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ENPAM

ENPAM: Ritardo Quota A, nessun problema per gli iscritti

Carissime/i colleghe/i,

diamo diffusione di un importante comunicato dell'ENPAM relativo al pagamento dei contributi previdenziali di Quota A.

"Per ragioni indipendenti dall’Enpam, i medici e gli odontoiatri stanno ricevendo con ritardo i bollettini per il pagamento dei contributi previdenziali di Quota A.

Pur non avendo alcuna responsabilità, la Fondazione si fa pienamente carico del problema: i medici e gli odontoiatri infatti potranno fare il pagamento nei 15 giorni successivi al ricevimento dell’avviso (quindi anche dopo la scadenza del 30 aprile 2013), senza rischiare alcuna sanzione.

Chi non ha ancora ricevuto l’avviso bonario, lo riceverà nei prossimi giorni.

Gli uffici sono al corrente del problema e saneranno le posizioni in automatico.

Per questa ragione non è necessario contattare la Fondazione Enpam per segnalare il proprio caso.

La Fondazione Enpam si scusa comunque per l’inconveniente."

 

ENPAM: Ritardo Quota A, nessun problema per gli iscritti

 Carissime/i colleghe/i,
condividiamo con voi il comunicato dell'ENPAM relativo al ritardo del recapito dei bollettini per il pagamento dei contributi previdenziali di QUOTA A.

Leggi tutto qui

 

GIOVANI MEDICI - SIGM: OTTENUTA LA DISPONIBILITA' PER UN TAVOLO TECNICO CON IL MINISTERO DEL WELFARE IN TEMA DI PREVIDENZA

Care Colleghe e cari Colleghi,

si è tenuto in data odierna, 25 maggio 2011, presso l'Aula di Clinica Medica I del Policlinico Umberto I di Roma, il Convegno Nazionale dal titolo “UN GIORNO PER IL FUTURO - PROBLEMI E OPPORTUNITà PER LE GIOVANI GENERAZIONI DI PROFESSIONISTI DI COSTRUIRSI UNA PENSIONE”, organizzato a cura dell’Associazione Enti Previdenziali Privati (AdEPP), iniziativa inserita nell’ambito della Giornata Nazionale di sensibilizzazione dei Giovani alla Previdenza promossa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Nel corso del Convegno il Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM) ha illustrato le Proposte (scarica l'allegato) per migliorare l’incerto futuro previdenziale che si prospetta per i giovani medici Italiani (scarica allegato). Le proposte, che sono state condivise con la FIMMG Formazione, sono finalizzate a chiedere in sintesi un intervento urgente al fine di

1) agevolare il riscatto degli anni di laurea per tutti i giovani medici, attualmente estremamente oneroso e difficoltoso;

2) introdurre un esclusivo inquadramento previdenziale in ENPAM degli specializzandi, eliminando il duplice livello contributivo che li vincola allo svantaggioso versamento di contributi all’INPS e prevedendo il recupero dei contributi già versati all’INPS dall’a.a. 2006/2007 ad oggi.

Inoltre, il S.I.G.M. ha chiesto con forza ai Vertici del Ministero del Lavoro e delle Casse Previdenziali (ENPAM e INPS) che le giovani generazioni vengano maggiormente coinvolte nei processi decisionali relativi alla previdenza. Nel particolare è stata avanzata la proposta di istituzione di un tavolo tecnico che ponga in essere le richieste dei Giovani Medici e che studi soluzioni ulteriori per soddisfare le legittime richieste delle giovani generazioni. I vertici del Ministero del Lavoro hanno pubblicamente dato la loro disponibilità a dare seguito a tale richiesta.

Nel ringraziare i colleghi della Sede SIGM Sapienza e delle Sedi SIGM romane per lo sforzo profuso nel coinvolgere i colleghi a presenziare al Convegno, il nostro Segretariato di impegna a continuare nell’opera di sensibilizzazione dei colleghi alla complicata materia previdenziale, al fine incrementare l’incisività ed il potere contrattuale della categoria  dei Giovani Medici.

