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S.I.Me.G. - Formazione in medicina generale

LA FORMAZIONE POST LAUREAM IN MEDICINA GENERALE: TERRENO DI SCAMBIO TRA POLITICA E SINDACATI, NEL SILENZIO DELLE ASSOCIAZIONI SCIENTIFICHE E CULTURALI

"La formazione in medicina generale è specifica, non è una scuola di specializzazione. È diversa [dalla formazione specialistica] perché deve rispondere alle realtà territoriali [che sono] diverse dall’ospedale".

Sono queste le parole che nelle scorse settimane, durante i lavori del Congresso della FIMMG, sono state pronunciate dalla Direttrice Generale delle Professioni sanitarie del Ministero Salute, dott.ssa Rossana Ugenti, destando stupore all’interno del Dipartimento di Medicina Generale (SIMeG) dell’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM)

Stupore misto a disappunto poiché non possiamo non rilevare come, anche da parte di un’autorevole rappresentante del Ministero della Salute, continui a essere riproposta l’errata quanto sedimentata contrapposizione tra i termini “formazione specifica” e “formazione specialistica”; termini che, in realtà, non si escludono vicendevolmente, come peraltro dimostra il fatto che a livello internazionale le scuole di specializzazione in medicina generale rappresentino la norma.

Ci preme ricordare, infatti, come il termine “formazione specifica” sia stato introdotto dalla normativa comunitaria oltre 30 anni fa per indicare la necessità che i camici bianchi chiamati a esercitare la professione di medico di medicina generale possedessero una formazione specifica in tale ambito, non ritenendo più sufficiente la sola formazione di base (fornita dal corso di laurea), in analogia, e non in contrapposizione, a quanto già avveniva per le altre branche della medicina. In gran parte dei Paesi dell’Unione Europea (ma sarebbe più appropriato dire nella quasi totalità dei paesi occidentali) tale formazione è svolta in ambito accademico senza che questo implichi dei distinguo sul fatto che la formazione debba essere di matrice territoriale e orientata alla primary health care e non rinchiusa all’interno del setting ospedaliero.

Facciamo notare, inoltre, come il binomio formazione accademica-formazione specialistica è frutto di un contesto storico-culturale basato sul modello ospedalo-centrico. Questa situazione viene ulteriormente accentuata in negativo nel nostro Paese a causa della lontananza della medicina generale dal mondo accademico, il che ha contribuito alla quasi completa assenza – tranne sporadiche eccezioni - di tale insegnamento durante i sei anni di corso di laurea in medicina e chirurgia.

Una grande mole di letteratura in ambito di formazione dei professionisti sanitari ha già evidenziato, ormai da tempo, l'opportunità e i vantaggi legati all'implementazione di insegnamenti nel pre-laurea e post-laurea da svolgersi all’interno dei servizi del territorio ovvero all'interno di quei "community health centers" che nel nostro SSN abbiamo, con anni di ritardo, identificato nelle cosiddette Unità Complesse di Cure Primare/Case della Salute.

Numerosi documenti e linee guida (cfr. il report “Transforming and scaling up health professionals’ education and training” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e il documento “Global standards for postgraduate Family Medicine education” di Wonca) hanno ribadito come la formazione in Medicina Generale debba essere sotto ogni aspetto (durata, finanziamento, possibilità di formazione post-laurea) equiparata alle altre specializzazioni.

Non è un mistero, inoltre, che la formazione italiana nell’ambito delle cure primarie debba essere migliorata, tanto che secondo alcuni autori (tra cui anche Barbara Starfield) l’Italia sia uno dei Paesi cosiddetti occidentali a possedere una formazione nell’ambito dell’assistenza socio-sanitaria primaria più arretrata di quanto non lo sia quella presente in molti Paesi in via di sviluppo.

Sorprende, pertanto, vedere come nell’epoca dell’Evidence Based Healthcare anche le parole di eminenti rappresentanti del Ministero della Salute vadano in controtendenza rispetto a quanto già evidenziato dalla letteratura internazionale e continuino ad alimentare una stanca dialettica di contrapposizione tra università, ospedale e territorio, quando già da anni le realtà organizzative più avanzate ragionino in termini di integrazione funzionale e strutturale.

L’insensatezza di tali contrapposizioni tra il mondo della medicina specialistica e quella della medicina del territorio è rivelata anche dall’accordo stipulato tra la FIMMG e la Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) all’interno del quale le due organizzazioni (una un sindacato e l’altra una società scientifica) stabiliscono una collaborazione finalizzata ad apportare interventi significativi da parte degli specialisti in Igiene e Sanità Pubblica nell’insegnamento all’interno dei corsi con particolare riferimento alle tematiche di organizzazione e management sanitario.

Leggiamo nelle premesse dell’accordo che il sindacato “nel suo ruolo di rappresentanza dei suddetti professionisti assume un ruolo importante nella pianificazione delle attività formative dei Corsi di Formazione di Medicina Generale con particolare riguardo alla programmazione e stesura degli incontri seminariali.”

Leggendo ciò è lecito domandarsi, crediamo a ragione, in quale decreto legislativo o ministeriale sia stato assegnato al sindacato tale ruolo nonché il compito di pianificazione dell’attività formativa e di programmazione della stessa. Nel D.lgs 17 Agosto 1999, n. 368? Nel Decreto Ministeriale del 7 Marzo 2006 “Principi fondamentali per la disciplina unitaria in materia di formazione specifica in medicina generale” il cui art.15 è riportato anche nell’accordo? (ndr. crediamo che l’erronea citazione del Decreto Legislativo n.256 del 2006 presente nel testo dell’accordo volesse riferirsi in realtà a questo Decreto Ministeriale del Ministro della Salute).

Pur mostrando apprezzamento per un’apertura nei confronti del mondo universitario e specialistico che, seppur minima, rappresenta una novità per un mondo in gran parte autoreferenziale quale quello della Medicina Generale, ci appare difficile comprendere questo accordo alla luce della resistenza del sindacato a un eventuale sviluppo della FSMG in formazione accademica e delle motivazioni finora addotte dai detrattori di tale proposta di evoluzione.

