esiguo di scuole di specializzazione. Al di sotto di questa soglia temporale, è comunque possibile effettuare il ricongiungimento a pagamento, ma con ulteriore evidente svantaggio; 3) i coefficienti di ritorno contributivo relativi alla gestione separata INPS sono soggetti ad inflazione e sono molto bassi se confrontati a quelli di altre casse previdenziali.

Di contro, l’univoco inquadramento nel Fondo di Previdenza Generale ENPAM (Quota A in qualità di iscritti agli Albi degli Ordini Professionali e Quota B in qualità di iscritti alle scuole di specializzazione) rappresenterebbe la condizione ottimale per garantire in ogni condizione l’utilizzazione ai fini pensionistici del flusso contributivo, evitando la costituzione di spezzoni assicurativi di precaria valorizzazione.

 

Riscatto Anni di Laurea

A norma di legge il riscatto degli anni di laurea può essere fatto, seppur a titolo particolarmente oneroso. Nel particolare, la legge 24 dicembre 2007, n. 247, che ha modificato l’art. 2 del Decreto Legislativo 30 aprile 1997, n. 184, ha inteso favorire i giovani neolaureati, dando loro la possibilità di riscatto ai fini previdenziali presso l’INPS dei corsi universitari di studio. Purtroppo, nei fatti per i giovani medici la norma è al momento di difficile applicazione, in quanto gran parte degli interessati, essendo già iscritti ad altra forma obbligatoria di previdenza, cioè alla “Quota A” del Fondo di Previdenza Generale della Fondazione ENPAM, in virtù dell’iscrizione all’Albo professionale, non è in possesso del requisito soggettivo previsto dalla legge.

Ulteriore criticità è data dalla precaria regolamentazione della valorizzazione dei periodi riscattati secondo tale nuova disciplina, all’atto del loro eventuale trasferimento presso l’ENPAM, Ente privatizzato, al quale i professionisti saranno successivamente iscritti in caso esercitassero attività libero professionale ovvero convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale. La norma in questione, infatti, fa espresso riferimento alle regole del sistema contributivo, mentre l’ENPAM su tali gestioni adotta un sistema di calcolo retributivo-reddituale.

 

Inquadramento Previdenziale del Medico in formazione specifica di medicina generale

L'ENPAM ha apportato una modifica all'art. 3, comma 2, del proprio regolamento, tale da introdurre un inquadramento previdenziale unico dei medici iscritti al corso specifico di medicina generale nella Quota B del Fondo Generale ENPAM, col vantaggio di versarli nella stessa cassa insieme agli altri contributi versati in qualità di iscritti agli Ordini professionali. Nel particolare, i medici in formazione specifica di medicina generale versano i contributi pensionistici direttamente (ed esclusivamente) nella Quota B del Fondo Generale ENPAM, con una quota ridotta del 2% (oppure con una quota intera del 12,5%, a discrezione quindi del singolo contribuente) della somma eccedente il reddito cui fa riferimento la quota A (ad esempio i 5160€ circa per medici al di sotto dei 35 anni).

 

Inquadramento Previdenziale del Medico

Tutti i medici abilitati alla Professione, a partire dal momento in cui si iscrivono al corrispondente Albo Ordinistico, contribuiscono obbligatoriamente alla Quota A del Fondo Generale ENPAM. Inoltre, in funzione della tipologia lavorativa (autonoma, dipendente, subordinata, ecc.), i medici trovano un differente inquadramento previdenziale che può essere riassunto schematicamente come di seguito:

- rapporto di impiego presso Aziende Sanitarie Territoriali ed Ospedaliere o altre Pubbliche Amministrazioni (Ministero Salute, Assessorati Regionali Sanità, IRCCS, ecc.), con versamento contributivo alla Gestione ex-INPDAP dell’INPS;

- rapporto di dipendenza con una casa di cura o con strutture private, accreditate e non, con versamento all’INPS;

- regime di attività convenzionata con gli Istituti del Servizio Sanitario Nazionale, con versamento ai Fondi Speciali dell’ENPAM;

- regime di attività autonoma libero professionale, con versamento alla “Quota B” del Fondo Generale ENPAM.