Il Consiglio Nazionale SIGM

 

Inquadramento Previdenziale del Medico in formazione specialistica

Il decreto legislativo n. 368/1999, modificato e reso pienamente operativo dalla legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Art. 1, comma 300, lettera c), ha introdotto il contratto di formazione specialistica (che si stipula con Regione ed Università di appartenenza), a fronte di un più strutturato contratto di formazione-lavoro, previsto dalla norma nella sua versione originaria, al pari di quanto in vigore negli altri membro dell’U.E.;  in corrispondenza alla modifica del profilo contrattuale, il Legislatore ha imposto l’inquadramento Tale imposizione, oltre che asistematica rispetto alla vigente disciplina legislativa, risulta iniqua e oltremodo svantaggiosa nei confronti dei medici contribuenti, per il seguente ordine di ragioni. Si evidenzia, innanzitutto, che il medico nel periodo in cui frequenta il corso di specializzazione non conosce con certezza quale sarà la sua successiva collocazione professionale: potrà instaurare un rapporto di impiego nel settore pubblico (AASSLL, ospedali o altre Pubbliche Amministrazioni), con versamento contributivo alla Cassa ex-INPDAP; potrà divenire titolare di un rapporto di dipendenza con una casa di cura o con strutture private, con versamento all’INPS; potrà svolgere un’attività convenzionata con gli Istituti del Servizio Sanitario Nazionale, con versamento ai Fondi Speciali dell’ENPAM; potrà in ultimo dedicarsi ad un’attività autonoma (libero-professionale), con versamento obbligatorio alla “Quota B” del Fondo Generale ENPAM. Ne discende che l’unica gestione alla quale tutti i medici sono obbligatoriamente iscritti dal momento dell’iscrizione all’Albo professionale sino al compimento dell’età prevista per il pensionamento di vecchiaia è il Fondo di Previdenza Generale, gestito dall’ENPAM. Pertanto, solo il versamento presso tale gestione della contribuzione in parola può garantire in ogni caso l’utilizzazione ai fini pensionistici del flusso contributivo, evitando la costituzione di spezzoni assicurativi di precaria valorizzazione.

Si rappresenta, inoltre, che la Gestione Separata, istituita presso l’INPS con legge 8 agosto 1995, n. 335 art. 2, commi 26-33, è stata prevista solo al fine di estendere la copertura previdenziale ed assistenziale obbligatoria ad alcune categorie di lavoratori autonomi o parasubordinati la cui attività non risulta coperta da assicurazione previdenziale. Stante perciò la natura residuale della Gestione Separata INPS ed al fine di evitare una diseconomica dispersione delle risorse contributive, sarebbe auspicabile ed opportuno che i contributi previdenziali dovuti sui compensi spettanti ai medici in formazione specialistica siano versati al Fondo di Previdenza Generale gestito dall’ENPAM, il che garantirebbe una rendita sicuramente più vantaggiosa rispetto all’INPS.

Attualmente, purtroppo, viene imposto il duplice inquadramento dei medici in formazione specialistica sia nella gestione separata INPS, sia nella Quota A del Fondo Generale ENPAM. Siffatta condizione risulta particolarmente svantaggiosa per il futuro previdenziale del giovane medico in quanto: 1) La maggior parte dei medici dopo la specializzazione abbandona la gestione separata INPS, spostandosi presso la gestione ex-INPDAP o l’ENPAM.; 2) non si tiene conto del fatto che si necessita di un periodo minimo di 6 anni perché i predetti contributi versati nella gestione separata INPS possano venire gratuitamente totalizzati alla fine della carriera, a fronte di una durata di sei anni di corso limitata ad un numero esiguo di scuole di specializzazione. Al di sotto di questa soglia temporale, è comunque possibile effettuare il ricongiungimento a pagamento, ma con ulteriore evidente svantaggio; 3) i coefficienti di ritorno contributivo relativi alla gestione separata INPS sono soggetti ad inflazione e sono molto bassi se confrontati a quelli di altre casse previdenziali.

Di contro, l’univoco inquadramento nel Fondo di Previdenza Generale ENPAM (Quota A in qualità di iscritti agli Albi degli Ordini Professionali e Quota B in qualità di iscritti alle scuole di specializzazione) rappresenterebbe la condizione ottimale per garantire in ogni condizione l’utilizzazione ai fini pensionistici del flusso contributivo, evitando la costituzione di spezzoni assicurativi di precaria valorizzazione.