Ricordiamo che finora le obiezioni a un’evoluzione accademica della formazione in MG italiana siano state spesso motivate proprio dal paventato rischio che l’insegnamento all’interno dei corsi di formazione universitari dei futuri medici di medicina generale venisse sempre più affidato a medici non di medicina generale. Appare quindi strano come il sindacato ritenga ora così importante implementare tali temi nella formazione dei medici di medicina generale e continui ad avversare la proposta avanzata dalle Regioni di far incontrare il meglio dell’esperienza degli attuali corsi di formazione specifica in medicina generale con l’esperienza della Scuola di specializzazione in medicina di comunità e cure primarie.

Ci chiediamo cosa impedisca ancora oggi di iniziare a sviluppare, anche in Italia, un filone accademico dedicato alla medicina del territorio che possa permettere ai giovani medici al termine della formazione post lauream in medicina generale di proseguire nella ricerca, accedere a specifici programmi di dottorato e contribuire così alla creazione di poli di eccellenza in cui promuovere la cultura della medicina generale e delle cure primarie.

Né capiamo le motivazioni di ordine economico avverse a un’eventuale istituzione di una specializzazione dedicata alla formazione specifica in medicina generale dal momento che tutti, compresa FIMMG, siano d’accordo con la necessità di eliminare le differenze di trattamento economico tra corsisti e specializzandi (a circa 16.700€ ammonta la retribuzione per un corsista mentre si attesta a circa 25.000€ quella di uno specializzando) e, quindi, con la necessità di ricercare una valorizzazione dello status anche attraverso lo stanziamento di fondi ulteriori per la formazione specifica in medicina generale.

Dopo tante obiezioni alla nascita di una scuola di specializzazione dedicata all’insegnamento della Medicina Generale e alle Cure Primarie ci sembra che in realtà questo recente accordo metta in luce come, dopo tutto, non erano in fondo queste obiezioni a sostenere le resistenze di un’evoluzione della formazione specifica italiana. Ci auguriamo che a motivare le resistenze al riconoscimento accademico della medicina generale italiana (caso unico di trattamento nettamente distinto dal resto della formazione medica post laurea, a oltre 30 anni dalla prima Direttiva Europea sull’istituzione della formazione specifica in medicina generale europea) non sia  in realtà la volontà del sindacato di mantenere quel “ruolo importante nella pianificazione delle attività̀ formative dei Corsi di Formazione di Medicina Generale” citato dalla stessa FIMMG nell’accordo.

Tra tante domande e qualche auspicio abbiamo una certezza: il Dipartimento di Medicina Generale SIMeG dell’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) ribadisce il proprio sostegno alla proposta di evoluzione della Medicina Generale avanzata dalle Regioni all’interno del controverso articolo 22 del Patto per la Salute 2014-2016. La nostra associazione, inoltre, mantiene il forte convincimento che il dialogo sul futuro della formazione in questa branca della medicina non possa essere oggetto di trattativa sindacale ma debba essere ispirato dall’analisi delle migliori pratiche nazionali e internazionali e debba essere guidato dai principi dell’Evidence based Healthcare.

 

IL DIPARTIMENTO MEDICINA GENERALE DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA GIOVANI MEDICI SUL NUOVO ACN: INVIATA UNA LETTERA ALLA SISAC SULLE PROBLEMATICHE CHE RIGUARDANO I GIOVANI MEDICI.

LE PROPOSTE DEL SIMEG

 

La stagione estiva ha segnato una battuta di arresto alla discussione in merito alla bozza avanzata per il nuovo ACN. A oggi le polemiche più accese sul nuovo ACN si sono sostanzialmente concentrate su aspetti di carattere prettamente occupazionale e contrattuale. Dalle bozze provvisorie che sono circolate emerge un ACN non troppo diverso dal passato. Crediamo in questo modo si stia perdendo l’occasione per affrontare il tema di revisione concreta della medicina generale, capace di assicurare un’assistenza primaria universale, equa e sostenibile, al cui interno operi una medicina generale capace di lavorare in modo integrato con le altre figure professionali del Sistema Sanitario Nazionale, per garantire una reale presa in carico della salute del paziente e una concreta continuità delle cure.

Colpisce la scarsissima attenzione rivolta a proposte concrete finalizzate al miglioramento della condizione dei giovani medici di medicina generale che, seppur potenzialmente numerose, restano sostanzialmente ancora inespresse.

In merito a quest’ultimo aspetto, riteniamo doveroso rompere il silenzio facendo anche appello a tutte le rappresentanze giovanili della medicina generale, sindacali e non sindacali, al fine di sostenere tali richieste che, evidentemente, non sono ritenute prioritarie degli attuali vertici sindacali poiché, a nostro avviso, lontane dal sentire di chi si cura quasi esclusivamente delle istanze delle generazioni più anziane.

A tal fine il Dipartimento di Medicina Generale del SIGM ha inviato una lettera alla SISAC in cui si avanzano le seguenti proposte a favore dei giovani medici in possesso del diploma di formazione specifica in medicina generale e di quelli ancora in formazione al fine di operare in tutti quegli ambiti meritevoli di revisione e regolamentazione.

 

ISCRIZIONE ALLE GRADUATORIE REGIONALI DELLA MEDICINA GENERALE E ACCESSO AL LAVORO:

    • Diminuzione dei tempi necessari all’iscrizione nelle graduatorie regionali della medicina generale tramite iscrizione con riserva per i medici in formazione già al terzo anno dei corsi di formazione specifica in medicina generale, da sciogliere al momento del conseguimento del titolo, come più volte suggerito tanto dalla nostra Associazione quanto da varie sezioni giovanili di organizzazioni sindacali e non.

    • Tutela dei medici di medicina generale in formazione che hanno temporaneamente interrotto il periodo formativo per malattia o gravidanza, permettendo anche in questo caso l’iscrizione anticipata, con riserva da sciogliere al momento del conseguimento del titolo.

    • Informatizzazione della domanda per la formazione delle graduatorie regionali. Creazione di un portfolio informatico (possibilmente gestito centralmente da AgeNaS) in cui raccogliere i titoli validi per la formazione della graduatoria regionale e rendere così più facili e trasparenti le procedure di formazione delle graduatorie, la verifica dei titoli, diminuendo in tal modo i tempi di formazione delle graduatorie, che a oggi sono di almeno un anno.

    • Eliminare i ritardi nella pubblicazione e utilizzazione delle graduatorie regionali dell’anno in corso. In alcune Regioni esiste un ritardo nella pubblicazione e utilizzo delle graduatorie regionali. Si chiede che in caso di ritardi sia reso obbligatorio in ACN la compensazione del ritardo accumulato al fine di rendere utile le graduatorie regionali nell’anno di riferimento.

