SIGM-SIMeG su Dl Calabria: I dubbi sul comma 3 dell’art.12: perchè si continua a trascurare la qualità della formazione in medicina generale?

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In questi giorni è stato approvato dalla Camera dei Deputati il cosiddetto DL Calabria, che all’art. 12 (“Disposizioni sulla formazione in materia sanitaria e sui medici di medicina generale”) contiene provvedimenti riguardanti la Formazione Specifica in Medicina Generale.

 

Il Dipartimento di Medicina Generale (SIMeG) del Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM) esprime forti perplessità in particolare riguardo il comma 3.

Tale comma prevede che, fino al 31 dicembre 2021, i laureati in medicina e chirurgia abilitati all’esercizio della professione, risultati idonei all’ammissione al corso triennale di formazione in medicina generale e che risultino già incaricati, per almeno 24 mesi anche non continuativi negli ultimi 10 anni, possano accedere al corso stesso tramite graduatoria riservata, senza borsa di studio e nei limiti di spesa previsti.

La posizione del SIMeG

Il SIMeG esprime la propria contrarietà al riguardo per diversi motivi.

In primo luogo viene meno un criterio meritocratico di accesso alla formazione. Si cerca, infatti, di  di rispondere alla (presunta) carenza di medici di medicina generale, frutto della mancata programmazione degli ultimi anni, e al problema dell’imbuto formativo nel quale stazionano i cosiddetti “camici grigi”, legittimando la filosofia del “tutti dentro”. Verrebbe infatti consentito l’accesso alla formazione in medicina generale, attraverso criteri non meritocratici, scavalcando la graduatoria di merito, stilata dopo svolgimento di apposito concorso, solo in base al criterio dell’anzianità di servizio nei settori della medicina convenzionata. Ciò risulta ancora più grave se si considera che i colleghi che dovessero accedere al CFSMG tramite tale modalità non riceverebbero una borsa di studio, vedendosi negata, quindi, la possibilità di dedicare alla formazione la maggior parte della loro attività lavorativa, a scapito della qualità del percorso formativo stesso.

Questo è un aspetto critico cruciale. Si tratta, infatti, dell’ennesimo provvedimento che va a svilire l’importanza della formazione in Medicina Generale, facendola passare, erroneamente, come un peso da dover assolvere piuttosto che come una tappa fondamentale per il futuro medico di medicina generale.

 

Inoltre, data la carenza che sussiste anche per alcune specializzazioni mediche, per quale motivo si aprono unicamente le maglie della medicina generale? Perché non si permette l’accesso alla formazione con queste modalità anche per le altre branche specialistiche?

E ancora, comprendiamo la necessità di tutelare i “camici grigi”, ma nutriamo a questo proposito alcuni dubbi. Chi sono i camici grigi? Sono soltanto coloro che hanno almeno 24 mesi di anzianità nei settori della Medicina Generale? O sono anche tutti coloro che non sono riusciti ad accedere alla formazione post-lauream negli ultimi anni? In questo caso, perché discriminare questi ultimi, che magari oltre a non essere entrati in un percorso di formazione non sono neanche riusciti a lavorare nei settori della Medicina Generale? Questo aspetto non va trascurato, se si considera che la possibilità di fare 24 mesi di sostituzione nei settori della medicina convenzionata non è uniforme su tutto il territorio italiano (ad esempio, nel Sud-Italia dove c’è minore carenza). Tale provvedimento, quindi, andrebbe a favorire soltanto una parte di coloro che sono rimasti bloccati nel cosiddetto imbuto formativo.

Riteniamo pertanto che una possibile soluzione, atta a risolvere il problema dei camici grigi, sia quella di aumentare i fondi destinati alla formazione post-lauream e che nell’affrontare il problema dell’imbuto formativo non venga privilegiata, sulla base di criteri discutibili, una categoria di colleghi piuttosto che un’altra.

Alla luce delle criticità evidenziate, auspicando una revisione anche parziale durante il passaggio del testo dal Senato della Repubblica, il SIMeG propone:

  1. il rispetto del valore della meritocrazia nell’accesso alla formazione in Medicina Generale: la creazione di percorsi alternativi di accesso al CFSMG non farebbero altro che svilire ulteriormente la figura del medico di medicina generale e di svalutare il merito degli aspiranti MMG che hanno vinto il concorso tramite il punteggio conseguito al test;
  2. di prevedere, come suggerito dalla nostra associazione, nell’accesso alla formazione in Medicina Generale la possibilità di scegliere, dopo aver superato il concorso, se frequentare il corso full – time con borsa intera e durata triennale o il corso part – time con borsa ridotta proporzionalmente e di durata prolungata, con un minore impegno orario quotidiano ma con la possibilità di assumere l’incarico di assistenza primaria in un’area carente, preferibilmente all’interno di  forme organizzative nelle quali siano presenti medici di medicina generale titolari di convenzione che diano supporto ai corsisti affiancandoli quali figure tutoriali e vicariandoli nelle ore in cui sono impegnati nelle attività previste dal corso.  In questo modo la qualità della formazione non verrebbe inficiata, anzi il momento del lavoro in ambulatorio con un collega più esperto al quale fare riferimento diventerebbe parte integrante del percorso di formazione
  3. una formazione di qualità che, come tale,  preveda un impegno costante da parte del formando ed un’adeguata retribuzione. Non è tollerabile che si creino due percorsi di formazione, uno di serie A, retribuito e con obblighi stringenti ed incompatibilità per il corsista, ed uno di serie B, non retribuito, senza incompatibilità ma con la necessità per il formando di trovare altre forme di retribuzione per il proprio sostentamento con la conseguente impossibilità di dedicarsi prevalentemente alla propria formazione e allo sviluppo delle relative competenze specifiche.

 

Al fine di valorizzare la qualità della formazione dei futuri MMG, il dipartimento di medicina generale del SIGM, come propone da anni, ribadisce la necessità di istituire un core curriculum di competenze e di definire skills ed obiettivi formativi da conseguire durante il percorso.

Propone, inoltre, l’evoluzione accademica del Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale in “Scuola di Specializzazione in Medicina Generale, di Comunità e Cure Primarie”, che si ispiri ai contenuti specifici della Medicina Generale e di Famiglia così come definiti dal WONCA, e che formi i nuovi professionisti in modo tale da consentire loro di acquisire e consolidare le competenze adeguate per lavorare sul territorio e per rispondere alle sfide imposte dalla transizione epidemiologica, demografica e sociale in atto.

 

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