 

Introduzione alla Previdenza

Sebbene molti colleghi, per non dire la totalità della categoria dei giovani medici, non abbiano dimestichezza con la tematica previdenziale, e quando ne sentono parlare non mostrano particolare interesse, il S.I.G.M. ha ritenuto opportuno impegnarsi in una continua opera di sensibilizzazione dei giovani medici finalizzata a far comprendere l’importanza di imparare a costruirsi da subito il futuro pensionistico, a fronte dei cambiamenti intervenuti negli ultimi anni nel sistema previdenziale italiano, a cominciare col correre ai ripari con delle forme di previdenza complementare sin dal periodo della specializzazione.

Nel particolare, mentre in passato e sino ad inizio anni ‘90 le generazioni di colleghi che ci hanno preceduto hanno potuto usufruire di laute pensioni, grazie al vecchio sistema retributivo (in breve: la pensione veniva calcolata ed erogata su calcoli proporzionali agli ultimi stipendi percepiti dall’operatore sanitario) e sulla base del dato di una preponderanza di lavoratori attivi contribuenti rispetto ai pensionati destinatari delle pensioni, ai giorni nostri tutto ciò non è più possibile. La transizione demografica occupazionale, che ha registrato una totale inversione del predetto dato, dovuta sia alla scarsa natalità che all’aumento della aspettativa di vita alla nascita  nostra generazione, tale per cui la nostra è una tra le nazioni con età media più elevata, ha di fatto obbligato il Legislatore ad intervenire in maniera incisiva, modificando le dissennate politiche previdenziali (baby pensioni) assunte in passato: la nostra generazione è soggetta ad sistema pensionistico contributivo, entrato in vigore dal 1996 (in breve: si percepisce una pensione capitalizzata su quanto si è riuscito a “mettere da parte” negli lavorativi). In altre parole, mentre in passato un lavoratore attivo bastava a “coprire” la pensione di due colleghi in “quiescenza”, ai giorni nostri, invece, necessitano quasi due lavoratori e mezzo contribuenti, affinchè venga garantita la copertura della pensione ad un singolo pensionato. Da qui il ricorso al più svantaggioso sistema contributivo che, oltre ad avere dei limiti non indifferenti rispetto a quello contributivo ai fini del computo delle pensioni, essendo fatto sull’intero arco di tempo lavorativo (e non sugli ultimi cinque anni), risente dell’inflazione a cui è continuamente soggetta la valuta, non consentendo quindi di conservare una rendita previdenziale decorosa per il futuro.

La nostra analisi di contesto non può tralasciare l’evidenza degli effetti delle varie integrazioni normative, succedutesi negli anni, che hanno progressivamente innalzato l’età di pensionamento, sino a raggiungere la soglia attuale del versamento di giusti contributi per ben 36 anni lavorativi. Per di più, i tempi medi di attesa per l’accesso alla professione, per chi si avvia al percorso formativo della medicina, sono di per sé elevati, se comparati agli altri ambiti professionali, e le differenze appaiono più marcate se tali tempi sono messi a confronto con i tempi medi di accesso alla professione medica negli altri Paesi Comunitari e non.

Il risultato dell’analisi è impietoso: le attuali generazioni di giovani medici non potranno andare in pensione col massimo dei contributi pensionistici, tanto meno potranno contattare su una pensione degna di tale nome. Da qui l’esigenza di dotarsi degli strumenti necessari a districarsi ed orientarsi nel contesto della complessa materia previdenziale, cercando di adattarsi da subito al cambiamento concettuale introdotto con l’adozione delle forme complementari. Giunge al caso nostro, a tal proposito, una dotta citazione di un celebre postulato della teoria evoluzionistica propugnata da Charles Darwin, che sembra cogliere perfettamente la natura della questione: “Non sono le specie più forti a sopravvivere, né le più intelligenti, ma sono quelle che riescono a rispondere con maggior prontezza ai cambiamenti”.

 
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