    • Valorizzare il titolo di formazione specifica in medicina generale nella formazione delle graduatorie regionali. Pur auspicando una reinterpretazione più stringente del diritto acquisito sul piano normativo, come più volte espresso dalla nostra associazione, riteniamo opportuno valorizzare concretamente la Formazione Specifica in Medicina Generale, aumentandone in modo considerevole il peso in termini di punti utili alla formazione delle graduatorie regionali.

    • Valorizzare il possesso di titoli di merito per la collocazione nelle graduatorie regionali di medicina generale: ad es. possesso di master, corsi di alta formazione, dottorati e altri titoli attinenti all’ambito delle cure primarie.

    • Ridurre la quota di posti riservati ai “medici equipollenti” (medici abilitati entro il 31/12/1994) non in possesso di un titolo di formazione specifica in medicina generale a non più del 10%.

    • Diminuzione dei punti attribuiti alla residenza nella formazione della graduatoria regionale e del tempo necessario al trasferimento. La flessibilità della moderna società rende molto più facile che in passato la necessità di trasferimenti per necessità familiari. Crediamo sia utile pertanto ridurre il periodo di limitazione del trasferimento, portando il limite a 2 anni sia per trasferimenti intra che inter-regionali (nell’ultima bozza di ACN erano previsti ben 4 anni per trasferimenti inter-regionali). Per le stesse motivazioni riteniamo necessario ridurre in termini di punti il valore della residenza.

    • Limitare la possibilità per i medici già convenzionati di superare il massimale. Oggi, grazie a meccanismi di deroga al massimale, è frequente che alcuni colleghi arrivino a un numero di assistiti di molto superiore al massimale. Proponiamo di predisporre meccanismi che rendano difficile il superamento del massimale.

 

REGOLAMENTAZIONE TRASPARENTE E CHIARA DELLE SOSTITUZIONI DEI MEDICI DI MEDICINA GENERALE

Le bozze e le proposte a oggi presentate, non presentano sostanziali differenze con l’attuale modello di gestione delle sostituzioni dei medici di medicina generale.

È evidente come l’attuale modalità di determinazione del compenso spettante al sostituto presenti molte criticità. Il medico sostituto deve essere in possesso di dati che generalmente non possiede per calcolare quale sia l’equo compenso, in primis il numero delle scelte del medico sostituito. Inoltre la ponderazione del compenso in base alla variazione della morbilità tra mesi invernali ed estivi (+/-20%) fa sì che il compenso per un giorno di sostituzione venga a diminuire proprio nel periodo in cui più alta è la richiesta di sostituti. Proponiamo pertanto:

    • Eliminazione delle variazioni +/- 20% stagionali.

    • Calcolo del compenso in base ai giorni di sostituzione effettivi e superamento del calcolo del compenso giornaliero basato su una settimana di 7 giorni lavorativi e determinazione di compensi dignitosi. È infrequente, infatti, che a un sostituto vengano pagati anche i giorni festivi e prefestivi, come contemplato in alcuni modelli proposti per il calcolo del compenso del sostituto, e ciò altro non fa che svalutare nei fatti il lavoro dei giovani colleghi. Proponiamo pertanto la determinazione di compensi chiari e dignitosi. Nella tabella successiva presentiamo una stima di ciò che dovrebbe spettare già oggi a un sostituto, calcolando il compenso giornaliero tenendo conto di una settimana di soli 5 giorni lavorativi anziché 7.


Pazienti

1500

1400

1300

1200

1100

1000

900

800

700

600

500

300

Compenso

161€

150,5€

139,7€

129€

118€

107,5€

96,5€

86€

75€

64,5€

53,5€

32€

 

    • Introduzione di un sistema di retribuzione mediante riepilogo delle sostituzioni direttamente alle Aziende Sanitarie, lasciando a quest’ultime il compito di saldare il corrispettivo dovuto in accordo a quanto previsto in ACN, fatta salva la premessa di fissare compensi dignitosi e chiari per i sostituti in ACN.

    • Conteggio di tutti i giorni effettuati in sostituzione quali titoli utili ai fini della formazione delle graduatorie regionali. Mediante l’introduzione del riepilogo delle sostituzioni esposto al punto precedente l’Azienda verrebbe messa a conoscenza di tutti i giorni di sostituzione che pertanto potrebbero essere certificati e conteggiati, analogamente a quanto ora avviene solo per i medici sostituti di medici assenti per ragioni sindacali.

 

FORMAZIONE E DOCENZA IN MEDICINA GENERALE

La nostra Associazione è impegnata da anni nella promozione della formazione specifica in medicina generale, ragione per la quale riteniamo necessaria una sua evoluzione accademica che, pur mantenendo il baricentro della formazione sul territorio, permetta l’accesso alle agevolazioni e ai canali di sviluppo che il mondo accademico può fornire alla disciplina. A tal fine sono opportuni quanto necessari adeguamenti dell’ACN in tal senso.

    • Prevedere agevolazioni per i medici di medicina generale impegnati in attività di docenza della formazione specifica in medicina generale. Tale necessità, peraltro, era già stata evidenziata dall’Osservatorio Ministeriale sulla Formazione in Medicina Generale.

    • Prevedere modelli di medicina generale in cui vi siano spazi e luoghi per la formazione dei corsisti nonché la possibilità di svolgere attività professionalizzanti retribuite. Dal momento che le AFT molto probabilmente rimarranno delle rete virtuali e non reali, si pone il problema della collocazione dei giovani medici in formazione all’interno del nuovo assetto della medicina generale, motivo per cui crediamo sia necessario prevedere e identificare degli spazi dedicati alla formazione e alle attività professionalizzanti dei medici di medicina generale in formazione.

Occorre inoltre ricordare come in sede di Patto per la Salute siano ancora da definire le attività professionalizzanti previsti dalla Legge 8 nov 2012 n.189, auspicando che queste abbiano come scopo lo svolgimento in autonomia di attività retribuite con chiare finalità di formazione, senza per questo rappresentare un’alternativa a basso costo e a rapido turn over a scapito dell’occupazione dei giovani medici diplomati.