Le normative vigenti prevedono che i periodi coperti da contribuzione obbligatoria presso diverse gestioni pensionistiche (ad esempio, gestione ex-INPDAP dell’INPS), al fine del conseguimento del diritto alla pensione, potranno essere riuniti mediante l'istituto della ricongiunzione/totalizzazione contributiva. La ricongiunzione permette il trasferimento materiale dei contributi da una cassa e/o gestione ad altra, quindi tutti i contributi vengono utilizzati secondo le regole della cassa presso la quale sono stati ricongiunti; è onerosa, ma può essere vantaggiosa. Nella totalizzazione, invece, i contributi restano accreditati presso le originarie casse e/o gestioni e pertanto l'ammontare finale del trattamento pensionistico è dato dalla sommatoria delle singole quote di pensione, calcolate secondo le differenti regole della cassa e/o gestione; è gratuita sopra i 6 anni, ma non è sempre conveniente. All’atto della presentazione della domanda di entrata in quiescenza, l’ultima cassa previdenziale di riferimento trasmette la pratica all’INPS, che provvede a collezionare tutti i contributi versati a vario livello nelle varie casse e poi provvede alla corresponsione della pensione.

Parallelamente alla previdenza obbligatoria, è fortemente consigliato di avviare il percorso previdenziale complementare al fine di compensare l’insufficiente pacchetto pensionistico che sarà restituito al giovane medico al termine del percorso lavorativo, a fronte dei contributi previdenziali versati negli anni. Tra i  sistemi pensionistici integrativi considerati più affidabili, si cita a titolo esemplificativo il Fondo Sanità www.fondosanita.it, fondo complementare senza finalità speculative che offre enormi vantaggi. Trattasi di un fondo di previdenza complementare collettiva a capitalizzazione (ovvero ciascun contribuente rimane titolare del patrimonio versato e del rendimento prodotto negli anni dagli investimenti) “chiuso”, cioè limitato alla categoria professionale degli esercenti le professioni sanitarie, e “multi comparto”, perché permette investimenti differenziati agli aderenti, in grado di soddisfare l’obiettivo di rendimento e la propensione al rischio del singolo, senza farlo pesare sugli altri.

Tutti i medici abilitati alla Professione, a partire dal momento in cui si iscrivono al corrispondente Albo Ordinistico, contribuiscono obbligatoriamente alla Quota A del Fondo Generale ENPAM.*

*Obbligatorietà della contribuzione

Art. 21 del D.Lg.C.P.S. 13 settembre 1946, n. 238
“Gli iscritti agli Albi sono tenuti all’iscrizione ed al pagamento dei relativi contributi all’Ente nazionale di Previdenza ed Assistenza istituito o da istituirsi per ciascuna categoria”.

Art. 1, comma 3 del D. Lg. 30 giugno 1994, n. 509
“Gli enti trasformati continuano a svolgere le attività previdenziali e assistenziali in atto riconosciute a favore delle categorie di lavoratori e professionisti per le quali sono stati originariamente istituiti, ferma restando la obbligatorietà della iscrizione e della contribuzione”.

Sentenza Corte Costituzionale 23 giugno 1988, n. 707
“Il sistema previdenziale si ispira a superiori esigenze di solidarietà sociale il che impone di prescindere da elementi precipuamente soggettivi quali la maggiore o minore attività professionale e la conseguente diversa remunerazione dell’assicurato. Tale principio solidaristico giustifica la obbligatorietà del contributo al solo presupposto del potenziale svolgimento dell’attività professionale, connesso all’iscrizione nel relativo albo. E’, pertanto, costituzionalmente legittimo l’art. 21 D.Lg.C.P.S. 13 settembre 1946 n. 233 nella parte in cui prescrive l’obbligo per tutti i medici iscritti all’albo, senza esenzione per quelli che svolgono attività ospedaliera a tempo pieno, del pagamento dei contributi E.N.P.A.M.”.

Sentenza Corte Costituzionale 17 marzo 1995, n. 88
“La struttura di tipo solidaristico dei sistemi previdenziali delle categorie professionali giustifica l’onere di contribuzione a carico di tutti gli appartenenti all’ordine professionale, ancorché dipendenti di un ente in ragione del solo potenziale esercizio dell’attività professionale connesso con l’iscrizione all’albo”.

