Cosa sono e come funzionano

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Il dottorato di ricerca è il terzo livello della formazione universitaria, assieme alle scuole di specializzazione ed ai master universitari di secondo livello. La finalità del dottorato di ricerca è formare gli studenti (laureati) alla ricerca autonoma, sia in preparazione di un’attività lavorativa nel campo della ricerca (ovunque svolta), sia per far loro conseguire, tramite l’esperienza diretta e personale dell’attività di ricerca, alti livelli di professionalità (in tutti i campi).

Al dottorato di Ricerca si accede tramite concorso pubblico, bandito ogni anno dalle Università. Ogni dottorato di ricerca ha un certo numero di posti pagati e altri non retribuiti. Il titolo conseguito ha comunque lo stesso valore.

Durante la durata del corso di dottorato, lo studente svolge attività scientifiche sotto la sorveglianza di un docente-tutor. Al termine del corso, lo studente prepara un elaborato (tesi di dottorato), che dovrà discutere pubblicamente.

Durante il corso il dottorando è contemporaneamente uno studente del corso di dottorato e un “early stage researcher”. In quanto tale, egli partecipa ai gruppi ed ai progetti di ricerca del proprio ateneo o dipartimento.

I posti di Dottorato possono essere o meno dotati di borsa. Nel primo caso il medico può esclusivamente svolgere attività occasionale libero-professionale; nel secondo caso al contrario non sono previste particolari limitazioni, potendo sussistere anche un rapporto di pubblico impiego.

Rapporto tra dottorati di ricerca e scuole di specializzazione.

Per poter esercitare il proprio lavoro negli ospedali un medico deve possedere il diploma di specializzazione. È quindi naturale che i laureati in medicina si dedichino subito dopo la laurea alla specializzazione. Normalmente è solo dopo la specializzazione (quindi a non meno di 30 anni circa) che alcuni accedono al dottorato di ricerca, che diventa quindi assai poco attraente sia dal punto di vista economico che professionale e sociale. D’altra parte non sono rari i casi in cui gli specializzandi svolgono effettivamente ricerca durante gli anni della scuola di specializzazione.

L’impegno formativo nelle scuole di Specializzazione è per definizione a tempo pieno, pertanto il Dottorato di Ricerca risulta di fatto incompatibile con la formazione medico specialistica. Uno specializzando vincitore di borsa di Dottorato ha come unica via da percorre il congelamento della predetta borsa.

E’ auspicabile di converso che in futuro vi sia un coordinamento tra questi due titoli universitari di terzo livello, nell’interesse dello sviluppo della ricerca, prevedendo percorsi specifici di formazione alla ricerca per alcuni specializzandi particolarmente meritevoli e interessati, con il conseguimento del titolo di dottore di ricerca al termine della specializzazione sulla base della presentazione di una tesi di dottorato.

Decreto legge 10 novembre 2008, n. 180

Nel contesto di un approccio rinnovato alla docenza e al reclutamento assume un’importanza particolare un ripensamento del dottorato di ricerca e del postdottorato.

È importante che il valore scientifico del dottorato sia alto e internazionalmente riconosciuto come tale. Il dottorato costituisce infatti il grado più alto di specializzazione offerto dall’università, sia per chi intende dedicarsi alla ricerca (il dottorato deve diventare, di norma, requisito di accesso alla carriera universitaria), sia per chi desidera entrare nel mondo produttivo dotato di credenziali scientifiche di particolare peso. La situazione attuale presenta alcune evidenti criticità. I corsi di dottorato sono oltre 2.200, con una media di appena 5,6 iscritti per corso: si tratta di una frammentazione davvero eccessiva, che non consente di creare quella comunità di giovani studiosi impegnati in uno specifico ambito di ricerca che costituisce la vera forza dei dottorato.

Il dottorato deve inoltre acquisire una dimensione sempre più internazionale e favorire la mobilità dei giovani. Oggi meno del 5% dei dottorandi attivi in Italia proviene dall’estero. E’ necessario intervenire su questo fronte e recepire prontamente le indicazioni che ci provengono dall’Europa in vista della creazione di una European Research Area volta a facilitare la libera circolazione degli studiosi.

Le azioni prioritarie:

F.1 razionalizzare e riorganizzare i dottorati di ricerca, sia attraverso la riduzione del numero dei corsi attivato, sia attraverso il rafforzamento di scuole dottorali di ateneo dotate di massa critica, adeguate strutture per la ricerca ed elevati livelli di qualità e produttività scientifica;

F.2 collegare l’attivazione dei corsi di dottorato a precisi ed elevati requisiti, relativi sia alla qualità e alle dimensioni delle strutture e delle attrezzature di ricerca, sia alla qualità della ricerca prodotta, come valutata ora dal CIVR e in futuro dall’ANVUR;

F.3 predisporre nuove modalità di ammissione allineate con la prassi internazionale;

F.4 ripensare la struttura e la durata del dottorato, che dovrebbe essere vincolata al raggiungimento di verificabili risultati scientifici;

F.5 incentivare la dimensione internazionale dei programmi di dottorato per quanto riguarda la struttura, la direzione delle tesi e la valutazione dei risultati;

F.6 aumentare la quota di insegnamento strutturato all’interno dei programmi di dottorato;

F.7 promuovere la residenzialità dei dottorandi, anche al fine di incentivare la possibilità per i laureati di un ateneo di iscriversi al dottorato in una sede diversa da quella in cui hanno compiuto gli studi, condizione essenziale questa per favorire la circolazione delle idee e degli studiosi;

F.8 facilitare lo sviluppo di progetti di ricerca di altissima qualità, selezionati secondo i più avanzati standard internazionali, da parte di giovani studiosi che abbiano conseguito il dottorato. A tal fine il Ministero ha già stanziato per il 2009 un fondo di 50 milioni di euro. Il bando relativo è in fase di emanazione.

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