 

CONTINUITÀ ASSISTENZIALE

L’attività di continuità assistenziale rappresenta in molti casi la prima attività svolta dai medici neodiplomati. Appare pertanto doverosa un’attenzione particolare per tale attività da parte della nostra Associazione. Come già anticipato in premessa e in comunicati precedenti (leggi qui link) la nostra Associazione sperava nella creazione di un ruolo unico che fosse realmente tale e che non conservasse nei fatti una distinzioni tra i medici dei turni diurni e i medici dei turni “difficili”. Tuttavia non sembra ci sia la volontà all’orizzonte di portare avanti un reale superamento di tale dualismo, mediante, per esempio, una riduzione dei massimali, con la conseguente ridistribuzione dei carichi assistenziali, e un’analoga ridistribuzione dei turni notturni e festivi tra tutti i medici del ruolo unico, eventualmente permettendo un auspicabile grado di flessibilità su base volontaria.

Fermo restando la nostra idea della necessità di un ruolo unico che non veda sostanziali distinzioni tra due profili di medici al suo interno, crediamo che anche nel caso in cui si decidesse di mantenere l’assetto proposto dall’atto di indirizzo, basato su medici a contratto orario e a ciclo di scelte, si possano suggerire importanti modifiche all’attuale servizio notturno di assistenza. Proponiamo pertanto:

    • Mantenimento della copertura h24 mediante un servizio effettivamente integrato con i medici di medicina generale al fine di svolgere non solo un’attività di guardia medica, ma anche di continuità assistenziale.

    • Ottimizzazione, efficientamento e messa in sicurezza del servizio. Il servizio di CA attuale vede spesso l’alternarsi di sedi con una quantità di personale inferiore al necessario e altre in cui il personale è sottoutilizzato. Riteniamo necessario procedere a un’ottimizzazione delle sedi, tenendo conto delle caratteristiche geografiche e infrastrutturali, accorpando, se necessario, le sedi dove è presente una scarsa pressione assistenziale, ma in ogni caso preservando un’assistenza notturna ad appannaggio della medicina generale. Riteniamo necessario, accanto a questa rimodulazione delle sedi di CA, anche un’evoluzione del servizio. Innanzitutto facendo si che ogni singola sede (rimodulata per estensione in base al carico assistenziale) non preveda mai un solo operatore, eventualmente affiancando al medico un infermiere, e sia presente una reale integrazione con tutti gli attori dell’assistenza primaria, in primis medicina generale,  e servizi territoriali e con il servizio di emergenza territoriale, mediante lo sviluppo di percorsi chiari e condivisi. L’eventuale introduzione della figura dell’infermiere, oltre a implementare le capacità di intervento e di gestione del servizio di CA (vedi la gestione dei pazienti cronici allettati o della terminalità al domicilio), permetterebbe poi di ridurre il problema della sicurezza del servizio, che troppo spesso vede colleghi soli in situazione di vulnerabilità e pericolo personale non più accettabili. La razionalizzazione delle sede di CA non può prescindere, infine, da iniziative volte a minimizzare l’utilizzo improprio del servizio.

    • Introduzione di meccanismi di deterrenza contro atti di prepotenza dell’utenza. Il medico di CA, proprio per la sua solitudine e isolamento, è spesso oggetto di atti di prepotenza da parte dell’utenza che pretende interventi non appropriati, non di rado ricorrendo addirittura, come spesso segnalato dai colleghi alla nostra Associazione, a minacce e intimidazione. Proponiamo pertanto che vengano svolte campagne informative e formative della cittadinanza al fine di comprendere le finalità del servizio di CA ed, eventualmente, si studi la possibilità di abilitare il medico a certificare l’utilizzo improprio del servizio in modo da far corrispondere a questo utilizzo improprio un ticket al paziente. Si propone inoltre di predisporre e diffondere i sistemi di registrazioni della chiamate e strumenti per permettere al medico di CA di far intervenire le forze dell’ordine di fronte ad atti di forza esercitati o anche semplicemente intimati.

    • Meccanismi di riscossione a carico dell’azienda delle prestazioni libero professionali per pazienti fuori sede o in caso utilizzo improprio del servizio. Predisporre, come già avviene in alcune Aziende, che le somme da riscuotere vengano versate dal paziente all’Azienda (che le versa, se dovute, nello stipendio del medico), al fine di minimizzare eventuali conflittualità col paziente.

    • Definire chiari meccanismi per garantire periodi di ristoro psico-fisico anche per i medici di CA. Chiarire la possibilità di modificare il monte ore settimanale nell’arco del mese per prevedere periodi di ristoro, attualmente demandate alla contrattazione locale, ma non sempre e ovunque attuate. Nei turni diurni definire le modalità per usufruire del pasto.

    • Precisare che l’assegnazione dei turni debba basarsi su criteri di equità, collaborazione tra colleghi e funzionalità del servizio. Accade spesso che i medici neoassunti debbano sottostare a regole di assegnazione turni spesso inique e arbitrarie. Pur lasciando la flessibilità necessaria a un’ottimale funzionamento del servizio, crediamo sia importante precisare in ACN tale aspetto, per ricordare che deve esistere una parità di condizioni tra colleghi, evitando il sorgere di regole improvvisate frutto della consuetudine che giocano solitamente a scapito dei giovani colleghi.

    • Assicurare che la formazione aziendale retribuita venga offerta ed effettivamente erogata ai medici di CA in servizio sia a tempo determinato che indeterminato.

 

In conclusione, il Dipartimento di Medicina Generale dell’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) ribadisce il proprio appello alla SISAC chiamata a tenere in debita considerazione anche gli interessi dei giovani medici di medicina generale che, a oggi, non trovano una vera rappresentanza negli attuali vertici sindacali, impegnati a tutelare per fisiologica e diretta rappresentanza, le fasce più mature della categoria.

Rinnoviamo la disponibilità e l’apertura del nostro Dipartimento a collaborare con tutte le realtà giovanili rappresentative della medicina generale per favorire il superamento delle divisioni a oggi funzionali a preservare vecchie dinamiche utili alle generazioni più anziane della categoria, a scapito degli interessi dei giovani medici di medicina generale continuano a non trovare adeguata rappresentanza presso i tavoli dove colleghi, spesso pensionandi, tracciano il futuro di una medicina generale in cui non lavoreranno.

 

Il Dipartimento di Medicina Generale (SIMeG)

Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM)

 

NELLA MEDICINA GENERALE ESISTE UN PATTO O UN CONFLITTO GENERAZIONALE?