 

Meccanismi Previdenziali e Contributivi

I meccanismi previdenziali sono sostanzialmente riconducibili a due tipologie di sistema: a) a ripartizione; b) a capitalizzazione.

a) Il sistema a ripartizione, storicamente adottato in Italia, si fonda su un principio di solidarietà intergenerazionale, per cui ogni generazione di lavoratori attivi si priva di parte della sua disponibilità finanziaria corrente e la consegna ad un soggetto pubblico, preposto per legge alla raccolta, custodia ed erogazione di quanto occorre per assicurare una rendita pensionistica alla generazione degli anziani in quiescenza. La generazione corrente di lavoratori matura in tal modo il diritto a ricevere una rendita pensionistica attraverso il versamento dei contributi da parte della successiva generazione di lavoratori attivi. La principale criticità connessa a questa tipologia di sistema è rappresentata dal caso in cui intervenga uno squilibrio demografico ed economico tra generazioni subentranti, a seguito del quale la generazione corrente non produce reddito sufficiente per finanziare le pensioni e l’assistenza della generazione subentrante.

b) Nel sistema a capitalizzazione ciascun lavoratore si costruisce autonomamente e personalmente una posizione pensionistica, versando economie eventualmente accantonate con finalità previdenziale ad un ente che ne cura la gestione di lungo periodo. All’età della pensione al lavoratore in quiescenza l’ente restituirà le somme versate sottoforma di rendita o capitale, nelle quantità consentite dai risultati della gestione di quel portafoglio previdenziale. Tale sistema si fonda su un meccanismo di tipo assicurativo-finanziario, che assume l’anzianità quale rischio da sopportare e da amministrare autonomamente. Il punto critico di questo sistema consiste nella riduzione del valore della pensione a causa della perdita del potere d’acquisto dei contributi accantonati, conseguente all’inevitabile inflazione intervenuta nel periodo di tempo intercorso: in parole povere, si corre il rischio di pagare contributi con denaro con un determinato potere d’acquisto per poi ricevere pensioni con moneta svalutata.

Nel passato si ricorreva al Sistema Retributivo al fine di effettuare il calcolo delle pensioni da corrispondere al lavoratore che presentava domanda di entrata in quiescenza. Tale sistema, che si fondava su una netta preponderanza di soggetti lavoratori attivi contribuenti rispetto ai pensionati, era molto vantaggioso in quanto si basava sulle retribuzioni percepite dal lavoratore negli ultimi cinque anni. A seguito però delle variazioni demografiche (aumento dell’aspettativa di vita alla nascita e calo delle nascite), la proporzione dei lavoratori rispetto ai pensionati si è progressivamente avvicinata, rendendo tale sistema di fatto non più sostenibile. Si è dovuto pertanto ricorrere all’adozione, attraverso una complessiva riforma del sistema pensionistico, del Sistema Contributivo, che si basa ai fini del computo delle pensioni da corrispondere sui contributi versati nel corso del periodo lavorativo, in funzione di coefficienti di trasformazione predefiniti. È intuitivo come insistano differenze sostanziali rispetto al sistema retributivo, in quanto col nuovo impianto il calcolo viene effettuato non più sugli ultimi cinque anni, bensì sulla media dei contributi versati nel corso dell’intero arco lavorativo. I servizi odiernamente operanti ai fini della maturazione del diritto alla pensione sono, dunque, quelli coperti da contribuzione.

La contribuzione può essere ricondotta alle seguenti tipologie: a) contribuzione obbligatoria (quella versata dal datore di lavoro all'ente previdenziale in base ad aliquote contributive proporzionali alla retribuzione percepita dal lavoratore); b) contribuzione figurativa (riconosciuta gratuitamente dalla legge per periodi non coperti da contribuzione obbligatoria, come il servizio militare o il periodo corrispondente allo stato di maternità verificatosi al di fuori del rapporto di lavoro); c) contribuzione da riscatto (riconosciuta onerosamente e su domanda dell'interessato per periodi non coperti da contribuzione obbligatoria, quali i periodi di studio per il conseguimento del diploma di laurea).

 
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