Dal sindacato l’ennesima proposta che svaluta la formazione specifica in Medicina Generale e il futuro stesso della medicina del territorio; richiamo all’unità e alla responsabilità per i singoli colleghi iscritti ai CFSMG e per tutti i gruppi organizzati che hanno a cuore le richieste dei giovani medici: aumento dei posti di formazione post laurea con predilezione dei profili generalisti e innalzamento della qualità formativa attraverso l’istituzione di una Scuola di Specializzazione in Medicina Generale e Cure Primarie.

Il Dipartimento Medicina Generale (SIMeG) dell'Associazione Italiana Giovani Medici esprime profonda preoccupazione per le dichiarazioni riportate dai media in merito alle parole, pronunciate in Commissione Igiene e  Sanità dai vertici del sindacato FIMMG, relative alla possibilità di ampliare le condizioni che permettono l’accesso in soprannumero ai Corsi di Formazione Specifica in Medicina Generale.

Apprendiamo, infatti, che la FIMMG avrebbe proposto: “di consentire l’accesso ad incarichi a tempo indeterminato di Emergenza urgenza territoriale e di Medicina Penitenziaria senza il diploma di medicina generale, ma con corsi di formazione ad hoc come di fatto già avviene per l’Emergenza 118, consentendo agli stessi dopo un certo numero di anni di servizio di accedere come soprannumerari (senza borsa di studio) al corso di formazione specifica”.

Riteniamo preoccupante la proposta di ampliare il ventaglio di condizioni che permettono l’accesso in soprannumero ai CFSMG. È ormai noto come, a causa di un’interpretazione eccessivamente ampia del diritto acquisito, l’accesso di un gran numero di persone in soprannumero ai CFSMG abbia di fatto rappresentato un problema in molti corsi, riconosciuto trasversalmente come un problema da risolvere, anche dallo stesso sindacato che ora ripropone il ricorso al soprannumero.

La nostra Associazione da tempo sostiene la necessità di revisione del diritto acquisito, sia per quanto concerne l’accesso alla formazione che per l’esercizio della professione di medico di medicina generale. Riteniamo pertanto che la proposta avanzata da FIMMG svaluti ulteriormente la formazione specifica in medicina generale, aggiungendo un’ulteriore eccezione negativa a un percorso di formazione già strutturalmente e qualitativamente penalizzato rispetto agli altri percorsi di formazione specialistica.

Crediamo inoltre riduttivo attribuire alla sola dimensione retributiva la carenza di vocazioni per intraprendere il percorso della formazione specifica in medicina generale. Pesa a tal proposito, oltre a una disparità notevole nei diritti e nella retribuzione rispetto ai colleghi specializzandi, anche la coscienza, diffusa tra i giovani medici in attesa di intraprendere una formazione post-laurea, di un’ampia variabilità della qualità degli attuali CFSMG. A ciò si aggiunge una scarsa o nulla conoscenza della medicina del territorio tra i neolaureati, causata dalla lontananza della medicina generale dal mondo accademico e quindi di una pressoché ubiquitaria assenza dell’insegnamento della medicina generale e delle cure primarie nei corsi di laurea in medicina e chirurgia.

Come più volte ribadito dalla nostra Associazione, riteniamo che non sia più accettabile considerare la formazione in medicina generale un’eccezione al ribasso nel panorama nazionale della formazione post-laurea e sia urgente e non più differibile l’evoluzione e la valorizzazione della formazione specifica in Medicina Generale mediante l’istituzione di una Scuola di Specializzazione in Medicina Generale e Cure Primarie che metta insieme il meglio delle esperienze dei corsi regionali e l’Università. Una richiesta storicamente  avanzata dalla nostra associata, più volte ripresentata, non ultimo nel sostegno alla proposta avanzata dalle Regioni nella discussione interna all’art. 22 del Patto per la Salute di evoluzione accademica del percorso di formazione dei futuri medici di medicina generale, fortemente avversato dalla quasi totalità del mondo sindacale.

Sosteniamo, per tanti motivi, che è quanto mai necessario e urgente uno sforzo ulteriore per aumentare l’accesso alla formazione post-laurea dei neolaureati mediante un maggior finanziamento dei contratti e borse di formazione post-laurea e una loro ridistribuzione da fare alla luce di una reale programmazione basata sui bisogni di salute e sul dato epidemiologico piuttosto che sul mero dato storico. In questo momento storico, in cui il nostro SSN e la nostra sanità hanno bisogno di spostare il baricentro dei servizi sanitari dall’ospedale al territorio,  è necessario inoltre garantire l’accesso a una formazione di qualità, imperniata sui binari di una specializzazione, a un maggior numero di medici generalisti capaci di essere i leader della assistenza socio-sanitaria primaria. Soluzione che già altri sistemi sanitari evoluti in Europa (cfr. Francia) hanno messo in pratica da tempo.

Crediamo sia utile per chi legge, familiarizzare con l’ordine di grandezza delle cifre destinate alla formazione. Per quanto riguarda la medicina generale vengono finanziati annualmente (per i corsi dei tre trienni attivi) poco meno di 39 milioni € di cui circa i 4/5 servono al finanziamento delle borse e 1/5 all’organizzazione del corso. È estate, le prime pagine dei giornali sono occupate dal calciomercato e leggiamo che cifre ben maggiori sono spese nello sport business.

Ci chiediamo allora se la formazione dei medici di medicina generale che dovranno essere uno dei pilastri dell’assistenza socio-sanitaria primaria, da tutti indicata come un elemento fondamentale e irrinunciabile per garantire un SSN universale, equo, accessibile e di qualità non meriti di essere considerato un argomento di importanza strategica per il mantenimento del nostro sistema di sicurezza sociale e meritare pertanto un maggiore finanziamento. Lo stesso dicasi per il finanziamento dei contratti delle Scuole di Specializzazione, da effettuarsi non sul dato storico bensì su una pianificazione quali-quantitativa che tenga conto di tutti gli scenari epidemiologici e organizzativi.

Ci chiediamo inoltre: se i sindacati lottassero con la stessa energia con cui si battono per difendere il convenzionamento della medicina generale o per impedire l’evoluzione del CFSMG in percorso accademico, potrebbero indurre il Governo a investire maggiormente nella formazione? Parliamo di cifre elevate ma che rappresentano un investimento certo per la collettività se indirizzate alla formazione dei giovani professionisti della sanità, bene primario di tutti i cittadini e uno degli asset più produttivi del Paese al netto degli scarsi investimenti in ricerca e innovazione.

Tutto ciò è imprescindibile per il futuro del SSN e per valorizzare un patrimonio di risorse umane rappresentato da migliaia di giovani neolaureati, al momento “parcheggiati” in un limbo non più accettabile.

Ci chiediamo se la proposta di ampliare l’accesso in soprannumero non rientri in realtà nella difesa di diritti e privilegi della generazione più matura degli attuali medici di medicina generale, spesso massimalisti e prossimi alla pensione, a scapito delle generazioni più giovani e dello sviluppo in Italia di una moderna assistenza socio-sanitaria primaria. Avevamo già fatto tale osservazione in merito all’Atto di indirizzo della medicina convenzionata, ben accolto dal mondo sindacale che ora propone le alternative (per altro senza borsa) per l’accesso alla FSMG, osservazioni che rimangono tuttora valide nonostante la battuta di arresto delle discussioni sull’ACN. Alla luce di tali considerazioni leggiamo la proposta di ulteriori accessi in soprannumero come la necessità del mondo sindacale di garantire un adeguato turnover per permettere i pensionamenti e non finalizzata a garantire l’accesso alla formazione delle giovani generazioni. Necessità quest’ultima che condividiamo e che chiediamo venga risolta con proposte concrete, coraggiose e innovative.

Esiste un innegabile conflitto generazionale all’interno della medicina generale. Ci domandiamo come possano essere garantiti in modo concreto gli interessi delle nuove generazioni se la loro rappresentanza venga costantemente delegata a sindacati che tutelano gli interessi delle generazioni più mature, sulla scorta di un fantomatico patto generazionale che ha valore solo finché gli interessi delle nuove generazioni non confliggono con quelli delle vecchie, il che avviene molto di frequente.

Rileviamo come esista un’enorme frammentazione nell’ambito del mondo giovanile della medicina generale, frutto di continue gemmazioni di sezioni giovanili di realtà “senior”, che contribuisce a mantenere sempre debole la vera voce dei giovani medici e a perpetrare le divisioni basate su conflitti che appartengono alle vecchie generazioni e non alle nuove.

Concludiamo facendo appello alle rappresentanze tutte dei giovani medici di medicina generale, affinché si abbassi il livello di conflittualità e si dia il via a un dialogo tra pari che permetta di dar voce ai veri interessi delle nuove generazioni nonché di condividere progetti e battaglie per disegnare il futuro della Professione senza delegarlo ad altri che vivranno quel futuro nella tranquillità delle proprie pensioni.

Dipartimento Medicina Generale SIMeG

Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM)

 

PERCORSO SPECIALISTICO PER LA FORMAZIONE SPECIFICA IN MEDICINA GENERALE. DIFFUSI TIMORI INFONDATI TRA I CORSISTI E I GIOVANI MEDICI DI MEDICINA GENERALE PER CREARE MOVIMENTO DI OPINIONE CONTRO IL CAMBIAMENTO. FACCIAMO CHIAREZZA.

Assistiamo negli ultimi giorni al diffondersi sul web di notizie allarmanti sulle conseguenze dell’evoluzione in percorso specialistico della formazione specifica in medicina generale, sostenute per giunta da vari esponenti del mondo sindacale. Tale allarmismo è stato motivato, oltre che con il tema “evergreen” dell’equipollenze, con una lettura approssimativa della proposta di bozza del nuovo ACN proposta dalla Sisac, arrivando ad ipotizzare scenari complottistici finalizzati a fare della medicina generale una valvola di sfogo occupazionale per i medici specialistici.

Riteniamo pertanto utile e corretto nei confronti dei colleghi cercare di chiarire le incertezze createsi in questi giorni, raccogliendo e dando risposta ai più frequenti timori alimentati in questi giorni e fornendo, nell’esposizione, i riferimenti normativi in modo tale che tutti possano verificare personalmente quanto detto.

 

L’evoluzione a percorso specialistico della formazione specifica in medicina generale aprirà all’ “invasione della medicina generale”?

Ricordiamo che l’Italia è uno dei pochissimi Paesi Europei dove la formazione specifica in medicina generale non è considerata una specializzazione, senza per questo assistere nel resto d’Europa alla tanto temuta “invasione della medicina generale”.

L’esercizio della professione di medico di medicina generale è vincolato dalla normativa europea al possesso di un titolo attestante una formazione specifica in medicina generale (Art. 7 Direttiva 86/457/CEE , Art. 36 Direttiva 93/19/CE, Art. 29 Direttiva 2005/36/CE ). A tale normativa l’Italia deve attenersi, tanto che l’ormai famoso D.lvo 17 Agosto 1999, n. 368 che regola la formazione specifica in medicina generale italiana, altro non è se non il recepimento di una di queste direttiva: la Direttiva 93/19/CE. Il D.lvo reca in sé, infatti, l’ “Attuazione della direttiva 93/16/CEE in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli e delle direttive 97/50/CE, 98/21/CE, 98/63/CE e 99/46/CE che modificano la direttiva 93/16/CEE”. La normativa europea prevede che il titolo possa essere rilasciato al termine di un percorso di formazione specifica in medicina generale, che ogni Stato Membro è tenuto a istituire.

La normativa prevede la possibilità, inoltre, che gli Stati Membri possano decidere di rilasciare il titolo a chi abbia compiuto una formazione diversa da quella sopra citata, purché complementare, fissandone i requisiti minimi:

1) essere rilasciata da un ente riconosciuto;

2) prevedere 6 mesi all’interno di un ambulatorio MMG o dove si dispensino cure primarie;

3) comprova conoscenze di livello qualitativamente equivalente a quelle fornite dal percorso di formazione specifica in MG.

Questa possibilità, per giunta non recepita in Italia, se da una parte non limita al solo percorso di FSMG la possibilità di rilasciare il titolo di FSMG, dall’altra fissa dei paletti molto precisi sul profilo professionale di chi può esercitare la professione di medico di medicina generale. A tal proposito è utile far presente come, in Italia, potrebbe ambire a soddisfare i requisiti sopra citati solo la Scuola di Specializzazione di Medicina di Comunità e Cure Primarie e non altre Scuole di Specializzazione. Da notare come la normativa europea non parla di equipollenze, ma, negli Stati che ammettono tale possibilità, consente il rilascio stesso del titolo attestante la formazione specifica in medicina generale.

 

La specializzazione in medicina interna e titoli equipollenti sono, secondo l’ultima bozza ACN avanzata dalla Sisac, titoli sufficienti per l’iscrizione alla graduatoria regionale?

No. Questo errore interpretativo della bozza dell’ACN è stato generato ponendo l’accento sulla lettura del solo Allegato 1, in cui sono elencati i titoli utili per la formazione delle graduatorie regionali, tralasciando di precisare che le condizioni necessarie per l’iscrizione alla graduatoria regionale sono in realtà stabilite dall’Art. 17 comma 3. Tra le condizioni necessarie, infatti, si ritrova il possesso dell’ “attestato di formazione in medicina generale, o titolo equipollente, come previsto dal D.Lgs. 17 agosto 1999 n. 368 e successive modifiche e integrazioni.” Da notare che nell’ ACN 2005 in vigore, all’Art. 15 era presente la stessa condizione: “essere in possesso dell'attestato di formazione in medicina generale, o titolo equipollente, come previsto dai decreti legislativi 8 agosto 1991, n. 256, 17 agosto 1999 n. 368 e 8 luglio 2003 n. 277”. Le due scritture sono infatti equivalenti dal momento che il D.lvo 277/2003 introduce una modifica (l’introduzione del trienno al posto del biennio) al D.lvo 368/99, in recepimento della Direttiva 2001/19/CE. Per i motivi sopra esposti, titoli equipollenti per esercitare la professione di medico di medicina generale non esistono.

Rispetto al precedente ACN, tuttavia, si registra un maggior peso dato ai titoli di specialista in medicina interna/equipollenti e affini a questa disciplina, che passano rispettivamente da 2 e 0,5 punti a 4 e 2 punti. Ciò vuol dire che chi possiede già un titolo di formazione specifica in medicina generale, ma ha al contempo una formazione specialistica ricevuta nelle discipline sopracitate, vedrà pesare maggiormente in graduatoria rispetto al passato la propria formazione specialistica. La scelta può essere discutibile, ma si tratta di un bagaglio culturale che la Sisac ha ritenuto opportuno valorizzare. L’aver aumentato il peso di tali formazioni specialistiche, senza necessità di scomodare tesi complottiste, dovrebbe far riflettere sul fatto che evidentemente il titolo di specialista in tali discipline viene ritenuto, rispetto al passato, indice più affidabile di garanzia della qualità del professionista. Più che un tentativo di valorizzare la specializzazioni in medicina interna con le sue equipollenze e affinità, ci chiediamo se questo non rappresenti un’accresciuta sfiducia nel valore della formazione fornita dai corsi di formazione specifica regionali e, pertanto, un segno da interpretare in modo diametralmente opposto di chi vede nei corsi regionali una “difesa” della medicina generale.

 

Se per esercitare la medicina generale è necessario un titolo di formazione specifica in medicina generale perché i medici abilitati entro il ’94 possono esercitare la professione di medico di medicina generale?

I medici abilitati prima del 1 Gennaio 1995 possono esercitare la medicina generale in virtù del diritto acquisito. Anche questo aspetto non dipende dalle norma italiana, bensì dalla stessa normativa europea (Art. 7 Direttiva 86/457/CEE , Art. 36 Direttiva 93/19/CE, Art. 29 Direttiva 2005/36/CE ) e stabilita nella nostra normativa nazionale all’Art. 30 del D.lvo 368/99. L’interpretazione attuale del diritto acquisito, particolarmente generosa, lascia sostanzialmente la possibilità a tutti gli abilitati entro il 1 Gennaio 1995 di accedere alla medicina generale (CLICCA QUI per saperne di più)

 

Se per esercitare la formazione specifica in medicina generale è necessario un titolo di formazione specifica in medicina generale, perché i medici abilitati non in formazione possono esercitare la medicina generale anche senza FSMG?

In realtà questa è un’anomalia Italiana. Il motivo è da ricondursi verosimilmente ad un’interpretazione molto lassa della normativa europea, come stabilita all’Art. 29 Direttiva 2005/36/CE, limitandone l’applicazione solo al fine dell’iscrizione alla graduatoria regionale e quindi al convenzionamento. Sebbene con qualche debole accenno (vedi Art 37 comma 3 dell’ACN in vigore), un’interpretazione stringente della normativa europea non sembra essere stata posta tra le priorità delle precedenti contrattazioni dell’ACN. A causa di ciò, inoltre, durante il corso di formazione specifica in medicina generale i corsisti non solo non vengono impiegati come gli unici medici a poter esercitare la professione di medico di medicina generale in assenza di attestato di formazione specifica in medicina generale, ma si vedono sistematicamente scavalcati da colleghi non in possesso di titolo di formazione specifica in medicina generale (CLICCA QUI per saperne di più).

 

Se la formazione specifica in medicina generale diventa una specializzazione il mio titolo non avrà più valore?

Come detto sopra, per esercitare la professione di medico di medicina generale è necessario essere in possesso di un attestato di formazione specifica in medicina generale. Il Diploma di Formazione Specifica in Medicina Generale conseguito a seguito di un corso triennale è e rimarrà uno di questi titoli. A tal proposito non tutti sanno che in Italia esistono già altri tre titoli, precedenti a quello rilasciato attualmente dai corsi triennali (D.lgs 17 Agosto 1999, n. 368 e D.lgs 8 Luglio 2003, n. 277) , che attestano una formazione specifica in medicina generale: 1) Attestato di compiuto tirocinio teorico-pratico per la formazione specifica in medicina generale (L. 8 Aprile 1988, n.109); 2) Attestato di formazione specifica in medicina generale (D.Lgs 8 Agosto 1991, n.256); 3) Diploma di formazione specifica in medicina generale (corso biennale; D.lgs 17 Agosto 1999, n. 368). Quindi i titoli di formazione conseguiti continueranno ad avere lo stesso valore che possiedono attualmente.



Se la formazione specifica in medicina generale diventa una specializzazione la formazione dei futuri medici di medicina generale avverrà negli ospedali anziché sul territorio?

Come già ripetuto la formazione specifica in medicina generale è una specializzazione in molti Paesi europei, senza che ciò implichi che tale formazione avvenga solo negli ospedali. Domina l’idea che debba esistere necessariamente un’identità tra Università e Ospedale, senza far notare che tale identità è essa stessa un prodotto culturale dell’evoluzione storica della formazione medica, conseguenza dell’ospedalo-centrismo che ha caratterizzato la medicina e di conseguenza la formazione medica. Oggi, tuttavia, sappiamo che la medicina richiede una riconversione verso il territorio e pertanto è giunta l’ora che gli enti e le istituzioni dedicati alla formazione escano dagli ospedali e che al contempo il territorio sappia diventare un centro della formazione medica, sia pre-laurea che post-laurea.



Il richiamo al Medico di Cure Primarie è un chiaro riferimento alla volontà di aprire ad altri specializzazioni la medicina generale.

Il termine medico di cure primarie risulta utilizzato nella bozza di ACN per indicare, nel ruolo unico, indistintamente il medico a ciclo di scelte e il medico ad attività oraria. Su questo termine sui social si è assistito alle più fantasiose ideazioni, facendo leva sul fatto che tale termine è presente nel nome della Scuola di Specializzazione proposta come percorso specialistico per la FSMG dalle Regioni. Appare peraltro singolare osservare come nel precedente ACN si usasse il termine medico di assistenza primaria senza che questo generasse particolari reazioni. Dal momento, inoltre, che cure primarie e assistenza primaria sono in Italia sinonimi, è verosimile che, essendo il termine medico di assistenza primaria già stato utilizzato in passato, al fine di non generare confusione, si sia semplicemente preferito il termine cure primarie.

Preoccupano per altro vedere in più commenti come le cure primarie/assistenza primaria sia spesso identificata con la sola figura del medico di medicina generale, mentre teniamo a ricordare come l’assistenza primaria/cure primarie altro non sono che l’universo al cui interno si colloca anche la medicina generale.

 

Invitiamo i colleghi a prendere personalmente visione dei riferimenti normativi riportati al fine di non cadere preda dei timori che si sono propagati nella rete. Ci auguriamo inoltre che possa aprirsi una discussione seria sul tema dell’evoluzione della formazione specifica in medicina generale, che permetta ai corsisti di farsi un’idea non condizionata sulle opportunità e sui limiti di tale evoluzione.

Il Dipartimento di Medicina Generale del SIGM sostiene la proposta delle Regioni di istituire un percorso specialistico per la FSMG che nasca dall’incontro dell’unica esperienza universitaria dedicata alle cure primarie, l’attuale Scuola di Medicina di Comunità e Cure Primarie, ma prevedendo al contempo la valorizzazione del bagaglio esperienziale dei Corsi regionali. La proposta, prendendo le mosse dalla Scuola di Medicina di Comunità e Cure Primarie, ne prevede la ridefinizione dell’ordinamento didattico, della durata, dei criteri e degli standard per l’accreditamento delle strutture della rete formativa mediante un accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni. In tale sede è prevista l’individuazione delle modalità per la valorizzazione e l’inclusione nel processo formativo del patrimonio esperienziale delle scuole regionali di medicina generale. La proposta prevede il coinvolgimento del MIUR nella definizione dei protocolli di intesa al fine di disciplinare le modalità del rapporto di collaborazione per la formazione specialistica dei medici di medicina generale. Se ben guidato questo processo rappresenterebbe in sostanza l’evoluzione e riqualificazione delle reti territoriali dei CFSMG, consentendo tuttavia alla formazione in medicina generale di assumere lo stato di Scuola di Specializzazione con tutte le conseguenze in termini di accesso alla ricerca e promozione della cultura delle cure primarie che questo può comportare, sia nella formazione post-laurea che pre-laurea.

Consci che l’evoluzione in percorso specialistico non risolverà in automatico i problemi della formazione specifica in MG, crediamo che tale passo getterà le premesse affinché questo processo prenda finalmente il via anche in Italia, dopo 20 anni di sostanziale ristagno. Crediamo inoltre che il riconoscimento accademico della formazione specifica in medicina generale possa rappresentare un’importante occasione di valorizzazione dell’intera Medicina Generale, tanto più proficuo quanto la Medicina Generale saprà guidare con coraggio tale processo, anziché ostacolarlo per attendere casomai, in un futuro non troppo lontano, di dover ricorrere frettolosamente ai ripari se il cambiamento verrà imposto dalla Comunità Europea.

 

FORMAZIONE SPECIFICA IN MEDICINA GENERALE: CON IL TWEET MOB I PORTATORI DI INTERESSE SOSTENGONO A GRAN VOCE LA PROPOSTA DI PERCORSO SPECIALISTICO!

 

GIOVANI MEDICI (SIGM): grande riscontro di adesioni al twitter-facebook mob organizzato per sensibilizzare le istituzioni e sostenere la proposta di un percorso specialistico per la Medicina Generale. Laddove si disattendesse nuovamente l'evoluzione della formazione specifica in Medicina Generale, si registrerebbe un ulteriore intollerabile segnale di disattenzione da parte delle Istituzioni nei confronti di un settore strategico per tutto il SSN.


L’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) e il Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi (CNAS) esprimono soddisfazione per il grande risconto di adesione al social flashmob lanciato in data 21 Giugno 2016 su Twitter e Facebook.

L'hashtag utilizzato (#specializzazioneMG) è diventato ben presto virale nei social rappresentando lo strumento per per i giovani medici far sentire la propria voce alle istituzioni tutte, una voce unanime che chiede con forza il cambiamento.

La grande adesione al social flashmob, con l'hashtag #specializzazioneMG che è stato per ore il primo trending topic della politica italiana e un numero imprecisato di messaggi su FB rivolti alle  istituzioni, ha rappresentato le giuste aspettative di migliaia di medici in formazione e di aspiranti specializzandi ma soprattutto l'interesse e la voglia dei giovani camici bianchi di imprimere una svolta radicale alla Formazione specifica in medicina generale.

L’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) e il Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi (CNAS) chiedono pertanto alle Regioni, nello specifico ad Antonino Saitta, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, al Ministro della Salute di farsi portavoce dei portatori di interesse e supportare la proposta di evoluzione della formazione specifica in medicina generale in un percorso Specialistico Accademico di Medicina di Comunità e Cure Primarie per la formazione dei futuri Medici di Medicina Generale, basato su una rete formativa integrata tra Territorio e Università, mantenendo e valorizzando quindi le esperienze maturate negli anni nei corsi regionali.

SIGM - Associazione Italiana Giovani Medici

CNAS - Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi



 
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